28 ottobre 2008

L'epatite C, i tatuaggi, le leggi ed il farmaco veterinario

In questi giorni è comparso un serio allarme sulla stampa relativamente al fatto che si registri un incremento della diffusione dell'epatite C a causa di carenze condizioni igieniche tra i tatuatori.

Guardate l'immagine a fianco. E' stata scattata alla Tattoo Convention di Genova, svoltasi recentemente, di sabato, pubblicamente e con gran clamore. Il tatuatore mette la mascherina, ma sul mento. Porta un camice monouso, ma sul petto nudo. Si, usa la protezione del manipolo, ma il tatuato è in chissà che stato sanitario.
Non era l'unico, minimo ce n'erano altri 10 come lui.

Per testimonianza personale, i vigili della ASR (o comunque funzionari) erano passati, avevano rimostrato sul fatto che nei bagni dovessero esserci dei cartelli su non so più che cosa.

Questo è come funzionano le cose in Italia. POI ci si lamenta della diffusione dell'epatite C. In queste condizioni, è il minimo.

Voi direte chissenefrega, e lo dico anch'io. Cosa c'entra con Veterinaria liberale?

A me la situazione ricorda il controllo del farmaco veterinario. Tatuaggi, o medicinali veterinari, ormoni, anabolizzanti, clenbuterolo, non cambia niente. La situazione è la stessa. Mi capita sempre più spesso di sentirmi dire dai clienti che "per comprare i farmaci non ho bisogno di ricetta", o che "i vaccini li ho già fatti". Ovviamente comprati in nero, senza ricetta.

A me capita nei cavalli, che non sono poi questo grande pericolo sanitario, checché sostenga la veterinaria pubblica: il cavallo da macello viene importato in un suo circolo specifico.
Ma penso che non ci sia poi grande problema ad utilizzare gli stessi farmaci in nero negli allevamenti bovini. Non conosco il settore, ma non mi sembra di dire un azzardo.

Eppure, la farmacovigilanza viene esercitata presso i veterinari, gli ambulatori, sulla carta, sulle ricette, sulle formalità. Poco, o niente, o male.

Poi usciranno gli articoli sui giornali, gli addetti ed i sindacati reclameranno più risorse, i precari si lamenteranno della loro situazione. Gli operatori tranquillizzeranno i consumatori, "la nostra carne è sana", il Ministro dell'Agricoltura dirà che bisogna mangiare italiano, i NAS faranno ispezioni presso gli allevamenti ed i telegiornali li riprenderanno, oltre ai consumatori intervistati nelle macellerie. Alla sera, dirigenti dell'Istituto superiore della Sanità, funzionari del ministero, Istituti Zooprofilattici, si cimenteranno in tavole rotonde o dichiarazioni di garanzia dell'allevamento italiano. Nelle istituzioni veterinarie qualcuno cercherà di trarre sue personali conclusioni per apparire "importante". Verrà magari emanato qualche Decreto che istituirà nuovi registri, una nuova figura istituzionale, sanzioni maggiori, un'Autorità specifica, alla cui guida andrà un nuovo amico di altri politici.

In realtà, cosa mangeremo?
Lo sapete, amo la letteratura. Mangeremo quello che il premio Nobel per la letteratura Garcia Marquez fa dire al Colonnello di "Nessuno scrive al Colonnello" nella sua irresistibile chiusa:
"Dimmi, cosa mangiamo"
Il colonnello ebbe bisogno di settantacinque anni - i settantacinque anni della sua vita, minuto per minuto - per giungere a quel momento. Si sentì puro, esplicito, invincibile, nell'istante in cui rispose:
"Merda."

Ci siamo abituati. Siamo italiani.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

E' la prima volta che lascio un commento su un blog, spero solo di non commettere errori tecnici. Al redattore vorrei solo precisare che la vigilanza sulle ricette, negli ambulatori e tutto ciò che riguarda la 'forma', si chiama farmaco sorveglianza, la farmaco vigilanza è ben altra cosa e riguarda l'effetto indesiderato od inantteso dei farmaci. Lo sanno i medici questo, i veterinari molto meno, anche solo per un fatto di preparazione scientifica, basta vedere le segnalazioni che giungono al ministero (quasi nessuna!!!). Nell'approvvigionamento in nero di farmaci negli allevamenti, gli attori sono due; gli allevatori, in minima parte, i veterinari nella maggior parte. Questo sia per sfuggire al fisco che ai controlli, non sempre dietro c'è l'intenzione di frodare i consumatori. Ultima cosa vorrei che si riflettesse sulla storia della BSE a proposito di segnali tranquillizzanti che vengono da tutte le parti. Quando inziò la storia si disse che l'Italia era immune dal problema e questo era giustificato dal fatto che nessuno avava mai segnalato casi clinici sospetti. Appena è iniziato il test obbligatorio abbiamo verificato la presenza della malattia nelle stesse percentuali europee, sempre in assenza di sospetti clinici. Qui i casi sono due: o i veterinari liberi professionisti, che sono gli unici ad esercitare la parica clinica, non capiscono un tubo oppure sono conniventi con gli allevatori. Personamlemte sottoscriverei più il primo caso però, qualora fosse la seconda ipotesi, non sarebbe giusto sollevarli dalla patica clinica ed affidare tutto alle A.S.L. tramite il loro personale dipendente?
P.S. a proposito dei vaccini. Una persona può acquistare il vaccino antiinfluenzale ed iniettarselo o vaccinare il figlio. Perchè non potrebbe vaccinare il suo cane? E' forse più difficile? Un eventuale errore causerebbe danni più grandi?
Cordilità, Giuseppe
Spero di non cadere vittima della moderazione!!!!!!

corrado colombo ha detto...

La moderazione mai, Giuseppe! Non sarebbe il mio stile. Ben vengano i pregevoli e ben accetti commenti come il tuo.

- Farmacosorveglianza (grazie della precisazione). Io chiedo che i veterinari ASR, i NAS, chi si vuole, vadano negli allevamenti (soprattutto), nelle farmacie, nelle industrie, dai grossisti, e facciano il loro lavoro, in modo non burocratico. Insomma, esercitino un controllo reale, sostanziale. Non stiamo più a vedere chi più o chi meno. Basta al farmaco in nero. Amen.

- BSE. Non sono pratico del settore, ma anche qui sarei duro con i conniventi, premiante con i corretti. Si approvi rapidamente la regolamentazione sul veterinario aziendale. Se qualcuno è connivente, gli si ritiri l'autorizzazione ad essere vet. az. per due anni.
- il vaccino in nero. O accettiamo che il farmaco sia libero come il chewing gum, oppure è regolamentato. Sennò anche il cortisonico, glielo puoi fare al figlio.
Poverino lui!
Grazie del commento,
corrado