26 dicembre 2008

Era ora. Che cessi la barbara usanza. Dei veterinari.

Ho sempre sostenuto che una serie di litigi, dissapori, probabilmente anche qualche omicidio, siano dovuti ai veterinari, che tradizionalmente, di fronte a casi misteriosi ed apparsi in modo acuto, dicono al proprietario "E' un avvelenamento".
"Ma io non uso niente di tossico"
"Mah.."

Su quella semplice formula dubitativa, quando va bene, si apre una sequela di sguardi torvi, di ripicche, ritorsioni, qualche volta liti e inimicizie che durano poi generazioni. Figuriamoci se qualcuno, per l'affetto più innocente, ingenuo, a volte profondo, come quello per il cane, non ha ammazzato il vicino sospetto avvelenatore.

In realtà, molte volte una diagnosi simile, che poi proprio diagnosi non è, copre un'ignoranza (il più delle volte innocente, qualche volta colpevole) diagnostica, talvolta un'impossibilità di diagnosi, oltre al normale desiderio dell'umano di trovare una causa, di non accettare lo sconosciuto. Non può esserci morte, malattia, misteriosa. La scienza deve dare una risposta. Di fronte a sintomi inconsueti, a morti improvvise, non possiamo accettare che un professionista, dei costi economici e di sentimento, siano imputabili ad un qualcosa di ignoto.

Per cui accolgo con piacere che il Sottosegretario alla Salute On. Francesca Martini abbia firmato un decreto che si occupa di esche avvelenate. Ben venga, anche se sono normalmente contrario ad imposizioni legislative, un decreto che dice che se il veterinario emette un sospetto simile, poi deve regolarsi di conseguenza, con una serie di atti formali e sostanziali che gli impediscono di fare affermazioni apodittiche senza sostanza.

E' un peccato che l'ordinanza, sia pur doverosa, sposti solo in alto lo stato di cose. E' impregnata da una grande fiducia nei laboratori, da troppi telefilm polizieschi investigativi, dalla fiducia nei RIS, nella scienza. Sentimenti legittimi e doverosi, ma con poco riscontro.

Mi è capitato di avere dei dubbi su situazioni strane, con più animali morti nello stesso luogo, e di inviare i campioni, l'animale morto, all'Istituto Zooprofilattico. Salvo poi riscontrare procedure inadeguate, analisi mancanti, inconsistenza delle necroscopie. Non è come nei film, per niente. Mancano dotazioni, esperienze, soldi, persone, voglia, reale interesse.

Ho idea che comunque un effetto positivo ci sarà: i veterinari, sapendo che se non fanno la denuncia sono inadempienti, almeno staranno zitti. E' già abbastanza, anche se probabilmente è l'opposto di quello che il Ministero voleva. Ma ripeto che la legge è positiva. Magari qualcosa ne esce. E qualcosa smette. Speriamo.
Come spero che, di fronte all'obbligo di autopsia, non diminuiscano le segnalazioni perchè il veterinario ha paura di vedere smentita la propria diagnosi o svelato un errore medico.

Per i veterinari:
- cercate di far comprendere, in caso di sintomi misteriosi, che ci possono essere difficoltà diagnostiche oggettive.
- se avete comunque un sospetto di avvelenamento agite secondo l'Ordinanza. Anche se magari dall'autopsia potrebbe poi venire fuori una vostra diagnosi mancata. Si impara anche da errori. Anzi, forse soprattutto.

Per i proprietari:
- cercate di capire che la veterinaria è scienza difficile, con oggettive difficoltà e limiti. Possono esserci errori, ignoranze, impossibilità di diagnosi. Come e più che per gli umani.
- devolvete una somma a favore di progetti che si occupino di diminuire il dolore animale, soprattutto se NON sono diretti da politicizzate organizzazioni animaliste.

Bene all'On. Martini che ha aperto in modo ufficiale questa discussione. Ha ancora spazio per migliorare, e siamo certi che lo farà.

21 dicembre 2008

Natale ed Auguri. Commerciali?

Ci sono momenti in cui le cose dello spirito, l'etica, devono prevalere sugli interessi. Poi magari si capisce che possono essere magari interessi coincidenti, che chi ci mette più etica guadagna pure di più, ma questo è un altro discorso. Natale è uno di questi momenti.

A me Natale piace da matti, ci trovo il senso di una vita, dell'anno. E' la vera festa. Quest'anno, poi, non so perché, ma me la godo come un matto, la sento veramente mia, profonda.


Quindi vi consiglio di fare gli auguri ai vostri clienti. Non per fatto di marketing, ma perché nel mio mondo ideale la gente a Natale si fa gli Auguri, e li vive come un bel momento, non come una scocciatura.



Da anni mando una cartolina, una lettera, di auguri, ai miei clienti. E' una cosa che mi piace, ma ha pure un risvolto di marketing. Ve ne parlo, ma ricordate: NON vivete gli auguri come un fatto commerciale. Sbagliereste, peggio che Scrooge.


  • se potete, fate una cartolina personalizzata, non una "generica" cartolina di auguri. Prima le facevo in mio, di proprio, con il pc, magari una foto spiritosa o poche frasi dedicate al mio mondo, condiviso con i clienti. Da qualche anno mi rivolgo a Simona Vitali, grafica preziosa e che mi ha saputo dare alcune soluzioni bellissime. E' diventato quasi un rito: l'ideazione delle cartoline, la stampa, il pomeriggio che trascorriamo a Gavi Ligure. Se trovate il consulente grafico giusto (dovreste già averlo), siete già a metà dell'opera.

  • oltre alla cartolina, aggiungeteci una lettera, un foglio, una o due pagine. Le potete stampare voi, con la vostra normalissima stampante. Vi consente di aggiungere due notizie interessanti, auguri magari un po' più profondi e meno generici, specifici per il vostro settore, e anche un piccolo suggerimento commerciale o notizia. Magari avete inaugurato un nuovo servizio per i vostri clienti, e loro non lo sanno, avete acquistato una nuova macchina che fa una cosa nuova. Quale migliore occasione per dirlo? Questo, scrivetelo voi. Un tono giusto, non solo commerciale, ma amichevole. E' per questo che vi dico che queste cose non potete fingerle. Dovete sentirle.

  • i tempi. Se potete, quindici giorni prima. Per l'affrancatura, con una piccolissima aggiunta, negli uffici postali più grandi, vi affrancano loro le lettere. Attenzione, una volta sono andato in un ufficio postale principale e me li hanno spediti dieci giorni dopo. Se potete, assicuratevi della spedizione. Cercate uffici non piccolissimi (non ce la farebbero) ma nemmeno principali. Magari riuscite ad interagire direttamente con un impiegato e allora è perfetto.

  • imbustare. Se siete in due, per circa 250 lettere, ci mettete al massimo due ore. Se siete soli, vi diventa molto più faticoso. In due scambiate qualche parola e vi passa molto meglio. Prendete i fogli, li accoppiate con la cartolina, piegate in tre e imbustate. All'inizio vi spaventa ma come vi ci mettete vedrete che è semplice

  • firmate. Una firma in originale, sulla lettera o sulla cartolina, è doverosa, dà il giusto senso di augurio, non di circolare

  • gli indirizzi. Ovviamente, dovete usare un computer. Sennò è praticamente impossibile. E non è "freddo". Anzi, una fredda macchina vi consente di essere più calorosi.

  • l'email. NON è la stessa cosa. Questa sì, che rischia di essere fredda. L'email può essere usata per gli auguri SOLO se è veramente personale e personalizzata. Ma per davvero. Sennò è proprio fredda. Allora non avete proprio afferrato il discorso. Idem, e peggio, per gli sms. E tra l'altro, se vi capita di inviare per sbaglio, la combinate grossa. Un anno avrò mandato a cinquanta persone l'sms "Come stanno i tuoi cani?". Ovviamente era solo per una..L'email può andare bene solo oltre la lettera.

  • la telefonata. Certo, per auguri personali, può andare bene. Ma in generale, a tutti noi, piace ricevere gli Auguri per posta, e per Natale. Piacciono le consuetudini, le scansioni direi quasi rituali del nostro tempo. Mandate per posta.

  • a chi, a quali dei nostri clienti, mandare gli auguri? Ovviamente a quelli attivi, secondo me, nel mio lavoro, a quelli con cui siamo stati in contatto negli ultimi tre anni. Personalmente ho il sistema di rating che mi aiuta. Può essere utile anche inviarli a quelli che sono un po' più datati, magari non hanno più il vostro numero di telefono, ma qui dovrete un po' valutare caso per caso.

  • attenzione agli errori, alle gaffes. Se sapete che un cliente ha avuto un lutto, magari mettete due parole personalizzate. Se gli è morto il cavallo, una parola di vicinanza, e non "auguri per Furia" che non c'è più.

In conclusione, fare gli auguri vi costerà poco economicamente, al punto che uno solo dei clienti, che apprezzi, vi ripagherà della spesa, e un giorno di lavoro, che però vi renderà migliori, ed anche più allegri. Non lasciatevi scappare questa occasione. Viene solo una volta all'anno. Ed è adesso!

19 dicembre 2008

Non solo in veterinaria. La trasparenza.

E' inutile che scriva io cose che qualcuno ha già scritto. Per cui leggete cliccando qui la campagna dei radicali per l'anagrafe degli eletti. La stessa cosa dovrebbe essere fatta per ENPAV (soprattutto) e FNOVI. Fino a quando non ci sarà, loro non saranno credibili. Poche balle. Fino ad allora, non potremo fidarci.

18 dicembre 2008

Le razze sofferenti. Un concetto da imparare. Oltre a quello di podcast.

Ho più volte dichiarato la mia stima e apprezzamento per il Collega Pasqualino Santori. Ha sempre esposto concetti di cui gli altri parlano dopo dieci anni, se va bene. Ma anche allora non li capiscono.
Ora approccia (in realtà diffonde, ma è da molto che ne parla) un concetto per molti ignoto, ma importante: le razze sofferenti.
I cani soffrono. E spesso soffrono a causa di chi li alleva, e magari con inconsapevole crudeltà li fa soffrire. La selezione genetica fa esplodere le sofferenze genetiche.

L'argomento è enorme, ed importante, e perchè no, pure interessante per il parallelismo in medicina umana. Ne trovate qualcosa su tgcom, che riprende un articolo del Corriere. Vorrei far notare come un commentatore del Corriere dica "Era ora".
La formazione, la sensibilità, la preparazione, l'interesse dei veterinari per la Bioetica, sono pressochè nulli. Molte volte confondiamo la Bioetica con una nostra "morale", cosa ben diversa. I nostri clienti dicono invece "Era ora".
Pasqualino Santori ha secondo me il grosso limite di essere refrattario alla "tecnologia", al nuovo che ormai non è nemmeno più così tale. Io lo vedo come persona ideale per scrivere su un blog, ma non lo farà mai, purtroppo. Anche i testi del Comitato, che comunque consiglio, sono limitativi per lui. Ce lo vedo molto meglio a scrivere con costanza, magari per piccoli post, ma che affrontino un argomento con completezza. Ma non accadrà, purtroppo.
Ieri, con un convegno in Vicolo Valdina, si sono celebrati i 10 anni del Comitato Bioetico per la Veterinaria, parlando appunto di razze sofferenti. Spero che almeno Radio radicale poi diffonda in podcast il convegno, ma non so.
Mi auguro che il convegno sia proficuo, ma penso che sia anche il momento che le istituzioni veterinarie utilizzino di più e meglio le nuove tecnologie per dare diffusione agli argomenti. Podcast, dirette web, chat con gli iscritti. Sono cose semplici, di grande efficacia, nessun costo, enormi vantaggi.
Altrimenti anche il convegno di oggi rimarrà un convegno. Ormai ne abbiamo visti tanti. Spero vivamente che non sia così. Sarebbe molto semplice mettere gli mp3 degli interventi sul sito FNOVI, consentirne l'accesso a tutti. Basta un registratore che costa 100 euro, nient'altro.
Ah, dimenticavo: per chi si occupa del Comitato Bioetico: cambiate il sito!! I testi sono addirittura riportati come immagini, per cui Google nemmeno li indicizza, i contenuti sono minimi, modesti, non utili.
Non basta produrre le idee, bisogna anche saperle diffondere. In questo il Comitato è purtroppo carente. Auguri per un miglioramento, che darebbe vantaggi a tutti.

Farmaco veterinario e infortuni. O peggio.

Troppo spesso ci dimentichiamo che il farmaco veterinario è fonte di responsabilità sia civili che penali e morali. Il farmaco può essere veleno. La Xilazina, un sedativo comunemente utilizzato in veterinaria, la tilcomisina, un antibiotico di uso comune, possono essere (ed in alcuni casi lo sono stati) mortali in tempi brevissimi, in seguito ad iniezioni, accidentali o omicide. Molti altri principi attivi possono essere comunque tossici.

Solo la consuetudine ce li fa vedere come "acqua colorata", ma non lo sono. Io, e chiunque altro lavori di routine con i farmaci, tengo a volte la siringa in bocca, o in tasca. Anche con la protezione, ma non basta.

I farmaci veterinari possono essere molto pericolosi, più di quelli umani. Sarebbe un altro discreto motivo per contrastarne il mercato illegale, ma su questo sappiamo già che l'impostazione italiana è per aumentare i registri, piuttosto che veramente andare a fare i controlli.

Alcuni suggerimenti, per tutti gli operatori:
- non tenete una siringa, anche ad ago coperto, in bocca
- nemmeno in una tasca
- appoggiatela in un posto sicuro, se non la usate immediatamente. Un secchio è una buona idea
- non datela mai in mano a bambini
- il contenimento dell'animale deve essere adeguato e sicuro. Non operate se non in sicurezza, per voi e per gli altri
- se siete veterinari, non lasciate farmaci potenzialmente pericolosi in giro e nemmeno distribuite flaconi o dosi da somministrare.

Gli infortuni non sono solo quelli industriali, ricordate!

16 dicembre 2008

Sentite delle voci? Parlano di Anagrafe equina al Ministero della Salute.

Da sempre ho previsto che ci si sarebbe arrivati, ma pensavo ci andasse più tempo. Evidentemente l'occasione di cavalcare l'argomento è ghiotta. I problemi ci sono, ma non so se questo sia il modo di risolverli. L'On. Gianni Mancuso ha presentato un'interrogazione parlamentare che chiede di riattribuire l'anagrafe equina alla Sanità e non più all'Agricoltura. Peraltro ricordo che tale passaggio si fece proprio con il Ministero dell'Agricoltura affidato ad Alemanno, militante nello stesso partito di Mancuso.

Ho criticato duramente, e continuo a farlo, la gestione dell'Anagrafe Equina da parte dell'UNIRE e AIA, ma francamente a me sembrerebbe un'occasione sprecata il ritornare alla Sanità. Per vari motivi:
- l'Anagrafe equina affidata alle ASL non è che fosse poi molto meglio. Solo, costava meno, questo sì. Ma non era più efficiente o meglio organizzata, anzi era peggio.
- vengono citate, nell'interrogazione parlamentare, la presenza di due malattie, la West Nile Disease e l'Anemia Infettiva Equina, per invocare il ritorno alle ASL. Ma questi focolai, se proprio dobbiamo, sono da incolpare proprio a carenze veterinarie, NON all'anagrafe equina!
- le ASL hanno dimostrato ripetutamente la loro difficoltà ad operare nel settore equino. Per loro il cavallo è un capo di bestiame, per chiunque operi veramente nel settore è un atleta, un animale d'affezione, uno sportivo. Alta mobilità, necessità di rapidità ed efficienza e di un servizio dedicato e di alta qualità.

L'AIA ha sbagliato nettamente, e continua a farlo, manifestando una grande arroganza istituzionale e poco spirito di servizio, una grande voglia di nemici e poca di collaborazione.
L'UNIRE è ente non affidabile, vero.
Ma tornare indietro non è poi questo grande vantaggio.

Certo, occorre una bella sterzata di rotta. Con idee nuove, e per qualcuna mi sono già espresso. Non si possono lasciare le decisioni in modo autonomo, e pure velleitario, all'AIA. Occorre un tavolo che veda partecipare veramente le componenti del settore, non solo a titolo di "invitati", ma di veri partecipanti alle decisioni. La politica, quella vera, quella sana, non può astenersi dal partecipare in un ruolo di tutela e mediazione dei diversi legittimi interessi.
Il ruolo dei liberi professionisti è essenziale: senza i liberi professionisti l'Anagrafe equina non funzionerà MAI.

In ogni caso, almeno un vantaggio l'interrogazione parlamentare ce l'ha: pone fine all'argomentazione che "tutto va bene", che l'esercizio temporaneo e semplificato è normale che sia così. Adesso l'AIA ha due possibilità: fare una semplice e sterile opposizione, continuando a negare l'evidenza, oppure cambiare rotta, e cercare sinergie per realizzare veramente l'anagrafe equina, e bene. Occorre una forte motivazione, e vedremo cosa succede. Altrimenti, questo è solo l'inizio. Che le correzioni non siano un retrocedere, ma una modifica.

"Voltarsi indietro serve solo ad abbassare la guardia" (Bette Davis)

15 dicembre 2008

Pensioni e finanza creativa.

Un anonimo lettore in un suo commento mi segnala l'articolo del sole 24 ore che riguarda l'ENPAV. Clicca qui per leggerlo. Confesso di non riuscire a comprenderlo appieno, ma altre cose le capisco, magari leggendo anche altri articoli.

- che è necessario che i professionisti, soprattutto quelli più giovani, prestino attenzione e controllino la gestione delle proprie casse, che proprio per il fatto di essere privatizzate sono esposte a maggiori rischi.
Insomma, prendete un veterinario, un medico, un dentista, e mettetelo nei panni di un guru finanziario. Dategli milioni di euro da amministrare (ovviamente in un consiglio, ma non cambia niente). Secondo voi, calcolando che si trova in panni del tutto inconsueti, non abituali, riuscirà a diventare un genio della finanza?
Il controllo degli iscritti è essenziale, e dobbiamo alzare la soglia di attenzione sulle attività delle Casse, dobbiamo sapere, chiedere, informarci, protestare, se è il caso.

- che rischiamo fortemente di avere in futuro una marea di nuovi poveri: i pensionati ex professionisti

- che gli Enti privatizzati (parlo della mia esperienza, ma mi pare di capire che non sia solo mia) hanno un approccio totalmente inadeguato all'attuale richieste di trasparenza e comunicazione: la vedono come un fastidio, la respingono con violenza. Ricordo la minaccia di querela fatta ad una brava persona, addirittura un Presidente di Ordine come Paolo Rasori, qualche anno fa, o quella nei miei confronti

- che i rischi della gestione aumentano, e di molto, in periodi come quelli attuali. La finanza, la speculazione mobiliare ed immobiliare, non sono cose da niente, e portano in sé grandi pericoli.

- che non possono bastarci i controlli dei Ministeri, della Corte dei Conti, sia perché all'interno dei meandri politici e amministrativi dell'italia ci sono aspetti poco chiari, sia perchè il vero controllo è quello politico, degli iscritti.

Alzare, e di molto l'attenzione, sull'ENPAV (per la mia categoria). E' quello che dobbiamo fare. Questo blog sarà in prima fila.

13 dicembre 2008

ENPAV e Lehman. C'è qualcosa che non si capisce.

Leggete il comunicato stampa dell'ENPAV. E leggete un'analisi de "La mia finanza". Non sono un esperto, ovviamente. Ma c'è qualcosa che mi confonde. A parte la Lombard Consulting...
ENPAV dice che solo 285.000 euro sarebbero a rischio, e che poi "si sta cercando di quantificarne l'impatto..", tuttavia, da "una prima analisi". Insomma, condizionale e fumo. Il nome Credit Suisse esce per la prima volta, non l'avevo mai sentito.

Una cosa capisco: che se fossero solo 285.000 euro, nemmeno ne parleremmo. E che non mi si sta parlando con la dovuta chiarezza e trasparenza. Ne ho diritto, e qualcuno me lo sta negando.
Inoltre, termini come quelli sopra riportati sono assolutamente inadeguati. Ma come, non sai dirmi esattamente e precisamente nemmeno se si perdono dei soldi o no? Quanti di questi tre miliardi sono a rischio? Questa sarebbe l'amministrazione dei miei soldi? Devo leggere le notizie sui siti internet?

A me, questa amministrazione, questo modo di fare, non piace. Per niente.

9 dicembre 2008

Un'allegra brigata. Di casse previdenziali.

Chissà perché, nella rassegna stampa dell'ENPAV, non compare l'articolo di Vittorio Malagutti pubblicato su L'Espresso del 4 dicembre 2008. Eppure Malagutti non è giornalista da poco: si è occupato di scandali economici, del crac della Parmalat, e sempre con argomentazioni valide.

L'articolo ha come sottotitolo "Si chiama Alberto Brambilla. E deve sorvegliare le casse previdenziali per il governo. Ma il suo centro studi è finanziato da banche e assicurazioni private" e parla di un conflitto di interessi e di un'"allegra brigata di finanzieri" in turismo in Giordania. E di gestori delle casse previdenziali. Ma leggiamolo.

L'ultima settimana di settembre, in pieno uragano Lehman Brothers, alcune decine di finanzieri si trovavano in Giordania per otto giorni: escursioni, cene di gala, alberghi eleganti. Anche tre mezze giornate di convegno su previdenza ed affini. Il titolo del viaggio studio era suggestivo: "Luci e ombre d'Oriente", e il conto presumibilmente salato. Chi ha pagato il conto? Gli sponsor del centro studi di Alberto Brambilla: banche, società di gestione, assicurazioni.
Chi è stato invitato? Gestori di casse previdenziali private, rappresentanti di società di consulenza come Prometeia. Si, Prometeia, consulente finanziario dell'ENPAV.

Insomma, io ti invito al viaggio studio, mica che si tiene a Casalecchio sul Reno, ma in località esotiche, il conto lo pagano le finanziarie, io dovrei anche valutare come spendi i soldi dei tuoi iscritti, le finanziarie poi ti vendono i loro prodotti finanziari. Mica ti invitano per beneficenza, no? Mica il direttore della vostra banca vi invita a pranzo, giusto? Se lo fa, è per affari, ovviamente.

Giustamente l'Espresso titola l'articolo "Il conflitto d'interessi è in pensione"

Cosa c'entra questo con l'ENPAV? Molto semplice. Perché io mi chiedo: il nostro Presidente ENPAV ha partecipato, come invitato, a quest'iniziativa, che io trovo come minimo di cattivo gusto, tanto più in periodi in cui gli iscritti alle casse sono in crisi ed il turismo in Giordania se lo scordano?
Se la domanda vi interessa, se anche voi credete che ci sia qualcosa che stride, chiedete al vostro delegato provinciale ENPAV di darvi la risposta. Poi fatemelo sapere. Vi dirò se vi ha detto la verità.

2 dicembre 2008

Il figlio di Bossi e la veterinaria.

Non ho difficoltà ad accettare l'idea che il figlio di Bossi, bocciato per la terza volta all'esame di maturità, sia stato discriminato e non favorito. In Italia non ti bocciano tre volte nemmeno se ti presenti ubriaco all'esame.

Sono stato commissario, alcuni anni fa, all'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di Veterinario. Ho ottenuto che alcuni casi, i più eclatanti come impreparazione, venissero bocciati. Intendiamoci, le percentuali di bocciati erano comunque banali, saranno stati si e no il 10%, ma per quelle due sedute ho ottenuto almeno un simulacro di serietà.

Apriti cielo. La Facoltà di Torino si è subito messa a ragnare, arrivammo al punto che propose, tramite l'Associazione degli Ordini Piemontesi, di creare una commissione che avrebbe dovuto "indirizzare" la preparazione sugli argomenti più importanti. In sostanza, suggerire le domande agli studenti, trovando anche condiscendenza tra quelli che fino ad un attimo prima si dichiaravano per la serietà, la selettività. Magari anche solo per cercare alleanze contro quello che all'epoca era un Ordine non allineato ANMVI, ma mi ricordo riunioni dove tutta l'Associazione degli Ordini Piemontesi si accodava a richieste secondo me meritorie di attenzione più da parte della Procura della Repubblica che di Presidenti di Ordini.

Come finì? Che poi tutto rientrò nei consueti binari di un'ordinaria sciatteria.
Si coalizzarono diverse componenti della veterinaria: universitari, dipendenti, ignavi diversi, per evitare un simile scandalo: che si bocciasse qualcuno.

Nel frattempo un candidato, laureato veterinario in attesa di abilitazione, si presentò all'esame NON conoscendo la differenza tra un toro ed un bue.

Insomma, bocciare dà fastidio: le Università vedono un fatto simile come un insulto.
Il livello dei candidati è indecente, e questo è stato pubblicamente affermato mica solo da me.
Il sistema è indubbiamente debole.


Mi sono sentito sconsolato quando in questi giorni un giovane veterinario, precedentemente bocciato ad un Esame di Stato, per una volta, mi ha detto di essere andato a sostenerlo a Bari trovando maggior morbidezza. Prima mi ha detto "si paga meno, costa solo 100 euro contro 450", poi che "comunque chiedono", al che io gli ho chiesto conferma del fatto che "ma non si offendono se non rispondi?". Insomma, al solito: Veterinaria, una laurea per cani e porci.


La colpa non è del giovane veterinario, che ha fatto quello che fanno tutti: i furbi, a volte gli ipocriti: sì alla serietà, ma per gli altri. La colpa non è sua, è del sistema, del meccanismo.
Che tra l'altro genera giovani incapaci di affrontare anche una sola bocciatura: non ci sono più abituati. Anche un solo episodio li stronca.

Qualcuno continua a parlare di tariffari, di pubblicità, di cazzate. Vogliamo iniziare a parlare della riforma dell'esame di stato? Una sede, nazionale, a prova di raccomandati. Presto fatto.


Ma magari i tarallucci finiscono. Per il vino non c'è problema.

Il Ministro, per evitare polemiche, ha mandato un ispettore ministeriale ad assistere all'esame del figlio di Bossi. Ha sbagliato mira. Avrebbe dovuto mandarlo all'esame di tutti gli altri. Lo faccia.

1 dicembre 2008

Il cliente sospettoso. Una sfida da superare.

Esiste un tipo di cliente con cui molti professionisti devono confrontarsi, prima o poi, ed è un tipo di cliente molto istruttivo, nel senso che se riuscite ad imparare da lui, ne trarrete vantaggio. Vi farà crescere.


E' il cliente sospettoso, o direi "sfiducioso". E' un cliente che ritiene (a torto o a ragione) di avere avuto precedenti esperienze negative con altri professionisti della vostra categoria (io parlo di veterinari, ma la situazione vale per molte altre professioni).


Come lo riconoscete? E' certo un fatto di sensibilità, molte volte non c'è un'espressione diretta di questo stato d'animo. Anche per fare il professionista occorre sensibilità, stiamo sempre parlando di rapporti umani. Certo è un cliente che se ne sta un po' sulle sue, non è aperto al confronto. Ha una posizione presa, e non si mette certo a confrontarsi con voi. A volte potrebbe essere anche apertamente conflittuale con voi: vi ha chiamato, vi paga, ma in qualche modo si confronta e vi confronta.

Direi, se può aiutare a comprendere la sua posizione, che è guardingo, vi valuta anche da piccole vostre espressioni o azioni, e poi risponde con cautela, oppure non risponde se non con piccole parole. Ad esempio, voi proponete un esame e vedete che non risponde così direttamente con un sì o un no, non "conferma" le vostre azioni o parole. Questo è il segno più rilevante, direi.

A volte è un cliente che si trova già "di suo" in un ambiente che lo rende sospettoso. Può essere trasferito dalla città alla campagna, oppure una persona di esperienza trasferito in un ambiente di novizi. Difficilmente è un giovane, che per età è più aperto all'esperienza.


E' molto importante che voi, come professionisti, riconosciate la situazione, per agire correttamente. A volte rispondere in modo appropriato può essere psicologicamente difficile: forte la tentazione di entrare in conflitto. In fondo lui vi paga per il vostro consiglio, non è il contrario. E poi sembra quasi che non lo accetti.

E' l'ultima cosa che dovete fare.

Pensate a lui come ad un animale sospettoso o timido. Non potete "andargli incontro", dovete aspettare che arrivi lui. NON argomentate in modo aggressivo. Deve essere lui, valutando le vostre azioni, ad avvicinarsi a voi.


Alcune regole:
- siate pazienti, pensando che probabilmente ha avuto esperienze negative, che lo rendono sospettoso. Pensate a lui (o lei, ma più difficilmente è una donna) come ad una sfida che vi farà crescere.

- siate coerenti. Molto importante. Se da una vostra affermazione o comportamento avete detto "rosso", o non potevate che dire "rosso", non dite "verde". Lui osserva e ascolta molto attentamente ogni vostra comunicazione.

- se avete alcuni "testimonials", casi simili al suo che lui conosce o che potrebbe conoscere, citateli, anche senza fare nomi esatti. Ma riferitevi a esperienze precedenti o a statistiche concrete.

- non siate assolutisti. Se esiste una possibilità che sia "verde", ditelo, non incorrete in un errore logico. Ditelo nelle giuste percentuali, ma ditelo

- siate aperti e non vediate come antagonismo le sue domande o richieste di informazione, rispondete in modo esaustivo e chiaro. Non usate termini che non siano da lui pienamente comprensibili.

- solo se capite che che difficilmente sarà un cliente con cui "andrete d'accordo", siate espliciti. Diteglielo, molto quietamente. "Senta, io capisco che....". Parlategliene, gestite la situazione al meglio, e delicatamente.


Questo tipo di cliente può essere poi premiante e soddisfacente, anche fidelizzato, se saprete convincerlo, con le vostre azioni e parole, ad entrare in un contesto positivo. A me non dispiace. E' molto spesso un cliente informato, e con nozioni. A volte ha credenze errate, e difficilmente modificabili, ma se lo convincete per voi farà un'eccezione. Penserà che "i veterinari sono disonesti, ma questo no". Insomma, se ci riuscite, crescerete.


Esiste un momento in cui saprete che magari non ce l'avete ancora fatta, ma vi state avvicinando: quello in cui lui vi parla in modo esplicito, diretto, delle sue precedenti esperienze negative. Vi racconterà del caso clinico che il vostro collega precedente non ha capito o risolto, e delle sue convinzioni di essere stato mal servito o ingannato. NON entrate in argomento in modo dettagliato, mi raccomando. Quella è una sua credenza consolidata, e certamente forte, che non si deve toccare. Entrereste in un gioco più grande di voi. Siate generici e non associatevi alle sue critiche. Non sono le parole che lo convinceranno, ma le vostre azioni. E per quelle, prendetevi il tempo che serve. Con calma e pazienza.