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17 dicembre 2018

Ogni tanto qualcuno scrive a La Stampa..

Ce ne sono state altre, e periodicamente ritornano.

Mia lettera a La Stampa. Non pubblicata, ma mi pare utile si conosca e si rifletta.
La lettera del 13 dicembre in coda.

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Lavoro come veterinario da trent'anni, e periodicamente si leggono lettere che lamentano un costo eccessivo delle prestazioni della mia categoria, unici professionisti che sono a disposizione del pubblico 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno. Il lettore che si lamenta dell'IVA degli alimenti per animali (ma perché non cucina la carne tritata? Avrebbe risolto il suo problema) e delle tariffe "pazzesche" dovrebbe riflettere sui costi dei materiali, tasse (tra cui la stessa IVA al 22%), strumenti, formazione, dipendenti per un servizio specialistico di questo livello. Invece da un lato il lettore non vuole le tasse (l'IVA) dall'altro vuole più prestazioni pubbliche (veterinarie) che peraltro il sistema pubblico non potrebbe fornire, occorrendo dedizione , competenze, investimenti ora inattuabili. E che comunque pagherebbero tutti i cittadini. Esistono assicurazioni sanitarie per i propri animali, che i proprietari responsabili dovrebbero utilizzare. Più ancora della lamentela gratuita.
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Da qualche giorno, sugli scontrini degli Ipermercati compare accanto al prezzo anche l’Iva relativa al prodotto. Con grande stupore ho notato che gli alimenti per cani ma credo per tutti gli animali domestici abbiano un Iva al 22%, come se possedere un animale domestico sia un lusso, si tratta di alimenti, mica di un cappottino o una spazzola, anche il cane o il gatto deve mangiare, come tutti gli esseri viventi. Gli alimenti per gli umani hanno in genere un Iva al 4% o 10%. Se poi vogliamo proprio mettere il dito nella piaga, anche le prestazioni veterinarie hanno tariffe pazzesche, ancora oggi non mi spiego come mai non esista un ticket sanitario per le prestazioni e i farmaci in base al reddito del proprietario. Ci sono anziani soli che trovano negli animali una compagnia ma spesso non hanno le possibilità economiche per curarli. Si pubblicizza di adottare un animale presso i canili e gattili ma poi non si fa nulla per aiutare anche le persone che lo fanno e che dimostrano soprattutto sensibilità ed amore per gli animali».

26 luglio 2018

Clamorosa dimostrazione di inefficienza del sistema veterinario pubblico. Chiedono a noi i dati delle autorizzazioni da loro stessi concesse!

Nella nuova dimostrazione di insipienza del sistema pubblico che è la Ricetta Elettronica Veterinaria, ora rinviata di alcuni mesi per palese incapacità tecnica, spunta una perla che ci mancava, mai vista: ci sono ASL che chiedono ai veterinari liberi di comunicare gli estremi delle Autorizzazioni ASL che loro stesse hanno concesso, al fine di poterli immettere nel sistema Ricetta Elettronica. Insomma, come se ad un cittadino arrivasse una lettera che dice: "Comunicaci il numero della tua patente perché noi non lo abbiamo". Vi fidereste di un sistema simile? In un Paese moderno, una richiesta simile scatenerebbe la richiesta di dimissione dei Responsabili, in Italia questa viene addirittura avallata da alcuni Ordini!

Fermo restando che alcune Regioni non intendono smantellare i loro "regionali" sistemi informatici, con una duplicazione di dati assolutamente irrazionale, qui siamo al parossismo dell'idiozia, senza nessuno che dica niente??

OGGETTO: FARMACO SORVEGLIANZA - RICETTA ELETTRONICA - CENSIMENTO STRUTTURE  (protocollo 32759 del 18/07/2018)

Gentile Collega,
in vista della prossima adozione della ricetta elettronica veterinaria, emerge la necessità di trasmettere alle Asl competenti, la Scheda di Rilevazione dati delle strutture veterinarie relativa alla Vs. attività, al fine di permettere il censimento aggiornato ed il successivo carimento dei dati sul Sistema Informatico Regionale e centrale (Vetinfo).
Si precisa che tutti i campi presenti nella scheda sono indispensabili per il completo caricamento al fine di poter adottare la ricetta elettronica veterinaria.
Si prega di inviare entro una settimana la suddetta scheda esclusivamente tramite posta elettronica agli indirizzi indicati nell'intestazione del modulo, con i seguenti allegati:
1. copia dell'autorizzazione della struttura; 2. copia dell'autorizzazione alla detenzione scorte farmaci veterinari (in caso ne siate sprovvisti siete pregati di richiedere all'Asl il fac simile della domanda autorizzativa di cui all'art. 84 del D.L. 06/04/2006 nr. 193).
Si porgono cordiali saluti.

(seguono i recapiti-firma delle ASL)

Appunto, le autorizzazioni sono concesse dalle ASL, e ora queste le richiedono ai liberi professionisti. Ma che Nazione è questa??

Fermo restando che è inammissibile che debba esserci "l'autorizzazione alle scorte". In un sistema moderno il veterinario mette i dati, mette "autorizzazione alle scorte" ed è automaticamente concessa. Tutto l'impianto legge rivela la concezione borbonica del servizio pubblico come potere e mai servizio. Dimettetevi, questa dovrebbe essere l'unica richiesta. Peggio di così non potete fare...

31 maggio 2017

Il prezzo del farmaco, non solo in Italia. Ordinari momenti di distorsione del mercato..

Non solo in Italia i prezzi dei farmaci sono distorti da meccanismi poco chiari. Negli Stati Uniti è in discussione una proposta di legge che permetterebbe agli americani di importare stessi farmaci più economici da altri stati, come ad esempio il Canada. Inoltre si parla di imporre un limite massimo di otto mesi affinché la FDA approvi le licenze per farmaci generici.


Nella foto, Bernie Sanders, Senatore, terzo incomodo nella campagna presidenziale USA 2016, mentre mostra le differenze di prezzo tra USA e Canada.

Il meccanismo lobbistico dell'industria farmaceutica è potentissimo, in USA come nel resto del mondo.
Nella foto, una rappresentanza dell'associazione farmacisti incontra i legislatori. 

Cosa cambia dagli Stati Uniti all'Italia? Sicuramente la maggior commistione tra potere, informazione e rappresentanza dei cittadini, poi un atteggiamento più supino del nostro popolo, che accetta maggiormente dichiarazioni ideologiche piuttosto che affermazioni concrete da parte dei politici, ed ovviamente una politica solo apparentemente puritana dell'America, ma che produce maggior trasparenza ed azione.

In quanto al farmaco veterinario, l'Italia patisce la presenza dell'industria dei grossisti, della mancanza di una distribuzione diretta da parte dei veterinari, di un Ministero che non agisce incisivamente per migliorare questo stato di cose, insomma, un ritardo secolare di uno stato borbonico. Purtroppo, con la fiammata conservatrice in atto, il prezzo dei farmaci veterinari sembra destinato a restare distorto per molto tempo ancora....

30 maggio 2017

Il caso Soliphen e la risposta del Ministero

Un po' tutta Italia si è interessata al caso Soliphen, un caso che a mio parere meriterebbe un intervento dell'Autorità Antitrust, per come si è svolto (clicca qui). Ma la cosa più comica è la risposta, giunta due giorni prima della fatidica data, che potete leggere qui.
Una cosa scritta così oscenamente può ricevere un solo commento, di pari dignità:

Ma come cavolo scrivete?
Non si capisce un cavolo
Non avete capito un cavolo

Parafrasando Nanni Moretti nella famosa frase di Palombella Rossa

Se scrivi confuso
sei confuso
e vivi confuso

E soprattutto vuoi far vivere tutti nella confusione, per trarne un potere burocratico. Ormai ci siamo abituati, ad un Ministero che troppo spesso prende posizioni a favore delle industrie farmaceutiche, e lascia i cittadini, gli utenti, che tra l'altro pagano i costosi stipendi dei boiardi di Stato, totalmente preda di norme vergognose.

Purtroppo, a distanza di tempo, tutto viene trattato usando il metodo italiano, lascia passare il tempo e tutto viene dimenticato...

8 ottobre 2016

Tutti adesso si proclamano innocenti. Ma è davvero così? Lo strano caso di Ilaria Capua e compagni di avventura.

C'è qualcosa di almeno stridente, come un gessetto sulla lavagna, sia nella reazione di Ilaria Capua, parlamentare e studiosa veterinaria prosciolta recentemente dall'accusa di traffico di vaccini, che nelle reazioni sviluppatesi attorno al suo discorso e alla rinuncia al posto alla Camera. Ben vero che in questi giorni sembra che i politici assolti siano ridiventati tutti vergini, anche per Marino e Cota tutti discutono senza leggere in modo approfondito cosa è scritto nelle sentenze...

Sostanzialmente, mi sembra che la sdegnata reazione della parlamentare abbia sdoganato, oppure venga utilizzata per sdoganare, comportamenti che magari non sono penalmente rilevanti ma certamente sono preoccupanti per la luce che gettano sul funzionamento delle nostre istituzioni, soprattutto sanitarie.

Riassumendo cosa è successo, Ilaria Capua, non è stata assolta perché "il fatto non sussiste", ma perché alcuni dei reati che le erano imputati sono caduti in prescrizione. C'è stata una assoluzione da alcune accuse mosse, come la tentata strage, ma per altre accuse il problema principale è stato il tempo trascorso e perso dal PM, circa sette anni senza fare avanzare le indagini, ed in questo possiamo essere d'accordo con la Capua che la giustizia sia troppo lenta, e non è nemmeno una novità.
Leggi l'articolo che spiega questo aspetto

Quello che non quadra è che l'onorevole si sia presentata come una novella Giovanna d'Arco , a prescindere da alcuni dati di fatto che sono incontrovertibili e che vale la pena ricordare, a dispetto delle reazioni che si sono accodate, che tendono a presentare tutti come poveri innocenti perseguitati. Non è così.

Ricordiamo che l'inchiesta sui vaccini nasce a partire dalla aperta confessione negli Stati Uniti di Paolo Candoli, Responsabile Merial del business aviare, reo confesso che ha patteggiato per non andare in galera. Questi atti sono stati trasmessi in Italia e da questi è nata l'inchiesta. Partiamo quindi da una confessione di una persona apertamente colpevole, e non di basso livello, che non avrebbe avuto nessun interesse a sporcare l'Azienda che tuttora lo paga, e che quindi riteniamo abbia approvato la sua condotta. Insomma, se Candoli avesse ammesso colpe sue, personali, se avesse inventato fandonie, la Merial probabilmente lo avrebbe licenziato, mentre non è così.

Altri dati incontrovertibili sono le intercettazioni telefoniche, che la Capua dichiara essere state fraintese perché "avulse dal discorso", perché al telefono magari uno dice delle cose che sono solo chiacchiere. Ripetutamente la Capua si esprime argomentando in termini di corruzione, di arricchimento rapido e veloce, si vanta di guadagnare settecentomila euro all'anno (dato ragionevole, ricordiamo che entrando alla Camera ha scelto di continuare a percepire lo stipendio dall'Istituto Zooprofilattico, maggiore di quello da onorevole) si esprime con modalità da rapace economico.
Le frasi riportate, sia pure poche, sono assolutamente impressionanti e ben più sostanziose che non legate a un attimo di dispetto, e magari il contesto è ignoto sui giornali, ma certo non è così per gli inquirenti. Intendiamoci, niente di penalmente rilevante, ma la luce gettata sulle Amministrazioni è impressionante.

La corruzione tentata non è andata a buon fine, scrive il giudice, per "indisponibilità dei vertici olandesi dell'azienda Intervet"
leggi qui

Non è criminale essere sposate con un dirigente di un'industria che produce vaccini, ma secondo me non è accettabile che questo rapporto di parentela ce l'abbia qualcuno che dirige il centro nazionale di referenza sull'influenza viaria, che è in grado di condizionare pesantemente l'attività economica del coniuge, che incassa soldi dallo stesso Istituto in cui lavora la moglie.

Esiste un conflitto di interessi grande come una casa, e ricordiamo che anche il marito della Capua era tra gli imputati

Perfino la nomina a parlamentare suona come più espressione di potere che non di servizio per i cittadini. Una persona che è evidentemente in grado di avere un reddito ben superiore anche a quello che ne avrebbe da parlamentare (posto che ha lasciato tranquillamente) o assume la carica per forte tensione morale o altrimenti che senso ha? Tra l'altro, non è che l'attività da parlamentare della Capua sia stata particolarmente brillante,

Insomma, non mi sembra che il tutto sia stato montato su un caso alla Enzo Tortora, ci sono dei riscontri e dei dati oggettivi legati magari non a fatti criminali ma certamente a una gestione delle istituzioni sanitarie almeno discutibili, e ricordiamo che sono stati spesi cinquanta milioni di euro per farmaci mai utilizzati, uno scandalo tutto italiano.

leggi un altro articolo

e ancora un altro

Insomma un buon consiglio per la ex parlamentare: io al suo posto in America starei decisamente più attento al mio comportamento e a cosa dico, perché per quanto la giustizia italiana abbia dei difetti, quella americana è sicuramente più efficiente, e certe volte questo non è proprio un gran vantaggio…

12 maggio 2016

Da ridere. Si richiedono segnalazioni di farmacovigilanza. Solo che la posta certificata non funziona.

Da ridere. Una lamentela comune è che i veterinari liberi professionisti non segnalerebbero reazioni avverse dei farmaci agli uffici preposti. Oggi io l'ho fatto, per una reazione negativa ad un vaccino. A parte che ci ho perso due ore, che il sistema è farraginoso, regionale e nazionale, burocratico, lento, con errori di ortografia non corretti (chiaro esempio di trascuratezza), la cosa più divertente qual è? Che l'indirizzo di posta certificata a cui spedite la denuncia NON funziona. 





La dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che il tutto è orchestrato per creare un'occupazione, un compito, ma che in realtà non gliene frega niente a nessuno, anzi le ditte sono più che protette dalla farmacovigilanza. Loro, non i cittadini...

6 novembre 2015

Clamorosa figura di ignoranza in televisione per Chiara Durio, Presidente AISA. O voluto errore?

 Clamorosa affermazione ieri sera a "Porta a porta" di Chiara Durio, Presidente di Zoetis oltre che di AISA, Associazione che riunisce i produttori di farmaci veterinari.

La Durio  per ovviare all'alto costo dei farmaci veterinari ha invitato gli italiani ad usare "i farmaci veterinari generici", che notoriamente NON esistono.

Non ci si stupisce più di nulla, ma qui si stenta a non scoppiare a ridere. Oppure a dubitare della buona fede di qualcuno che volendo evitare argomenti spinosi si rifugi in false affermazioni. Chiediamo ufficialmente una ritrattazione della Durio, oltre a chiederci che credibilità può avere una Presidente simile??

19 agosto 2015

Polemiche tra teste dure: la FNOVI e Sassari.

La vicenda che vede contrapposte la FNOVI, la Facoltà di Veterinaria dell'Università di Sassari, l'Ordine della stessa città, secondo me consente degli spunti interessanti e riflessioni sulle tre istituzioni e sul loro operato. Direi che nessuna parte ne esce bene, ma si potrebbero almeno trarre delle conclusioni con una qualche utilità. Non finirà così, perché tutti sono più interessati a cercare un loro piccolo potere, ma niente ci esime da questi ragionamenti.

Riassumiamo i fatti: la Facoltà di Veterinaria emette un bando per una "borsa di studio" per un veterinario che operi presso l'ospedale didattico per una cifra assolutamente ridicola, la FNOVI protesta perché il professionista verrebbe pagato pochi centesimi di euro a ora, rimbrottando l'Ordine e con toni duri anche l'Università. Sia Ordine che Facoltà rispondono piccati e risentiti. FNOVI ribatte ancora più dura.

Relativamente all'Università va assolutamente evidenziato il fatto che il bando sia stato scritto in maniera incompleta ed evidentemente imprecisa, con grave mancanza amministrativa: non si può pensare di non specificare in un bando il numero di ore lavorative, il mansionario, ciò che si richiede da chi voglia partecipare. Francamente viene il sospetto che si tratti di uno di quei bandi emessi per giustificare una situazione già esistente, oppure "fare mettere un piede dentro" a qualcuno che poi si voglia successivamente assumere nell'Università. Non sarebbe la prima volta, purtroppo in Italia siamo un po' abituati a queste cose. Relativamente alle spiegazioni date poi dal Preside della Facoltà, queste paiono traballanti, perché si afferma che i turni di lavoro sarebbero di due ore circa, circostanza che ricorda tanto quella situazione in cui un veterinario dell'Asl di Trapani venne incaricato per un minuto d'ora di lavoro alla settimana, semplicemente per fargli guadagnare posti in graduatoria in vista di un'assunzione finale. Vorrei tanto essere smentito, ma rimane la mia impressione sulle circostanze di questo stranissimo bando.

Il Preside dell'Università di Sassari si lamenta però anche per la mancanza di cortesia istituzionale da parte della FNOVI, che a suo dire avrebbe potuto richiedere informazioni, in modo anche informale, per evitare questo contrasto. Questo anche secondo me è un grande limite di questa FNOVI, che non conosce la regola per cui prima di scrivere è meglio parlare. Intendiamoci, a me non piacciono le soluzioni "tarallucci e vino" in cui un contrasto viene risolto all'italiana con poca trasparenza e chiarezza, ma certamente la Federazione mostra in questo e tanti altri frangenti un comportamento che appare quello classico dell'elefante nel negozio di cristalli. Sarebbe stata indubbiamente preferibile una telefonata preliminare, anche dura, di protesta, seguita da un comunicato analogamente duro ma in un contesto almeno educato. In questo senso dobbiamo rimpiangere quello che per altri versi è stato un Presidente FNOVI molto all'antica e molto criticato come Domenico D'Addario, che però non avrebbe mai commesso una scortesia come questa.

Non è pensabile che un Presidente di Ordine si veda dirigere una critica a mezzo stampa o raccomandata, francamente è molto più che uno sgarbo istituzionale, è proprio muoversi malamente da parte di chi dovrebbe invece svolgere una funzione di unione, ma troppo spesso ha mostrato di dividere la Veterinaria, spesso in modo francamente insensato.

Relativamente all'Ordine, il Presidente Andrea Sarria pone analogamente una critica giusta al ruolo della FNOVI, che non è quello di intervenire direttamente in faccende del genere, rivendicando quindi giustamente la prevalenza dell'Ordine provinciale su argomenti come la dignità del lavoro professionale.

Resta il fatto che l'Ordine non ha comunque fatto niente, e quindi mi pare che la posizione sia un po' "queste sono cose che dovrei fare io, e se anche non faccio niente tu non devi mettere becco", sinceramente un po' posizione pretestuosa, anche se la critica alle ruolo della FNOVI, che in questi anni sembra aver sempre prevaricato gli Ordini provinciali, considerandoli quasi come uffici periferici di un'organizzazione centrale, è fondatissima.

Anche qui, il modo di comportarsi della Federazione romana è stato oltremodo sbagliato e direi pure un po' villano, al limite dell'inaccettabile. Non parliamo poi del tono della lettera, vagamente minatorio, quasi al limite del tono mafioso: "Quanto capitale siete disposti a rischiare?" evoca rischi che sanno di minaccia...

In ogni caso non aver dialogato preventivamente, non aver cercato una posizione di mediazione, e comunque aver portato delle critiche in questo modo, conferma un'interpretazione del proprio ruolo sbagliata, come quella di un arbitro che inizi a tirare calci al pallone.

Ma il vero problema deriva dal fatto che la FNOVI, che giustamente critica il bando di Sassari,  non evidenzia invece le migliaia di situazioni di sfruttamento che si verificano giornalmente presso le grandi cliniche, le catene di ambulatori, anche gli ambulatori piccoli, ai danni di professionisti generalmente giovani, che non si vedono riconosciuti i diritti che invece hanno, in una sorta di caporalato professionale, senza riconoscimento economico, senza nessuna finalità di apprendimento pratico, in un territorio banditesco che porta danno a tutti. Abbiamo giovani veterinari sfruttati bellamente, per i quali la Federazione e gli Ordini non dicono niente. Perché questa differente sensibilità verso l'Università e invece l'accondiscendenza verso la parte meno sana della professione? Forse perché quest'ultima porta più voti?

A me pare che i tempi siano maturi per creare quello che in altre nazioni esiste, e cioè un contratto collettivo nazionale di lavoro  (clicca qui per quello francese) che regolamenti i diritti dei liberi professionisti che lavorano presso le strutture veterinarie di qualsiasi tipo e i doveri di queste ultime, in modo dettagliato e preciso. Non basta mettere nel codice deontologico una generica affermazione di rispetto della professionalità, queste sono modalità che lasciano il tempo che trovano, generiche come lo è il bando dell'Università di Sassari, che lascia spazio a qualsiasi scorrettezza. Al di fuori delle caratteristiche legali, mi pare sia il momento di terminare questo periodo oscuro di mancato rispetto dei colleghi e bieco sfruttamento.

Non solo la Facoltà di Veterinaria se non ha i soldi per pagare veterinari chiuda l'ospedale, lo facciano anche le cliniche veterinarie, se non hanno i soldi per mantenere un servizio di 24 ore, che stiano chiuse la notte, in modo più corretto e rispettoso per tutti.

Questa sarebbe la vera conclusione da trarre da tutta questa sgradevole vicenda, se le tre istituzioni non fossero forse più interessate ad affermare il loro spazio, il loro piccolo quotidiano potere, in questa purtroppo decadente Italia…

3 luglio 2015

La FNOVI che nemmeno nel 1700 sarebbe stata al passo con i tempi...

Una nota della Federazione degli Ordini Veterinari lamenta la "mancanza di linee di indirizzo per la telemedicina veterinaria" in merito ad "applicazioni web che pubblicizzano una sorta di telemedicina veterinaria" (notare il sottile dispregio insito in "una sorta").

Cosa è successo? Un Collega ha realizzato un'iniziativa in cui per un compenso di dieci euro si può videotelefonare e ricevere una consultazione relativa ad un proprio animale. Vedi il servizio cliccando qui. Notare bene che migliaia di veterinari tutti i giorni fanno la stessa cosa gratuitamente, ricevendo richieste di consigli da parte di pazienti già conosciuti o meno "di persona". In questo caso invece ci si rivolge a pazienti non necessariamente già presenti nella propria clientela. A me sembra che nessuno possa essere così cretino da pensare che un caso affrontato "de visu" sia uguale ad uno per videotelefonata. Chiunque capisce che le possibilità diagnostiche sono diverse, e se non lo capisce fa parte della schiera dei rimbambiti, e non mi starei a preoccupare per lui (o lei): ogni secondo ne nasce uno.

Ma una marea di veterinari, che fanno molto i professionisti, ma se gli parli di concorrenza si mettono a piangere come vitellini, si è messa a frignare, indignarsi, lamentarsi, sui social network, i luoghi più codini del mondo. Apriti cielo, anche la FNOVI ha voluto far sentire la propria indignazione e il desiderio di tutelare la clientela, il pubblico, invocando "la tutela della salute pubblica, dei pazienti e dei clienti" (notare che tante altre migliori occasioni vengono invece tralasciate...). Insomma, tutti sulle barricate contro "strumenti innovativi" verso la quale la FNOVI "non ha preconcetti", avendo realizzato "il primo strumento di geolocalizzazione delle strutture veterinarie" (una cosa ridicola. Cosa c'entra?). Da scompisciarsi dalle risate.

Per la FNOVI evidentemente il Dott. William Cullen è cosa ignorata. Questo eminente clinico inglese, vissuto nel 1700, avviò un floridissimo servizio di consultazione medica tramite lettere, che gli venivano inviate dai pazienti o da suoi colleghi, con risposte comprendenti anche prescrizioni mediche, dietro pagamento di una cifra normalmente di una guinea, casi complicati tre.

Di tutti i casi il Dott. Cullen tenne un archivio preciso, che ora è oggetto del Cullen Project, un'operazione culturale evidentemente troppo sopra ai concetti FNOVI (notare il mio sottile dispregio), che probabilmente vede questi "strumenti innovativi" troppo avanti con i tempi. Nemmeno nel 1700 si era così indietro da pensare cose simili.

Clicca qui per il Cullen Project e ridere anche tu di posizioni così retrive.


Di per sé l'operazione del Collega a me sembra ne più ne meno che una prova, un Lab, un esperimento da usare in una sandbox, perché no? In fondo, è far capire al cliente che il tempo di un professionista si paga, non mi sembra poi una cosa negativa. E comunque l'atteggiamento dei Colleghi, che ripete lo schema "io non faccio niente, ma se tu fai qualcosa mi incavolo perché magari fai più di me", a me fa dannare più di quello del videoveterinario, che almeno a smuovere le acque ci ha provato, no?

Insomma, il consueto stile conservatore e attaccato come una cozza alle forze più retrive della professione veterinaria, mai un briciolo di innovazione, sempre dietro alla coda del maiale. E dietro alla coda del maiale si sa cosa si trova...

Accomodatevi, io rimpiango e sogno il Dott. Cullen, innovatore di 250 anni fa, leggendo le sue interessantissime lettere di consulto....

30 maggio 2015

Don Abbondio e la veterinaria: dove un Ordine mostra di non aver idea della propria funzione...

La questione della "giovane" (a dire il vero ha 34 anni, certamente giovane ma penso che abbia tutto il diritto di essere chiamata veterinaria e basta) veterinaria diPadova che si è vista imbrattare le vetrine del suo ambulatorio per una questione relativa ad un gattino curato o non curato che sia, mi pare interessante per alcuni spunti di riflessione più generale.

Innanzitutto la riconfermata carenza di autorevolezza da parte dei veterinari, fatto sul quale occorrerebbe riflettere in modo più ampio e con alcune interessanti valutazioni, ma che qui tralasciamo. Affermo questo non tanto per l’episodio in sé, ma per una serie di lamentele espresse dai veterinari in più sedi, tutte dello stesso tenore. Fenomeno generale per i professionisti, ma probabilmente complicato da alcune situazioni tutte veterinarie: molti giovani senza una reale esperienza, poco senso imprenditoriale, realtà diffuse molto piccole. Cosa sta capitando alla veterinaria italiana?

La parte importante delle considerazioni è però il comunicato ufficiale dell'Ordine di Padova che a me sembra quanto di più tartufesco e fariseo potesse venire in mente.

Sostanzialmente il comunicato dice: "solidarietà alla collega perché non è così che si critica qualcuno" e fin qui pienamente d'accordo.

Dove casca l'asino e si rivela o malafede o una paurosa ignoranza dei meccanismi di funzionamento dell'Ordine che si amministra è nella parte finale del comunicato, ed in generale nell’impostazione dell’Ordine, che sostanzialmente dice "se volete segnalare un fatto deontologico lo potete fare attraverso l'Ordine e noi ne terremo conto. A tutt'oggi non è pervenuta nessuna segnalazione da parte di chicchessia e quindi noi non facciamo niente di più". La colossale ignoranza è relativa al meccanismo di attivazione di un Ordine, che assolutamente non richiede una "segnalazione", nel senso che un procedimento disciplinare non necessita minimamente che qualcuno scriva segnalando dei fatti, basta che l’Ordine giunga a conoscenza di un qualcosa per doversi porre il problema "questo iscritto ha offeso il decoro, i cardini della nostra professione?".

Venuto a conoscenza per pubblica nozione o in qualsiasi modo di un fatto che potrebbe avere rilevanza deontologica e disciplinare,il Presidente procede ad un colloquio preliminare, che non è ancora un procedimento disciplinare, ma unicamente una valutazione dei fatti, una fase istruttoria. Dopo questo colloquio il Presidente riferisce al Consiglio direttivo se ritiene o no di aprire un procedimento disciplinare.

Il Consiglio deciderà quindi se aprire o no il vero procedimento disciplinare, dove il professionista viene convocato per ulteriori domande, potendo nel contempo presentare anche le sue affermazioni.

Il Consiglio può anche non accettare il parere preliminare del Presidente e decidere in senso contrario a quello che questi aveva proposto, in altri termini può decidere di aprire un procedimento anche se il Presidente riteneva di non doverlo fare o viceversa. L'apertura di un procedimento disciplinare è un atto formale ben preciso e codificato, ufficiale.

Il Consiglio dell'Ordine di Padova sbaglia quindi completamente e addirittura potrebbe anche incorrere in un’omissione, perché non può dire "in mancanza di segnalazione noi non facciamo niente": l'avvenuta conoscenza c'è, inoppugnabile, testimoniata dallo stesso comunicato ufficiale.

Che cosa avrebbe quindi dovuto fare il Consiglio dell'Ordine?

Molto semplicemente, convocare la Collega, ascoltarla, il Presidente avrebbe dovuto valutare i fatti e, in caso di manifesta infondatezza, dichiarare il non luogo a procedere, mancando gli estremi per l'apertura di un procedimento disciplinare. In caso di dubbio eventualmente cercare e valutare altre testimonianze, dopo di che emettere un giudizio, di assoluzione o colpevolezza. Certamente è omissivo dire "se non fate una denuncia esplicita noi non ci muoviamo".


A me il comunicato sembra un barcamenarsi facendo un po' bella figura con la pancia della categoria (la prima parte e il generico sostegno nei confronti della Collega) e poi lavandosene le mani in modo pilatesco (la parte dove si afferma che non avendo ricevuto segnalazioni i fatti è come se non esistessero). Non è così. L’Ordine avrebbe dovuto esaminare i fatti e poi assolvere o incolpare, ma questo avrebbe significato attirarsi le ire o della professionista o degli animalisti, e quindi, meglio non scegliere, fare come Don Abbondio. E’ Italia, è veterinaria…

21 maggio 2015

ENPA: da "Low cost un cazzo" a "Soldi buttati nel cesso". Come finiscono i soldi del Comune.

Segnalo la notizia che l'ambulatorio ENPA di Torino, che avevo già citato qui, che ora viene chiuso perché "devastato dagli zingari più volte". A parte che non so se siano i nomadi del vicino campo, mi sembra una stranezza, ad aver fatto cinque attacchi e devastazioni in cinque mesi, ma se anche così fosse si dimostrerebbe l'insensatezza del progetto originario. Il commissario della sede torinese dice che è "una sconfitta per tutti". Stia tranquillo, lo è soprattutto per i cittadini che ci hanno messo i soldi....

Ne segnalo anche un'altra, che non c'entra molto, ma mi pare interessante per la logica del pricing: la Reggia di Venaria non concede più gratuitamente la struttura e declina gli MTV music Festival, per cui ci rimetteva anche qui milioni di euro. La Regione dice "non ne sapevamo niente, ci dispiace". Ma perché, la logica del pubblico deve sempre essere sputtanare soldi?

2 maggio 2015

NON è "un veterinario corrotto". E' un sistema che NON funziona. I tartufisti all'opera. Non lasciamoci prendere in giro.

Ora la FNOVI, ambasciatrice della veterinaria pubblica pagata con i soldi dei veterinari liberi professionisti, prova a fare interpretare la questione di Report come "un veterinario corrotto".

Non è così, e ben venga Report, che punta il dito su un SISTEMA sbagliato, NON su un singolo errore.

Ci sono molti aspetti che non girano nel sistema.

- Perché e come Rabbia è riuscito da solo (ammesso che lo fosse davvero) a prendere soldi e non essere sgamato prima dal suo stesso (o altri) uffici, locali o regionali?

- pare logico che un sistema ampio e costosissimo come quello degli IZS debba ricorrere ad esperti "esterni" come l'Università (ma questa ci potrebbe anche stare) o un laboratorio inglese per la determinazione dei residui? Perché il sistema IZS, che costa milioni di euro, con sedi in ogni dove, non ha una competenza sufficiente su questo argomento, di cui si occupa giornalmente? Deve arrivare proprio Report? Devono arrivare proprio i NAS per scoprire le magagne? Se non ne parlava Report chi ne avrebbe mai parlato?

- come è possibile che per un farmaco normale ci siano moduli, norme, registri, uffici dediti alla sorveglianza, al controllo, mentre sostanze come il clenbuterolo circolano così tranquilamente a kg? Da dove vengono fuori? Ci sono evidentemente delle responsabilità nelle aziende farmaceutiche, no?

- perché il clenbuterolo legale è farmaco molto costoso, tale che sarebbe certo insensato economicamente usarlo per terapie di massa, ed invece viene evidentemente venduto a costi molto più bassi nel circuito illegale?

- una parola su questo stupido consumatore che vuole "la carne bianca e tenera" la vogliamo dire?

- esiste forse un contrasto interno all'Università che si riflette su questi argomenti? Gianni Re, docente di farmacologia e Direttore del dipartimento di Scienze Veterinarie, a Torino, nonché Consigliere FNOVI, presiede il centro regionale per la farmacovigilanza, che tra l'altro riceve finanziamenti dalla regione. Non ha niente da dire? Il Prof. Nebbia, che nel servizio di Report è scettico sul sistema di controllo, dipende da questo Dipartimento, appunto. Nebbia è scettico su un metodo che il suo Direttore invece persegue?

Adesso giocano a guardare il dito, ma Report ha indicato la luna...

17 aprile 2015

Sermo, il blog dei Medici. Anonimi.

I Medici, o i Veterinari, sono esseri umani, come tutti. Ed in Italia, parlo per i Veterinari, mostrano una particolare passione per l'uso dei gruppi di discussione dei social network. Devo dire, a me non piacciono molto, trovo Facebook un grande e scarso bar di paese, dove trovare più caciara che riflessione. Ed in effetti mi sembra sia quello che capita: abbiamo i fenomeni che si autoreferenziano, quelli che strepitano, che inveiscono, che si ritengono, insomma, un po' di tutto, e a mio parere non così positivo: il peggio della categoria con il peggio dei social network. In qualche caso si deve ringraziare l'anonimato, perché probabilmente insorgerebbero problemi deontologici (a dire il vero dovrebbero insorgere: se una Collega dichiara una palese condotta scorretta sarebbe dovere di chiunque legga intervenire, per non diventarne complice deontologico).

Mi pare quindi molto interessante il social network statunitense Sermo, dove già 350.000 Medici statunitensi e inglesi si possono scambiare confronti, opinioni, idee, con un semplice meccanismo che smonta tutte le velleità e allo stesso tempo favorisce una vera interazione: l'ANONIMATO.
sermo, il network medico anonimo

Mi sembra una soluzione elegante ed efficace per ottenere i migliori risultati, pensateci: non si scatenano le cacce all'uomo, le polemiche, si riduce la comunicazione ai valori veri, non a quelli che hanno voglia di "fare i fenomeni".

A me sembra una bella soluzione. Pratica come solo gli statunitensi sanno trovare. In Italia, terra di mafiosi, l'anonimato viene visto come negativo, qui invece diventa valore positivo.

Ottimo. Peccato che per ora Sermo sia riservato a medici ed osteopati statunitensi ed inglesi, ma si parla di ampliare a tutto il mondo, anche se non ai veterinari. Peccato..

4 aprile 2015

Uno spaccato dell'Università. Dall'assassinio Musy alla veterinaria.

Leggo le cronache dell'assassinio Musy, maturato nel frammisto di Università e politica, e ci trovo tutto quello che chiunque abbia conosciuto l'Università italiana conosce: i docenti fanatici ed egocentrici, affamati di potere, le bassezze e meschine rivalità del mondo universitario, le assistenti amanti e le studentesse affascinate (e forse di più) dai professori.

L'Università è così: ci sono le arriviste che la davano al docente di Farmacologia per superare l'esame difficile, i Docenti che si procurano consulenze ben remunerate, i concorsi taroccati per favorire in ogni posizione amanti, amici, parenti, le rivalità che diventano odio per motivi ben concreti (soldi, potere). Il peggio è che poi te le ritrovi nel mondo professionale, a dare consulenze ministeriali, a fare "gli esperti" di questo o quell'altro, a cercare sempre il potere, con gli stessi metodi che hanno imparato ad usare nel mondo universitario.

Le ho viste a Veterinaria, le abbiamo visto in ogni campo, e forse l'Università è molto peggio del mondo "reale". Qui si annidano giovani imberbi e anziani professori, soldi, politica, appoggi, insomma, il peggio di tutto.

L'Università italiana è anche il peggio delle Università, eppure, con questo meccanismo, continua da decenni ad imbrogliare tutto, e Veterinaria non si tira indietro: ci sono molti posti, molti interessi, è una delle facoltà che fa spendere più soldi, quindi ben appetibile. Da qui in poi, la moltiplicazione esponenziale delle sedi, delle docenze, consulenze, rappresentanze, ai danni di chi queste cose le paga: il cittadino. Aprire gli occhi, altro che credere agli Universitari e a chi dice che "rappresenta" qualcun altro.

Il mondo dell'amministrazione ed istruzione pubblica italiana è fatto di raccomandazioni in cambio di favori di ogni genere, di consociativismo di amici, di cose di questo genere. Quante ne ho viste...

Ma il peggio è credergli quando poi si presentano come "quelli in gamba". In ogni settore, ormai i peggiori hanno preso il sopravvento nella grande e piccola amministrazione. Ne abbiamo avuto ancora conferme recenti...

26 gennaio 2015

Le porte chiuse. Ma non per tutti? Chi specula sul farmaco veterinario?

Certamente l'azione più incisiva e moderna sul tema del farmaco veterinario è stata realizzata nel corso dell'ultimo anno dal SIVeLP, e bisogna dare atto dopo al suo Segretario Nazionale Angelo Troi di aver colto nel segno molte volte, attuando una strategia efficace.

Il settore è purtroppo dominato dalle lobbies farmaceutiche, sia a livello nazionale che europeo, e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti (clicca)

a parità di principio attivo il farmaco veterinario italiano costa 3,4, 8,10 volte di più che non quello umano o quello europeo. Un vermifugo per cavalli costa in Italia più di venti euro, all'estero lo acquistate per dieci. 

Le confezioni sono inadeguate, talvolta sproporzionate, giustificate solo dal voler vendere più farmaco ad un prezzo più alto. Non si capisce perché a uguaglianza di prodotto, uno umano e uno veterinario, non si possa somministrare un prodotto umano e non uno veterinario, tanto più quando si parla di animali non destinati alla macellazione. 

I veterinari rischiano pesantissime sanzioni cercando di fare il corretto interesse del proprietario dell'animale, prescrivendo a parità efficacia il prodotto più economico. Addirittura è stato modificato anche il codice deontologico che in una versione di circa una decina di anni fa obbligava il veterinario a scegliere, in condizioni di eguaglianza, il prodotto meno costoso.

Il grosso problema è che qualcuno sta giocando anche con le istituzioni veterinarie, con la FNOVI e con gli Ordini.

Si è svolta recentemente una riunione esplicitamente "a porte chiuse" per parlare di questo problema nella sede della Federazione degli Ordini. La cosa strana è che non sia stato presente il Sindacato dei veterinari, tanto meno rappresentanze del movimento che in questo ultimo anno ha protestato contro lo stato di cose del farmaco veterinario, e che non si abbia nessun resoconto dettagliato di chi ha detto che cosa in questa riunione.

A giudicare da un intervento televisivo di ANMVI, associazione che ha un suo forte peso in FNOVI, si può ben temere che si voglia fare l'esercizio del Gattopardo, affermando di voler cambiare tutto perché non cambi in realtà niente. Si arriva alla solita richiesta di abbassare l'IVA sulle prestazioni veterinarie o sul farmaco veterinario, quando si dovrebbe sapere che verosimilmente questa richiesta non verrà accettata, che in altre nazioni l'IVA sul farmaco veterinario è addirittura più alta (in Francia il farmaco ha un'IVA normale del 19% esclusi i farmaci destinati alla riproduzione che pagano l'IVA al 10%), quand'anche questa richiesta venisse accolta creerebbe un ulteriore danno ai veterinari, derivante dal fatto che i veterinari possono dispensare il farmaco unicamente come "prestazione veterinaria", quindi con IVA al 22 + 2% di cassa previdenziale.

In competizione con i grossisti e i farmacisti, i veterinari partono svantaggiati proprio per questo motivo acquistano: acquistano il farmaco con l'Iva del 10% e devono rivenderlo con il 22 + 2%, lottando quindi ad armi impari

Quello che non si capisce è 

perché una lotta storica dei veterinari italiani, che hanno sempre affermato di voler vendere il farmaco come tutti i loro colleghi stranieri non venga portata avanti in questo momento.

Perchè tutti gli intervistati, dalla rappresentante del famoso "gruppo farmaco" della FNOVI al presidente ANMVI, non dicono una cosa molto semplice, e cioè che fare "vendere" e non "dispensare" il farmaco dai veterinari consentirebbe un abbattimento dei costi?

Esiste una forte pressione da parte di frange della professione veterinaria per costringere all'obbligatorietà dell'uso del farmaco veterinario, mantenendo la norma già in atto adesso. L'idea che queste frange hanno è che in tal modo si restringa il mercato e quindi la distribuzione tramite i veterinari se ne avvantaggi, traendone un reddito. Visione molto miope, soprattutto non funzionante, anche considerato il momento storico, in cui i proprietari hanno una grande attenzione al risparmio e quindi cercano sempre la fonte più economica.

Un altro brutto sospetto che viene è che le industrie farmaceutiche, fortemente sostenitrici di FNOVI e ANMVI tramite la pubblicità, esercitino una pressione per mantenere lo status quo, opponendosi a ogni riforma.

Le proposte invece che dovrebbero essere portate avanti, sentite dalla categoria, sono quelle di

- libertà di prescrizione tra farmaci umani e veterinari
- libertà di prescrizione di principio attivo
- possibilità per il veterinario di vendere il farmaco con Iva paritaria a quella dell'altra distribuzione (grossisti e farmacisti)
- libertà del veterinario di poter frazionare la confezione vendendo al proprietario unicamente la quantità necessaria alla terapia

La speranza è solo che la categoria smetta di abbeverarsi alle fontane dei facili slogan e luoghi comuni nella quale qualcuno cerca di spingerla e che soprattutto nessuno cerchi di giocare con le istituzioni veterinarie, togliendole dallo Stato di immobilismo e conservatorismo, con anche qualche dubbio peggiore, in cui versano adesso.

16 gennaio 2015

Perché i veterinari italiani e i movimenti animalisti non si amano? Alcune considerazioni.

Quali sono i rapporti tra la veterinaria e i movimenti animalisti, in Italia?
La domanda nasce dalla constatazione di un disagio diffuso tra i professionisti della salute degli animali e coloro i quali invece sono interessati personalmente, politicamente, culturalmente, al benessere degli animali.

A parlare con i veterinari, a leggerne le affermazioni sui sociali network o in generale, l'impressione che se ne ricava è che vi sia frizione se non addirittura vero e proprio conflitto. Una cosa strana, a pensarci. In fondo l'interesse comune è quello di un miglior stato dell'animale, quindi dovremmo aspettarci almeno un quieto vivere se non una sinergia. Perché ciò non avviene e addirittura sembra che soprattutto i professionisti siano risentiti contro coloro che amano gli animali?

Il punto fondamentale è certamente quello economico, perché soprattutto nella nostra nazione sembra essere diffusa la richiesta che la prestazione veterinaria sia effettuata a prezzi stracciati, a volte gratuiti, oppure venga pagata da parte dello Stato.

Tale richiesta, accoppiata ad un esteso senso del cosiddetto "amore per gli animali", disgiunto da un senso di "responsabilità per gli animali" produce effetti devastanti.

La prestazione veterinaria ha delle caratteristiche certamente peculiari, e quella che ci interessa qui è che il suo costo di produzione è alto. Lo so anch'io che un vaccino costa poco come materiale, ma le spese generali, la tassazione, la formazione ECM incidono pesantemente sul prezzo al consumatore.

Questo avviene per la prestazione veterinaria come per qualsiasi altro bene prodotto in Italia, lo sappiamo tutti. Aggiungiamo ancora il fatto che le prestazioni di urgenza richiedono una presenza costante del professionista all'interno del suo ambulatorio: se io vado dal veterinario alle 11 del mattino, lui ci mette anche solo un quarto d'ora a effettuare la prestazione, ma devo comunque capire che questa disponibilità continua ha un costo estremamente alto, perché richiede molte ore di presenza fisica all'interno dell'ambulatorio.

Nasce in qualche caso allora la pretesa che lo Stato si faccia carico delle spese veterinarie, soprattutto di quelle più comuni (sterilizzazioni sessuali) o impreviste e ad alto prezzo (interventi di urgenza, sostanzialmente). Tale richiesta è ovviamente slegata da ogni sensatezza economica.


Premesso che uguali prestazioni dovrebbero essere assicurate a tutti i cittadini, creare strutture veterinarie realmente efficienti sul territorio nazionale è praticamente impossibile senza un costo spropositato, e maturità vorrebbe si capisse che questo costo significa nuove tasse pagate dai cittadini, anche da quelli che non possiedono un animale.

Oltre tutto, si dovrebbe capire che tale assistenza sarebbe riservata a determinati animali e non ad altri, a cani e gatti si mentre magari ai conigli di affezione no. Inoltre, la prestazione veterinaria è fonte di responsabilità individuali, che devono sempre essere chiaramente individuate. Che si operi a vantaggio di un privato da parte di una struttura pubblica è francamente cosa difficile da realizzarsi, e a dire il vero non viene ipotizzata in nessun paese del mondo. In generale quindi, pensare che la finanza pubblica possa pagare i costi della veterinaria professionale è abbastanza insensato. Esiste, è vero, la questione degli animali randagi, ma anche questa viene affrontata molto spesso con superficialità, con la domanda rivolta ai veterinari "è un randagio, io faccio già opera di bene a dargli da mangiare, perché dovrei pagare pure le spese per la sua salute?", 

Anche questa è espressione di immaturità economica, pur se con qualche fondamento generale.

Un altro motivo di attrito tra i movimenti animalisti e la veterinaria nel suo complesso sta nell'atteggiamento spesso assolutistico e intransigente che in molti casi viene espresso da questi ultimi, relativamente ai più vari aspetti dell'economia contigua agli animali (allevamento e commercio, essenzialmente).

Questo è un problema anche più generale che riguarda la maturazione dei movimenti animalisti che devono scegliere se continuare con toni integralisti oppure cercare una mediazione all'interno della società per raggiungere obiettivi concreti.

In ogni caso, all'interno della veterinaria alcuni enti sembrano avere in qualche momento appoggiato i movimenti animalisti presumibilmente allo scopo di trarne un vantaggio politico.

Secondo me questo è capitato sia con la FNOVI che con ANMVI, probabilmente nel primo caso (e anche nel secondo) per trarne un vantaggio di visibilità politica, nel secondo sperando di ottenere un appoggio verso la promulgazione degli sciagurati LEAVET (livelli essenziali di assistenza in veterinaria), cosa che comunque a mio parere rivela una grande miopia strategica: se passassero i LEAVET noi troveremmo immediatamente aperti gli ambulatori pubblici, con il solito spreco italiano. Abbastanza illusorio pensare di trarne un profitto a titolo privato.

Anche alcuni veterinari assecondano, magari perché hanno un personale buon rapporto umano o commerciale con qualche associazione protezionistica, i movimenti animalisti. Intendiamoci, non generalizzo e penso che sia probabile che in alcune realtà si sia creata un'ottima sinergia veterinaria-animalismo con soddisfazione di entrambe le componenti. In ogni caso, mi pare che l'assecondamento sia più un cedere ai luoghi comuni da parte dei veterinari che non un comprendere la realtà veterinaria da parte degli enti animalisti. Abbiamo quindi l'appiattimento sulle posizioni delle sterilizzazioni, oppure le battaglie che vanno dal vegetarianesimo alla lotta ai circhi, insomma, mi sembra che in qualche caso i veterinari cerchino più di farsi belli con questi potenziali o reali clienti che non di intavolare un rapporto di reciprocità. Una presa di posizione un po' paracula, se mi è consentito il termine.

Le associazioni animaliste assorbono spesso buona parte dei soldi ricevuti per le proprie strutture, guardandosi bene dal destinarle all'effettiva salute degli animali. Prima ci sono i professionisti dell'animalismo, forme precursorie o pensionistiche di politici di serie B. Il singolo iscritto, certamente in buona fede, si trova quindi a vedere utilizzabile una minima percentuale del denaro che circola nel sistema, dovendo quindi risparmiare fino all'osso per compensare gli sprechi fatti ad alto livello.

Una delle cause fondamentali di questo rapporto difficile è certamente nella politica, che cerca un facile consenso con proclami di facciata relativi agli animali. Insomma, è ancora recente il fenomeno Dudù e quello di "veterinario gratis per tutti". La politica, che dovrebbe essere per definizione l'elaborazione di un terreno comune, una mediazione sociale tra le diverse esigenze, ha rinunciato in Italia a fare il proprio dovere, preferendo esprimersi con un tweet che non con ragionamenti magari più complicati.

All'interno della veterinaria abbiamo certamente una carenza di tipo filosofico, culturale, ma anche tecnica: manca una preparazione a discutere di questi temi in modo non ideologico e comprendendo appunto la necessità della mediazione culturale tra le diverse posizioni. Le nostre università non preparano, tanto più nel caso delle nuove leve, allevate culturalmente a pane e Disney, a questi discorsi, appunto culturali, filosofici e culturali.

Quello che manca è complessivamente un progetto, un programma globale che rifiuti la polarizzazione dei discorsi, cosa che invece abbiamo visto in questi anni, in cui si è preferito andare verso un estremismo, dividere le posizioni in modo assolutista in buoni e cattivi.

Certamente l'esperienza dei comitati bioetici, soprattutto del Comitato bioetico per la veterinaria, all'interno dell'Ordine di Roma, è stata importante e dobbiamo rimpiangere che sia naufragata a causa di personalismi, veti incrociati, posizioni forse di bandiera. Una possibile soluzione potrebbe essere, con condizioni da valutarsi, l'introduzione di una partecipazione diretta delle rappresentanze animaliste all'interno degli Ordini. So bene di far sobbalzare qualcuno sulla sedia, ma progettare un'integrazione tra la componente veterinaria e quella animalista potrebbe essere realmente una soluzione e una sinergia di funzionamento, sempre che nessuno cerchi di trarne un vantaggio di posizione, qualche movimento cercando di tirarne fuori un vantaggio commerciale, analogamente per qualche veterinario.

Un'altra delle mancate riforme che sta bloccando non solo la veterinaria, ma tutta l'Italia, dove manca una nuova progettualità e l'esplorazione di possibilità che portano con sé anche qualche incognita. Solo superando questo impasse l'Italia potrebbe sperare di ripartire, senza accettare invece l'inevitabile implosione per tutto il Paese. Ma questo è un discorso più complesso...

2 settembre 2014

Bravissimo veterinario senza spendere una fortuna. Ecco cosa fanno alcuni veterinari dipendenti pubblici. Quanti?

Trovo una risposta di una lettrice ad una mia lettera a La Stampa di qualche anno fa, non l'avevo mai vista e mi pare illuminante. Clicca qui per vederla

La mia era una risposta ad un precedente lettore che aveva protestato per l'alto costo della risonanza magnetica per gli animali, clicca qui per leggerla
Comunque, Silvia scrive:

"posseggo 2 gatti (di cui uno completamente sordo che era stato abbandonato per questo motivo) e un cane. Nonostante siano tre ho trovato in un bravissimo veterinario dell'Asl tutta la cura e l'amore verso gli animali senza spendere una fortuna. viene direttamente a casa e se è necessario un intervento prende l'animale con sè e provvede, quindi lo riporta a casa. Un precedente veterinario mi aveva spolpata viva per un intervento al mio gatto (aveva un tumore all'orecchio)procedendo per tentativi che alla fine hanno portato alla soppressione della bestiolina. Basta cercare e sicuramente si trova un medico che abbia a cuore gli animali senza dover ridurre i padroni sul lastrico!"
Ci sono tutti i paradigmi italiani:
- l'animale abbandonato perché malato e il bravo adottante
- l'amore per gli animali espresso in un costo basso della prestazione
- l'esagerazione (spolpata viva, finire sul lastrico)
- la fine tragica (la soppressione) peraltro a causa di una patologia di gravissima natura
- il pagamento in nero
- il paragonare mele con pere (una cosa grave come un tumore in un canale auricolare contro un generico "intervento")
ma soprattutto il bravissimo veterinario dell'asl che fa il doppio lavoro, nonostante probabilmente venga pagato dallo Stato per fare il tempo pieno e per l'esclusiva del rapporto di lavoro (altrimenti aprirebbe un ambulatorio, no?).

Checché se ne dica, ci siamo abituati a queste cose, soprattutto al dipendente pubblico che fa il doppio lavoro in nero. Niente di nuovo, tranquilli..
Lo fanno in tantissimi, è il loro leitmotiv, da sempre. E sono pure quelli che si vorrebbero presentare come "la veterinaria".

Silvia, non dire baggianate, prima cosa. Con affetto. Poi sappi che probabilmente stai scegliendo nel modo peggiore il veterinario, che ti va bene solo perché questo o lo porta in un ambulatorio da un libero professionista (speriamo) oppure lo opera sul tavolo dello sgabuzzino. E poi lo paghi anche con le tasse.
Contenta tu. Ma non consiglio a nessuno di scegliere il veterinario come fai tu. Davvero.

16 luglio 2014

Propongo Romano Marabelli come Capitano di nave da crociera, se se la scampa anche questa volta!

Le tempeste superate con ogni Governo da Romano Marabelli, Direttore Generale del Ministero della Sanità, sono infinite, ma questa pare davvero grossa. Lo scandalo Merial, denunciato da L'Espresso, da Il Fatto Quotidiano (clicca qui per l'estratto) sembra difficile da insabbiare. Secondo me i vertici veterinari  ministeriali dovrebbero essere davvero almeno sostituiti, non tanto (o non solo? Vedremo) per l'eventuale colpa che l'autorità giudiziaria potrà trovare, ma per la sicura responsabilità che Marabelli ed il suo entourage ai vertici della veterinaria hanno avuto nel creare il più farraginoso, burocratico, inefficace, costoso sistema di veterinaria che si potesse mai intuire, con le modalità di gestione del farmaco più astruse possibili, con norme impossibili da rispettare e senza logica alcuna.

A casa, subito. Tra l'altro, gli Ordini di rispettiva appartenenza apriranno un procedimento disciplinare? Certo dovrebbero farlo, vedremo. Come al solito, i veterinari pubblici vogliono entrare negli Ordini per trarne fuori periodi di aspettativa e mezze giornate di permesso pagato, poi quando si tratta di deontologia (qui sembrerebbe addirittura comparaggio ad enormi livelli) se ne chiamano fuori.

Comunque, se Marabelli se la scampasse, dovrebbe essere promosso, come uno Schettino che si salvasse, a Grande Ammiraglio di Grandi Navi. L'Inaffondabile, così lo chiameremo d'ora in poi. Se. Se...

15 maggio 2014

Inossidabile Marabelli.Nuovi scandali in vista. Ma lui non affonderà. Lo tengono a galla gli altri, peggio di lui.

Nessuno riesce a comprendere come faccia Romano Marabelli a resistere in modo inossidabile ai diversi governi, ministeri, scandali, che nel corso degli anni lo hanno chiamato in causa. Lo attaccò Report (clicca qui), e lui chiese 250.000 euro di danni, per quanto ci risulta mai riconosciuti, venne fuori lo scandalo Easypets, insomma, non è la prima volta che si accendono le luci in negativo sul Dirigente del Ministero, eppure Marabelli passa inalterato tra tutte le tempeste.

Adesso una nuova inchiesta coinvolge la moglie ed un giro di consulenze, come ricorda il Fatto Quotidiano (clicca qui). Io sarei per cambiare, di default, tutti i dirigenti pubblici dopo cinque, massimo dieci anni, quindi, certamente vedrei di buon occhio una sostituzione. Peraltro, a giudicare dai concreti effetti sulla veterinaria, non mi pare che il lavoro dei ministeriali abbia prodotto grandi risultati. Secondo me dovrebbero essere cambiati tutti.

Resta il fatto che probabilmente i suoi antagonisti sono pure peggio di lui, quindi si spiegherebbe la resistenza di Marabelli non con un fantomatico appoggio politico o di potentati economici, non con una rete di "amicizie"  ma piuttosto con il raffronto con la sua concorrenza. Non è un gran motivo per restar in auge, ma purtroppo in Italia basta ed avanza...

14 maggio 2014

Berlusconi ed il veterinario gratis

A me personalmente non desta molto scandalo il fatto che Berlusconi cerchi veterinari disposti a lavorare gratis per gli iscritti al suo partito, piuttosto dovremmo interrogarci, come categoria professionale, sul fatto che li trovi, e sono sicuro che se cercasse bene ne troverebbe molti.

Li troverebbe perché questi sarebbero convinti di averne un vantaggio economico finale, in altri termini, penserebbero di attirare clientela con un iniziale prezzo gratuito. Insomma, farebbero concorrenza, e fin qui non sarebbe nemmeno grave.

Il problema è che i veterinari non sanno fare altra concorrenza che non quella sul prezzo, per tanti motivi.

Certamente fondamentale in questo stato di cose è una scarsa educazione commerciale. Saper curare un animale non vuol dire conoscere i meccanismi fondamentali della vendita della propria professione. Alla base abbiamo la scarsa educazione finanziaria-economica degli italiani in generale, come pure la carente istruzione in questo settore da parte delle facoltà universitarie, ma anche il fatto che la concorrenza sia stata sempre vista come "tabù" da parte degli Ordini e quindi, anche una volta liberalizzata, vengano viste come disdicevoli le iniziative realmente promozionali, mentre sono ritenute in fondo ammissibili quelle che agiscono sulla leva del prezzo, malgrado in realtà non siano le più potenti.

A me sembra che in questo senso siano state estremamente deleterie iniziative patrocinate dalla Federazione degli Ordini o da ANMVI che hanno promosso il "Mese del cucciolo" o altre cose simili quando invece si doveva scegliere un meccanismo diverso. Non lo dico per critica verso le due entità, ma a scopo direi "pedagogico".

I prezzi sono visti come "paracarri" del valore delle cose. Per essere più chiaro, se io venissi a sapere che, anche per tempi limitati e in zone geograficamente molto distanti dalla mia, un'automobile di lusso viene venduta a un quarto del suo prezzo, il valore percepito dell'automobile verrebbe drasticamente limitato anche negli altri periodi dell'anno e per chiunque venga a conoscenza della riduzione di prezzo. Oltre tutto la grande e veloce diffusione tramite web delle informazioni tra rende la conoscenza degli sconti immediata a tutti i consumatori



Si può dire quindi che la prima botta al valore percepito della visita veterinaria è stata data da queste iniziative. Se so che uno stesso servizio viene venduto da qualcuno a 100 e da qualcun altro, anche per un periodo limitato, o una particolare contingenza, a 10, il ragionamento che mi viene mente e "ma quello che vende a 10 mica ci rimetterà, no?", per cui la percezione del valore si abbassa immediatamente.

Come se non bastasse, ci si aggiunge il potere devastante del prezzo "gratis". Il prezzo gratis è praticamente un ossimoro,  una pratica molto sofisticata in mano ad operatori esperti, mentre operatori poco accorti possono creare dei veri e propri disastri, come è avvenuto nel caso della veterinaria.

L'utilizzo del prezzo gratis è una fortissima distorsione del mercato che deve essere poi canalizzata nei mezzi giusti, affinché si crei un rapporto con il cliente. In mano a chi non sa utilizzare i meccanismi commerciali, il rischio è che si abbia unicamente un effetto di momentanea attrattiva seguito da una diminuzione drastica del valore percepito.

Per comprendere il potere della parola "gratis", sono stati fatti molti esperimenti che confermano la capacità di un'attrazione del genere, anche a discapito della razionalità economica. Un esempio: se vi venisse proposto di ricevere a vostra scelta un buono sconto del valore di dieci euro per il vostro supermercato preferito, consegnatovi gratuitamente, oppure un buono sconto del valore di venti euro, per il quale dovreste invece pagare sette euro, quale scegliereste?

Statisticamente, la maggioranza, soprattutto se coinvolta in un meccanismo che non consenta un grande ragionamento (ad esempio la rapidità, la velocità nell'indicare la propria scelta) sceglie il buono da 10 euro regalato, mentre il calcolo economico farebbe invece scegliere quello da venti, che contiene la maggiore utilità. 

Perché? I motivi sono molti e qualche studioso li ha individuati nel contesto legato "alla paura di perdere qualcosa". Se chiedete a qualcuno che aderisce ad un'offerta gratuita perché lo fa, questi vi dirà "perché non rischio nulla, mal che vada sono come prima", anche se questo è spesso un ragionamento distorto.

Secondo me, avere introdotto operazioni gratis nella dinamica della veterinaria ha scatenato un virus sia tra i clienti (ma questo sarebbe il problema minore) che tra i veterinari stessi, che riescono a concepire quindi di poter operare gratis. 

Non è così, soprattutto in tempi di crisi, ma ormai i veterinari sono in trappola e di fronte a qualsiasi Berlusconi che arrivi a proporre loro un'iniziativa di visite gratuite promozionali, loro non si tirano indietro, proprio perché la FNOVI e ANMVI ci hanno detto che lavorare gratis può portare un successivo reddito, noi non abbiamo esitazioni a farlo, purtroppo sbagliando drasticamente e peggiorando il circolo vizioso.

Notare bene che sarebbero molto preferibili iniziative di prezzo scontato per un periodo limitato, come quelle che sono state fatte ad esempio su Groupon, aspramente criticate invece dal sistema degli Ordini. Ma quelle iniziative erano invece corrette dal punto di vista commerciale e della trasmissione del valore della prestazione veterinaria: si riferivano ad un ambito estremamente limitato, ad un'iniziativa ristretta come numero di adesioni e come possibilità. Il cliente capiva benissimo che si trattava di un'occasione particolare, di un'iniziativa promozionale, mentre nel caso della visita gratuita si perde completamente il senso del valore di quello che si sta acquistando: se lo acquisto a zero, anche solo per un momento, vorrà dire che in qualche maniera il veterinario non ci rimetterà mica, no? Non si è mai visto in ambito commerciale, e non si vedrà mai, un'iniziativa in cui vi viene regalato un televisore in cambio di niente. Ve lo danno se comprate altro, se comprate un salotto, se spendete in altra maniera, ma altrimenti il massimo che potrete avere sarà un piccolo gadget regalato, non certo un bene importante.

Dispiace che questa ignoranza fondamentale dei meccanismi di valutazione del valore e formazione del prezzo sia condivisa da chi dovrebbe essere la classe dirigente della veterinaria italiana, invece di saper diffondere una giusta cultura economica applicata.


Il consiglio pratico per i veterinari è quello di non aderire a iniziative del genere ma piuttosto di effettuare una sana concorrenza basata sulla prestazione offerta e sulla comunicazione del valore, piuttosto che sul prezzo. Per i proprietari il consiglio è invece diverso: cercate di bidonare tutti e due, sia chi vi chiede il voto che chi vi offre la prestazione gratuita. Cercate di ottenere il meglio dalla prestazione gratuita e poi non votate chi vi chiede il voto. Tutti e due si devono prendere una lezione, in fondo se la sono cercata.

"Datemi un uomo disposto a lavorare gratis, e vi darò uno stronzo buono a nulla"
Charles Bukowsky, "Panino al prosciutto", ed. Guanda, pag. 212.