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16 gennaio 2015

Perché i veterinari italiani e i movimenti animalisti non si amano? Alcune considerazioni.

Quali sono i rapporti tra la veterinaria e i movimenti animalisti, in Italia?
La domanda nasce dalla constatazione di un disagio diffuso tra i professionisti della salute degli animali e coloro i quali invece sono interessati personalmente, politicamente, culturalmente, al benessere degli animali.

A parlare con i veterinari, a leggerne le affermazioni sui sociali network o in generale, l'impressione che se ne ricava è che vi sia frizione se non addirittura vero e proprio conflitto. Una cosa strana, a pensarci. In fondo l'interesse comune è quello di un miglior stato dell'animale, quindi dovremmo aspettarci almeno un quieto vivere se non una sinergia. Perché ciò non avviene e addirittura sembra che soprattutto i professionisti siano risentiti contro coloro che amano gli animali?

Il punto fondamentale è certamente quello economico, perché soprattutto nella nostra nazione sembra essere diffusa la richiesta che la prestazione veterinaria sia effettuata a prezzi stracciati, a volte gratuiti, oppure venga pagata da parte dello Stato.

Tale richiesta, accoppiata ad un esteso senso del cosiddetto "amore per gli animali", disgiunto da un senso di "responsabilità per gli animali" produce effetti devastanti.

La prestazione veterinaria ha delle caratteristiche certamente peculiari, e quella che ci interessa qui è che il suo costo di produzione è alto. Lo so anch'io che un vaccino costa poco come materiale, ma le spese generali, la tassazione, la formazione ECM incidono pesantemente sul prezzo al consumatore.

Questo avviene per la prestazione veterinaria come per qualsiasi altro bene prodotto in Italia, lo sappiamo tutti. Aggiungiamo ancora il fatto che le prestazioni di urgenza richiedono una presenza costante del professionista all'interno del suo ambulatorio: se io vado dal veterinario alle 11 del mattino, lui ci mette anche solo un quarto d'ora a effettuare la prestazione, ma devo comunque capire che questa disponibilità continua ha un costo estremamente alto, perché richiede molte ore di presenza fisica all'interno dell'ambulatorio.

Nasce in qualche caso allora la pretesa che lo Stato si faccia carico delle spese veterinarie, soprattutto di quelle più comuni (sterilizzazioni sessuali) o impreviste e ad alto prezzo (interventi di urgenza, sostanzialmente). Tale richiesta è ovviamente slegata da ogni sensatezza economica.


Premesso che uguali prestazioni dovrebbero essere assicurate a tutti i cittadini, creare strutture veterinarie realmente efficienti sul territorio nazionale è praticamente impossibile senza un costo spropositato, e maturità vorrebbe si capisse che questo costo significa nuove tasse pagate dai cittadini, anche da quelli che non possiedono un animale.

Oltre tutto, si dovrebbe capire che tale assistenza sarebbe riservata a determinati animali e non ad altri, a cani e gatti si mentre magari ai conigli di affezione no. Inoltre, la prestazione veterinaria è fonte di responsabilità individuali, che devono sempre essere chiaramente individuate. Che si operi a vantaggio di un privato da parte di una struttura pubblica è francamente cosa difficile da realizzarsi, e a dire il vero non viene ipotizzata in nessun paese del mondo. In generale quindi, pensare che la finanza pubblica possa pagare i costi della veterinaria professionale è abbastanza insensato. Esiste, è vero, la questione degli animali randagi, ma anche questa viene affrontata molto spesso con superficialità, con la domanda rivolta ai veterinari "è un randagio, io faccio già opera di bene a dargli da mangiare, perché dovrei pagare pure le spese per la sua salute?", 

Anche questa è espressione di immaturità economica, pur se con qualche fondamento generale.

Un altro motivo di attrito tra i movimenti animalisti e la veterinaria nel suo complesso sta nell'atteggiamento spesso assolutistico e intransigente che in molti casi viene espresso da questi ultimi, relativamente ai più vari aspetti dell'economia contigua agli animali (allevamento e commercio, essenzialmente).

Questo è un problema anche più generale che riguarda la maturazione dei movimenti animalisti che devono scegliere se continuare con toni integralisti oppure cercare una mediazione all'interno della società per raggiungere obiettivi concreti.

In ogni caso, all'interno della veterinaria alcuni enti sembrano avere in qualche momento appoggiato i movimenti animalisti presumibilmente allo scopo di trarne un vantaggio politico.

Secondo me questo è capitato sia con la FNOVI che con ANMVI, probabilmente nel primo caso (e anche nel secondo) per trarne un vantaggio di visibilità politica, nel secondo sperando di ottenere un appoggio verso la promulgazione degli sciagurati LEAVET (livelli essenziali di assistenza in veterinaria), cosa che comunque a mio parere rivela una grande miopia strategica: se passassero i LEAVET noi troveremmo immediatamente aperti gli ambulatori pubblici, con il solito spreco italiano. Abbastanza illusorio pensare di trarne un profitto a titolo privato.

Anche alcuni veterinari assecondano, magari perché hanno un personale buon rapporto umano o commerciale con qualche associazione protezionistica, i movimenti animalisti. Intendiamoci, non generalizzo e penso che sia probabile che in alcune realtà si sia creata un'ottima sinergia veterinaria-animalismo con soddisfazione di entrambe le componenti. In ogni caso, mi pare che l'assecondamento sia più un cedere ai luoghi comuni da parte dei veterinari che non un comprendere la realtà veterinaria da parte degli enti animalisti. Abbiamo quindi l'appiattimento sulle posizioni delle sterilizzazioni, oppure le battaglie che vanno dal vegetarianesimo alla lotta ai circhi, insomma, mi sembra che in qualche caso i veterinari cerchino più di farsi belli con questi potenziali o reali clienti che non di intavolare un rapporto di reciprocità. Una presa di posizione un po' paracula, se mi è consentito il termine.

Le associazioni animaliste assorbono spesso buona parte dei soldi ricevuti per le proprie strutture, guardandosi bene dal destinarle all'effettiva salute degli animali. Prima ci sono i professionisti dell'animalismo, forme precursorie o pensionistiche di politici di serie B. Il singolo iscritto, certamente in buona fede, si trova quindi a vedere utilizzabile una minima percentuale del denaro che circola nel sistema, dovendo quindi risparmiare fino all'osso per compensare gli sprechi fatti ad alto livello.

Una delle cause fondamentali di questo rapporto difficile è certamente nella politica, che cerca un facile consenso con proclami di facciata relativi agli animali. Insomma, è ancora recente il fenomeno Dudù e quello di "veterinario gratis per tutti". La politica, che dovrebbe essere per definizione l'elaborazione di un terreno comune, una mediazione sociale tra le diverse esigenze, ha rinunciato in Italia a fare il proprio dovere, preferendo esprimersi con un tweet che non con ragionamenti magari più complicati.

All'interno della veterinaria abbiamo certamente una carenza di tipo filosofico, culturale, ma anche tecnica: manca una preparazione a discutere di questi temi in modo non ideologico e comprendendo appunto la necessità della mediazione culturale tra le diverse posizioni. Le nostre università non preparano, tanto più nel caso delle nuove leve, allevate culturalmente a pane e Disney, a questi discorsi, appunto culturali, filosofici e culturali.

Quello che manca è complessivamente un progetto, un programma globale che rifiuti la polarizzazione dei discorsi, cosa che invece abbiamo visto in questi anni, in cui si è preferito andare verso un estremismo, dividere le posizioni in modo assolutista in buoni e cattivi.

Certamente l'esperienza dei comitati bioetici, soprattutto del Comitato bioetico per la veterinaria, all'interno dell'Ordine di Roma, è stata importante e dobbiamo rimpiangere che sia naufragata a causa di personalismi, veti incrociati, posizioni forse di bandiera. Una possibile soluzione potrebbe essere, con condizioni da valutarsi, l'introduzione di una partecipazione diretta delle rappresentanze animaliste all'interno degli Ordini. So bene di far sobbalzare qualcuno sulla sedia, ma progettare un'integrazione tra la componente veterinaria e quella animalista potrebbe essere realmente una soluzione e una sinergia di funzionamento, sempre che nessuno cerchi di trarne un vantaggio di posizione, qualche movimento cercando di tirarne fuori un vantaggio commerciale, analogamente per qualche veterinario.

Un'altra delle mancate riforme che sta bloccando non solo la veterinaria, ma tutta l'Italia, dove manca una nuova progettualità e l'esplorazione di possibilità che portano con sé anche qualche incognita. Solo superando questo impasse l'Italia potrebbe sperare di ripartire, senza accettare invece l'inevitabile implosione per tutto il Paese. Ma questo è un discorso più complesso...

2 settembre 2014

Bravissimo veterinario senza spendere una fortuna. Ecco cosa fanno alcuni veterinari dipendenti pubblici. Quanti?

Trovo una risposta di una lettrice ad una mia lettera a La Stampa di qualche anno fa, non l'avevo mai vista e mi pare illuminante. Clicca qui per vederla

La mia era una risposta ad un precedente lettore che aveva protestato per l'alto costo della risonanza magnetica per gli animali, clicca qui per leggerla
Comunque, Silvia scrive:

"posseggo 2 gatti (di cui uno completamente sordo che era stato abbandonato per questo motivo) e un cane. Nonostante siano tre ho trovato in un bravissimo veterinario dell'Asl tutta la cura e l'amore verso gli animali senza spendere una fortuna. viene direttamente a casa e se è necessario un intervento prende l'animale con sè e provvede, quindi lo riporta a casa. Un precedente veterinario mi aveva spolpata viva per un intervento al mio gatto (aveva un tumore all'orecchio)procedendo per tentativi che alla fine hanno portato alla soppressione della bestiolina. Basta cercare e sicuramente si trova un medico che abbia a cuore gli animali senza dover ridurre i padroni sul lastrico!"
Ci sono tutti i paradigmi italiani:
- l'animale abbandonato perché malato e il bravo adottante
- l'amore per gli animali espresso in un costo basso della prestazione
- l'esagerazione (spolpata viva, finire sul lastrico)
- la fine tragica (la soppressione) peraltro a causa di una patologia di gravissima natura
- il pagamento in nero
- il paragonare mele con pere (una cosa grave come un tumore in un canale auricolare contro un generico "intervento")
ma soprattutto il bravissimo veterinario dell'asl che fa il doppio lavoro, nonostante probabilmente venga pagato dallo Stato per fare il tempo pieno e per l'esclusiva del rapporto di lavoro (altrimenti aprirebbe un ambulatorio, no?).

Checché se ne dica, ci siamo abituati a queste cose, soprattutto al dipendente pubblico che fa il doppio lavoro in nero. Niente di nuovo, tranquilli..
Lo fanno in tantissimi, è il loro leitmotiv, da sempre. E sono pure quelli che si vorrebbero presentare come "la veterinaria".

Silvia, non dire baggianate, prima cosa. Con affetto. Poi sappi che probabilmente stai scegliendo nel modo peggiore il veterinario, che ti va bene solo perché questo o lo porta in un ambulatorio da un libero professionista (speriamo) oppure lo opera sul tavolo dello sgabuzzino. E poi lo paghi anche con le tasse.
Contenta tu. Ma non consiglio a nessuno di scegliere il veterinario come fai tu. Davvero.

10 ottobre 2012

Smentite o mentite? Chiedetelo alla FNOVI. Il Bilancio, cosa credevate?


A me fa un po' ridere l'atteggiamento di ANMVI e FNOVI relativamente alle questioni sollevate da SIVeLP dopo l'audizione riguardante il veterinario aziendale.

Riassumiamo: SIVeLP dice che "Sono emersi -per bocca del dott. Casartelli- rapporti di finanziamento/ sponsorizzazione ANMVI-FNOVI che, se confermati, richiederebbero chiarezza.".

Credo pienamente all'affermazione del SIVeLP, e cioè che Casartelli avrebbe detto queste frasi, alla presenza di DUE persone che conosco e sono assolutamente affidabili: né Riccardo Madonna, Vice Presidente di Ordine, Delegato ENPAV, fondatore di Omnivet, né Angelo Troi, Segretario SIVeLP, hanno mai fatto il passo più lungo della gamba o fatto gaffe di questo genere, mentre ben altre ne ho viste da parte di FNOVI e ANMVI: dalla scatola di cioccolatini al forno per cani, e non ho mancato di segnalarle.
Ma questa può essere un'opinione mia, indubbiamente.

E' invece un fatto che SIVeLP fa un'affermazione totalmente corretta ed educata. Addirittura non dice che questi finanziamenti siano avvenuti, ma chiede di confermarli, e se confermati, di chiarirli. Notare che in un'audizione ufficiale la parola di un Consigliere delegato dal Presidente non è una bazzecola, non siamo al bar Sport vicino al biliardo, siamo in una sede ufficiale.

Prima incongruenza: con tutte le risorse che ha, FNOVI manda UN Consigliere, uno solo, a discutere di un argomento importante? Avete mai visto un politico andare a consultazioni, incontri, DA SOLO?? Ma nemmeno il Presidente della Repubblica, che ha ben altra autorevolezza, lo fa! Una cosa da dilettanti allo sbaraglio: tutte le affermazioni che può fare una parte che sia rappresentata da una persona sola rischiano fortemente di essere poi solo interpretazioni personali. Anche se si è in buona fede.

Se fai una cosa simile o sei di una presunzione enorme (e pensi di non poter mai sbagliare, per cui mandi allegramente uno da solo), o sei davvero uno sprovveduto.

Questo tizio parla per il Presidente, per tutto il Comitato, e nemmeno gli si mette un altro vicino? Cose assurde. Notare bene, in un gruppo che invece dovrebbe conoscere bene le regole delle convocazioni, degli incontri, che in un Ordine qualunque si svolgono continuamente. A un incontro del genere mandi sempre almeno DUE persone, non una.

Notare, correttamente, SIVeLP si presenta con DUE persone, come qualunque associazione farebbe. Ho passato un tempo enorme in riunioni di vario genere e MAI ho visto un'Associazione, un Ente pubblico, rappresentato da UNA persona in un incontro. Sempre, sempre, sempre, mi è stato detto "chiamiamo un attimo...." e sempre ho avuto di fronte almeno DUE persone. Da solo ci va il concorrente della Corrida: dilettante allo sbaraglio.

se organizzi un'audizione ufficiale
e mandi solo UN rappresentante
a rappresentarti, appunto, violi una 
regola fondamentale:
mai da soli. Incapace 
chi organizza in tale modo.

Seconda incongruenza: con tutti i soldi spesi da FNOVI, ammesso che non ci fossero due Consiglieri,  NON fai comunque un verbalino (e poi magari lo firmi e fai firmare), un promemoria, non mandi un segretario, un'impiegata, niente? Chiunque può dire qualsiasi cosa? Se non volevi fraintendimenti (anche ammesso che ce ne siano stati) dovevi pensarci PRIMA, non dopo. Sennò non sei capace nemmeno di organizzare la canasta delle cinque.

Terza incongruenza: non vedo alcuna "insinuazione" nell'articolo SIVELP. Sono affermazioni, belle e buone, che o si smentiscono dicendo "No, non è vero, ecco le prove", oppure si fanno altre controaffermazioni, che però non provano niente.

Quarta incongruenza: la FNOVI, pur affermando che Casartelli non avrebbe detto quelle frasi (ma come fa a dirlo? Glielo ha chiesto? E Casartelli non è capace a smentire da solo?) in fondo ne nega poi l'affidabilità, dicendo che "Sul veterinario aziendale, la FNOVI riconosce come proprie solo ed esclusivamente le posizioni assunte nei documenti e nelle comunicazioni ufficiali", come a dire "parlate finché volete, poi quello che conta è quello che scriviamo noi". Ma allora motivo in più: se fai un'audizione ufficiale quando lo prepareresti il documento ufficiale??

In ogni caso, i toni aggressivi e roboanti sia di ANMVI che di FNOVI  paiono più improntati ad una pretesa forza legale (che io francamente non ci vedo) che non a una smentita dei fatti.

In quanto al bilancio, la FNOVI risponde che è nella disponibilità di tutti gli Ordini Provinciali. Premesso che non è la stessa cosa, e che a me sembra un ciurlare nel manico (la FNOVI dice di rappresentare i Veterinari, ma quando deve rendere conto, lo fa agli Ordini, che sono cose diverse), comunque, va bene. Invierò tra poco una richiesta, dapprima in via informale (via mail), e successivamente formale e per conoscenza agli Organi competenti, di ricevere il Bilancio FNOVI  degli ultimi 5 anni.al mio Ordine competente per territorio.

Vi dirò cosa ne ho ricavato. Basta che non facciano come ENPAV, che prima proclama la trasparenza su 30giorni, poi quando chiedi del pranzo da migliaia di euro ti dice che non sono fatti tuoi.

chiedete al vostro Ordine
una copia del bilancio FNOVI.
Visto che loro la invocano 
come procedura di trasparenza
vedremo se ce la danno

A presto, e invito tutti a procedere decisamente come faccio io: chiedete al vostro Ordine copia del bilancio FNOVI. Almeno se non ce lo daranno sarà esplicito chi fa il furbo, no?

3 ottobre 2012

Come vengono spesi i "rimborsi spese" pagati dai professionisti? Non se ne sa niente.

Letto oggi su un giornale: "È inaccettabile che un candidato, appena viene eletto, scompaia per anni sfuggendo completamente alla sorveglianza dei cittadini".
Questo capita regolarmente e continuamente nel sistema ordinistico o previdenziale dei professionisti. Regolarmente. Come abbiamo invece imparato in questi giorni, non basta sapere "quanto" viene rimborsato all'incaricato di funzioni pubbliche, bisogna sapere anche perché e come vengono spesi questi soldi.

Invece, in ENPAV, in FNOVI, niente (o poco) si sa su quanto e come viene speso in rimborsi, niente si sa di come votano i delegati. Se chiedi notizie di pranzi da migliaia di euro ti rispondono che non è fatto tuo, i bilanci contengono cifre che in modo assemblato non vogliono dire niente.

La FNOVI non lo pubblica nemmeno, il bilancio, pur spendendo migliaia di euro al giorno (in "rimborsi spese"?).
Spero tutti ora capiscano che la voce "rimborsi spese" non è così neutrale come ci vogliono far credere.

I rappresentanti dei professionisti non sono credibili e non lo saranno mai fino a quando non pubblicheranno in dettaglio le loro spese "a piè di lista"
Perché non vengono pubblicati questi dati? Forse qualcuno si vergogna?

Revisori dei conti, volete forse aspettare che arrivino le Procure a controllare conti che dovreste invece controllare voi? Pensate che qualcuno vi abbia messo lì solo per fare delle firme in bianco? Volete fare solo i pupazzetti o essere invece figure di garanzia degli iscritti?
Fatecelo sapere, prego.

3 luglio 2009

Triste aver ragione.

Ho sempre pensato che quando dici "ve l'avevo detto", è una magrissima consolazione, perché magari hai avuto ragione, ma i fatti ti danno perdente. Sei stato imbarcato a forza sulla nave dei perdenti, e che tu lo voglia o no, sei con loro.
Magari in questa situazione non è proprio così, ma certo leggere della proposta di legge dell'On. Roberto Cassinelli mi fa pensare a quello che ho scritto più volte a proposito della cartella clinica.

Riassumendo i fatti, un articolo su La Stampa parla della proposta di legge che vorrebbe imporre l'obbligo di cartella clinica ed altre questioni alla professione veterinaria.

Come già scritto, l'obbligo di redigere una cartella clinica sarebbe secondo me vantaggioso per tutti, anche per i veterinari, e le motivazioni le ho già dette.
Ma se non riesci a darti delle regole corrette, nel mondo attuale, prima o poi qualcun altro cerca di dartele. Solo che lo fa in modo peggiore.

La proposta dell'On. Cassinelli è superficiale, farraginosa, scritta male e per certi versi fa sorridere. Si rifà all'esperienza nazionale dell'Autore, e siccome è un avvocato, conosce il Consiglio Nazionale Forense, e pensa che esista un Consiglio Nazionale Veterinario, non una Federazione di Ordini come invece è. Si basa su svarioni e pensa di risolvere la questione con un "registro di classe" dell'ambulatorio, chi entra e chi esce, a che ora e perché. Tecnicamente è inadeguata ed insufficiente, se non dannosa. Ripropone gli ambulatori pubblici, soluzione peggiore del malanno, solletica "la panza" del proprietario di animali con obblighi che non sono altro se non espressione rancorosa di un sentimento "antiveterinario", che sembrano voler dire "Tiè, così impari".

Ma il problema sollevato è giusto. Il nodo che la origina ha una grande importanza, e le questioni non sono peregrine.

La carenza di concetti di servizio elementari, come la cartella o l'impegno all'assistenza 24 ore sul territorio, è cosa non da poco, e sentita dai proprietari di animali.

Sono questioni che dovevano essere affrontate dalla categoria in modo non burocratico, con un progetto elevato e sensato, e non trascurate, magari cercando di gabbarle, come fatto sinora.

Mi interessa anche parlare della levata di scudi della categoria. Innanzitutto, notiamo come al solito che siamo costretti a giocare in difesa, ed è inutile cercare di fare il contropiede, non riusciamo ad uscire dalla nostra metà campo.

Già nell'articolo de La Stampa il Presidente del mio Ordine, Cesare Pierbattisti, ciurla un po' nel manico, sostenendo che "di fatto" l'obbligo di cartella clinica esiste già. Quando sostieni che una cosa esiste già "di fatto", vuol dire che in realtà non c'è. Il Veterinario è in effetti libero di non appuntarsi un bel niente, e poi scrivere due balle a fine terapia. Non si dovrebbe discutere dell'obbligo o meno che ci sia la cartella, ma del fatto che debba essere obbligatoriamente consegnata.

Oscar Grazioli, su Libero, dà pienamente, non parzialmente, ragione all'articolo, dicendo che "a questa situazione stanno cercando di porre rimedio..". Che non vuol dire confutare le tesi della proposta di legge, anzi. Sinceramente, non capisco poi cosa c'entri l'argomento "non siamo pagati molto".

L'ANMVI invece usa mezze bugie, dicendo che esiste già il giuramento di Ippocrate per i veterinari (fortunatamente non siamo così stupidi. Sono i giuramenti che vanno aboliti, sono una baggianata senza limite) o che la professione è "più avanti" della proposta, una risposta che ha un suo senso, ma che alla fine si rivela zoppa. Anche qui, non capisco che cosa c'entra il Comitato Nazionale per la Bioetica. Tra l'altro, io non chiederei il rientro "della Veterinaria". Il rientro di Pasqualino Santori mi sembra auspicabile, ma "della Veterinaria" in astratto mi dice proprio poco. Mi sembra più una richiesta di una poltroncina che di vera partecipazione.

Insomma, siamo alle solite. Negare che esista un problema, sentirsi "offesi" dall'articolo, come ho sentito in questi giorni, non mi pare la miglior risposta. Penso sarebbe meglio affrontare il nodo fondamentale, l'esigenza di una responsabilizzazione minima della categoria prima che altri cerchino di farlo dall'esterno.

Prevedere che un veterinario debba tenere una cartella clinica dell'animale non è poi un obbligo terribile. Se te lo impongono dall'esterno magari chiedono che tu ci scriva poi anche un brufolino, mentre se il progetto lo fa un tecnico può impostarlo sui fatti salienti, veramente importanti, della vita dell'animale. Non mi pare ci sia da discutere molto. La cartella può essere poi informatica (un pdf), cartacea, un foglio, una cosa semplice, non è un dramma.

Per tutta la questione, alcuni punti fondamentali.
Emerge la sconfitta, in pieno ed acclarata, del sistema ordinistico. La proposta tutto sommato cerca di normare alcune cose che sono comprese, o dovrebbero essere, nella deontologia e codici collegati. Come tutti sanno, ormai, carta straccia. Non perchè non esista norma, ma per l'ignavia degli Ordini, Tribunali inadempienti.

La mancanza di un grande progetto e di una grande comunicazione della mia professione. Non c'è da parte delle istituzioni, non c'è da parte delle Associazioni. Si rimane piccoli, purtroppo. Altrimenti non ci troveremmo di fronte a cose come queste.

Concludiamo pratici, come al solito, con proposte concrete.

Se siete veterinari
: rilasciate al proprietario, senza che ve la debba chiedere lui, una cartella clinica. Personalmente, il mio database mi lascia introdurre le mie annotazioni, e poi le stampo come documento pdf. Ormai il cartaceo è ridottissimo. Lo invio via email e amen, meglio ancora di un foglio che poi magari si perde.
Farete bella figura ad un costo zero, dimostrerete la vostra correttezza in ogni situazione. Potrete anche sbagliare, ma almeno dimostrerete che il lavoro lo avete affrontato correttamente.

Se siete proprietari:
chiedete al veterinario, da subito, dalla prima visita, di rilasciarvi una cartella clinica del vostro animale. Ditegli "Dottore, per me questo animale è importante e vorrei riasumermi i dati salienti della sua salute, non posso poi ricordarmi tutto a distanza di anni", e sono sicuro che nella maggior parte delle volte otterrete una risposta positiva. Dimostrerete da subito l'importanza per voi del vostro animale, e migliorerete il servizio. Non è essenziale che ci siano annotate anche le inezie, ma i fatti importanti si.

Se siete preoccupati per le proposte di legge: state tranquilli, mi sembra che sia la proposta sia le risposte abbiano una grande predisposizione all'inconcludenza, malattia molto diffusa, forse non pericolosa. Tutto rimane come prima, ma questo è peggio.

21 aprile 2009

Gli studenti. E i professionisti.

Ero nella Biblioteca universitaria della Facoltà di Veterinaria e Agraria di Torino in questi giorni. Un buon servizio, niente da dire. Cambiato un po' dai miei tempi, ora lontani. Uso di smart card, postazioni internet per la consultazione delle riviste.

Ovviamente qualche impaccio, essendo la prima volta. Ad un certo punto mi avvicino ad uno studente, era lì da mezz'ora su un computer, gli chiedo "Scusa, sai come si consultano le riviste online con questa smart card?"
Lui era impegnato su Facebook, mi guarda pure un po' stranito. "No, non ne ho idea".

Ho pure guardato la cronologia delle pagine consultate.
La più professionale che ho potuto trovare era lamotosega.com

Altro che Equine Veterinary Journal.
Mi ha risposto "Non ne ho idea". E' questo che mi lascia lì. Non che consultasse il social network. Ma che non vedesse altro.
La disaffezione verso il proprio lavoro, anche futuro, è una delle prime strade storte che si possono intraprendere.

Non imboccatela mai, cari studenti. E Colleghi, purtroppo. Anche se sembra affermazione deamicisiana, è uno dei primi trucchi della professione. Deve piacervi, dovete coccolarla, dovete pure distrarvi. Non potete sempre solo visitare cavalli, magari interessatevi anche della politica veterinaria, scrivete un blog, fate qualsiasi cosa. Ma mantenete viva la vostra passione.

6 febbraio 2009

Doveri non esercitati che diventano diritti rifiutati. La Deontologia.

Della poca importanza degli Ordini ce ne accorgiamo anche, in questi giorni, dalle norme che passano o dovrebbero passare sulla testa dei medici chirurghi senza che nessuno si interroghi sulla deontologia.

Insomma, si parla di segreto professionale, si parla di accanimento terapeutico, di cessazione delle cure. Nessuno che si interroghi sulla deontologia, sulla coscienza del fatto che esiste un Bene ed un Male in certe professioni.

Eppure è così. Senza Etica, senza Deontologia,il farmacista è un commesso di negozio, il medico uno scribacchino di provincia, un veterinario un canaro che ha letto qualche inutile libro (o dispensa) in più.

Una grande frase che ho sentito una volta proveniva da un avvocato: "i diritti non esercitati vengono tolti, le libertà non presidiate vengono rifiutate". Questo è quello che avviene, come categoria, agli Ordini professionali, che confondono la funzione di Tribunale Deontologico con quella di sindacalisti della professione. Non è così. E purtroppo ne vediamo le conseguenze oggi: gli Ordini sono estremamente deboli, ridicoli come una drag queen che cerca di essere credibile. E nessuno che li consideri seriamente.

Non esercitare la Deontologia, quando sei in realtà il suo massimo custode, amministratore, porta a questi effetti. Nessuno si cura più di te. La causa del male NON è la rozzezza della politica, ma l'ignavia degli Ordini professionali, che considerano la Deontologia come un extra, un fatto accessorio. Si occupano (o vorrebbero occuparsi) di rapporti con i politici, di lobbismo e nient'altro. Non dico che non siano cose importanti, ma quando svolgi queste funzioni a tempo perso, secondariamente, non puoi poi pensare di essere il riferimento principale.

Come concretamente far sì che l'etica ridiventi primaria negli Ordini professionali?
Lo dico e ridico.
- nella funzione giudicante degli Ordini devono essere associati degli esterni alle professioni. Giudici, magari in pensione, rappresentanti dei consumatori, dei malati, dei proprietari di animali, insomma, qualcuno che rappresenti i più deboli nella catena deontologica. Non si può pensare che esistano processi senza i rappresentanti delle vittime. E' una questione di logica.
- pubblicazione di statistiche sull'operato dei singoli Ordini, che rendano conto di cosa è stato fatto. Numeri concreti, dati esatti.
-trasparenza e apertura al pubblico dei procedimenti disciplinari. I verbali dovrebbero essere in formato audio, semplicemente registrati. Quando metti un registratore sul tavolo, magari qualcuno ci pensa due volte prima di comportarsi da non responsabile.

Solo un brainstorming, per carità, ma almeno che il problema venga preso in considerazione.
Altrimenti finisce come vediamo in questi giorni. "Senza l'Etica, è barbarie". Questa segnatevela, l'ho detta io, non l'avvocato.

"Invito all'Etica" di Fernando Savater

18 novembre 2008

Provare l'assenza di colpa medica è sempre onere del professionista.

Mentre si discute se depenalizzare la colpa grave del medico, una sentenza della Cassazione rischia di passare inosservata. In caso di intervento di routine, è il sanitario che, se l'intervento non riesce, deve provare di non aver colpa. Non è il proprietario dell'animale, ma il veterinario che deve dimostrare di aver agito secondo i dettami di scienza e coscienza.
Leggetene qui

Si aprono una serie di porte che sono infinite. Gli esami preoperatori sono obbligatori o no? Averli proposti è un dovere o no? E l'elettrocardiogramma? E quant'altro?

Ancora una volta, il consenso informato si rivela l'unico modo per poter agire tranquillamente. E' purtroppo una pratica ancora molto trascurata, sia dai medici, che non parliamo dai veterinari.
Informare per consentire la decisione. Deve essere così.

Non parliamo poi di Colleghi che non hanno ancora una polizza di responsabilità civile e di tutela giudiziaria. Ma dobbiamo ancora parlare di cose simili? Costano cento euro e vi fanno vivere tranquilli e adempiere ad un dovere morale (purtroppo non ancora etico, nel codice deontologico non se ne parla..). Fatelo!!!

7 novembre 2008

Non ne possiamo più. La libera professione dei Veterinari pubblici.

E' estenuante trovarsi ancora a discutere di argomenti così vecchi, ormai triti, ritriti, e trituranti, come la libera professione dei veterinari pubblici dipendenti.

Bene ha fatto l'ANMVI a depositare il ricorso contro la delibera della giunta regionale lombarda che legittima la libera professione dei dipendenti pubblici.

Di questi ricorsi ne ho visti purtroppo troppi. Basta. Non ne possiamo più. Non dei ricorsi, che sono doverosi, ma delle becere richieste delle frangia più arretrata e demagogica della veterinaria pubblica.

Bisogna anche spiegare le cose all'opinione pubblica, smascherare gli ingordi e vergognosi individui che continuano a presentare richieste così indecenti.
I servizi veterinari, in Italia e pochissime altre nazioni al mondo dipendono dalla Sanità, non dall'Agricoltura. Malgrado le affermazioni che "i veterinari salvaguardano la salute dell'uomo", il motivo è un altro: se fanno sciopero i veterinari, chissenefrega. Se lo fanno i medici, cade il Governo.

In questo modo i nostri veterinari pubblici sono agganciati come contratto ai medici, quando scatta per i medici, scatta pure per i veterinari.

E fin qui, va più o meno bene.

Il problema è che ad esempio i veterinari controllano se i bovini degli allevamenti sono sani o no, hanno la TBC o meno, ecc.

Storicamente, all'epoca delle condotte, dove il veterinario pubblico lavorava anche come libero professionista, l'eradicazione delle malattie non funzionava. Per il semplice motivo che si creava una specie di complicità, di collusione tra allevatore e veterinario pubblico: io non ti faccio abbattere gli animali, tu mi paghi come libero professionista per le prestazioni che faccio nel tuo allevamento.

Anche un cretino capisce che c'è un'incompatibilità tra le due posizioni. Se lavoro come dipendente, non posso poi fare il libero professionista.

I veterinari pubblici si agganciano nuovamente ai medici per giustificare la loro pretesa. Ma è evidente che non è la stessa cosa!!!

Analogamente, per il lavoro negli ambulatori degli animali d'affezione. Se controllo l'uso del farmaco, le norme sanitarie, negli ambulatori, come faccio poi ad aprirne uno mio? Al mattino la guardia e al pomeriggio il ladro??

Esistono delle incompatibilità, evidentemente.

Macchè, i veterinari pubblici continuano con arroganza a richiedere la libera professione.

Va bene i ricorsi giudiziari, ma forse possiamo anche pensare a meccanismi diversi. I primi che mi vengono in mente:
- cessazione dell'obbligo di iscrizione all'Ordine per i veterinari dipendenti. Probabilmente ci si trova anche una convergenza di opinioni con la maggioranza sana. Anzi, un dipendente NON può essere iscritto all'Ordine. Cosa tra l'altro sensata. Non capisco cosa ci stiano a fare, lì dentro. In tal modo l'attività libero professionale risulterebbe quello che è: abusiva.
- richiesta da parte della veterinaria di fissazione di norme di incompatibilità chiare e definite. Certo, quando te li tieni in casa, poi è difficile fissare delle regole.
- definizione chiara della posizione dei dipendenti. Che li si costringa a definire la loro posizione. Da decenni Aldo Grasselli si barcamena tra posizioni inconciliabili. Che lo dica chiaramente, da che parte sta.

Spero che anche ANMVI capisca che se vai con il gatto e la volpe, o fai la fine di Pinocchio o diventi brigante.

Non ne possiamo più.

Altra cosa: se siete un proprietario di animali, piccoli, grandi, affezione, reddito, sport, cosa volete, NON scegliete un veterinario part time. Nemmeno se ha un prestanome, cosa purtroppo frequente.

La veterinaria moderna non è a part time. Nemmeno lo sia la vostra attenzione per il vostro animale.

19 ottobre 2008

Come scegliere un veterinario. Le cose che dovete sapere.

Non è una scelta da poco, come scegliere un veterinario. Che criteri adottare? Quello con l'inserzione più grande? Quello raccomandato dall'amico? Clinica o piccola struttura? Domicilio o ambulatorio?

Molto spesso i criteri utilizzati sono irrazionali, emozionali. Sui siti statunitensi troviamo alcune guide, ma con modalità consigliate che difficilmente porterebbero ad un buon esito nel nostro Paese.

Vorrei dare qualche consiglio razionale che serva per creare un rapporto buono con il veterinario giusto. Ovviamente userò il termine veterinario senza alcuna indicazione sessista. Veterinario come termine neutro.

Certamente le scelte sono sempre personali, ma vorrei guidarvi nell'evitare alcune trappole o sbagli che poi potrebbero rivelarsi pesanti.

Io non sono molto portato per l'approccio "emotivo". Il veterinario viene spesso visto come "l'amicone, l'amico degli animali". Anche se poi sta vicino all'animale con aria contrita, ma questo muore. No, vorrei dare alcuni consigli pratici, concreti, utili. Alcuni chiarimenti su aspetti che ad un non tecnico possono sfuggire, per aiutarvi a scegliere.

Clinica o piccola struttura?
Ci sono punti critici in ciascuna delle scelte. Sappiate che le confusionarie e complicate norme italiane riservano alle diverse denominazioni diverse funzioni e diverse dotazioni. Ad esempio, un ambulatorio NON potrebbe ricoverare un animale per la notte. L'illegalità è comunque molto diffusa.

In ogni caso, sappiate: se lasciate l'animale per la notte, ed è in condizioni critiche, o lo lasciate per fatalismo ("sennò non dormo, vada come vuole"), o se lo lasciate in un ambulatorio dove NON è presente il veterinario, fate la scelta peggiore. Se l'animale viene ricoverato ed è grave, deve esserci un veterinario. Altrimenti meglio portarselo a casa, lo seguirete di certo meglio voi.
Intendiamoci, la norma nelle cliniche è che ci sia un giovane laureato, spesso sfruttato, che deve "tenere il posto", e difficilmente ha l'autorizzazione a svegliare il principale, molto più spesso se la gestisce come può e sa. A volte bene, altre meno. Ma almeno c'è.

Riguardo alla scelta piccola-grande struttura, questo è l'aspetto predominante. Io pago il prezzo per il veterinario esperto, e poi corro il rischio di essere affidato a quello inesperto. Magari mi va anche bene, l'animale guarisce, ma prestate attenzione a questo aspetto. Un veterinario può anche essere giovane, ma di grande esperienza. Oppure essere uno che chiama esperienza continuare a ripetere sempre gli stessi errori.
Deve esserci, nella grande struttura, la presenza, l'esperienza, del "boss". Dovete sentirlo vicino. Se non lo incontrate, non lo incrociate mai, se non vede mai il vostro animale, state un po' all'erta.
Ovviamente, nella clinica pagherete forse un po' di più, ma anche questo non è detto, ed in ogni caso poi parleremo anche di questo aspetto. I costi fissi e generali sono maggiori, l'evasione fiscale è minore o nulla, l'assistenza è fatta in orari lunghi.

Un'ambulatorio più piccolo deve comunque essere decoroso. Non andate in ambulatori poco puliti o ricavati nelle cantine. Non è una buona scelta. Gli spazi devono essere adeguati. Gli orari pure.
In conclusione, non esiste una preferenza per una struttura grande o piccola.
Un punto a favore, certamente, è l'esposizione di un chiaro e comprensibile tariffario.

Ma il criterio fondamentale, come vedremo, è la personalità, sia della struttura che del veterinario. (continua)