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17 dicembre 2018

Ogni tanto qualcuno scrive a La Stampa..

Ce ne sono state altre, e periodicamente ritornano.

Mia lettera a La Stampa. Non pubblicata, ma mi pare utile si conosca e si rifletta.
La lettera del 13 dicembre in coda.

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Lavoro come veterinario da trent'anni, e periodicamente si leggono lettere che lamentano un costo eccessivo delle prestazioni della mia categoria, unici professionisti che sono a disposizione del pubblico 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno. Il lettore che si lamenta dell'IVA degli alimenti per animali (ma perché non cucina la carne tritata? Avrebbe risolto il suo problema) e delle tariffe "pazzesche" dovrebbe riflettere sui costi dei materiali, tasse (tra cui la stessa IVA al 22%), strumenti, formazione, dipendenti per un servizio specialistico di questo livello. Invece da un lato il lettore non vuole le tasse (l'IVA) dall'altro vuole più prestazioni pubbliche (veterinarie) che peraltro il sistema pubblico non potrebbe fornire, occorrendo dedizione , competenze, investimenti ora inattuabili. E che comunque pagherebbero tutti i cittadini. Esistono assicurazioni sanitarie per i propri animali, che i proprietari responsabili dovrebbero utilizzare. Più ancora della lamentela gratuita.
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Da qualche giorno, sugli scontrini degli Ipermercati compare accanto al prezzo anche l’Iva relativa al prodotto. Con grande stupore ho notato che gli alimenti per cani ma credo per tutti gli animali domestici abbiano un Iva al 22%, come se possedere un animale domestico sia un lusso, si tratta di alimenti, mica di un cappottino o una spazzola, anche il cane o il gatto deve mangiare, come tutti gli esseri viventi. Gli alimenti per gli umani hanno in genere un Iva al 4% o 10%. Se poi vogliamo proprio mettere il dito nella piaga, anche le prestazioni veterinarie hanno tariffe pazzesche, ancora oggi non mi spiego come mai non esista un ticket sanitario per le prestazioni e i farmaci in base al reddito del proprietario. Ci sono anziani soli che trovano negli animali una compagnia ma spesso non hanno le possibilità economiche per curarli. Si pubblicizza di adottare un animale presso i canili e gattili ma poi non si fa nulla per aiutare anche le persone che lo fanno e che dimostrano soprattutto sensibilità ed amore per gli animali».

26 luglio 2018

Clamorosa dimostrazione di inefficienza del sistema veterinario pubblico. Chiedono a noi i dati delle autorizzazioni da loro stessi concesse!

Nella nuova dimostrazione di insipienza del sistema pubblico che è la Ricetta Elettronica Veterinaria, ora rinviata di alcuni mesi per palese incapacità tecnica, spunta una perla che ci mancava, mai vista: ci sono ASL che chiedono ai veterinari liberi di comunicare gli estremi delle Autorizzazioni ASL che loro stesse hanno concesso, al fine di poterli immettere nel sistema Ricetta Elettronica. Insomma, come se ad un cittadino arrivasse una lettera che dice: "Comunicaci il numero della tua patente perché noi non lo abbiamo". Vi fidereste di un sistema simile? In un Paese moderno, una richiesta simile scatenerebbe la richiesta di dimissione dei Responsabili, in Italia questa viene addirittura avallata da alcuni Ordini!

Fermo restando che alcune Regioni non intendono smantellare i loro "regionali" sistemi informatici, con una duplicazione di dati assolutamente irrazionale, qui siamo al parossismo dell'idiozia, senza nessuno che dica niente??

OGGETTO: FARMACO SORVEGLIANZA - RICETTA ELETTRONICA - CENSIMENTO STRUTTURE  (protocollo 32759 del 18/07/2018)

Gentile Collega,
in vista della prossima adozione della ricetta elettronica veterinaria, emerge la necessità di trasmettere alle Asl competenti, la Scheda di Rilevazione dati delle strutture veterinarie relativa alla Vs. attività, al fine di permettere il censimento aggiornato ed il successivo carimento dei dati sul Sistema Informatico Regionale e centrale (Vetinfo).
Si precisa che tutti i campi presenti nella scheda sono indispensabili per il completo caricamento al fine di poter adottare la ricetta elettronica veterinaria.
Si prega di inviare entro una settimana la suddetta scheda esclusivamente tramite posta elettronica agli indirizzi indicati nell'intestazione del modulo, con i seguenti allegati:
1. copia dell'autorizzazione della struttura; 2. copia dell'autorizzazione alla detenzione scorte farmaci veterinari (in caso ne siate sprovvisti siete pregati di richiedere all'Asl il fac simile della domanda autorizzativa di cui all'art. 84 del D.L. 06/04/2006 nr. 193).
Si porgono cordiali saluti.

(seguono i recapiti-firma delle ASL)

Appunto, le autorizzazioni sono concesse dalle ASL, e ora queste le richiedono ai liberi professionisti. Ma che Nazione è questa??

Fermo restando che è inammissibile che debba esserci "l'autorizzazione alle scorte". In un sistema moderno il veterinario mette i dati, mette "autorizzazione alle scorte" ed è automaticamente concessa. Tutto l'impianto legge rivela la concezione borbonica del servizio pubblico come potere e mai servizio. Dimettetevi, questa dovrebbe essere l'unica richiesta. Peggio di così non potete fare...

31 maggio 2017

Il prezzo del farmaco, non solo in Italia. Ordinari momenti di distorsione del mercato..

Non solo in Italia i prezzi dei farmaci sono distorti da meccanismi poco chiari. Negli Stati Uniti è in discussione una proposta di legge che permetterebbe agli americani di importare stessi farmaci più economici da altri stati, come ad esempio il Canada. Inoltre si parla di imporre un limite massimo di otto mesi affinché la FDA approvi le licenze per farmaci generici.


Nella foto, Bernie Sanders, Senatore, terzo incomodo nella campagna presidenziale USA 2016, mentre mostra le differenze di prezzo tra USA e Canada.

Il meccanismo lobbistico dell'industria farmaceutica è potentissimo, in USA come nel resto del mondo.
Nella foto, una rappresentanza dell'associazione farmacisti incontra i legislatori. 

Cosa cambia dagli Stati Uniti all'Italia? Sicuramente la maggior commistione tra potere, informazione e rappresentanza dei cittadini, poi un atteggiamento più supino del nostro popolo, che accetta maggiormente dichiarazioni ideologiche piuttosto che affermazioni concrete da parte dei politici, ed ovviamente una politica solo apparentemente puritana dell'America, ma che produce maggior trasparenza ed azione.

In quanto al farmaco veterinario, l'Italia patisce la presenza dell'industria dei grossisti, della mancanza di una distribuzione diretta da parte dei veterinari, di un Ministero che non agisce incisivamente per migliorare questo stato di cose, insomma, un ritardo secolare di uno stato borbonico. Purtroppo, con la fiammata conservatrice in atto, il prezzo dei farmaci veterinari sembra destinato a restare distorto per molto tempo ancora....

30 maggio 2017

Il caso Soliphen e la risposta del Ministero

Un po' tutta Italia si è interessata al caso Soliphen, un caso che a mio parere meriterebbe un intervento dell'Autorità Antitrust, per come si è svolto (clicca qui). Ma la cosa più comica è la risposta, giunta due giorni prima della fatidica data, che potete leggere qui.
Una cosa scritta così oscenamente può ricevere un solo commento, di pari dignità:

Ma come cavolo scrivete?
Non si capisce un cavolo
Non avete capito un cavolo

Parafrasando Nanni Moretti nella famosa frase di Palombella Rossa

Se scrivi confuso
sei confuso
e vivi confuso

E soprattutto vuoi far vivere tutti nella confusione, per trarne un potere burocratico. Ormai ci siamo abituati, ad un Ministero che troppo spesso prende posizioni a favore delle industrie farmaceutiche, e lascia i cittadini, gli utenti, che tra l'altro pagano i costosi stipendi dei boiardi di Stato, totalmente preda di norme vergognose.

Purtroppo, a distanza di tempo, tutto viene trattato usando il metodo italiano, lascia passare il tempo e tutto viene dimenticato...

6 novembre 2015

Clamorosa figura di ignoranza in televisione per Chiara Durio, Presidente AISA. O voluto errore?

 Clamorosa affermazione ieri sera a "Porta a porta" di Chiara Durio, Presidente di Zoetis oltre che di AISA, Associazione che riunisce i produttori di farmaci veterinari.

La Durio  per ovviare all'alto costo dei farmaci veterinari ha invitato gli italiani ad usare "i farmaci veterinari generici", che notoriamente NON esistono.

Non ci si stupisce più di nulla, ma qui si stenta a non scoppiare a ridere. Oppure a dubitare della buona fede di qualcuno che volendo evitare argomenti spinosi si rifugi in false affermazioni. Chiediamo ufficialmente una ritrattazione della Durio, oltre a chiederci che credibilità può avere una Presidente simile??

30 maggio 2015

Don Abbondio e la veterinaria: dove un Ordine mostra di non aver idea della propria funzione...

La questione della "giovane" (a dire il vero ha 34 anni, certamente giovane ma penso che abbia tutto il diritto di essere chiamata veterinaria e basta) veterinaria diPadova che si è vista imbrattare le vetrine del suo ambulatorio per una questione relativa ad un gattino curato o non curato che sia, mi pare interessante per alcuni spunti di riflessione più generale.

Innanzitutto la riconfermata carenza di autorevolezza da parte dei veterinari, fatto sul quale occorrerebbe riflettere in modo più ampio e con alcune interessanti valutazioni, ma che qui tralasciamo. Affermo questo non tanto per l’episodio in sé, ma per una serie di lamentele espresse dai veterinari in più sedi, tutte dello stesso tenore. Fenomeno generale per i professionisti, ma probabilmente complicato da alcune situazioni tutte veterinarie: molti giovani senza una reale esperienza, poco senso imprenditoriale, realtà diffuse molto piccole. Cosa sta capitando alla veterinaria italiana?

La parte importante delle considerazioni è però il comunicato ufficiale dell'Ordine di Padova che a me sembra quanto di più tartufesco e fariseo potesse venire in mente.

Sostanzialmente il comunicato dice: "solidarietà alla collega perché non è così che si critica qualcuno" e fin qui pienamente d'accordo.

Dove casca l'asino e si rivela o malafede o una paurosa ignoranza dei meccanismi di funzionamento dell'Ordine che si amministra è nella parte finale del comunicato, ed in generale nell’impostazione dell’Ordine, che sostanzialmente dice "se volete segnalare un fatto deontologico lo potete fare attraverso l'Ordine e noi ne terremo conto. A tutt'oggi non è pervenuta nessuna segnalazione da parte di chicchessia e quindi noi non facciamo niente di più". La colossale ignoranza è relativa al meccanismo di attivazione di un Ordine, che assolutamente non richiede una "segnalazione", nel senso che un procedimento disciplinare non necessita minimamente che qualcuno scriva segnalando dei fatti, basta che l’Ordine giunga a conoscenza di un qualcosa per doversi porre il problema "questo iscritto ha offeso il decoro, i cardini della nostra professione?".

Venuto a conoscenza per pubblica nozione o in qualsiasi modo di un fatto che potrebbe avere rilevanza deontologica e disciplinare,il Presidente procede ad un colloquio preliminare, che non è ancora un procedimento disciplinare, ma unicamente una valutazione dei fatti, una fase istruttoria. Dopo questo colloquio il Presidente riferisce al Consiglio direttivo se ritiene o no di aprire un procedimento disciplinare.

Il Consiglio deciderà quindi se aprire o no il vero procedimento disciplinare, dove il professionista viene convocato per ulteriori domande, potendo nel contempo presentare anche le sue affermazioni.

Il Consiglio può anche non accettare il parere preliminare del Presidente e decidere in senso contrario a quello che questi aveva proposto, in altri termini può decidere di aprire un procedimento anche se il Presidente riteneva di non doverlo fare o viceversa. L'apertura di un procedimento disciplinare è un atto formale ben preciso e codificato, ufficiale.

Il Consiglio dell'Ordine di Padova sbaglia quindi completamente e addirittura potrebbe anche incorrere in un’omissione, perché non può dire "in mancanza di segnalazione noi non facciamo niente": l'avvenuta conoscenza c'è, inoppugnabile, testimoniata dallo stesso comunicato ufficiale.

Che cosa avrebbe quindi dovuto fare il Consiglio dell'Ordine?

Molto semplicemente, convocare la Collega, ascoltarla, il Presidente avrebbe dovuto valutare i fatti e, in caso di manifesta infondatezza, dichiarare il non luogo a procedere, mancando gli estremi per l'apertura di un procedimento disciplinare. In caso di dubbio eventualmente cercare e valutare altre testimonianze, dopo di che emettere un giudizio, di assoluzione o colpevolezza. Certamente è omissivo dire "se non fate una denuncia esplicita noi non ci muoviamo".


A me il comunicato sembra un barcamenarsi facendo un po' bella figura con la pancia della categoria (la prima parte e il generico sostegno nei confronti della Collega) e poi lavandosene le mani in modo pilatesco (la parte dove si afferma che non avendo ricevuto segnalazioni i fatti è come se non esistessero). Non è così. L’Ordine avrebbe dovuto esaminare i fatti e poi assolvere o incolpare, ma questo avrebbe significato attirarsi le ire o della professionista o degli animalisti, e quindi, meglio non scegliere, fare come Don Abbondio. E’ Italia, è veterinaria…

4 aprile 2015

Uno spaccato dell'Università. Dall'assassinio Musy alla veterinaria.

Leggo le cronache dell'assassinio Musy, maturato nel frammisto di Università e politica, e ci trovo tutto quello che chiunque abbia conosciuto l'Università italiana conosce: i docenti fanatici ed egocentrici, affamati di potere, le bassezze e meschine rivalità del mondo universitario, le assistenti amanti e le studentesse affascinate (e forse di più) dai professori.

L'Università è così: ci sono le arriviste che la davano al docente di Farmacologia per superare l'esame difficile, i Docenti che si procurano consulenze ben remunerate, i concorsi taroccati per favorire in ogni posizione amanti, amici, parenti, le rivalità che diventano odio per motivi ben concreti (soldi, potere). Il peggio è che poi te le ritrovi nel mondo professionale, a dare consulenze ministeriali, a fare "gli esperti" di questo o quell'altro, a cercare sempre il potere, con gli stessi metodi che hanno imparato ad usare nel mondo universitario.

Le ho viste a Veterinaria, le abbiamo visto in ogni campo, e forse l'Università è molto peggio del mondo "reale". Qui si annidano giovani imberbi e anziani professori, soldi, politica, appoggi, insomma, il peggio di tutto.

L'Università italiana è anche il peggio delle Università, eppure, con questo meccanismo, continua da decenni ad imbrogliare tutto, e Veterinaria non si tira indietro: ci sono molti posti, molti interessi, è una delle facoltà che fa spendere più soldi, quindi ben appetibile. Da qui in poi, la moltiplicazione esponenziale delle sedi, delle docenze, consulenze, rappresentanze, ai danni di chi queste cose le paga: il cittadino. Aprire gli occhi, altro che credere agli Universitari e a chi dice che "rappresenta" qualcun altro.

Il mondo dell'amministrazione ed istruzione pubblica italiana è fatto di raccomandazioni in cambio di favori di ogni genere, di consociativismo di amici, di cose di questo genere. Quante ne ho viste...

Ma il peggio è credergli quando poi si presentano come "quelli in gamba". In ogni settore, ormai i peggiori hanno preso il sopravvento nella grande e piccola amministrazione. Ne abbiamo avuto ancora conferme recenti...

16 gennaio 2015

Perché i veterinari italiani e i movimenti animalisti non si amano? Alcune considerazioni.

Quali sono i rapporti tra la veterinaria e i movimenti animalisti, in Italia?
La domanda nasce dalla constatazione di un disagio diffuso tra i professionisti della salute degli animali e coloro i quali invece sono interessati personalmente, politicamente, culturalmente, al benessere degli animali.

A parlare con i veterinari, a leggerne le affermazioni sui sociali network o in generale, l'impressione che se ne ricava è che vi sia frizione se non addirittura vero e proprio conflitto. Una cosa strana, a pensarci. In fondo l'interesse comune è quello di un miglior stato dell'animale, quindi dovremmo aspettarci almeno un quieto vivere se non una sinergia. Perché ciò non avviene e addirittura sembra che soprattutto i professionisti siano risentiti contro coloro che amano gli animali?

Il punto fondamentale è certamente quello economico, perché soprattutto nella nostra nazione sembra essere diffusa la richiesta che la prestazione veterinaria sia effettuata a prezzi stracciati, a volte gratuiti, oppure venga pagata da parte dello Stato.

Tale richiesta, accoppiata ad un esteso senso del cosiddetto "amore per gli animali", disgiunto da un senso di "responsabilità per gli animali" produce effetti devastanti.

La prestazione veterinaria ha delle caratteristiche certamente peculiari, e quella che ci interessa qui è che il suo costo di produzione è alto. Lo so anch'io che un vaccino costa poco come materiale, ma le spese generali, la tassazione, la formazione ECM incidono pesantemente sul prezzo al consumatore.

Questo avviene per la prestazione veterinaria come per qualsiasi altro bene prodotto in Italia, lo sappiamo tutti. Aggiungiamo ancora il fatto che le prestazioni di urgenza richiedono una presenza costante del professionista all'interno del suo ambulatorio: se io vado dal veterinario alle 11 del mattino, lui ci mette anche solo un quarto d'ora a effettuare la prestazione, ma devo comunque capire che questa disponibilità continua ha un costo estremamente alto, perché richiede molte ore di presenza fisica all'interno dell'ambulatorio.

Nasce in qualche caso allora la pretesa che lo Stato si faccia carico delle spese veterinarie, soprattutto di quelle più comuni (sterilizzazioni sessuali) o impreviste e ad alto prezzo (interventi di urgenza, sostanzialmente). Tale richiesta è ovviamente slegata da ogni sensatezza economica.


Premesso che uguali prestazioni dovrebbero essere assicurate a tutti i cittadini, creare strutture veterinarie realmente efficienti sul territorio nazionale è praticamente impossibile senza un costo spropositato, e maturità vorrebbe si capisse che questo costo significa nuove tasse pagate dai cittadini, anche da quelli che non possiedono un animale.

Oltre tutto, si dovrebbe capire che tale assistenza sarebbe riservata a determinati animali e non ad altri, a cani e gatti si mentre magari ai conigli di affezione no. Inoltre, la prestazione veterinaria è fonte di responsabilità individuali, che devono sempre essere chiaramente individuate. Che si operi a vantaggio di un privato da parte di una struttura pubblica è francamente cosa difficile da realizzarsi, e a dire il vero non viene ipotizzata in nessun paese del mondo. In generale quindi, pensare che la finanza pubblica possa pagare i costi della veterinaria professionale è abbastanza insensato. Esiste, è vero, la questione degli animali randagi, ma anche questa viene affrontata molto spesso con superficialità, con la domanda rivolta ai veterinari "è un randagio, io faccio già opera di bene a dargli da mangiare, perché dovrei pagare pure le spese per la sua salute?", 

Anche questa è espressione di immaturità economica, pur se con qualche fondamento generale.

Un altro motivo di attrito tra i movimenti animalisti e la veterinaria nel suo complesso sta nell'atteggiamento spesso assolutistico e intransigente che in molti casi viene espresso da questi ultimi, relativamente ai più vari aspetti dell'economia contigua agli animali (allevamento e commercio, essenzialmente).

Questo è un problema anche più generale che riguarda la maturazione dei movimenti animalisti che devono scegliere se continuare con toni integralisti oppure cercare una mediazione all'interno della società per raggiungere obiettivi concreti.

In ogni caso, all'interno della veterinaria alcuni enti sembrano avere in qualche momento appoggiato i movimenti animalisti presumibilmente allo scopo di trarne un vantaggio politico.

Secondo me questo è capitato sia con la FNOVI che con ANMVI, probabilmente nel primo caso (e anche nel secondo) per trarne un vantaggio di visibilità politica, nel secondo sperando di ottenere un appoggio verso la promulgazione degli sciagurati LEAVET (livelli essenziali di assistenza in veterinaria), cosa che comunque a mio parere rivela una grande miopia strategica: se passassero i LEAVET noi troveremmo immediatamente aperti gli ambulatori pubblici, con il solito spreco italiano. Abbastanza illusorio pensare di trarne un profitto a titolo privato.

Anche alcuni veterinari assecondano, magari perché hanno un personale buon rapporto umano o commerciale con qualche associazione protezionistica, i movimenti animalisti. Intendiamoci, non generalizzo e penso che sia probabile che in alcune realtà si sia creata un'ottima sinergia veterinaria-animalismo con soddisfazione di entrambe le componenti. In ogni caso, mi pare che l'assecondamento sia più un cedere ai luoghi comuni da parte dei veterinari che non un comprendere la realtà veterinaria da parte degli enti animalisti. Abbiamo quindi l'appiattimento sulle posizioni delle sterilizzazioni, oppure le battaglie che vanno dal vegetarianesimo alla lotta ai circhi, insomma, mi sembra che in qualche caso i veterinari cerchino più di farsi belli con questi potenziali o reali clienti che non di intavolare un rapporto di reciprocità. Una presa di posizione un po' paracula, se mi è consentito il termine.

Le associazioni animaliste assorbono spesso buona parte dei soldi ricevuti per le proprie strutture, guardandosi bene dal destinarle all'effettiva salute degli animali. Prima ci sono i professionisti dell'animalismo, forme precursorie o pensionistiche di politici di serie B. Il singolo iscritto, certamente in buona fede, si trova quindi a vedere utilizzabile una minima percentuale del denaro che circola nel sistema, dovendo quindi risparmiare fino all'osso per compensare gli sprechi fatti ad alto livello.

Una delle cause fondamentali di questo rapporto difficile è certamente nella politica, che cerca un facile consenso con proclami di facciata relativi agli animali. Insomma, è ancora recente il fenomeno Dudù e quello di "veterinario gratis per tutti". La politica, che dovrebbe essere per definizione l'elaborazione di un terreno comune, una mediazione sociale tra le diverse esigenze, ha rinunciato in Italia a fare il proprio dovere, preferendo esprimersi con un tweet che non con ragionamenti magari più complicati.

All'interno della veterinaria abbiamo certamente una carenza di tipo filosofico, culturale, ma anche tecnica: manca una preparazione a discutere di questi temi in modo non ideologico e comprendendo appunto la necessità della mediazione culturale tra le diverse posizioni. Le nostre università non preparano, tanto più nel caso delle nuove leve, allevate culturalmente a pane e Disney, a questi discorsi, appunto culturali, filosofici e culturali.

Quello che manca è complessivamente un progetto, un programma globale che rifiuti la polarizzazione dei discorsi, cosa che invece abbiamo visto in questi anni, in cui si è preferito andare verso un estremismo, dividere le posizioni in modo assolutista in buoni e cattivi.

Certamente l'esperienza dei comitati bioetici, soprattutto del Comitato bioetico per la veterinaria, all'interno dell'Ordine di Roma, è stata importante e dobbiamo rimpiangere che sia naufragata a causa di personalismi, veti incrociati, posizioni forse di bandiera. Una possibile soluzione potrebbe essere, con condizioni da valutarsi, l'introduzione di una partecipazione diretta delle rappresentanze animaliste all'interno degli Ordini. So bene di far sobbalzare qualcuno sulla sedia, ma progettare un'integrazione tra la componente veterinaria e quella animalista potrebbe essere realmente una soluzione e una sinergia di funzionamento, sempre che nessuno cerchi di trarne un vantaggio di posizione, qualche movimento cercando di tirarne fuori un vantaggio commerciale, analogamente per qualche veterinario.

Un'altra delle mancate riforme che sta bloccando non solo la veterinaria, ma tutta l'Italia, dove manca una nuova progettualità e l'esplorazione di possibilità che portano con sé anche qualche incognita. Solo superando questo impasse l'Italia potrebbe sperare di ripartire, senza accettare invece l'inevitabile implosione per tutto il Paese. Ma questo è un discorso più complesso...

22 agosto 2014

Proteste di un furore cieco illuminante per la clinica Pani e Pesci.

Alla fine il bando per la Clinica "Pani e Pesci", Clinica Veterinaria Gratuita del Comune di Milano, è uscito. Clicca qui per vederlo

Il posto a me non sembra poi nemmeno così comodo o prestigioso (clicca qui)

A dire il vero, a me sembra un'iniziativa un po' paracula. Ho un locale (nemmeno tanto grosso, 200 mq non sono molti per una struttura veterinaria) in un posto del menga che se lo lascio vuoto arrivano gli squatter o immigrati clandestini, faccio un bando demagogico per farmi bello, parlo di clinica veterinaria gratuita di fatto irrealizzabile (non sarebbe gratuita, ma a spese di altri, per essere gratuita dovrei metterci IO, Comune, i soldi), faccio pure il furbo con un bando per tre anni (se poi funziona vediamo, e comunque non mi impegno), insomma, prometto pure io pani e pesci, ma solo se arriva Gesù Bambino. In conclusione, in un mondo normale, il bando varrebbe ne più ne meno che una scritta Gesù sta arrivando, da riderci sopra.

E invece no. Apriti cielo, proteste di furore, ma soprattutto proteste strane, a pensarci bene.

Protesta l'Ordine dei Veterinari, e qui ci sta, anche se la protesta di questo tipo pare un po' insipida. Che vuol dire "volevamo la certezza che le prestazioni fossero destinate solo agli indigenti"? Non esiste nessun modo concreto di controllare una cosa simile, soprattutto in Italia, lo sappiamo bene. Protesta ANMVI; e questa potrebbe starci, pur con una qualche stranezza, che poi vedremo.
Ma sopratttutto protesta ENPA. ENPA?? (Clicca qui per vedere come strilla ENPA Milano) Ma se a Torino o a Trieste lo fanno loro, perché protestare a Milano??

A me viene in mente un unico motivo, anche collegato al fatto che non mi risulta che ENPA avesse protestato PRIMA della pubblicazione del bando: perché non lo può gestire lei. Se non fosse così, quale altro senso?

In quanto ad ANMVI, che senso ha prima dire che l'esigenza di cure per i proprietari disagiati è reale e poi protestare? Solo perchè non ci si affida alla tua "rete di strutture veterinarie private"? O la fai tu oppure non va bene? Ovvio che non ci sia un senso. Va solo bene se la fanno come vuoi tu? (clicca qui per vedere ANMVI che chiede la veterinaria sociale che poi rifiuta)

In conclusione, da un punto di vista generale, mi sembra che sia la solita iniziativa bislacca di una dirigenza della veterinaria, che non sa cosa fare, dilettanti allo sbaraglio, che vediamo da 15 anni, cose senza capo ne coda. Poi, nel caso singolo, solo un dubbio: non è che ci si aspettava un bando pilotato, che dovevano vincere i soliti noti, e poi si protesta perché non è andata come si voleva?


21 agosto 2014

Dottor Google, Veterinario.

Un sondaggio tra i veterinari inglesi che si occupano di piccoli animali rivela dei numeri che possiamo pensare siano molto vicini alla realtà anche italiana.
il 98% degli intervistati dice che i proprietari di animali prima di rivolgersi a loro hanno consultato "Dr. Google", nel senso che il materiale trovato su Internet influenza il loro comportamento nell'occasione di un problema per il loro animale. In compenso solo il 6% dei veterinari intervistati ritiene che questa ricerca Internet sia stata effettivamente utile ai fini della terapia del soggetto, anzi, l'80% ha visitato il paziente più tardi di quanto avrebbe dovuto, con il risultato che è peggiorato il decorso della patologia.

L'81% dei veterinari ritiene che questa ricerca Internet abbia alla base una motivazione economica, con la ricerca una diagnosi e terapia più economica, oppure a costo zero.

Per i professionisti è frustrante il pensare che, anche in buona fede, venga paragonata l'esperienza di un professionista laureato con una ricerca basata su fonti inattendibili.

Leggi l'articolo cliccando qui

Alcune considerazioni. Innanzitutto mi sembrano  sondaggi molto utili, estremamente distanti come impostazione da quelli che vengono effettuati in Italia, molto spesso autoreferenziali e centrati più per dare l'impressione alla categoria dei veterinari "che si sta facendo qualcosa" che non per avere un effettivo dato su cui ragionare.

Secondariamente, continua il divario tra i professionisti e internet. Se i proprietari trovassero pagine attendibile, create dai veterinari, serie, referenziate, probabilmente sceglierebbero queste. Se non lo fanno, probabilmente è perché queste pagine non ci sono.

Cosa fare:
-se siete un proprietario, prestate effettivamente attenzione alle fonti da cui attingere informazioni. È corretto che voi chiediate al professionista di approfondire, di fornirvi magari anche indicazioni sulle migliori fonti del Web, e perché no potete magari anche cercare un professionista che abbia un rapporto meno conflittuale con Internet. Se ignora questa fonte di informazioni non lo fa solo con voi, ma anche nei confronti dell'aggiornamento personale.
- Se siete un veterinario, non lasciate soli i vostri clienti in questa ricerca internet. Fornire fonti attendibili, contenuti, è qualcosa che vi può premiare professionalmente, oltre che un modo per aggiornarvi, direi quasi un dovere etico.

15 maggio 2014

Inossidabile Marabelli.Nuovi scandali in vista. Ma lui non affonderà. Lo tengono a galla gli altri, peggio di lui.

Nessuno riesce a comprendere come faccia Romano Marabelli a resistere in modo inossidabile ai diversi governi, ministeri, scandali, che nel corso degli anni lo hanno chiamato in causa. Lo attaccò Report (clicca qui), e lui chiese 250.000 euro di danni, per quanto ci risulta mai riconosciuti, venne fuori lo scandalo Easypets, insomma, non è la prima volta che si accendono le luci in negativo sul Dirigente del Ministero, eppure Marabelli passa inalterato tra tutte le tempeste.

Adesso una nuova inchiesta coinvolge la moglie ed un giro di consulenze, come ricorda il Fatto Quotidiano (clicca qui). Io sarei per cambiare, di default, tutti i dirigenti pubblici dopo cinque, massimo dieci anni, quindi, certamente vedrei di buon occhio una sostituzione. Peraltro, a giudicare dai concreti effetti sulla veterinaria, non mi pare che il lavoro dei ministeriali abbia prodotto grandi risultati. Secondo me dovrebbero essere cambiati tutti.

Resta il fatto che probabilmente i suoi antagonisti sono pure peggio di lui, quindi si spiegherebbe la resistenza di Marabelli non con un fantomatico appoggio politico o di potentati economici, non con una rete di "amicizie"  ma piuttosto con il raffronto con la sua concorrenza. Non è un gran motivo per restar in auge, ma purtroppo in Italia basta ed avanza...

14 maggio 2014

Berlusconi ed il veterinario gratis

A me personalmente non desta molto scandalo il fatto che Berlusconi cerchi veterinari disposti a lavorare gratis per gli iscritti al suo partito, piuttosto dovremmo interrogarci, come categoria professionale, sul fatto che li trovi, e sono sicuro che se cercasse bene ne troverebbe molti.

Li troverebbe perché questi sarebbero convinti di averne un vantaggio economico finale, in altri termini, penserebbero di attirare clientela con un iniziale prezzo gratuito. Insomma, farebbero concorrenza, e fin qui non sarebbe nemmeno grave.

Il problema è che i veterinari non sanno fare altra concorrenza che non quella sul prezzo, per tanti motivi.

Certamente fondamentale in questo stato di cose è una scarsa educazione commerciale. Saper curare un animale non vuol dire conoscere i meccanismi fondamentali della vendita della propria professione. Alla base abbiamo la scarsa educazione finanziaria-economica degli italiani in generale, come pure la carente istruzione in questo settore da parte delle facoltà universitarie, ma anche il fatto che la concorrenza sia stata sempre vista come "tabù" da parte degli Ordini e quindi, anche una volta liberalizzata, vengano viste come disdicevoli le iniziative realmente promozionali, mentre sono ritenute in fondo ammissibili quelle che agiscono sulla leva del prezzo, malgrado in realtà non siano le più potenti.

A me sembra che in questo senso siano state estremamente deleterie iniziative patrocinate dalla Federazione degli Ordini o da ANMVI che hanno promosso il "Mese del cucciolo" o altre cose simili quando invece si doveva scegliere un meccanismo diverso. Non lo dico per critica verso le due entità, ma a scopo direi "pedagogico".

I prezzi sono visti come "paracarri" del valore delle cose. Per essere più chiaro, se io venissi a sapere che, anche per tempi limitati e in zone geograficamente molto distanti dalla mia, un'automobile di lusso viene venduta a un quarto del suo prezzo, il valore percepito dell'automobile verrebbe drasticamente limitato anche negli altri periodi dell'anno e per chiunque venga a conoscenza della riduzione di prezzo. Oltre tutto la grande e veloce diffusione tramite web delle informazioni tra rende la conoscenza degli sconti immediata a tutti i consumatori



Si può dire quindi che la prima botta al valore percepito della visita veterinaria è stata data da queste iniziative. Se so che uno stesso servizio viene venduto da qualcuno a 100 e da qualcun altro, anche per un periodo limitato, o una particolare contingenza, a 10, il ragionamento che mi viene mente e "ma quello che vende a 10 mica ci rimetterà, no?", per cui la percezione del valore si abbassa immediatamente.

Come se non bastasse, ci si aggiunge il potere devastante del prezzo "gratis". Il prezzo gratis è praticamente un ossimoro,  una pratica molto sofisticata in mano ad operatori esperti, mentre operatori poco accorti possono creare dei veri e propri disastri, come è avvenuto nel caso della veterinaria.

L'utilizzo del prezzo gratis è una fortissima distorsione del mercato che deve essere poi canalizzata nei mezzi giusti, affinché si crei un rapporto con il cliente. In mano a chi non sa utilizzare i meccanismi commerciali, il rischio è che si abbia unicamente un effetto di momentanea attrattiva seguito da una diminuzione drastica del valore percepito.

Per comprendere il potere della parola "gratis", sono stati fatti molti esperimenti che confermano la capacità di un'attrazione del genere, anche a discapito della razionalità economica. Un esempio: se vi venisse proposto di ricevere a vostra scelta un buono sconto del valore di dieci euro per il vostro supermercato preferito, consegnatovi gratuitamente, oppure un buono sconto del valore di venti euro, per il quale dovreste invece pagare sette euro, quale scegliereste?

Statisticamente, la maggioranza, soprattutto se coinvolta in un meccanismo che non consenta un grande ragionamento (ad esempio la rapidità, la velocità nell'indicare la propria scelta) sceglie il buono da 10 euro regalato, mentre il calcolo economico farebbe invece scegliere quello da venti, che contiene la maggiore utilità. 

Perché? I motivi sono molti e qualche studioso li ha individuati nel contesto legato "alla paura di perdere qualcosa". Se chiedete a qualcuno che aderisce ad un'offerta gratuita perché lo fa, questi vi dirà "perché non rischio nulla, mal che vada sono come prima", anche se questo è spesso un ragionamento distorto.

Secondo me, avere introdotto operazioni gratis nella dinamica della veterinaria ha scatenato un virus sia tra i clienti (ma questo sarebbe il problema minore) che tra i veterinari stessi, che riescono a concepire quindi di poter operare gratis

Non è così, soprattutto in tempi di crisi, ma ormai i veterinari sono in trappola e di fronte a qualsiasi Berlusconi che arrivi a proporre loro un'iniziativa di visite gratuite promozionali, loro non si tirano indietro, proprio perché la FNOVI e ANMVI ci hanno detto che lavorare gratis può portare un successivo reddito, noi non abbiamo esitazioni a farlo, purtroppo sbagliando drasticamente e peggiorando il circolo vizioso.

Notare bene che sarebbero molto preferibili iniziative di prezzo scontato per un periodo limitato, come quelle che sono state fatte ad esempio su Groupon, aspramente criticate invece dal sistema degli Ordini. Ma quelle iniziative erano invece corrette dal punto di vista commerciale e della trasmissione del valore della prestazione veterinaria: si riferivano ad un ambito estremamente limitato, ad un'iniziativa ristretta come numero di adesioni e come possibilità. Il cliente capiva benissimo che si trattava di un'occasione particolare, di un'iniziativa promozionale, mentre nel caso della visita gratuita si perde completamente il senso del valore di quello che si sta acquistando: se lo acquisto a zero, anche solo per un momento, vorrà dire che in qualche maniera il veterinario non ci rimetterà mica, no? Non si è mai visto in ambito commerciale, e non si vedrà mai, un'iniziativa in cui vi viene regalato un televisore in cambio di niente. Ve lo danno se comprate altro, se comprate un salotto, se spendete in altra maniera, ma altrimenti il massimo che potrete avere sarà un piccolo gadget regalato, non certo un bene importante.

Dispiace che questa ignoranza fondamentale dei meccanismi di valutazione del valore e formazione del prezzo sia condivisa da chi dovrebbe essere la classe dirigente della veterinaria italiana, invece di saper diffondere una giusta cultura economica applicata.


Il consiglio pratico per i veterinari è quello di non aderire a iniziative del genere ma piuttosto di effettuare una sana concorrenza basata sulla prestazione offerta e sulla comunicazione del valore, piuttosto che sul prezzo. Per i proprietari il consiglio è invece diverso: cercate di bidonare tutti e due, sia chi vi chiede il voto che chi vi offre la prestazione gratuita. Cercate di ottenere il meglio dalla prestazione gratuita e poi non votate chi vi chiede il voto. Tutti e due si devono prendere una lezione, in fondo se la sono cercata.

"Datemi un uomo disposto a lavorare gratis, e vi darò uno stronzo buono a nulla"
Charles Bukowsky, "Panino al prosciutto", ed. Guanda, pag. 212.

2 marzo 2014

Anche dalle sparate di Berlusconi la veterinaria (e la politica) possono imparare qualcosa.

Silvio Berlusconi ha evidentemente detto una cretinata parlando del "il veterinario gratis per tutti gli anziani", ma una cosa gli va riconosciuta, quella di aver capito il grande valore dell'animale per gli anziani, cosa che la politica non ha invece capito, ma a dire il vero nemmeno la veterinaria.

Mi dà lo spunto per parlarne un bell'articolo del "The New Yorker", la prestigiosa rivista letteraria, scritto da Roger Angell, per molti anni commentatore e scrittore sul baseball.

Angell ha ora 93 anni, e descrive nell'articolo la sua vita di superstite all'età, ai lutti familiari, alle malattie e agli acciacchi. Descrive la sua felicità nonostante tutto, le gioie difficili ma forse per questo più apprezzate degli anziani, parola ora desueta ma che lui usa esplicitamente.
Descrive le sue lacrime per Harry, un fox terrier morto in seguito ad un incidente, lacrime unite a quelle per la morte della figlia (suicidatasi a 63 anni).

Notare la foto dell'autore con Andy, un altro fox terrier, e le parole di ricordo ancora per un altro cane, un Labrador che ricorda affettuosamente.

La compagnia degli animali, importante per gli umani in generale, può essere di

  grandissimo aiuto per le persone anziane, 
forse uno dei supporti più importanti 
per una classe di età sempre più 
estesa nella nostra società

Una grande lezione da Google per l'Università italiana, di veterinaria e non.

Una cosa che dico spesso a giovani laureati o studenti è che "nessuno vi pagherà perché siete veterinari".


Molto spesso chiedo loro "perché un non laureato non dovrebbe essere pagato per fare una vaccinazione?" ed il più delle volte mi viene risposto "perché è un abuso di professione, è vietato", un appiglio legale, senza molto costrutto con la realtà. Nessuno che mi richiami le sue maggiori capacità di comprensione, valutazione, comunicazione. Unicamente un cavillo, in fondo.

Un articolo del NewYork Times mi sembra però grandioso per far capire come la cosa importante non sia "avere la laurea", ma piuttosto "saper fare le cose". Nell'articolo si dice che stanno diminuendo i laureati assunti a Google, e si spiega quello che viene ricercato da una delle aziende più importanti al mondo nel suo personale di alto livello:

 - un'abilità cognitiva generale, ben diversa dal quoziente intellettivo. L'abilità di imparare. Quella di ragionare velocemente, mettendo insieme i pezzi disparati di informazione

- la seconda è la leadership, ma non quella tradizionale, quella che punta a cercare di essere "il presidente, il capo", a Google non interessa se ho avuto delle posizioni dirigenziali, in quanto tempo lei raggiunte, ma piuttosto capire se, come membro di un team, quando deve confrontarsi con un problema, sai fare il passo indietro per far raggiungere alla tua squadra il successo.

- umiltà e senso di appartenenza sono altre due doti ricercate. Vuol dire sentire il senso di responsabilità, di appartenenza all'azienda, per impegnarsi per risolvere un problema, avendo l'umiltà di cambiare le proprie posizioni per adottare il punto di vista di qualcun altro. L'obiettivo finale è il risultato collettivo, risolvere i problemi grazie al lavoro di squadra. Non si tratta solo di umiltà nel lasciare spazio agli altri, ma è un umiltà intellettuale. Senza umiltà, non potrà imparare. Questo è il problema per cui molti laureati fuoriusciti anche da buone scuole non riescono a raggiungere livelli di eccellenza. "La gente di successo prova raramente l'esperienza dell'insuccesso, in tal modo non riesce a imparare dagli insuccessi". Sembra uno scioglilingua, ma è invece un aspetto estremamente importante. Pensare che se succede qualcosa di buono è perché io sono un genio, mentre se succede qualcosa di negativo, e perché qualcun altro è un idiota oppure non avevo le risorse sufficienti oppure il mercato è cambiato…

- la qualità meno ricercata da Google è l’esperienza. Addirittura sembra essere un ostacolo. Se assumi qualcuno che ha una grande abilità cognitiva, è curioso in modo innato, vuole imparare e ha delle doti di leadership moderna, se lo paragoni a qualcuno con l'esperienza, sottoponendogli un problema, la risposta che ti darà l'esperto è "ho visto questa cosa già 100 volte, questo è quello che capiterà", mentre il "principiante" il più delle volte ti darà una risposta identica a quella dell'esperto (a volte non ci va tanto) ma quando poi inizia a lavorare spesso verrà fuori con una risposta nuova, e questo è un valore enorme per un'azienda innovativa.

In conclusione, il talento può venire fuori in molte forme differenti, soprattutto al giorno d'oggi, ed essere costruito in modi non tradizionali, oltre "il buon nome della scuola frequentata". Anzi, quando vai a cercare gente che non è andata a scuola però ha raggiunto buoni livelli nella società, molto spesso trovi persone eccezionali. E Google cerca soprattutto persone di questo tipo.

 "Troppe università non realizzano quello che promettono ai loro studenti. Creano solo un mare di debiti, e gli studenti non imparano le cose più utili per la loro vita. È solo un'adolescenza più estesa". Non è che avere buoni voti, oppure una buona laurea, non sia utile, ma Google dice: "attenti!. La vostra laurea non ha rapporto con la vostra abilità di fare effettivamente un lavoro. 

19 gennaio 2014

Anche i veterinari nelle intercettazioni della De Girolamo


Nelle intercettazioni, per carità, illegali, di Nunzia DeGirolamo, spunta anche un nome che forse si collega ad un veterinario. Pubblica un estratto il Fatto Quotidiano di oggi


ed in effetti negli organici dell'ASL beneventana risulta un Tanga Carmine. Ovviamente niente sappiamo di queste vicende, e poco ci interessano. La nausea per ciò che si legge ci impedisce di approfondire. Ma bisogna dirlo: spesso la veterinaria pubblica si è mischiata con il potere economico, con la politica, con il malgoverno, spesso le promozioni sono il frutto di appoggi politici. Spesso ci sono "compensi" di varia natura.

Il peggio si raggiunge tra Sanità, sede di scandali a gogò, agricoltura, non parliamone (ricordiamo gli scandali dell'epoca , e meridione, dobbiamo dirlo. Ma sarebbe bene rivedere profondamente il sistema pubblico, e anche quello veterinario pubblico, troppo spesso improduttivo e volto solo a creare poltroncine, più che a servire il cittadino.
Altro che compenso...

vedi le intercettazioni
.

15 gennaio 2014

Ottimi interventi di Angelo Troi, Segretario Nazionale SIVeLP al Senato e a Radiotre Scienza

Argomento controverso, ma prestigiosa partecipazione di Angelo Troi, Segretario SIVeLP, all'incontro di ieri. Oggi intervistato alle 11 per Radio Tre Scienza. Anche in podcast.

RadioTre Scienza

Suo intervento al Senato ieri, molto interessante:

Radio Radicale

29 dicembre 2013

Anche io sto con Caterina. Ma con un po' di disagio.

La vicenda di Caterina Simonsen ci pone delle riflessioni in modo urgente, e forse questo è un problema, perché invece queste stesse riflessioni avrebbero dovuto essere fatte con altri tempi e modi, più pacatamente, in modo più profondo.

Riassumiamo la vicenda: Caterina, studentessa di veterinaria, affetta da diverse malattie rare, posta su Facebook una foto dove appoggia la sperimentazione animale, facendo notare che senza questa lei non sarebbe viva attualmente. Si scatena una bagarre in modo totalmente non rispettoso, con auguri di morte nei suoi confronti, maledizioni, insulti, tutto meno che un confronto sereno. Anche Matteo Renzi dichiara in modo esplicito "io sto con Caterina", aumentando ancora la risonanza di questo discorso, che ripeto mi sembra estremamente importante, tralasciato per troppo tempo e ora portato all'attenzione in modo certamente eclatante.

Facciamo così: io dichiaro immediatamente che anche io "sto con Caterina", ma devo anche tirare fuori qualche disagio.

Spiego subito la mia posizione sulla sperimentazione animale: io penso che l'uomo da sempre utilizza gli animali, li plasma, li crea, li modifica, a seconda del suo bisogno. A me questa cosa non scandalizza: se l'umano non avessi avuto bisogno degli animali, non avesse avuto l'intelligenza di plasmarli sulle proprie esigenze, gli animali sarebbero già estinti da un pezzo. Oppure si sarebbe estinto l'uomo, a seconda di come i rapporti tra le categorie umana-animale sarebbero evoluti.

L'intelligenza da parte dell'uomo è stata quella di allevare gli animali, è iniziato tutto lì: al posto di cacciarli e ucciderli, allevarli e ucciderli. Il fine non cambia, ma si aprono in mezzo molte finestre che portano degli sviluppi estremamente interessanti, tra le quali una conduce al rispetto degli animali e alla comprensione delle loro esigenze e soprattutto allo studio di questo rapporto umano-animale. In sostanza, tutto il moderno rispetto dei diritti animali nasce comunque dal fatto che noi abbiamo con loro un rapporto, un progetto. Il fatto è che questo progetto è troppo inconsapevole e poco meditato. Mi spiego meglio.

Quello che non mi piace della posizione di Caterina, ma anche di chi difende la sperimentazione animale, è che non pone come primo aspetto il riconoscimento "senza se e senza ma" dell'enorme debito che noi abbiamo verso gli animali. Io penso che in ogni città, in ogni paese, vorrei quasi dire in ogni casa idealmente, noi dovremmo innalzare dei monumenti verso gli animali, verso i loro sacrifici che ci hanno consentito di prosperare come specie, di crescere e svilupparci, di migliorare e allungare la nostra vita.

Noi usiamo gli animali, li abbiamo sempre usati, se non lo avessimo fatto e non lo facessimo probabilmente ci sarei estinti noi e con noi anche gli animali, almeno nella versione in cui li conosciamo. Tutti gli animali domestici sono il risultato del lavoro dell'uomo: il cavallo non sarebbe così come lo conosciamo, il cane non esisterebbe, probabilmente nemmeno il gatto. Passeremo tutta la giornata a cercare di ammazzare qualche animale per sfamarci, anche sprecandone: la razionalità non è nel cacciatore ma piuttosto nell'allevatore, non coltiveremmo campi e non ce ne fregherebbe niente dell'ambiente: tutta l'evoluzione dell'uomo è iniziata quando è iniziato l'allevamento.

Abbiamo quindi un'enorme debito di riconoscenza verso gli animali, inclusi quelli utilizzati nell'aspetto tristissimo, doloroso, tragico della vera sperimentazione animale, quella in cui animali vengono sacrificati per studiare gli effetti di prodotti o pratiche da parte degli umani.

Ecco, io non vedo mai da parte di chi difende la sperimentazione, inclusa (superficialmente, non ho letto quello che ha scritto, la eleggo a paradigma) Caterina, il riconoscimento di questo enorme debito della specie umana verso quelle animali. Non leggo mai una cosa come "tragicamente, dolorosamente, ringrazio gli animali e gli sperimentatori per il fatto di essere ancora in vita".

Anche io sto con gli sperimentatori E con gli animali. Solo, mi pare che come al solito si affronti un discorso in modo "tifoso", come essere pro o contro la Juve, volendo portare punti al proprio argomento, in qualche caso al proprio interesse, molto concreto.

È un discorso molto profondo, che andrebbe affrontato con grande serenità e senza spunti politici, senza verità predeterminate. Implicitamente, Caterina mostra un amore e una riconoscenza verso gli animali, possiamo presumere, per il fatto di essere studentessa di Veterinaria. In realtà vediamo i primi segni di debolezza di questa presunzione esaminando la situazione proprio nelle facoltà di veterinaria, dove non esistono corsi di etica veterinaria, dove i corsi di medicina legale, come tutti gli altri, sono superficiali, inconcludenti, sfornando maree di altri tifosi che ragionano per preconcetti. Arriviamo alla fine a professionisti che dovrebbero occuparsi di benessere degli animali e invece non capiscono nemmeno la natura del rapporto che noi abbiamo con loro.

Anche peggio capita con il mondo dell'allevamento, della scienza, peggio che mai della politica e dell'animalismo. Troppo portati a semplificazione di un'ignoranza e banalità atroci. Come è possibile?

La prima colpa della veterinaria e non aver saputo affrontare per tempo questi temi. Bisognava parlarne con accuratezza, con lentezza, delicatezza e attenzione, non sui social network, luoghi di caciara, non di ragionamento, più adatti a menti piccole che a grandi pensieri. Un piccolo esperimento c'è stato ai tempi del Comitato bioetico per la veterinaria, ancora presente ma probabilmente troppo debole e con grandi debolezze strutturali che lo rendono poco efficace. Ma niente si vede da troppi anni, in una Veterinaria ignava.

In conclusione, anche io sto con Caterina. Ma sono, come spesso mi accade in questo mio scorcio di vita, a disagio. Vorrei di meglio. Ma so che questi sono tempi duri per il meglio. Si tira a campare...

Ah, se volete allontanarvi un minimo dalla superficialità, dalle frasi fatte, iniziate leggendo Armi, acciaio e malattie. Fondamentale. Per il resto, ragionateci su. E' la cosa migliore.

26 novembre 2013

I soldi per le sterilizzazioni e il benessere psicofisico dei gatti. I gatti patiscono la movida torinese?

Stamattina, su La Stampa, solita notizia. Soldi per le sterilizzazioni dei gatti dati alle associazioni animaliste. A Torino, dove già ci sono quattro milioni di euro per l'ENPA, ora avanzavano degli spiccioli.

E perché non si danno direttamente ai veterinari, sulla base di presentazione di fattura e resoconto? Lo sappiamo già: perché i veterinari non portano voti, le associazioni si. Tra l'altro in un Comune che già si è distinto per i quattro milioni di euro in tre anni all'ENPA. 

Pure il sapore della notizia, un francobollo in prima pagina, che non pare avere un grande valore di per sé, pare una mossa più comunicativa, di propaganda, che non una vera e propria notizia. Ci siamo abituati, secondo me non è politica di riduzione dei randagi, è politica di elargizione a serbatoi elettorali. Ci chiediamo se poi le associazioni fanno fattura o ci sono i soliti resoconti a piè di lista a cui le amministrazioni ci hanno tristemente abituati.

Premetto: ho cercato di capire se i soldi vengono dati magari direttamente ai veterinari, ma non ci sono riuscito. Magari l'operazione è corretta (resterebbe da capire il senso di quattro milioni all'ENPA e 30.000 ai veterinari). Ho i miei dubbi.

In compenso ho trovato una perla, relativa al benessere psicofisico dei gatti (punto 6 dell'interpellanza). Un po' datata, ma comica pensando che i cittadini invece vengono ignorati nelle loro proteste per la movida torinese...

24 ottobre 2013

La cosiddetta ricerca in Italia. Mia lettera al Prof. Deaglio, La Stampa

Pregiatissimo Professor Deaglio,

grazie per i suoi sempre illuminanti articoli e incitazioni al
miglioramento, direi al salvataggio, italiano. Giustamente lei dice
che questo Paese ha speso più in calcio che ricerca, ma soprattutto ha
speso forse meglio in calcio che in ricerca (non sono tifoso, parlo a
casaccio).

Parlo della veterinaria, che conosco (sono un veterinario).
14 ridondanti e costosissime (tra le più costose) ed inefficaci
facoltà, mentre ne basterebbero 5-6. Non un carrozzone, ma un
caravanserraglio, che promette impieghi inesistenti
(a titolo di esempio, banale)
http://www.uniba.it/didattica/corsiveterinaria/scienzemaricoltura

a fronte di spese pazzesche (altro esempio banale un ospedale
didattico per randagi costa 78.000 euro l'anno)
http://bura.regione.abruzzo.it/2013/Ordinario_23_20.html

da italiano disperato, al quale rimane come unica consolazione leggere
le voci di pochi saggi e sapienti come lei, le chiedo se non pensa che
la salvezza possa venire più dal mercato privato che non da nuove
leggi?

Gli italiani sono abbarbicati al posto statale, al posto fisso.
Periodicamente leggo di giovani laureati in fuga che vanno all'estero,
ma qui cercherebbero unicamente posti in università. Con questa
mentalità Steve Jobs, Bill Gates, sarebbero diventati impiegati
comunali.

Forse ha ragione
http://www.lindipendenza.com/salvate-i-giovani-chiudete-le-universita-e-fateli-lavorare/

meno università, meno ricerca (intesa come spreco per le università),
più mercato e lavoro. Potrebbe funzionare?

La ringrazio cordialmente per i suoi sempre ottimi spunti,

Corrado Colombo

PS: comunque la Juventus ha perso. Non è che in calcio facciamo poi
tanto meglio..

5 ottobre 2013

Come fare le cose. Meglio. Ci andava poco, comunque..

A suo tempo ho apertamente criticato struttureveterinarie.it, operazione secondo me inattuale, poco curata e semplicistica. Puntualmente giunge qualcuno che le cose le fa meglio. Uno stile più caldo, amichevole, scritto in modo comprensibile.

Si capisce che strutture veterinarie è fatto pensando ai veterinari, autoreferenziale, mentre Vetiary è fatto "da clienti", o comunque con la mentalità dell'utilizzatore. Almeno in Vetiary si prevede un servizio prenotazione, utile, mentre in struttureveterinarie, inutile non-servizio, no. Poi, Vetiary almeno non è costato ai veterinari, mentre struttureveterinarie si, anche se non sappiamo quanto.

Come tutti i veterinari sanno, la FNOVI spende migliaia di euro al giorno. Ma non pubblica il bilancio. Peggio dello IOR vaticano, che almeno lo pubblica. Clicca qui per leggerne.