31 ottobre 2008
Gli Ordini come cambiarli. 2
Comunicazione via web, democrazia elettronica. Inutile che mi vengano fatte le solite obiezioni: "molti non hanno il computer, non lo sanno usare...". Ci sono soluzioni, non è questo il problema. E' possibile. E' obbligatorio. Per non morire.
Passo essenziale è la trasparenza completa, soprattutto economica. I bilanci, le autorizzazioni di spesa, devono essere pubblici, totali. L'iscritto deve poter sapere, in ogni momento, senza doversi "recare in sede", come sono stati spesi i suoi soldi, fino all'ultimo centesimo. I verbali, ovviamente depurati dai dati sensibili, devono essere totalmente pubblici. L'Ordine dovrebbe essere una casa di vetro, dove si conoscono le cose, non vengono nascoste.
Le liste elettorali dovrebbero essere aperte, con una semplice presentazione di candidatura apposta sul sito web e sulla bacheca in data di elezione. La competizione elettorale deve essere favorita, consentendo la comunicazione diretta dei candidati con gli iscritti. Senza filtri, se mi voglio candidare devo potermi presentare agli elettori e comunicare il mio programma, cercando altri compagni di lista. Il meccanismo attuale rende più difficile competere con il Consiglio in carica, e quindi l'innovazione, la novità. Il meccanismo più diffuso è attualmente la cooptazione, insufficiente soprattutto in momenti di crisi come questo.
Molte riforme ipotizzate dai diversi Governi hanno proposto la separazione tra giudicanti e no, nel Consiglio. Doverosa, certamente, affinché la giustizia non si trasformi in complicità, nei giudizi deontologici. Ma non solo. A mio parere occorre anche introdurre un elemento esterno, non appartenente alla categoria. Sia un giudice, un rappresentante dei consumatori, sia chi si vuole, ma è essenziale per introdurre obiettività ed imparzialità, ora non garantite.
29 ottobre 2008
Da Italia Oggi: aggiornamento degli studi di settore.
Su Italia Oggi la notizia che la società che redige gli studi di settore ha convocato i rappresentanti di professionisti e associazioni per rivedere al ribasso gli studi di settore, vista la crisi.28 ottobre 2008
L'epatite C, i tatuaggi, le leggi ed il farmaco veterinario
Guardate l'immagine a fianco. E' stata scattata alla Tattoo Convention di Genova, svoltasi recentemente, di sabato, pubblicamente e con gran clamore. Il tatuatore mette la mascherina, ma sul mento. Porta un camice monouso, ma sul petto nudo. Si, usa la protezione del manipolo, ma il tatuato è in chissà che stato sanitario.
Non era l'unico, minimo ce n'erano altri 10 come lui.
Per testimonianza personale, i vigili della ASR (o comunque funzionari) erano passati, avevano rimostrato sul fatto che nei bagni dovessero esserci dei cartelli su non so più che cosa.
Questo è come funzionano le cose in Italia. POI ci si lamenta della diffusione dell'epatite C. In queste condizioni, è il minimo.
Voi direte chissenefrega, e lo dico anch'io. Cosa c'entra con Veterinaria liberale?
A me la situazione ricorda il controllo del farmaco veterinario. Tatuaggi, o medicinali veterinari, ormoni, anabolizzanti, clenbuterolo, non cambia niente. La situazione è la stessa. Mi capita sempre più spesso di sentirmi dire dai clienti che "per comprare i farmaci non ho bisogno di ricetta", o che "i vaccini li ho già fatti". Ovviamente comprati in nero, senza ricetta.
A me capita nei cavalli, che non sono poi questo grande pericolo sanitario, checché sostenga la veterinaria pubblica: il cavallo da macello viene importato in un suo circolo specifico.
Ma penso che non ci sia poi grande problema ad utilizzare gli stessi farmaci in nero negli allevamenti bovini. Non conosco il settore, ma non mi sembra di dire un azzardo.
Eppure, la farmacovigilanza viene esercitata presso i veterinari, gli ambulatori, sulla carta, sulle ricette, sulle formalità. Poco, o niente, o male.
Poi usciranno gli articoli sui giornali, gli addetti ed i sindacati reclameranno più risorse, i precari si lamenteranno della loro situazione. Gli operatori tranquillizzeranno i consumatori, "la nostra carne è sana", il Ministro dell'Agricoltura dirà che bisogna mangiare italiano, i NAS faranno ispezioni presso gli allevamenti ed i telegiornali li riprenderanno, oltre ai consumatori intervistati nelle macellerie. Alla sera, dirigenti dell'Istituto superiore della Sanità, funzionari del ministero, Istituti Zooprofilattici, si cimenteranno in tavole rotonde o dichiarazioni di garanzia dell'allevamento italiano. Nelle istituzioni veterinarie qualcuno cercherà di trarre sue personali conclusioni per apparire "importante". Verrà magari emanato qualche Decreto che istituirà nuovi registri, una nuova figura istituzionale, sanzioni maggiori, un'Autorità specifica, alla cui guida andrà un nuovo amico di altri politici.
In realtà, cosa mangeremo?
Lo sapete, amo la letteratura. Mangeremo quello che il premio Nobel per la letteratura Garcia Marquez fa dire al Colonnello di "Nessuno scrive al Colonnello" nella sua irresistibile chiusa:
"Dimmi, cosa mangiamo"
Il colonnello ebbe bisogno di settantacinque anni - i settantacinque anni della sua vita, minuto per minuto - per giungere a quel momento. Si sentì puro, esplicito, invincibile, nell'istante in cui rispose:
"Merda."
Ci siamo abituati. Siamo italiani.
27 ottobre 2008
Non è destra o sinistra. E' buon governo.
Ormai è fin troppo semplice dire "ve l'avevamo detto". Che non ci possono stare quattordici facoltà di veterinaria, 360 sedi universitarie in Italia, che il livello di ricerca ed istruzione è diventato infimo, che la qualità dei professori è bassissima. Oggi Libero titola "Papponi in cattedra", e argomenta in modo convincente chiunque abbia una minima obiettività e libertà di pensiero.
Anche il rettore del Politecnico di Torino è costretto ad ammetterlo, anche se poi ovviamente va a conclusioni non obiettive. Così non può funzionare. E non se ne può più delle nefandezze commesse dai nostri docenti. E Veterinaria è in prima a fila, a sfornare laureati che saranno i futuri sottoccupati.Quanto guadagna un veterinario. Il sondaggio.
Non ha certo i numeri necessari per renderlo probante, ma sono convinto che sia valido. Ho effettuato un sondaggio in modo totalmente anonimo, che chiedeva ai veterinari liberi professionisti qual'è il loro reddito. Insomma, era possibile confessare l'evasione, per essere chiari.I risultati.
Un incasso mensile di circa 3600 euro, con limiti di 700 e 8500. Un reddito mensile netto (detratte le tasse) di 1600 euro, per 12 mesi, con limiti di 300 e 2700. A conti fatti, rimane in tasca un terzo dell'incasso.
Se lo rapportiamo a 13 mesi, quindi allo stipendio di un qualsiasi dipendente, fanno 1490 euro al mese. Le condizioni sono pari, parliamo di netto in busta.
Non comprende assicurazione infortuni, malattia. Ovviamente non ci sono giornate di mutua.
Emerge un quadro non certo di ricchezza, e soprattutto che deve essere portato a conoscenza dell'opinione pubblica. Questa è la realtà. Che la sappia chi si vuole iscrivere a veterinaria, che la conosca il Ministro dell'economia, che la sappiano tutti. Ecco come se la spassano i liberi professionisti laureati, che sono la categoria che ha meno rappresentanza di tutti. Anche in questi momenti di crisi, si chiedono agevolazioni per i dipendenti, le imprese, gli artigiani, nessuno le chiede per i liberi professionisti, che pure hanno ancora gli studi di settore, e nessuno che chieda di rivederli al basso per il prossimo anno.
Una totale assenza di rappresentanza. Mai che si senta la notizia "sciopero dei liberi professionisti". Abbiamo avuto quelli stupidi contro la Bersani, ma questi, che sarebbero ampiamente giustificati, macchè..
24 ottobre 2008
Anagrafe equina. A che punto siamo.
L'anagrafe equina viene rifiutata innanzitutto dai proprietari, che la vivono come un'odiosa imposizione senza motivo. A tutt'oggi, ancora troppi i nodi irrisolti, i dubbi, le applicazioni sbagliate. Un pasticcio infinito. Da ogni parte. E non possiamo credere di farla funzionare, se viene vissuta come obbligo, come imposizione. Bisogna chiarirne i significati a chi ha un equide.
Non costerebbe nemmeno tanto farla funzionare bene. Cosa occorre fare?
Innanzitutto, che si convochi un tavolo VERO, non di quelli organizzati solo per fare una trasferta romana, con tutti gli interessati, che affronti sulla base dell'esperienza di questi anni e degli inevitabili errori di partenza la riorganizzazione del sistema. Occorre far sì che nessuno cerchi di "guadagnarci su".
Come si potrebbe riorganizzare il sistema?
Alcune idee, sulle quali mi piacerebbe anche si discutesse. Solo idee, punti di partenza.
Economicità
L'AE deve essere resa meno costosa e più semplice da applicare. Iscrivere un equino nel sistema dovrebbe essere semplice, veloce, economico. Come riuscirci?
Si devono ridurre i passaggi, aumentando gli operatori, e rendendo possibile un inserimento diretto dei dati. In altri termini, aumentare i veterinari liberi professionisti che possono applicare i microchip e che dovrebbero poter registrare direttamente i dati nel sistema. Come per i cani. Il veterinario compila i dati, via internet li registra, effettua contestualmente il pagamento, emette un certificato provvisorio.
A breve termine arriva via posta il libretto definitivo. Meglio ancora, viene emessa la smart card direttamente dal veterinario. Non è fantascienza, sono cose normalissime.
Una cosa da notare: la smart card, prevista dal Decreto sull'AE all'art.5, non si ritrova nel manuale operativo, in piena inosservanza del decreto. Perchè?
Più semplicità, più economicità. A parità di possibilità, che si preferisca quella che è più economica per l'allevatore.
L'entità delle tariffe non può essere stabilita autonomamente dall'UNIRE, ma in qualche modo occorre concordarle con le parti coinvolte.
Chiarezza
Dirimere definitivamente le questioni che portano confusione. Si arrivi ad un accordo tra UNIRE e FISE, e secondo me sarebbe nell'interesse di tutti. Non possiamo più permetterci la confusione.
Si chiarisca il valore eventuale dei documenti stranieri: se sono accettabili, lo si dica in modo inoppugnabile. Se no, che sia definitivo.
Correzione di rotta
Stabilire e chiarire un principio fondamentale: TUTTI gli equini devono avere un microchip. Attualmente, assistiamo alla registrazione di "microchip virtuali", senza senso: si registra un documento SENZA un microchip. Questo vuol dire non aver afferrato il concetto base dell'AE: un equino deve essere indiscutibilmente registrato, e la sua destinazione stabilita certamente.
Informazione
Attuazione di una campagna di informazione chiara, corretta, completa, trasparente, congiunta, da parte di Ministeri, Enti, operatori. Tutti devono poter avere a disposizione le informazioni necessarie per qualsiasi valutazione.
In assenza di interventi simili, il pasticcio non potrà che peggiorare. Con danno di tutti.
Parole al vento, lo so. Vedremo dove vengono spinte le foglie.
Nel frattempo, un altro convegno accademico, dove non si capisce che senso abbia parlare al vento, esporre solo le proprie ragioni, senza asoltare tutte le componenti. Mancano le associazioni sportive, i rappresentanti veri dei proprietari. Così, ci si parla addocsso. Purtroppo siamo abituati. O quasi.
20 ottobre 2008
L'Università, le risorse, gli scioperi, i precari.
Ma che ricerca, poi? Siamo seri, la ricerca italiana è a livelli infimi. E pure la didattica.
L'Università ha sfornato posti di lavoro, professori, bidelli, paninerie per gli studenti, impiegati, affitti in nero per gli studenti, ma non si poteva continuare a credere che la moltiplicazione dei pani e dei pesci potesse continuare. Anche Gesù Cristo l'ha fatta una volta, mica ogni domenica.
L'Università italiana è un carrozzone sgangherato, più buono per distruggere risorse che per crearle. Non c'è qualità di insegnamento, non c'è serietà, non ci sono docenti.
Almeno ci fossero ancora i baroni. Macchè. Quelli che ci sono adesso al massimo sono dei piccoli kapò. Lasciamoli perdere. Ci guadagneremo tutti.
19 ottobre 2008
La RAI e l'UNIRE.
Si, ma l'UNIRE ne chiede 30 in prestito.
Fate le debite proporzioni..
Come scegliere un veterinario. Le cose che dovete sapere.
Non è una scelta da poco, come scegliere un veterinario. Che criteri adottare? Quello con l'inserzione più grande? Quello raccomandato dall'amico? Clinica o piccola struttura? Domicilio o ambulatorio?Molto spesso i criteri utilizzati sono irrazionali, emozionali. Sui siti statunitensi troviamo alcune guide, ma con modalità consigliate che difficilmente porterebbero ad un buon esito nel nostro Paese.
Vorrei dare qualche consiglio razionale che serva per creare un rapporto buono con il veterinario giusto. Ovviamente userò il termine veterinario senza alcuna indicazione sessista. Veterinario come termine neutro.
Certamente le scelte sono sempre personali, ma vorrei guidarvi nell'evitare alcune trappole o sbagli che poi potrebbero rivelarsi pesanti.
Io non sono molto portato per l'approccio "emotivo". Il veterinario viene spesso visto come "l'amicone, l'amico degli animali". Anche se poi sta vicino all'animale con aria contrita, ma questo muore. No, vorrei dare alcuni consigli pratici, concreti, utili. Alcuni chiarimenti su aspetti che ad un non tecnico possono sfuggire, per aiutarvi a scegliere.
Clinica o piccola struttura?
Ci sono punti critici in ciascuna delle scelte. Sappiate che le confusionarie e complicate norme italiane riservano alle diverse denominazioni diverse funzioni e diverse dotazioni. Ad esempio, un ambulatorio NON potrebbe ricoverare un animale per la notte. L'illegalità è comunque molto diffusa.
In ogni caso, sappiate: se lasciate l'animale per la notte, ed è in condizioni critiche, o lo lasciate per fatalismo ("sennò non dormo, vada come vuole"), o se lo lasciate in un ambulatorio dove NON è presente il veterinario, fate la scelta peggiore. Se l'animale viene ricoverato ed è grave, deve esserci un veterinario. Altrimenti meglio portarselo a casa, lo seguirete di certo meglio voi.
Intendiamoci, la norma nelle cliniche è che ci sia un giovane laureato, spesso sfruttato, che deve "tenere il posto", e difficilmente ha l'autorizzazione a svegliare il principale, molto più spesso se la gestisce come può e sa. A volte bene, altre meno. Ma almeno c'è.
Riguardo alla scelta piccola-grande struttura, questo è l'aspetto predominante. Io pago il prezzo per il veterinario esperto, e poi corro il rischio di essere affidato a quello inesperto. Magari mi va anche bene, l'animale guarisce, ma prestate attenzione a questo aspetto. Un veterinario può anche essere giovane, ma di grande esperienza. Oppure essere uno che chiama esperienza continuare a ripetere sempre gli stessi errori.
Deve esserci, nella grande struttura, la presenza, l'esperienza, del "boss". Dovete sentirlo vicino. Se non lo incontrate, non lo incrociate mai, se non vede mai il vostro animale, state un po' all'erta.
Ovviamente, nella clinica pagherete forse un po' di più, ma anche questo non è detto, ed in ogni caso poi parleremo anche di questo aspetto. I costi fissi e generali sono maggiori, l'evasione fiscale è minore o nulla, l'assistenza è fatta in orari lunghi.
Un'ambulatorio più piccolo deve comunque essere decoroso. Non andate in ambulatori poco puliti o ricavati nelle cantine. Non è una buona scelta. Gli spazi devono essere adeguati. Gli orari pure.
In conclusione, non esiste una preferenza per una struttura grande o piccola.
Un punto a favore, certamente, è l'esposizione di un chiaro e comprensibile tariffario.
18 ottobre 2008
Impasse. Anagrafe equina. Ma dove vanno i soldi?
Ho l'impressione che saranno parecchi, i post sull'anagrafe equina, prossimamente. L'argomento riscuote un certo interesse. Che il sistema non stia funzionando, malgrado i proclami degli operatori, è sotto gli occhi di tutti. E io dico purtroppo. Vorrei precisare che ritengo un bene la sottrazione dell'Anagrafe Equina alla esclusiva competenza della Sanità. Io penso che l'AE (anagrafe equina) dovrebbe essere un sistema a cui diversi Enti danno il loro contributo.16 ottobre 2008
Finalmente qualche parola di chiarezza. Dalla FISE:
Il Dipartimento Veterinario FISE scrive alcune considerazioni che mi sembrano molto fondate, ed iniziano a chiarire qualcosa, soprattutto a proposito delle domande fondamentali relativamente alla validità dei passaporti FISE nel contesto dell'Anagrafe Equina. Ne pubblico una prima parte, una lettera del Presidente Cesare Croce che mi sembra molto ben articolata, con i miei commenti in coda. A presto altri interessanti spunti dalla FISE.All’ Unione Nazionale Incremento Razze Equine
All’ Associazione Italiana Allevatori
Alle Associazioni Provinciali Allevatori
Loro sedi
Al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali
Dipartimento per la Sanità Pubblica Veterinaria, la Nutrizione e la Sicurezza degli Alimenti
Ai Comitati Regionali FISE
Roma, 2 ottobre 2008 Loro sedi
Dipartimento Veterinario
Oggetto: iscrizione di cavalli in possesso di documento di identificazione FISE in Banca Dati Equina (BDE)
- VISTO: il Decreto Ministeriale 5 Maggio 2006 (linee guida e principi per l’organizzazione e la gestione dell’anagrafe equina), che attribuisce all’U.N.I.R.E. la gestione della BDE;
- VISTO: il Manuale Operativo per la gestione dell’Anagrafe degli Equidi (Procedure di attuazione del Decreto 5 maggio 2006) che al punto 12 “Registrazione in BDE della situazione esistente” prevede che: “Nel caso in cui le informazioni siano contenute in un archivio informatizzato dell’organizzazione o associazione che ha rilasciato il documento di identificazione, le stesse saranno trasferite secondo modalità concordate con l’U.N.I.R.E..” ;
La F.I.S.E., in quanto associazione che ha rilasciato documenti di identificazione, attende a tutt’oggi di concordare, a livello centrale con l’U.N.I.R.E., le modalità con cui trasferire in Banca Dati Equina le informazioni riguardanti i soggetti iscritti nella propria anagrafe.
A seguito di segnalazioni da parte di alcuni Tesserati, riguardo la richiesta di un pagamento per la registrazione di cavalli in possesso di Passaporto F.I.S.E. (che non necessitano di nuova identificazione ai sensi del D.M. 5 maggio 2006) si fa presente che tale richiesta economica non trova riscontro in nessuna delle normative in vigore.
Si ricorda che, come da Circolare del Ministero della Salute 3337 – P del 28/08/2008, il Capitolo IX del Passaporto deve essere compilato dall’Ente che lo ha originariamente emesso, quindi per i Passaporti F.I.S.E., dai rispettivi Comitati Regionali.
Si raccomanda la massima diffusione delle informazioni incluse nella presente.
Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, si inviano i più cordiali saluti.
Il Presidente
Ing. Cesare Croce
La lettera si riferisce al pagamento del cosiddetto "microchip virtuale" di 18 euro richiesto dalle APA per l'inserimento in Banca Dati Equidi, e mi pare fondata come argomentazione legale. Tra l'altro, la FISE ovviamente non ne parla, ma la motivazione si potrebbe pure estendere ai libretti ASL conformi alla direttiva CE, altro punto da chiarire.
Riguardo al capitolo IX, si parla di una secondo me scriteriata circolare del Ministero della Salute, che grosso modo dice che questa parte del passaporto, che destina il cavallo al possibile consumo umano o no, debba essere modificata da chi ha emesso il passaporto. Che è una norma paralizzante. Se un libretto è emesso dalla regione Calabria, il cavallo è ora in Piemonte, chi lo deve vidimare, in caso di cambio di destinazione o aggiornamento o anche compilazione (se non lo è stato prima)?
La Regione Calabria? Ma è evidentemente insensato. la norma ha consentito alcune interpretazioni folli, come quella per cui i veterinari "UNIRE" farebbero dei timbri sul capitolo IX pagati una dozzina di euro previo appuntamento. Una pazzia nella pazzia.
In conclusione, i consigli per i proprietari di equidi. Cosa fare? Molto semplice, e l'ho già scritto. Aspettare che si chiariscano i troppi punti oscuri.
Per il capitolo IX, compilarlo e fare timbrare da chiunque lo faccia (Veterinari ASL, Veterinari liberi professionisti, APA, FISE, notaio), insomma da chiunque possa certificare con criterio di terzietà di essere stato testimone della vostra volontà di destinare il cavallo alla macellazione o no.
E speriamo ora che le cose si chiariscano. In ogni caso è importante che la FISE abbia finalmente espresso qualcosa con uno scritto ufficiale. A me sembra un passo importante.
14 ottobre 2008
Gioco test per il libero professionista.
12 ottobre 2008
Tutto va ben, madama la marchesa...
Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia: “difficile situazione congiunturale”“Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia :”Rischiamo un altro ’29.”
“Se l'inflazione sale si deve sacrificare la crescita”, Mark Zandi (Economy.com)
“La ripresa del mercato azionario è stata breve ed apparente”(Nouriel Rubini docente di economia, New York University)
Ben Bernanke, Presidente della Banca Centrale USA: “Restano a rischio crescita e mercati”
Jean Claude Trichet, Presidente Banca Comune Europea: “L’inflazione resterà elevata più a lungo di quanto previsto”
Pierluigi Bernasconi, Presidente Mediaworld :”Sono pessimista sul futuro dell’economia….riduco tutti i costi che è possibile cambiare. Per esempio, ho notato che gli scontrini dei nostri negozi erano lunghi quasi 20 cm. Li ho fatti tagliare a 10, così risparmiamo in un anno..”
La Stampa: “Il 2008 è da profondo rosso”
Gianni Mancuso, Presidente ENPAV: “Gli enti previdenziali hanno maturato esperienze importanti, di reale autonomia e che spingono all’ottimismo.”
Tullio Paolo Scotti, Vice Presidente ENPAV: "sembrerebbero allontanarsi spettri recessivi sulle economie internazionali...E’ presumibile che il punto di minimo si sia già visto"
Giuseppe Zezze, Delegato ENPAV: “l’assetto previdenziale e solidaristico dell’Ente poggia su basi solide e consente di guardare al futuro con immutato ottimismo.”
Dire in controtendenza è poco. Da sempre la comunicazione dell’ENPAV è sempre stata, da che me la ricordo, di tipo rassicurante. Figuriamoci oggi, che è disponibile la Pravda di categoria, i “30 giorni”. Ma se continui a rassicurare qualcuno, vuol dire che qualche motivo di preoccupazione c'è.
Peccato che utilizzando gli utili strumenti del sito dell’Ente, simulando le nostre pensioni, si vede come i soldi, pochi o tanti, ma che abbiamo versato, e tutti sappiamo come ci siano pesati, si tramutino poi in pensioni irriverenti.
Certamente, esiste un folto gruppo di sfigati che hanno pagato in lire e si ritroveranno pensioni in euro, con un’ovvia svalutazione reale.
Anche aderendo alla pensione modulare, il problema permane. Ricordo anche come il discorso, inespresso ma reale, della pensione modulare, sia “Con quello che avete pagato la pensione non l’avrete, o ci aggiungete di vostro o niente”.
Mi rendo anche conto che i problemi non siano solo di gestione, ma legati all’economia ed al suo andamento.
Ma vorrei due cose:
- che non si giochi con i numeri. Ad ogni piè sospinto leggiamo di come il patrimonio dell’ENPAV sia aumentato. Grazie pirla, ci credo che aumenta: aumentano gli iscritti ed i pensionati non sono ancora aumentati (la famosa “gobba” delle pensioni non è ancora arrivata). Che ci siano due pagnotte, mentre l’anno scorso erano 1,5, non vuol dire niente. Diciamo piuttosto quanto rende la nostra farina e magari avremo un numero più sensato.
Che non si parli del patrimonio, ma piuttosto dell’utile di esercizio in percentuale sul patrimonio. In altri termini, quanto hanno reso, al netto delle spese, i nostri soldi. Questo è l’unico dato che serve.
- che si prendano provvedimenti responsabili. La dichiarazione del Presidente di Mediaworld, la catena di negozi, è emblematica. Va a vedere di risparmiare sulla carta degli scontrini. Magari non cambia l’esito, ma mi pare un comportamento responsabile.
Questo vorrei: responsabilità, trasparenza e comunicazione. Solo questo blog ha pubblicato gli aumenti degli emolumenti ENPAV. Che secondo me dovrebbero essere invece correlati all'utile prodotto con i nostri soldi. Se tu fai guadagnare me, va bene, prenditi gli emolumenti che vuoi, ma l'utile deve esserci.
Che si attui una politica di etica diminuzione dei costi, ad ogni livello.
Che le riforme non siano solo "quanto diminuiranno le pensioni", ma ad esempio quanto potremmo risparmiare con un unico Ente di gestione delle Casse privatizzate, l'adesso inutile ADEPP. Insomma, al posto di dare emolumenti per 100 Consiglieri, Presidenti, per migliaia di amministrativi, passare a diminuirli del 90%. E' chiedere troppo?
E che si smetta con articoli che a volte sconfinano anche nell'imbarazzante, quando non nel ridicolo. Sembra di vedere il telegiornale di Emilio fede.
Che poi 30 giorni sia la Pravda, ci avviciniamo.
Siamo giunti, a maggio, a parlare del "buon timoniere".
A quando "Il Grande Timoniere", in ricordo del Mao Tse Tung? Stiamo rimpiangendo qualcuno?
10 ottobre 2008
La Tigre di Cremona: viva ECM!
La Tigre di Cremona non parla di ECM, ovviamente, non li conosce. Ma si vede che sarà l'aria.
Non ripeto qui tutti i difetti, lo sbaglio fondamentale che sta alla base del sistema ECM: pensare chepartecipare ad un congresso sia un vero aggiornamento. E' turismo congressuale, innanzitutto.
Ma il problema c'è. Cosa si potrebbe fare, per risoverlo?
Perchè non coinvolgere gli Ordini? Se ogni iscritto dovesse ad esempio fornire al proprio Ordine il proprio percorso formativo all'Ordine seguito nell'anno?
Non ci sono solo i congressi, ci sono i libri acquistati, le partecipazioni a mailing list, la consultazione internet. Seguo da anni ECN, la mailing list mondiale degli ippiatri. Ho imparato più lì sopra che ad un qualsiasi congresso seguito.
Mah, a Cremona proprio non ci sentono....
6 ottobre 2008
A me vien da ridere. 30 giorni, la rivista FNOVI.
La storia precedente l'ho già scritta qui. Un meccanismo (la proprietà che passa alla FNOVI nel luglio 2007, poi cessa le pubblicazioni dopo pochi mesi) che se lo facesse una società quotata in Borsa minimo dovrebbe dimettersi il CdA. Insomma, acquisti (o ti viene regalata) la FIAT e dopo qualche mese tu la chiudi. In imprenditoria almeno qualcuno ti convoca per spiegazioni.
Qualcuno dovrebbe ora delle scuse a chi dieci anni fa disse che l'intera operazione era fallimentare, poco chiara, confusa e pasticciona. Le bugie della FNOVI di allora hanno avuto le gambe corte. Mi ricordo gli attacchi personali che subii, all'epoca consigliere dell'Ordine di Torino, dal Presidente Lombardi, all'interno del Consiglio. Da coltelli.
Fa niente, prendiamoci ora la ragione che avevamo allora, come su altri argomenti (ECM, per dirne uno).
Adesso a me viene da ridere su un episodio da niente, che cito solo per umorismo, non ritengo sia importante di per sé, ma piuttosto comico.
Nel numero di luglio 2008 della nuova rivista, si parla dell'accordo tra la FNOVI ed il Corpo Forestale dello Stato affinché i veterinari collaborino alla repressione dei reati contro gli animali.
Scrive il Consigliere FNOVI Alberto Casartelli a pag.13:
"I colleghi che mi conoscono come buiatra si chiederanno cosa ci facessi in uno zoo e ad una mostra canina. Lavoro da molti anni per gli zoo e conosco i contenuti del D. Lvo 21 marzo 2005 n. 73 sulla alla (sic!) custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici che garantisce una assistenza veterinaria di routine. Il Nirda cercava dei veterinari che conoscessero la norma. Alla manifestazione di cani di razza, invece, sono stato chiamato proprio perché non mi occupo di cani e in questo modo, non avendo interessi diretti nel settore, potevo dare garanzie di imparzialità."
Insomma, se lavoro nel settore, mi chiamano perché sono competente, se non ci lavoro mi chiamano perché sono imparziale.
Ma allora, perché non potremmo invece dire che sei parziale nel primo caso ed incompetente nel secondo??
Intendiamoci, è un semplice errore logico, comico nel suo svolgersi, ma indicativo di una caratteristica che mi sembra frequente su "30 giorni": puoi scrivere il cazzo che vuoi.
Nessun contraddittorio, solo le voci "ufficiali", solo le voci amiche, nessuna critica, nessuna vera discussione. Solo una tribuna dove chi c'è le spara come vuole, senza nemmeno l'attenzione a dire cose logiche o coerenti.
La politica di eliminazione delle voci della dissidenza, praticata da anni, è arrivata al culmine.
La Pravda. "Nella Verità non ci sono notizie e nelle Notizie non c'è verità".
A chi giova tutto questo?
4 ottobre 2008
Sondaggio. Quanto guadagnano i veterinari?
Personalmente sono certo della sottooccupazione della categoria, che ha redditi infimi. Sia nella fascia dei neolaureati che in quella dei professionisti che lavorano.
Troppo facile cercare di far passare i bassi redditi dichiarati come evasione fiscale. Non lo sono. La situazione è reale.
I risvolti sono molti: nasce la disaffezione al proprio lavoro, gli abbandoni (cambio lavoro), diminuisce la qualità professionale.
Ma qual'è il reddito devi veterinari?
Se siete un veterinario, in modo totalmente anonimo, discreto, potete votare ad un mini sondaggio, cinque domande, cliccando qui. Il sondaggio durerà una decina di giorni, è aperto a tutti ma soprattutto ai liberi professionisti. Se il vostro reddito è da lavoro dipendente, potete comunque indicarlo espressamente.
Servirà ad avere un'idea più precisa di un aspetto sul quale pochi riflettono con dati concreti. So già che i numeri saranno esigui e non significativi, ma non per questo saranno meno utili.
Votate!