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5 maggio 2014

Le bugie sull'abusivo veterinario. A favore di chi?

Clamorosa smentita delle affermazioni ANMVI per cui l'abusivo veterinario avrebbe lavorato "nel retrobottega" di un negozio di animali. Lo dimostra la foto streetview dell'ambulatorio.


Si vede in pieno il cartello "veterinario" e le croci azzurre sulla vetrina, peraltro fronte strada.

Altra bugia è che "non ne aveva idea il veterinario in servizio solo il lunedì". Dal sito internet dell'ambulatorio si vedono bene gli orari.


Tra l'altro le due affermazioni sono in contrasto tra di loro: se era un negozio il veterinario non poteva esserci in servizio, nemmeno "solo il lunedì", mancherebbe l'autorizzazione sanitaria.

Altre incongruenze: è stata avvisata l'azienda sanitaria. Ma perché, le ispezioni non le facevano? I controlli periodici nemmeno? Secondo me c'è una palese omissione di atti di ufficio. Trovi nell'ambulatorio "Mario Rossi" uno senza cartellino esposto e non gli chiedi "ma chi è lei"? O forse l'abusivo sapeva quando avvenivano le ispezioni? Domande senza risposta.

Secondo me la questione è chiara, c'è un favoreggiamento di abusivo, punito dalla legge con un anno di sospensione. (art.8 175/92).
E poi, evasione contributiva, oltre che fiscale. ENPAV non farà niente?

Ma sono già scesi in campo gli ascari a difendere l'indifendibile. Non ne so il motivo, anche se sento odore di futuro insabbiamento. Perché? Amico di qualcuno? O che altro? E la FNOVI, l'Ordine, non controlla palesi balle come quelle che io ho scovato in cinque minuti??
Peraltro, già una recensione su yelp nel 2012 sollevava dei dubbi.

Mi pare ci siano molte stranezze. O no?

23 settembre 2009

Coraggioso Angelo Troi. Intervento a Zapping.

Occorre un certo coraggio ad intervenire a Zapping, la trasmissione dove gli ascoltatori che intervengono si beccano a volte delle sonore strigliate dal conduttore, Aldo Forbice, comportamento che ha dato luogo anche a forti polemiche.

Bravo Angelo Troi, Segretario Nazionale del Sindacato Italiano dei Veterinari Liberi Professionisti, che è intervenuto il 21 settembre con una proposta sensata, legata alla forfettarietà delle imposte. Bravo perchè rappresenta la difficoltà di tanti piccoli imprenditori, di moltissimi liberi professionisti, che nell'immaginario vengono accomunati ai notai, ma poi in realtà sono veterinari, giovani professionisti, redditi certo non importanti come altri che vengono evasi.

Che ci sia un'esigenza di semplificazione è innegabile, e le proposte devono essere valutate. Non possiamo far altro che sperare questa venga almeno discussa, non solo dai commentatori di Zapping, che peraltro l'hanno accolta con favore, ma anche dal Ministero.

E invitarvi all'ascolto. Il file è un po' grande, ma Angelo interviene tra i primi ascoltatori.

Ascolta il file di Zapping con l'intervento di Angelo Troi (21 settembre)
Oppure vai alla pagina e scarica il file.

23 agosto 2009

"Io pago le tasse". Perchè hai già rubato prima.

Parlavo con un parlamentare, ma mi è capitato di sentire lo stesso ragionamento in televisione o radio, da parte di un presentatore pagato cifre esorbitanti.
"..perchè io pago tutte le tasse, fino all'ultimo euro".
Certo, dimenticando che hanno già incassato cifre pagate dallo Stato che sono totalmente spropositate.
Le paghi solo perchè rubi molto di più di quello che paghi.

L'evasione fiscale è troppo spesso l'estrema ratio dei poveracci, di quelli che non riescono a guadagnare il minimo indispensabile.

Non sto difendendo gli evasori, sto criticando gli ipocriti, sia chiaro.

Leggi "Elogio dell'evasore fiscale. Se le tasse sono un furto non pagarle è legittima difesa" di Leonardo Facco

5 marzo 2009

Italia Oggi: minimum tax per professionisti.

E' un nervo scoperto, come il ricordo del peggior momento della fiscalità in Italia. Ieri ItaliaOggi pubblicava un articolo sulla "minimum tax per i professionisti". Poi, a leggere l'articolo, le cose migliorano, ma a me stupisce comunque.
Siamo in momenti particolarmente difficili. Le spese non decisive vengono rinviate, chiunque capisce che per molti settori professionali è logico attendersi una diminuzione di ricavi. Nessuno oserebbe scrivere, pensare un concetto simile alla minimum tax per altre categorie, ma per i professionisti questo ed altro.

Ripeto, l'articolo in questione si rifà alla circolare 1/2008 della Guardia di finanza, che comprende pensieri in buona misura accettabili e condivisibili.

Ma non fa niente. E' il concetto che continua a circolare, quello per cui un professionista deve guadagnare più di uno stipendiato. Per forza. Eppure esistono molti professionisti, di professioni "minori" (non siamo tutti notai o farmacisti), che guadagnano poco, in proporzione meno di uno stipendiato. Esistono giovani pagati a livelli scandalosi, da veri schiavi moderni, ci sono molti laureati professionisti che fanno fatica a pagare il saldo dell'IVA o ad aggiornare le loro attrezzature. Da una parte le tariffe diminuiscono: è una realtà che nel corso degli ultimi dieci anno le prestazioni professionali sono diminuite, come costo. Dall'altra le spese aumentano, aumentano i contributi previdenziali, le imposte, le spese.

Eppure questi concetti non trovano voce. Nessuno rappresenta queste posizioni. E' incredibile. Se controllate i siti delle diverse categorie, in fondo sembra che non stia capitando niente. Ma non è così. Certi concetti sono poi brutali, come che siano indice di reddito professionale le spese sostenute per assicurazioni professionali, che sono invece un elemento insostituibile della professione. Molte riforme indicano come obbligatorie (giustamente) le assicurazioni professionali. Da una parte ti obbligo ad assicurarti, dall'altra ti dico "allora vuol dire che guadagni di più, se sei assicurato".

Il problema non è che la Guardia di finanza affermi certi concetti, è invece che nessuno dall'altra parte argomenti in proposito. Quando manca un contraddittorio istituzionale, allora la situazione è preoccupante. E questo è quello che accade.

Non parliamo poi della FNOVI. Non un accenno alla crisi. Solo affermazioni di potenza sinceramente preoccupanti: "senza di noi si ferma il mondo". Dopo questo non ci resta che affermare di essere Napoleone. In piemontese, si dice "pisa curt".
Vaglielo a spiegare tu ai finanzieri, che il mondo lo mandi avanti per 1400 euro al mese.

18 gennaio 2009

Cosa sono le tasse? Le imposte?

Non intendo minimamente entrare nel discorso sull'immigrazione e sulla valutazione politica di questi giorni, è solo un'annotazione tecnica, ma che ci fa capire come in materia di fisco ci siano idee confuse. Si discute in questi giorni sulla tassa legata al permesso di soggiorno.

Esiste una grossa differenza tra tassa ed imposta. Mentre la prima è legata ad un servizio fornito dallo Stato, la seconda ne è indipendente. Grava sul reddito e amen. Anche se lo Stato non fa niente per me, io pago le imposte. La tassa invece la pago solo quando lo Stato fa qualcosa per me: la raccolta rifiuti, oppure un servizio amministrativo. La tassa è fissa, l'imposta proporzionale o progressiva.

Si discute su questa nuova proposta di tassa come se fosse una punizione, ma questa concezione viene espressa in modo ambiguo. Dobbiamo intenderci: se la tassa è un pagamento per un servizio, ebbene, è giusto che chi richiede un servizio, il rilascio di un permesso, paghi una somma equa perché utilizza "lo Stato". Se la tassa è "una punizione", allora non è giusto che chi viene a lavorare sia "punito".

Ma decidiamoci una buona volta: se è una punizione, allora qualcuno deve spiegarmi perché io devo essere punito ed altri no. Insomma, ho un pieno diritto di evadere, e lo Stato è vessatorio nei miei confronti.
Se non è una punizione, allora discutiamo della cifra, NON della tassa.

Anzi, l'immigrato acquisisce un diritto, con il pagamento, e gli si deve dare un servizio efficiente, proprio perché ha pagato.
Questi dovrebbero essere i presupposti di una tassazione moderna. In assenza di questi concetti, torniamo in pieno Medioevo.

20 novembre 2008

Schwarzenegger e la veterinaria. Vogliamo lui!

Un caro amico dice sempre che bisognerebbe poter votare anche per i politici stranieri. Oppure importarli. Un po' come i calciatori: vuoi un fuoriclasse per la tua squadra? Ne compri uno sul mercato mondiale. Vuoi un buon Presidente del Consiglio? Ne assumi uno a livello mondiale.

Mah, per certe battaglie della veterinaria potremmo pensarci.
Arnold Schwarzenegger, Governatore della California, ha proposto, visto lo stato di dissesto del bilancio, di mettere una tassa, che potremmo paragonare all'IVA, sulle prestazioni veterinarie. Del 9%. In Italia è del 20.

Apriti cielo. La California Veterinary Medical Association sta lanciando un'operazione di protesta contro l'introduzione di questa tassa: scrivi al Governatore, ai clienti, insomma, una classica mobilitazione, anche se con poche speranze.

Io non sono mai stato così scaldato sulla battaglia per la riduzione dell'IVA, anche se ne riconosco qualche fondatezza. Riassumiamo la situazione: fino a circa 15 anni fa sulle prestazioni veterinarie NON si applicava l'IVA, considerandole come le prestazioni mediche. Venne poi introdotta, e con l'aliquota del 20%.

Indubbiamente pesa molto sul conto finale, per diversi motivi tecnici. Ma non so, forse perchè io ho provato il periodo in cui non c'era l'IVA, non è che mi spaventi più di tanto l'IVA. Invece parte della Veterinaria si appassiona molto al miraggio della riduzione di questa imposta.

Forse su di me pesa l'idea che se anche l'IVA venisse abbassata, alla categoria non ne verrebbe in tasca molto. I veterinari sono specialisti in battaglie che poi non portano nessun vantaggio se non ad altri.
Non penso che i proprietari utilizzerebbero di più i servizi veterinari se costassero di meno. Certo, 20% su un intervento chirurgico è molto, ma se i livelli dei prezzi sono così scandalosamente bassi come quelli attuali, non è che cambi tanto. Su 80 euro, fa 16, in fondo, mica così tanto.

Ma solo una piccola opinione. Comunque per l'ipotesi di votare Schwarzenegger, adesso ci penso.

17 novembre 2008

Studi di settore fuorigioco. Da ItaliaOggi Sette

Italia Oggi, nella versione sette, dedica la prima pagina alla questione degli studi di settore. e conferma quella che sembra essere l'impressione di questi momenti. Se la crisi qualcuno deve pagarla, saranno le partite IVA più deboli a farlo. Quelle con nessuna rappresentanza sindacale e voce in capitolo.

Il giornale, nell'articolo "Studi di settore fuorigioco", di Marino Longoni, esplicitamente dice che "applicare le rigide regole degli studi di settore significa sottoporre a tassazione un ricavo meramente virtuale". Gli Osservatori regionali delle Agenzie delle entrate possono proporre correttivi, ma qui è chiedere al lupo se vuole mangiare meno agnello. Esiste una commissione di esperti, e a me fa ridere. Si sono dati tempo fino al 31 marzo 2009 per proporre correttivi per Unico 2009. Figuriamoci. Poi si valuterà, si protesterà, si chiederà...intanto nel frattempo saranno passati i termini.

Italia Oggi in seconda pagina motiva anche meglio l'astensione del rappresentante dei consulenti del lavoro dalla firma del ridicolo documento: ritengono gli studi di settore NON rappresentativi della realtà economica. Ed è vero. Una stragrande parte di autonomi, di piccoli commercianti ed artigiani paga tasse su redditi che non ha.

Il giornale centra il punto: "il vero problema è che l'amministrazione finanziaria teme gli effetti sul gettito che un provvedimento di sospensione generalizzata potrebbe produrre. Nel 2006 (ultimi dati disponibili) l'adeguamento automatico agli studi ha infatti portato alle casse del fisco quasi 2 miliardi e mezzo di euro. Un bel bottino. Al quale si fa fatica a rinunciare." Notare bene che gli studi di settore rendono all'erario 4,7 miliardi di euro.

Si parla non di correggere, ma di aggiungere la giustificazione ai minori introiti. Dovremmo aggiungere motivi giustificativi: meno ore lavorate, o meno gasolio consumato, o cose simili. La realtà è che gli studi professionali rimangono aperti, i negozi pure, mica "siccome si vende di meno, apriamo alle 10", no? Nemmeno un idiota pensa cose simili.
Non devo spiegare niente. Sono i ricavi, gli incassi, che diminuiscono. Lo capisce chiunque sia in buona fede.

La Commissione di esperti, anche con un veterinario dentro, dovrebbe astenersi in blocco dall'approvare documenti che servono solo all'amministrazione finanziaria a giustificarsi, a dire "abbiamo consultato le categorie". Dovrebbe smettere di collaborare con un sistema perverso. Significa alimentarlo. E fa ancora più male leggere il miserrimo "documento": "il contribuente che ritiene di aver correttamente operato nei confronti del Fisco, anche nel caso in cui potesse risultare non congruo, non deve adeguarsi al risultato proposto". Ridicolo. Il rapporto nemico con il fisco italiano fa sì che ci si adegui anche non avendo quel reddito.

8 novembre 2008

Punti di vista sul fisco.

Ieri, ascoltando la radio, sentivo la proposta di Berlusconi per agevolare le imprese, cioè quella di pagare l'IVA sulle fatture non al momento dell'emissione della fattura, ma in quello dell'avvenuto incasso.

Spiego meglio per i fortunati che NON hanno una partita IVA, per gli altri è lampante. Se emetto una fattura da 120 euro, 20 sono di IVA, e io li devo versare allo Stato. Solo che a volte emetto la fattura e poi incasso dopo due mesi. Ma lo Stato mi dice che i suoi 20 li vuole subito, anche se io non li ho ancora incassati. Si tratterebbe quindi di dire "dammeli quando li hai effettivamente incassati".
Per i liberi professionisti, un po' più semplice, esiste la fattura proforma, che non impegna al versamento IVA ed è titolo per il pagamento.

Questo comunque non è un aiuto alle imprese, è la cessazione di un sopruso alle imprese. Sia ben chiaro.

29 ottobre 2008

Da Italia Oggi: aggiornamento degli studi di settore.

Su Italia Oggi la notizia che la società che redige gli studi di settore ha convocato i rappresentanti di professionisti e associazioni per rivedere al ribasso gli studi di settore, vista la crisi.
E' il minimo che possono fare: gli studi di settore producono crisi, secondo me.
Ci sono tra l'altro dei problemi tecnici, proprio su questa revisione.

Ma soprattutto, chi sono questi fantomatici rappresentanti? Chi sta parlando per me e io non so chi è e cosa dice?

27 ottobre 2008

Quanto guadagna un veterinario. Il sondaggio.

Non ha certo i numeri necessari per renderlo probante, ma sono convinto che sia valido. Ho effettuato un sondaggio in modo totalmente anonimo, che chiedeva ai veterinari liberi professionisti qual'è il loro reddito. Insomma, era possibile confessare l'evasione, per essere chiari.

I risultati.

Un incasso mensile di circa 3600 euro, con limiti di 700 e 8500. Un reddito mensile netto (detratte le tasse) di 1600 euro, per 12 mesi, con limiti di 300 e 2700. A conti fatti, rimane in tasca un terzo dell'incasso.

Se lo rapportiamo a 13 mesi, quindi allo stipendio di un qualsiasi dipendente, fanno 1490 euro al mese. Le condizioni sono pari, parliamo di netto in busta.

Non comprende assicurazione infortuni, malattia. Ovviamente non ci sono giornate di mutua.

Emerge un quadro non certo di ricchezza, e soprattutto che deve essere portato a conoscenza dell'opinione pubblica. Questa è la realtà. Che la sappia chi si vuole iscrivere a veterinaria, che la conosca il Ministro dell'economia, che la sappiano tutti. Ecco come se la spassano i liberi professionisti laureati, che sono la categoria che ha meno rappresentanza di tutti. Anche in questi momenti di crisi, si chiedono agevolazioni per i dipendenti, le imprese, gli artigiani, nessuno le chiede per i liberi professionisti, che pure hanno ancora gli studi di settore, e nessuno che chieda di rivederli al basso per il prossimo anno.

Una totale assenza di rappresentanza. Mai che si senta la notizia "sciopero dei liberi professionisti". Abbiamo avuto quelli stupidi contro la Bersani, ma questi, che sarebbero ampiamente giustificati, macchè..

4 ottobre 2008

Sondaggio. Quanto guadagnano i veterinari?

Da anni si parla della crisi della professione veterinaria, dell'eccesso di professionisti e di Facoltà veterinarie, di sondaggi astratti che danno il veterinario come professionista sempre occupato. Ma non abbiamo mai visto un'analisi di quanto guadagna un veterinario.
Personalmente sono certo della sottooccupazione della categoria, che ha redditi infimi. Sia nella fascia dei neolaureati che in quella dei professionisti che lavorano.
Troppo facile cercare di far passare i bassi redditi dichiarati come evasione fiscale. Non lo sono. La situazione è reale.
I risvolti sono molti: nasce la disaffezione al proprio lavoro, gli abbandoni (cambio lavoro), diminuisce la qualità professionale.

Ma qual'è il reddito devi veterinari?

Se siete un veterinario, in modo totalmente anonimo, discreto, potete votare ad un mini sondaggio, cinque domande, cliccando qui. Il sondaggio durerà una decina di giorni, è aperto a tutti ma soprattutto ai liberi professionisti. Se il vostro reddito è da lavoro dipendente, potete comunque indicarlo espressamente.

Servirà ad avere un'idea più precisa di un aspetto sul quale pochi riflettono con dati concreti. So già che i numeri saranno esigui e non significativi, ma non per questo saranno meno utili.
Votate!

23 luglio 2008

Santo Versace, la sua ricetta fiscale e la mia.

Questo post, unico nel blog, è stato modificato. Questo in riconoscimento alla comunicativa, alla correttezza, e perchè no, simpatia, dell'On. Santo Versace.

In breve, Santo Versace, deputato PdL, aveva dichiarato che : "Qui - confida - la vera battaglia è contro l`evasione fiscale. E` una priorità se vogliamo avere risorse per lo sviluppo.
Se fosse stato per me io avrei confermato Vincenzo Visco vice-ministro dell`Economia".

Io avevo fatto un post molto caustico, al solito stile mio, e anche un po' di più.
Molto semplicemente Santo Versace mi ha telefonato, ne abbiamo parlato, mi ha chiarito il senso delle sue parole, che erano paradossali.

Persona simpatica, diretta, comunicativa. Tra l'altro, non una richiesta di modifica del post, no, solo un chiarimento suo.

Ho apprezzato enormemente la sua comunicazione, ed in omaggio a questa, cambio il post. Che differenza con l'ENPAV, che di fronte a critiche sbuffa, minaccia, manda lettere scritte in italiano arcaico.

Ho apprezzato. Molto.
In quanto a Visco, spero solo che i suoi metodi, burocratici, direi opprimenti, spero siano solo più un ricordo. Sgradito.

1 aprile 2008

Farmaco veterinario. Impossibile ricuocere la torta (3. Fine)

In un articolo su 30 giorni, la rivista FNOVI (prima o poi dovremo parlarne..), l'amico Giorgio Torazza si lancia in un'analisi e una serie di proposte che a me paiono almeno insufficienti, in qualche caso dannose.

Cosa chiede e propone Giorgio Torazza? Vediamo punto per punto:
- più farmacovigilanza in sede di macellazione. Sostanzialmente più analisi. Ma Torazza sa meglio di me che le analisi sono costose, e non definitive. Cercare tutte le possibili molecole è un processo complesso, lungo, praticamente inattuabile. Cerchi un antibiotico, e non è detto che ne sia stato somministrato un altro. Cerchi un cortisonico, ed è stato somministrato un FANS, e via discorrendo. A costi folli. No, il processo di sicurezza delle carni DEVE essere attuato in azienda.

-incremento degli armadietti, delle scorte autorizzate di farmaci presso gli allevamenti. Di per , ho già dimostrato come ciò non sia una garanzia. Non occorrono più armadietti, occorre lotta al nero e maggiore farmacovigilanza diretta. insomma, controlli veterinari e anche NAS, perché no, negli allevamenti. Questi sì che sono deterrenti. Qualcuno rimarrà bruciato, ma poi le cose miglioreranno.

- incompatibilità professionale. Sostanzialmente qui Torazza propone una divisione del mondo in buoni e cattivi. Non è, purtroppo, così. I buiatri non sono sante vergini, i collaboratori dei mangimifici non sono il demonio. Lo so, è concorrenza sgradita, a volte scorretta, ma non si può intervenire come è stato fatto, con mosse al minimo sconsiderate, e che rischiano di ritorcersi contro.

- semplificare gli adempimenti formali. Segue un lungo elenco di adempimenti di registro e prescrizione. Qui la risposta è ancora più semplice, anche se sgraditissima. Non si può pensare di intervenire in un processo controllato e delicato con l'approccio di cinquanta anni fa. Insomma, non puoi continuare a lavorare in allevamento come lo faceva il nonno. Semplicissimo. Occorre un computer. Un PC può risolvere, non solo alleviare, le incombenze burocratiche. E' fatto apposta.
Lo so. Richiede un minimo di applicazione, consente una tracciabilità fiscale, richiede quei cinque minuti in più in cui uno correrebbe via a fare un'altra prestazione scadente e a basso prezzo.
No. Fermatevi quei cinque minuti e fate una prestazione di qualità, ineccepibile e di alto contenuto, sia specifica che relativa alle norme da applicare. POI si fa la semplificazione.

Secondo me, la soluzione è abbastanza semplice. Abbiamo un sistema di farmacovigilanza che NON funziona. Molte volte è solo formale, non è mai diretto contro le vere fonti della malaveterinaria. Continuiamo ad avere i rappresentanti che girano con il baule pieno di farmaci in nero. Ben vengano i NAS, che si sono dimostrati gli unici in grado di effettuare i controlli. Purtroppo.

In quanto alla norma sull'incompatibilità aziendale, il pasticcio è fatto. C'è un decreto, ormai. O il Ministero ne emana un altro, ma FNOVI ed ANMVI continuano a stare su posizioni giuridicamente deboli, oppure mi sa che solo la magistratura potrà dirimere la questione. Che si affronti il giudizio, e vada come deve andare. A me sembra l'unica. E forse faranno meglio dei pasticceri.

27 febbraio 2008

Cornuti e mazziati. Il forfettone.

Scusate il ritardo. Sono stato un po' impegnato, ma ci sono.
Giusto per dirlo subito. Io il governo Prodi non l'ho votato. Avrei però apprezzato una politica liberale e anche di sinistra "vera", perché no. Il governo passato è stato invece dilaniante, fomentando lo scontro tra dipendenti e popolo delle partite IVA, facendo vedere l'evasione fiscale come il vero problema, mentre lo è solo in parte, dimostrando un vero e proprio accanimento contro gli autonomi.

La realtà degli autonomi non viene invece colta. Troppo spesso vengono visti come privilegiati, mentre in molti casi, più di quelli emergenti, soprattutto i neolaureati (termine che ora dobbiamo riferire ad almeno 10 anni di lavoro), vivono un vero e proprio sfruttamento.


Ma non voglio parlare di questo. Questo governo si potrà anche ricordare per una cosa giusta fatta, ma realizzata male. O che poteva essere realizzata meglio. Il regime dei minimi, il "forfettone". Per chi non ce l'ha presente, una semplificazione della contabilità, una riduzione degli oneri a carico. Una cosa positiva, probabilmente non così conveniente, ma comunque interessante. Perché va nel senso giusto, quello di una diminuzione della burocrazia fiscale, della diminuzione del peso di quella vergogna applicativa che sono gli studi di settore, di un miglioramento del rapporto contribuente-erario.


Personalmente, non rientro nei parametri richiesti, perchè il mio fatturato eccede la somma massima possibile per entrare nel regime dei minimi. Amen.

Ma sarebbe corretto che in anche per chi non rientra nel regime dei minimi scattassero delle semplificazioni. Invece niente.


Il solito consiglio pratico: per chi può rientrarci, aderite. I commercialisti in qualche caso remano contro, ma non badateci. Anzi, contrattate con loro un nuovo tariffario semplificato. Assolutamente.


E un'altra cosa: si paventa il problema delle due parcelle, con l'IVA e senza, della disparità dei clienti, che vedrebbero un professionista con parcelle aumentate del 20% e altri no.

NON diminuite le vostre parcelle. Pagate più tasse, ma non diminuitele, ovviamente. Dal punto di vista del pricing sarebbe una follia. Potete invece dividere con il vostro cliente i vantaggi ricevuti, ma nel senso di migliorare i servizi, non diminuire i prezzi. Mai. Un'economia forte non è quella dove tutti possono permettersi la Trabant, ma dove tutti possono permettersi la Ferrari. Il problema dell'economia italiana non sono gli autonomi, ma i bassi redditi del lavoro dipendente, che hanno subito pesantemente gli effetti dell'euro.

Per inciso, notatelo: nella campagna elettorale in corso non si parla di autonomi. Di imprese, di dipendenti, ma non di autonomi. Eppure, in molti, tantissimi casi, anche per gli autonomi ci sono situazioni di sfruttamento, di povertà, pure. Ma le partite iva sono i nuovi appestati. Difenderli significa sporcarsi. Nessuna forza politica si vergogna di difendere apertamente, come categoria, i dipendenti pubblici, i ministeriali, i giudici, qualunque componente della società. Mai, gli autonomi. Ma proprio mai. Com'è possibile??