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30 agosto 2013

Massoni al Ministero della Sanità.

L'altro ieri un amico mi instillava il dubbio che certe cariche del Ministero della Salute siano così intoccabili perché coperte da massoni. Sono andato a controllare e quelle di cui parlavamo non c'erano (ma secondo me il mio amico non sbagliava di tanto), però ho fatto alcune statistiche:

Nell'elenco ci sono 106 dipendenti del Ministero della salute, 60 veterinari (e 6 o 7 li conosco). A me 106 Ministeriali massoni non sembrano pochi...

Leggi l'elenco (completo?) dei massoni italiani

27 luglio 2013

In ricordo di Mario Valpreda. Grazie di tutto.

E' mancato Mario Valpreda, che fu Direttore dei Servizi Veterinari Regionali piemontesi per molto tempo. Di lui ho alcuni ricordi ed aneddoti, che lascio qui in sua memoria.
Mi sembra che l'articolo di La Stampa sia ben scritto e renda conto della stima di cui Mario era circondato. Dimentica solo il fatto che ebbe il coraggio di farsi odiare dai suoi dipendenti, i veterinari pubblici, a cui di fatto vietò la libera professione, e lui comprendeva essere uno scandalo inaccettabile. Per questo è stato calunniato e vituperato costantemente, ma lui conosceva bene la categoria dei veterinari dipendenti pubblici, non se ne nascondeva i limiti.

Il mio primo ricordo con lui è legato a quando una solerte ASL piemontese mi mandò una lettera per lamentarsi di una cosa, francamente un fatto burocratico che rimane a vergogna di quell'inefficiente apparato che tuttora continua ad affliggere la nostra povera Italia. Andai da lui, all'epoca l'ufficio era ancora in via San Domenico, a Torino. Quello che scoprii allora e che riconfermai in tante altre occasioni fu che era un uomo molto diretto e che trovava una soluzione in un quarto d'ora. Gli andavi a parlare e uscì con una soluzione in poco tempo,  magari poi non ti piaceva, ma una soluzione c'era.

Gli feci un necrologio prematuro alcuni anni fa, quando mi giunse una falsa notizia della sua morte e la comunicai alla mailing-list dei giovani veterinari di Torino. Come al solito, ero troppo in anticipo sui tempi...

Ci mancheranno sempre la sua onestà e il coraggio di andare contro corrente. Come tutte le grandi personalità, la successione è stata difficile o impossibile, e ancora adesso si sente la mancanza della sua figura.

Ricordo ancora quando in occasione della mia seconda elezione all'Ordine di Torino arrivò sulle scale, presentandosi a votare, e mi disse "sono venuto soltanto per te".

Grazie, Mario. E' stato un privilegio averti conosciuto e aver fatto qualche piccolo passo insieme. Mi dispiace infinitamente per questi ultimi anni che intuisco essere stati di sofferenza per te e per la tua famiglia. Un saluto.

15 luglio 2011

Leggere come sfida. Jonathan Safran Foer. "Se niente importa.Perché mangiamo gli animali". E la veterinaria.

Sulla questione del video trasmesso dal TG1 riguardante la situazione negli allevamenti dove il Collega Enrico Moriconi descrive gli animali come imprigionati in lager hanno già scritto sia la FNOVI che il SIVeLP (che ne riprende un comunicato) e ANMVI. Più o meno le reazioni sono state simili, di negazione, avverse.

Intendiamoci, ci sono molte ragioni: chi è Enrico Moriconi? Chi rappresenta? Con che diritto? Su che cosa si basa per le sue affermazioni? Con che fini? Politici? Perché Enrico Moriconi a me pare più titolato a parlare come politico che come veterinario.

Sul chi rappresenta, direi che questo è un vezzo italiano, quello di creare un'associazione, sempre molto personale, e poi iniziare a presentarsi in nome di questa associazione, senza badare a qual'è la sua percentuale di rappresentanza numerica, se al suo interno si svolgono democratiche e rappresentative elezioni oppure l'associazione è unicamente un'emanazione del dirigente. In conclusione, direi che secondo me Moriconi rappresenta se stesso, innanzitutto, e comunque può essere già abbastanza, trattandosi di un consigliere regionale piemontese, per molti anni (forse ancora adesso?) consulente dell'Onorevole Annamaria Procacci, la "mamma" della legge 281 sul randagismo. Insomma, ha un suo spessore.

Non conosco personalmente Moriconi, e calcolando che conosco invece moltissimi veterinari torinesi, qualcosa già vuole dire: non è che nella categoria abbia un grande seguito. Una curiosità. Conoscevo invece il padre, per molti anni stimato e conosciuto cronometrista nei concorsi ippici, una figura di grande simpatia che ricordo volentieri.

Certamente occorrerebbe un pochino più di trasparenza, tanto più se ci si presenta come veterinario, e soprattutto se si è un politico, onde non ingenerare il sospetto di presentarsi come un tecnico ed essere invece un politico. Sono cose diverse.

Vorrei comunque affrontare la questione da un punto di vista diverso da quello delle reazioni di cui abbiamo detto. Se anche uno sciocco dice che domani si alzerà il sole al mattino, non per questo dice una sciocchezza. 
Esistono allevamenti lager, esistono situazioni non corrette, ma descrivere malamente la totalità delle strutture non è giusto. Affrontiamo il discorso più serenamente.

Prendiamola come una sfida, e vorrei partire un pochino da lontano, parlando di un libro che ho letto circa un anno fa.

"Se niente importa" di Jonathan Safran Foer, autore tra l'altro in questi giorni in Italia con la moglie, anche lei una scrittrice. Il sottotitolo è "Perché mangiamo gli animali?".

Vorrei narrare prima un aneddoto. Mi trovavo in una Facoltà di Veterinaria con un amico, anche lui veterinario, e sua figlia, che all'epoca doveva scegliere il corso di studi di laurea e si era recata lì per "fiutare un po'" l'ambiente. La ragazza, intelligente, sveglia e vegetariana, era presente mentre io e il Collega chiacchieravamo con un docente, che a titolo di battuta diceva "Come test di ammissione dovremmo mettere la domanda "L'animale è buono?" e accettare solo quelli che rispondono "Sì, arrosto". Il collega mi raccontò che la figlia non era sbottata unicamente perché ero presente io, altrimenti sarebbe saltata per aria a quella frase. 

Se sei veterinario sei cresciuto in un ambiente in cui certe cose vengono ampiamente date per scontate: che gli animali si allevano, che si mangiano, che il veterinario sa tutto di quello che riguarda l'animale. Pochi dubbi e molte certezze, le stesse che evidentemente ritroviamo nelle reazioni di cui sopra, come la classica "il veterinario opera per il benessere dell'animale, perché un animale che sta bene produce di più". È un ragionamento molto comune, ma con un grande limite logico. Nessuno può dire che non potrebbe stare meglio fino a quando non prova un nuovo comportamento. Quante volte pensiamo "Toh, avevo paura di cambiare la mia schiuma da barba ma questa è meglio di quella di prima"?
Inoltre mi pare che questo sia un ragionamento legato al benessere inteso come assenza di patologia, un concetto medico-fisiologico, molto diverso da quello etico che invece viene richiamato da chi combatte gli allevamenti intensivi.

Ho letto quindi il libro di Jonathan Safran Foer un po' come una sfida, anche colpito dalla fascetta di copertina "Tre edizioni in due settimane". Una sfida, ma anche un confronto: un libro è diverso da un quotidiano, che leggi unicamente per trovare le tue idee riscritte sulla carta. Un libro può contenere delle idee che non hai ancora, o che senti come contrarie alle tue, e il confronto è sempre interessante.

Nel suo libro JSF parla degli Stati Uniti, ma non necessariamente dice cose non adattabili alla nostra realtà. Qualche volta esce dal seminato, scrive delle esagerazioni ma probabilmente non delle falsità. Alcuni temi sono indubbiamente interessanti, e io penso che possano essere di stimolo alla crescita del settore dell'allevamento.

Viene affermata chiaramente la responsabilità del consumatore, con la corretta affermazione che il prezzo del cibo non è aumentato negli ultimi trent'anni. In rapporto a tutte le altre spese, il prezzo delle proteine è rimasto fermo ed in conseguenza di questo l'allevatore è stato costretto a produrre sempre di più ad un costo inferiore. Questa responsabilità etica non si può tacere e probabilmente deve essere affermata come prima cosa da parte degli allevatori.

JSF è vegetariano, anche se non cerca di fare proselitismo sfrenato, ma piuttosto racconta il percorso di questa scelta, accompagnata da alcune domande interessanti, ad esempio "perché il gusto, il più rozzo dei sensi, è dispensato dalle regole etiche che governano gli altri sensi?".

Si affrontano poi anche le responsabilità etiche dell'allevatore, secondo me ineludibili. "Mio padre non poteva permettersi di perdere un animale. Oggi parte dal presupposto di perdere il 4% senza fare una piega". Vero, troppo spesso l'allevatore ragiona sul fatto "se gli conviene curare un animale", basandosi su un calcolo individuale, legato a un animale e non alla totalità dei capi allevati, secondo me svicolando così dalle proprie responsabilità etiche, in un pensiero "contrario ai principi cristiani, vigliacco, indecente."

Allevare animali vuol dire anche prendersi cura di quella percentuale che deve essere curata, e non può essere sacrificata in nome di una semplice somma aritmetica. È vero che "sono i consumatori che dicono agli agricoltori che cosa devono far crescere", forse la chiave di volta di tutto il discorso, ma ciò non diminuisce la responsabilità degli operatori. Dobbiamo anche chiederci come professionisti se è vero che "I veterinari non lavorano più per la salute ottimale, ma per la redditività ottimale" e trarne le debite conseguenze.

Nel libro si afferma che "L'allevamento intensivo cesserà prima o poi per via della sua assurdità economica. È completamente insostenibile.". Non so se sia vero, l'umano è attualmente carnivoro, e forse lo resterà ancora per un tempo lungo. Probabilmente mangiamo anche più carne di quella che sarebbe sano mangiare, ed è vero che attorno alla bistecca ci sono tantissimi interessi, più o meno dichiarati. Ma la carne pare ancora un pilastro dell'alimentazione, anche se meno saldo che trent'anni fa.

In conclusione, penso che non si possa continuare a negare la questione, o a fare muro contro muro. Esiste una forte componente dell'opinione pubblica che la pensa, forse anche in modo superficiale, come Moriconi, e secondo me con questa componente bisogna confrontarsi su una base etica. Il confronto deve coinvolgere in primis gli allevatori, ma ovviamente anche la categoria dei veterinari, che dovrebbero aprirsi a ragionamenti più filosofici che non "tecnici".

Io penso anche che esista una buona percentuale di consumatori disposti a pagare di più una bistecca "etica", proveniente da un animale non solo "allevato bene", ma anche rispettato nei suoi diritti fondamentali. Io mangerei più volentieri carne se sapessi questo.

Il mondo allevatoriale può crescere su questa nuova sfida, oppure ignorarla e lasciarla crescere, con il forte rischio di essere poi travolti. Non so se ne valga la pena, e comunque i veterinari dovrebbero e dovranno sempre più confrontarsi su questo territorio, quello etico.

Leggi "Se niente importa. Perché mangiamo gli animali", di Jonathan Safran Foer. Dai un'occhiata anche ai commenti di recensione della pagina IBS, mi paiono interessanti. Possiamo evitare il confronto? Io penso di no, che a questo punto bisognerebbe iniziare a ragionarci su. Inizia a farlo.

11 luglio 2011

Storie di veterinari. E jazz.

Fa piacere ascoltare dal Dott. Perrone, veterinario in pensione, la storia del suo jazz club. Un bel video. Con lui mi accomuna l'origine, di una cittadina del Basso Piemonte. Me lo ricordo, fu uno dei primi ad avere un ambulatorio destinato ai piccoli animali. Mi fa piacere vederlo ancora in forma, brillante. E bella appunto la storia del suo jazz club. Merita.

4 luglio 2011

Chi si risente: Monica Cirinnà, Roma.

Si rilegge qualcosa su Monica Cirinnà, da una vita al Comune di Roma, prima assessore per le politiche animaliste, poi consigliera comunale, certo una pasdaran del movimento animalista romano, sua l'idea del servizio veterinario asl che visita all'interno del canile della Muratella, per la quale le critiche non le mancano certo. Adesso ci descrivono le sue attività agricole e soprattutto le sue ricchezze nell'area di Capalbio.
Si può votare o no per Beppe Grillo, ma certo la proposta di vietare più di due rielezioni nella stessa carica è l'unica sensata e civile che si sente in Italia da molto tempo...

11 marzo 2011

A volte ritornano. Cesare Cursi.

L'On. Cesare Cursi accusato di aver aiutato il colosso farmaceutico Menarini, prodigandosi per far aumentare il prezzo dei farmaci dell'azienda. Unitamente alla moglie Lia Viviani, che presiede una casa editrice che vende libri un po' improbabili a molte case farmaceutiche, e per questo già all'epoca dell'inchiesta sul Policlinico Gemelli ci si posero delle domande sull'opportunità, su un conflitto etico.

Ci ricordiamo di lui, che è stato sottosegretario alla Salute, con delega alla veterinaria. Io personalmente lo incontrai una volta, un incontro al Ministero, di quelli dove il suo compito era stringere un tot di mani, dire due parole e poi "devo tornare in aula per una votazione", cosa che fece regolarmente.

La FISE, dove lavora la figlia, all'epoca perseguiva sogni di influenza politica, ma comprendiamo che occorreva ben altro. A me sembrò un'espressione classica di quella politica alla romana, fatta sempre da volti noti, da "amicizie", parentele.

Abbiamo visto di tutto, nel nostro piccolo mondo...

1 febbraio 2011

Un veterinario alla Yukon Arctic Ultra. Go go go Marco!

Questa mattina l'amico e collega Marco Gandini è partito da Torino per la Yukon Arctic Ultra, corsa a piedi tra le più massacranti del mondo che inizierà domenica prossima. 500 km con temperature sotto lo zero, e assistenza molto scarna. Scorta personale un po' di salsicce, parmigiano, purè e polenta istantanea.

Marco è persona pacifica, tranquilla, ha già fatto degli allenamenti, e gare, che io giudico incredibili. Quando gli ho chiesto "ma che cosa ascolti, durante la corsa?" mi ha risposto "niente. Mi annoio, mentre guardare il panorama è cosa sempre nuova". Un eroe quotidiano.

La slitta in carbonio immagino sarà futuristica! L'ha disegnata suo padre, Marcello Gandini, famoso designer (sue la Lamborghini Countach, o la Miura, la Stratos, e altre meraviglie di auto)

Potrete seguire Marco quando lancerà i messaggi dal suo GPS, e tifare per lui, immerso in questa esperienza magnifica.

Go go go Marco!!

20 gennaio 2011

Paolo Cova come Kruscev. E la quinta domanda alla FNOVI.

L'amico e grande Collega Paolo Cova fa un gesto alla Kruscev, protestando contro il raddoppio di un'inceneritore in Consiglio provinciale a Milano. Sono particolarmente affezionato alla foto qui a sinistra, di Kruscev, per un ricordo sindacal-giornalistico. Ormai saranno una dozzina d'anni. La storia l'ho scritta qui, e secondo me dovrebbero essere ancora oggi portate delle scuse al SIVeLP da parte della FNOVI e di chi all'epoca lo attaccò, per aver criticato lo scellerato salvataggio, poi finito rovinosamente. 

All'epoca scrivevo ed ero vicedirettore del Notiziario SIVeLP, e scrissi un articolo che diceva grosso modo che Nikita Kruscev, anche se non è nei nostri maestri, una cosa ce l'ha insegnata: meglio un gesto forte che il silenzio, ed in questo senso noi avevamo sbattuto fortemente la scarpa sul tavolo. Conoscevo grosso modo la storia della scarpa di Nikita, e volevo quella foto da pubblicare. La cercai per mari e monti, fino a trovarla poi in un'agenzia giornalistica, proprio la foto che vedete qui sopra, famosissima, e la pubblicammo, proprio in extremis, pochi minuti prima di consegnare il Notiziario alla stampa. Proprio in quell'epoca (forse il 1998) presi poi un cane, un Jack Russell, oggi ancora con me, e quella memoria della ricerca della foto gli diede il nome: Nikita, appunto.

Ne approfitto per fare la quinta domanda alla FNOVI, a cui vorremmo venisse data risposta, prima o poi. Ancora nessuna domanda ha avuto risposta, anche minima.

La quinta domanda è: quanto è costato ai veterinari italiani prima mantenere e poi chiudere il Progresso Veterinario? All'epoca, nell'ufficio di Corso Vittorio Emanuele, a Torino, c'erano due dipendenti dell'Associazione Ordini Piemontesi. Come è stato regolato il rapporto, che poi sostanzialmente non era con l'Associazione, ma con la FNOVI (penso siano infatti state poi licenziate). Quali furono gli accordi economici? Quanto costò l'intera manovra di convenzione? Quanto ci rimise la Federazione, o meglio i veterinari italiani? Come sono stati messi a bilancio tali somme?

Anche se la Presidenza è cambiata, (ma forse la chiusura avvenne già in epoca Penocchio? Forse si) non mi pare che questo sia motivo sufficiente per negare la trasparenza su un'operazione che io presumo disastrosa economicamente, effettuata per motivi che ancora adesso non sono stati svelati. La trasparenza, soprattutto economica, è un dovere. A meno che non si abbia come maestro Ceausescu...

Ah, complimenti a Paolo Cova, anche se so che nemmeno lui ha come maestro Kruscev. Grazie Paolo per il tuo impegno.


22 maggio 2010

Soldi ben spesi. Per chi li ha..

 
Magari il blog ha portato fortuna all'opera, l'autoritratto in 3D di Maurizio Cattelan esposto a Rotterdam, che è stato recentemente venduto per 8 milioni di euro da Sotheby e che da sempre fa parte del "piede" della pagina di questo blog. Non ne avrebbe avuto bisogno, di fortuna: esprime in modo diretto, immediato, la sensazione di chi si trova a guardare le cose del mondo (o di un museo) in modo un po' stupito. Quando lo vidi mi piacque moltissimo. Beato chi se lo metterà in casa. Magari Anemone gli fa un piccolo lavoro di ristrutturazione, un bel buco in salotto, e lui mentre guarda la televisione vede sbucare la testa di Cattelan. Non sono cose per tutti, ovviamente.

17 maggio 2009

Radio Blog. Alberto Schianchi.

Collega buiatra, figlio di Mario Schianchi, componente del CdA dell'ENPAV e Delegato per la Provincia di Parma, un blog, la proposta di ritenere i buiatri professionisti soggetti ad attività usurante, unico per quanto ne so ad aver risposto a suo tempo alla mia domanda di conoscere i redditi dichiarati dagli amministratori ENPAV (anche se a dire il vero non trovo più i dati precisi).

Insomma, un Collega attivo, e che potrà dirci delle cose interessanti. Verrà intervistato liberamente venerdì 28 maggio 2009, alle 9.30, sulla radio del blog. Vi ricordo come intervenire.

a) telefonando in diretta. Non potete farlo direttamente dal box qui a destra. Dovete collegarvi direttamente al sito della radio, poi registrare con una semplice procedura il numero da cui intendete chiamare (incluso il prefisso internazionale +39), e solo dopo questo essenziale passaggio chiamare il numero di Milano della radio: 02 4070 8004
b) inviando un messaggio di posta elettronica prima della trasmissione cliccando qui.
c)con un sms anche durante la trasmissione al numero 335 674 22 10.

Se non potete ascoltare in diretta l'intervista, potete poi ascoltare il programma in differita o scaricare il file mp3 e ascoltarvelo quando volete, pure in auto (non pretendo sia il massimo della vita, ma può anche essere meglio di molte trasmissioni "vere")

Non mancate,
venerdì 28 maggio 2009, alle 9.30

29 aprile 2009

Radio Blog. Riccardo Madonna, fondatore di Omnivet

Riccardo Madonna, fondatore e Presidente di Ominvet Italia, Vice Presidente dell'Ordine dei Veterinari della Provincia di Asti, Delegato ENPAV. Una serie di funzioni che rendono molto interessante un dialogo con lui. L'articolo 81 sul farmaco veterinario, i veterinari dipendenti dall'industria, la filiera.

Uno spirito combattivo e vivace.

Promette bene l'intervista con lui in onda venerdì 8 maggio alle 9.15 sulla radio del blog.

Ricordo come potete partecipare:
- in diretta, telefonando previa registrazione sul sito (mi dice qualche collega che ci sono impicci tecnici)
- scrivendo domande che poi io porrò a Riccardo. Clicca qui
- scaricando poi successivamente il file mp3 dell'intervista.

Ascolta le puntate precedenti:

http://www.1000mikes.com/show/radio_colomblog

26 aprile 2009

Trivial pursuit. Veterinari famosi, nel bene o nel male.

I veterinari sembrano dare origine a figli portati per l'arte, mentre per conto loro sono discretamente criminali. Un po' per ridere, un po' per gioco, vediamo i veterinari famosi, o loro direttamente o per loro parentela. Nel bene e nel male.

Era veterinario Benigno Palmerio, amico di D'Annunzio e scrittore, se pur modesto (nella prefazione ad un suo libro il Vate scrive: "Questo è il libro di un veterinario, non di uno scrittore").

Il veterinario John Dunlop, stufo che le ruote del triciclo del figlio si inzaccherassero continuamente, inventò la vulcanizzazione ed il moderno pneumatico. Non ci guadagnò economicamente molto, si vede che è proprio un destino della categoria non essere portati per l'arricchimento..

Lo era il padre di Rodolfo Valentino, che tra l'altro morì ed il figlio frequentò il Collegio Onaosi di Perugia, dove venne preso in giro perchè brutto ed indisciplinato. Tempi cambiati....

Figlia di un veterinario purtroppo scomparso è Valentina Contato, attrice che ha lavorato con Oliver Stone, conduttrice di Hollywood Style, trasmissione molto carina, purtroppo non rinnovata da Sky.

Un piccolo ricordo di suo padre. Gli telefonai, a suo tempo, per intervistare Valentina, quando fosse tornata in Italia. Persona simpatica e cordiale. Purtroppo la sua prematura scomparsa mi ha privato del piacere di conoscerlo direttamente. Un saluto.

Altra deliziosa figlia di veterinario è Andrea Osvart, brava e bella attrice nota anche per aver presentato un'edizione del festival di Sanremo

Un veterinario toscano fu tra i mandanti del rapimento di Fabrizio DeAndrè, mai perdonato dal cantautore.

Già detto di Antonio Saladino, veterinario regionale calabrese

Poi Domenico Virga, mafia,

Mimmo Raccuglia, u'veterinariu, erede di Provenzano. Non sono sicuro del fatto che sia davvero veterinario, come il soprannome lascerebbe intuire..

Francesco Nirta, figlio del capo cosca di Bovalino.

Ma la cosa bella è che in molti casi questi, se dipendenti pubblici, continuano a prendere lo stipendio

31 marzo 2009

L'elezione FNOVI. A che punto siamo?

Probabilmente non ne frega niente a nessuno, vista la crescente disaffezione agli Ordini, ma può essere utile comprendere i meccanismi che regoleranno questa imminente elezione. In effetti la lista si presenta differente.
L'ANMVI ha tra i suoi voti gli Ordini più grandi (Milano, Torino, Roma) e quindi, anche calcolando che l'alleanza passata con il SIVeMP non è stata poi così soddisfacente, impone la propria lista.

Sia che i dipendenti intendano smarcarsi dal sistema ordinistico (qualcuno dice volendolo delegittimare), sia che il SIVeMP abbia perso una serie di Ordini, comunque questa volta avremo un Consiglio FNOVI con pochissimi dipendenti pubblici.

Alcune discussioni riguardano i rappresentanti della buiatria, che sarebbero poi solo uno, Casartelli, Milano, e qualche altro nominativo.

Le recenti vicende della Sicilia, con i randagi, hanno pure condizionato la rappresentanza isolana, ma possiamo dire che la lista è già molto definita e che hanno poca speranza i movimenti dell'ultima ora a cui eravamo abituati. In ogni caso si ripropone il problema della presenza strbordante dell'ANMVI, secondo me un grosso problema.

29 marzo 2009

Il sistema dei pizzini e la veterinaria.

Ve ne siete accorti? No? Probabile.
Non sto parlando dell'arrivo della primavera, quello anche nel famoso racconto di Buzzati ve ne accorgete.
No, sono stati rinnovati gli Ordini Provinciali, e tra una settimana si rinnova la FNOVI. la Federazione degli Ordini.

Come funziona, innanzitutto?
Io lo chiamo "il sistema dei pizzini", i foglietti che Bernardo Provenzano mandava ai suoi fedeli. Insomma, proprio in queste ore ci sono frenetiche telefonate e litigate per decidere la lista che dovrà essere poi "eletta" alla FNOVI. A qualcuna di queste scene ho partecipato, in altri anni, e mi pare interessante che si conoscano i meccanismi, anche se sono intuibili.

Grandi padroni di casa sono ovviamente ANMVI e SIVeMP, anche se a dire il vero in quest'ultima tornata sono apparsi piuttosto defilati. In realtà, quando mi trovai all'Hotel Bernini, dove si svolge l'assemblea preliminare, c'erano tutti e due, il Segretario SIVeMP e il Presidente ANMVI, a fare le ultime opere di convincimento sui Presidenti ancora non convinti.

Come funziona? Questo lo chiamo invece il sistema del cuculo. C'è uno spazio di tempo, tra le elezioni degli Ordini Provinciali, terminate a dicembre o al massimo gennaio, e le elezioni FNOVI, in cui le calcolatrici friggono. Ci si mette a fare i conti e si contano i voti. Ogni Ordine Provinciale vota in base al numero degli iscritti. Un voto ogni 200 iscritti, mi pare.
Ovviamente, gli Ordini più interessanti sono quelli delle metropoli, e comunque dei capoluoghi regionali.
In questo lasso di tempo avviene un'opera di convincimento, di avvicinamento, se necessaria. Insomma, anche se quella Provincia non ti è "amica", puoi sempre convincerla. Le associazioni più forti economicamente e più radicate sul territorio, come ANMVI e SIVeMP ovviamente riescono meglio in quest'opera. Hanno contatti, possibilità di organizzare incontri ed eventi pubblici e privati, possono blandire direttamente i Presidenti e farseli amici. Il cuculo. Gli altri fanno le uova e lui usa il loro nido.

Esiste poi il meccanismo delle Federazioni Regionali degli Ordini, che ricordo sono un'invenzione fuori dalla legge istitutiva degli Ordini, un meccanismo particolare, che si presta anche meglio al convincimento dei non allineati, o alla loro esclusione. Insomma, è più semplice contattare un gruppo di Presidenti che non farlo singolarmente. Nella Federazione Provinciale inoltre i più riottosi vengono meglio convinti ad un voto "di gruppo" e si annacquano eventuali rivendicazioni di singole Province. Sempre un po' con la pressione dell'argomento che "uniti si è più forti". Mentre non è proprio così, almeno in questo caso.

Comunque, arriviamo poi alla definizione della lista, e qui si scontrano diverse masse: quella del Presidente uscente e dell'organizzazione consolidata, quella dell'ANMVI, appunto, del SIVeMP, dell'Università, e di chiunque abbia la forza di avere qualche voto che serva.

Frenetiche telefonate, litigate telefoniche, riunioni e candidature si intrecciano. Il tutto in un meccanismo coperto, semi-segreto.

Per addentrarci meglio in questo periodo, veterinaria liberale coprirà l'argomento con speciali, post, interviste. Una settimana a tamburo battente. Restate in contatto.

Leggete Dino Buzzati. Merita.

10 marzo 2009

Paolo Cova. Una persona pulita. Candidato alle primarie per la Provincia di Milano.

Stimo molto Paolo Cova, Collega buiatra di Milano. Lo stimo per carattere, per la sua onestà, per la sua etica e dirittura, per la sua simpatia. Indissolubilmente, nel ricordo, lo unisco sempre ad Aldo "Gianni" Pola, altra figura di grande livello, di cui si sente la mancanza, nella discussione di categoria. Ricordo con piacere i nostri incontri al Sindacato.

Paolo è un maratoneta. Non solo perché lo è davvero, ha corso la maratona di New York e molte altre, ma lo è nello spirito, è un diesel, una macchina che una volta lanciata non si ferma. Aldo Pola è più uno sprinter. Insieme, mi parevano una grande risorsa per la veterinaria milanese.

Di Paolo persino un mangiapreti come me apprezza la fede, quella buona, sana, che qualche volta invidi pure chi ce l'ha. Bravo Paolo e la sua bella famiglia, a cui tiene molto.

Tra l'altro apprezzo molto che si tengano le elezioni primarie, mi sembrano espressione della vera democrazia. Mi sembra quindi bello, direi doveroso, dare il massimo risalto alla candidatura di Paolo Cova alle primarie per la Provincia di Milano, primarie che si terranno questa domenica, 15 marzo.

Domani, mercoledì 10 marzo, alle ore 12,15, una bella chiaccherata con Paolo sulla radio del blog. Come fare a partecipare, ad ascoltare? Due modi: in diretta, cliccando qui e ascoltando in streaming audio. Con qualche piccola difficoltà (dovete registrare il vostro numero, una cosa di un attimo) potete anche intervenire in diretta. Oppure usando il player che trovate su questo blog nella colonna di destra, in basso.

Se non potete perchè siete impegnati a quell'ora, potete ascoltare e se volete scaricare in differita l'mp3 della trasmissione sempre usando lo stesso link.

Non perdete l'occasione per conoscere Paolo, ma sorattutto, se abitate in Provincia di Milano, non perdete l'occasione per votarlo alle primarie. Anche se la pensate diversamente da lui in politica, non fa niente: è la persona migliore con cui potersi confrontare. Veterinaria Libera apprezza anche chi la pensa diversamente. Contrariamente a molti che si occupano della cosa pubblica, soprattutto veterinaria...

A domani

1 marzo 2009

Nasce la radio del blog. Perché no?

Perché non usare il mezzo della radio, potenziato dal web, per la veterinaria italiana? In generale, per questo blog, per i suoi argomenti. Interviste, commenti, resoconti. Vedremo i contenuti. Per ora, nasce la radio, che potrete ascoltare in diretta, sia con il player nella colonna di destra, sia collegandovi alla pagina web della radio.

Durante le dirette, potrete anche intervenire, come nelle classiche trasmissioni, telefonando in diretta. Non ci facciamo mancare nulla, insomma.

Tra i primi appuntamenti, mercoledì 18 marzo 2008, alle 9.30, intervista con il Segretario Nazionale del SIVeLP, Angelo Troi. I programmi, i servizi agli iscritti, la veterinaria. Non mancate!

Ah, dimenticavo. Ovviamente, se non potete collegarvi direttamente, potrete poi scaricare il podcast della radio in formato mp3. Avete contenuti da propormi? Scrivetemi!

13 novembre 2008

Visti da vicino. Alessandro Lombardi.

Il primo incontro con Alessandro Lombardi lui nemmeno se lo ricorda, il secondo fu un piccolo scontro. Il primo fu in un'occasione strana. Venni convocato all'Ordine, per una lamentela di una mia cliente.

Non avevo potuto andare ad un'emergenza ostetrica, un parto. Avevo l'auto dal meccanico. Le indirizzai un Collega, e l'emergenza finì male: morta madre, morto puledro. Sarebbe andata così pure con me, intendiamoci. In coscienza, sono assolutamente tranquillo sul mio comportamento. Glielo dissi subito, apertamente. Ma tant'è, la signora, molto coinvolta emotivamente, scrisse una lettera all'Ordine, che mi convocò per chiarimenti, ritenendo poi la mia posizione corretta e non aprendo nessun procedimento disciplinare.

L'Ordine di Torino era allora presieduto dal Prof. Molinari, e mica mi aspettavo complicità, ma correttezza sì. Invece, sebbene l'esito fosse poi corretto, venni trattato molto aggressivamente, e ora, che ho esperienza, che di disciplinari ne ho fatti decine, dall'altra parte, da quella dell'inquirente, so che furono molto scorretti. Dei veri cafoni istituzionali. Non ci fu colloquio preliminare, non ci fu un minimo di contatto, niente. Io ho sempre avvisato via telefono il sanitario del fatto che avrebbe ricevuto una convocazione, mi sembra un fatto di educazione.
Una volta, durante un colloquio preliminare, di fronte a risposte non credibili di un Collega, gli dissi: "Senti, facciamo così, adesso esci fisicamente da qui, ci pensi su, poi ritorni tra dieci minuti e dai risposte credibili, senza prendermi in giro". Ottenendo poi un atteggiamento giusto, mica complicità. Ma sempre rimanendo corretto.

In quell'occasione l'unico "volto umano" che trovai fu quello di Sandro Lombardi, allora Consigliere dell'Ordine di Torino. Quello è il motivo per cui io gli ho poi perdonato molto, nei nostri rapporti successivi.

La seconda volta, fu l'elezione della Segreteria Provinciale di Torino del SIVeLP, di cui divenni consigliere. Lui era segretario regionale, all'epoca c'era una struttura molto definita. Come iniziai a dire qualcosa, si scontrò con cose tipo "Ma da dove vieni fuori, tu?". Era vero, per lui ero un volto sconosciuto, e lui ha molto il senso della cooptazione, del "me lo ha presentato XY, e mi dice che.."

E poi proseguì meglio, ma sempre con una certa componente alterna di confronto-scontro. Lui è molto più di me uomo "di partito", impostato, io sicuramente più fuori dagli schemi. Io mi portai poi apertamente dalla parte del SIVeLP, quando questo si distaccò dalle posizioni SCIVAC (allora non c'era l'ANMVI) e lui non gradì.

In una terza occasione invece mi piacque molto. Dalla Segreteria Provinciale, organizzammo una riunione all'Istituto Zooprofilattico di Torino, per difendere alcuni diritti. Mi ricordo, lui sbottò con qualcosa del tipo "Ma insomma, non stiamo a discutere, questi esami ce li fate o no?!" in modo molto deciso, e a me ha sempre ricordato Pier Capponi e la famosa frase. Fu prezioso.

Figlio del famoso Angelo Lombardi e fratello di Guido, forse deve alla frase del padre l'inclinazione a dividere il mondo in amici e non amici: "Amici dei miei amici, buonasera!".

Lo conobbi poi meglio quando lui fu Presidente dell'Ordine di Torino, ed io Consigliere. E' certamente uomo tenace.
Pochi sanno che quando divenne per la prima volta Presidente ENPAV, non avrebbe dovuto essere lui, ma Gianni Mancuso a ricoprire la carica. Ma adesso capisco che forse non avremmo divuto votare noi, forse, ma qualcun altro. Chiarisco.

All'epoca il SIVeLP, presieduto da Mario Schianchi, era molto legato alla componente SCIVAC, ma nominalmente questa si occupava di scienza e il SIVeLP di politica. La Segreteria Nazionale, di cui facevo parte, scelse, ed era un parere determinante, il Presidente ENPAV ed il Vice Presidente come Gianni Mancuso e Tullio Paolo Scotti rispettivamente.

Apriti cielo. Il giorno dopo i probiviri, erano Carlo Scotti e Aldo Vezzoni (mi pare, per il secondo, per il primo sono sicuro), dichiararono nulla la votazione, perché era avvenuta in presenza dei due candidati, mentre Lombardi, altro papabile, non c'era. Finì che poi non mi ricordo come, con che meccanismo, comunque fu poi eletto Lombardi Presidente e Mancuso Vice.

Di Alessandro Lombardi, come Presidente ENPAV, ho sempre apprezzato la chiarezza. O bene o male, sempre in modo tranquillizzante, per carità, ma le cose negative le ha sempre dette, esplicitamente, e secondo me è un pregio.

Come direttore di un consiglio è certo un mastino, se è convinto che una decisione debba andare in quella direzione non molla, magari te la ripresenta poi tre volte in altra forma, ma alla fine va in quella direzione, ma probabilmente è un atteggiamento di chi ha fatto il Presidente per molto tempo. Mi ricordo, era Segretario piemontese SIVeLP, e alle riunioni, mica aveva esitazioni, nel chiedere ai colleghi di aderire e di pagare la tessera, giustamente era molto diretto.

Ora che anche a me inizia a venire la pressione alta, capisco che deve essere stato un bell'impegno, per lui, sobbarcarsi le migliaia di ore che ha trascorso in riunioni o consigli o convegni. E' forse stato il primo dei professionisti della politica veterinaria, ora con molti epigoni.
Alla veterinaria ha dedicato molto, ma ha avuto comunque altrettanto.
Cosa ho imparato da lui? Mi ricordo una frase. Si parlava di un Segretario Provinciale SIVeLP, uno dei tanti che sembravano voler fare, voler fare, poi scomparivano e non facevano niente. Lui mi disse "Eh, bisogna sapersi dosare..". Ed aveva ragione.

Io non ci sono mai riuscito..

25 settembre 2008

Rileggere Carteny. Anagrafe equina.

Non sapevo che un anno fa fosse prematuramente morto Cesare Carteny, funzionario del Ministero della Salute. Lo avevo incontrato durante una riunione al Ministero, che doveva trattare l'anagrafe equina, allora nascente, penso fosse il 2003.
Mi aveva colpito la sua memoria, direi quasi da Pico della Mirandola, nel ricordare sulla punta delle dita norme ministeriali, europee, anche remote. Probabilmente la stessa memoria è diffusa in tutti i Ministeri, e mi fa dire che le capacità ci sono, anche se mal gestite.

Vengono ripubblicati alcuni suoi articoli, e me ne interessa in particolar modo uno, sull'anagrafe equina, che mi piace commentare. Penso che il modo migliore di ricordare una persona scomparsa sia dialogarci. La nostra opera, piccola o grande che sia, ci sopravvive.

A me sembra che questo articolo sia veramente paradigmatico, sia l'esempio di come lo Stato, i Ministeri, considerano stessi ed il proprio rapporto con i cittadini.

Cosa dice Carteny, grosso modo? Sostanzialmente esprime il disappunto, lo sconcerto, per la decisione di passare l'anagrafe equina in mano al Ministero dell'Agricoltura e all'UNIRE. Lo fa a titolo personale, ma si può tranquillamente affermare che la sua sensazione è generalizzata nei servizi veterinari pubblici ad ogni livello. Ieri come oggi.

Ci sono tre aspetti che vorrei commentare.
Come si scrive
Uno è la scrittura di Carteny, che riassume bene l'atteggiamento dei Ministeri. Intendiamoci, a me piace Marcel Proust e la sua scrittura, ma in un contesto di letteratura, meno quando leggo di leggi, di politica. La frase con molte subordinate, incisi, tanto più se questi si riferiscono a numeri di leggi, provvedimenti, atti, rischia fortemente di diventare incomprensibile.
Questo è però un modo molto comune di dialogare dell'Amministrazione pubblica. Ricordo che avevo pensato, all'epoca, che capivo finalmente perché le leggi non vanno mai bene: nascono nel silenzio ovattato dei Ministeri, mentre fuori il traffico romano impazza.
Se leggete l'articolo una sola volta, anche se siete dei tecnici, non lo capirete, nemmeno adesso che l'anagrafe equina, i suoi pasticci, le incongruenze, sono ormai vita quotidiana. Nel 2003 probabilmente Carteny era uno dei pochi ad averne una previsione generale.
Insomma, scrivere così è tipico dei ministeri: non si capisce niente. Pochi i Ministri che si possono rimpiangere, ma Tullio de Mauro era uno. Scrivere in modo da farsi capire è il primo dei traguardi da raggiungere, se mai ci arriveremo. Ma ammettiamolo: ai Ministeri non gliene importa niente, di farsi capire. Sono una torre d'avorio, impermeabile al mondo. La stessa abilità di giocare con le parole per tirarne fuori un contenuto nascosto, Carteny ce l'aveva sicuramente. Infatti riesce ad interpretare la legge ben prima degli altri.
In fondo almeno lui aveva un buon dizionario, un linguaggio non banale. Ce n'è di peggio.
Dimenticare le proprie carenze
Nell'articolo si dimenticano completamente le carenze dei servizi veterinari nella gestione della loro sia pure rudimentale anagrafe equina. Come se si parlasse di un sistema svizzero di funzionamento, mentre chiunque si occupi del settore sa che era un pasticcio. Nemmeno prendere a modello l'anagrafe bovina basta, perché anche quella ha dei limiti enormi.
Tutti adesso pensano "funzionava male pure quella, ma almeno costava meno". Ma non basta a farla diventare un buon meccanismo, nemmeno nel ricordo.
Un'anagrafe sigillata, chiusa agli operatori, gestita "solo da me", funziona male. Se non sono il solo interessato all'argomento, anche gli altri devono dare la loro idea. In fondo, l'allora tavolo ministeriale diceva quello: tutti gli interessati portino il loro contributo. Ma già allora ci fu una sostanziale chiusura agli apporti esterni. Tutto in mano all'Amministrazione. Ed è proprio quest'idea dei Ministeri "chiusi" quella che fa naufragare le cose.
Esistiamo solo noi
Nessun accenno, nell'articolo, dell'esistenza del mondo. I veterinari liberi professionisti, gli Enti sportivi che hanno già un'anagrafe di cavalli, niente. Eppure, dobbiamo dirlo, sono questi che una competenza ce l'hanno già. Mettere il microchip a trenta puledri non è cosa da niente, presenta anche dei pericoli. Abbiamo ampia conoscenza di prelievi di sangue sospetti, in cui un cavallo fa da donatore per tutti gli altri, e voilà, va bene così. Cosa sarebbe successo con il microchip?
Fino a quando la veterinaria pubblica continuerà a pensare di poter lavorare da sola, senza l'apporto dei liberi professionisti, continuerà così: male.
Carteny riassume un po' tutte queste posizioni nel Suo scritto.
Personalmente penso che il problema non sia chi gestisce l'anagrafe, una questione di potere, anche piccolo, ma piuttosto com'è strutturata e gestita. E fino ad adesso abbiamo visto molto male: costi esorbitanti, norme contrastanti e spesso interpretate in modo non obiettivo, affermazioni pretestuose.
Mi dispiace per Carteny, magari avremmo potuto dialogarne. Purtroppo, come scriveva Pasolini, "La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non potere più essere compresi".

20 agosto 2008

Visti da vicino. Mario Schianchi. 10 anni dopo.

Così, praticando le cose della mia professione, ho conosciuto una serie di persone. Presidenti di istituzioni veterinarie, grandi o piccole, veterinari, persone diverse.

Se mi volto indietro, una marea. Saranno gli anni, evidentemente. Sarà che non mi sono risparmiato, ma ne conosco un mucchio. E molti sono, sono stati, realmente importanti, per la mia categoria. Nomi che hanno fatto poco o tanto, ma che devono, dovranno essere ricordati. Per cui inauguro i post "visti da vicino", ritratti dei molti che ho conosciuto.

Inizio dal primo, da una persona a cui sono stato sinceramente affezionato, e a cui tutti noi veterinari siamo debitori, in qualche modo. Mario Schianchi, Parma.

In realtà, io lo vidi prima del momento "ufficiale", da neolaureato, ad un corso che il SIVeLP organizzò per gli ippiatri. Solo una presenza, breve, di una persona che intuivi fisicamente fragile, ma con un'enorme energia.

Ma lo conobbi meglio solo qualche anno dopo. Faceva caldo, quel giorno, quando andai a Monticelli Terme. Mi ricordo che sulla strada sterrata di casa sua mi fermai a metà, all'albero di gelsi, per un piccolo bisogno fisiologico. Ho imparato con il tempo che nelle riunioni la vescica vuota, e non eccedere con i caffè, è una dote. Se devi discutere un'ora e sei teso, un pasticcio.

In realtà parlammo cinque minuti della questione, e ci trovammo d'accordo, e poi mi fermai a pranzo da lui. Si trattava di trovare una rappresentanza negli Ordini ai veterinari che si occupano di cavalli. Il riconoscimento della specificità di una lavoro, la prima volta che capitava. Ero lì per conto della SIVE e, in fondo, ero stato mandato allo sbaraglio. Ma la sua grande esperienza risolse tutto.

Mario era una persona molto diretta, la dote che io preferisco nelle persone: ti fa risparmiare del tempo quando parli. Magari ti crea anche qualche scontro, ma funziona meglio.

Scrisse una volta ad un onorevole in una lettera ufficiale: "Egregio On..., ho letto la sua proposta di legge e ho capito che dei problemi della veterinaria lei non ha capito un cazzo. Distinti saluti".

Viene ricordato come il fondatore del SIVeLP, ma in realtà lui lo rifondò, piuttosto, e gli diede un'impronta personale enorme. Di lui mi piace ricordare le riunioni, dove introduceva gli argomenti e poi sapeva ascoltare.

Il suo impegno fu determinante nella riforma dell'ENPAV, e lo sbaglio che commise, la troppa generosità verso i colleghi ai quali si consentì di accedere ad una pensione decorosa senza averla pagata, era legato all'ottimismo di quegli anni, in cui si pensava che fosse possibile fare regali.

Si spese fino all'ultimo, senza risparmio, onestamente, con passione, con energia. La sua personalità tenne insieme e creò decine di altre personalità, che alla sua morte si sarebbero balcanizzate. Forse il sindacato di quel periodo non era così positivo, in fondo manovrato anche da altri. Ma fu comunque un passo fondamentale nell'evoluzione della nostra categoria.

Non conosceva il grigio, era sempre o bianco o nero. Ma era come lo diceva, il bello. Una volta gli telefonai, avevo bisogno di sapere se potevo fidarmi o no di una persona. "Mario, ...è dalla parte dei furbi o dei cretini?" "Dei cretini". Non si sbagliava.

Caro Mario, il ricordo non muore mai ed è vivo oggi come allora. Manchi a chiunque ti abbia conosciuto. Dovunque tu sia, un grande abbraccio. Che tu possa continuare a fumare quel sigaro, anche se è quello che ti ha fatto morire. In fondo, è quello che a me hai insegnato: vivi con passione, con energia, con decisione.

Con grande affetto,

corrado