26 novembre 2008

Malagrotta, Podere Fiume. La luna ed il dito.

Mi fa notare un affezionato lettore che, a proposito del post sulla distanza tra Podere Fiume e e Malagrotta, questa non sarebbe così piccola. Insomma, a 8 km dalla discarica ci si vive bene.
Vorrei fosse chiaro, e magari dal post, troppo concentrato, non usciva, che il punto non è Podere Fiume, ma la comunicazione dell'ENPAV. Che si sta rivelando carente.

Ci troviamo in momenti particolari, con una grossa crisi di fiducia nelle istituzioni, con problemi economici rilevanti, con sacrifici sempre maggiori da parte dei veterinari per sostenere l'Ente. E questo cosa fa? Più che smentire "Il Sole 24 ore" o "Italia Oggi", ben poco.

Sugli investimenti immobiliari dell'Ente non è tutto proprio chiaro. Non si capisce perchè e come siano stati decisi, come vengano amministrati, cosa se ne intende fare. Insomma, quando si tratta di gestire i miei soldi, chiedo trasparenza ed informazione completa.

E non si accusino i Delegati, che ricordo da un mini sondaggio fatto su questo blog risultano una figura pressochè inesistente come comunicazione. il problema dei Delegati è che bisogna ridurli e obbligarli all'efficienza. Se ho un'automobile degli anni 30, non posso chiederle di essere efficiente. Devo cambiarla.
Giusta l'affermazione fatta sulla rivista "30 giorni" riguardo all'obsolescenza dello Statuto e del Regolamento ENPAV. Il problema è che probabilmente l'organizzazione ENPAV ne ritiene obsolete certe, mentre sono ben altre.
E noi ne sappiamo sempre poco o niente. Il veterinario viene sempre considerato marginale all'organizzazione. Vogliamo trasparenza. E ribadiamo che ora non c'è.
Se anche un sindacato come il SIVeLP, storicamente molto importante per l'ENPAV, la chiede, i motivi vuol dire che ci sono. Se il Ministero del Welfare vuole delle comunicazioni, ovviamente è perchè non le ha. A maggior diritto noi, direttamente, che siamo quelli che i soldi ce li mettiamo.
Esiste un'altra categoria di persone che parlano del dito quando si indica la luna, oltre agli stolti (e in questo caso tutt'altro che stolti). Sono quelli che vogliono continuare a parlare del dito e non discutere della luna.
Io parlo della luna, dell'ENPAV, per cui chiediamo almeno:
- riforme che puntino ad una riduzione delle spese e aumento della comunicazione. Meno delegati, riforma del modello di voto, più comunicazione. Nessuno ti ha obbligato. Se lo vuoi fare, ti impegni a comunicazioni dettagliate almeno trimestrali.
- collegamento degli emolumenti del CdA alla resa effettiva del capitale
- trasparenza totale sugli emolumenti e pagamenti, gettoni, missioni, rimborsi, nomi. Del CdA e delle Commissioni. Chi paga quanto a chi. Deve essere visibile sul sito ENPAV.
- meccanismi di democrazia diretta, che consentano l'espressione della vera "volontà popolare". Non quella dei "delegati".
- pubblicazione dei modelli 1 degli amministratori.
E altro. Ne scriverò ancora. Aumentano quelli che la pensano come me.

24 novembre 2008

Veterinari compiacenti. Ovviamente.


Non è tanto la notizia, forse, ma quell'avverbio: "ovviamente". L'Espresso in edicola non si riferisce tanto alla natura dei veterinari, ma piuttosto al fatto che la complicità del veterinario ASL di Città di Castello, ora agli arresti domiciliari, fosse essenziale per lo svolgimento della truffa. Per carità, c'erano tutti: un funzionario APA, allevatori, commercianti.


Ma quell'"ovviamente" pesa lo stesso. Poco vale il fatto che 5 veterinari facessero parte della squadra investigativa (e 150 carabinieri).


La difesa della qualità del cibo pare affidata ai NAS, e probabilmente lo è, in Italia. Mentre ci interroghiamo sull'assenza della veterinaria pubblica, che pure dovrebbe fare questo lavoro, il Ministro dell'Agricoltura scende in campo per affermare una pulizia generale. Speriamo, e qualcosa Zaia ha già fatto, ma certo i primi a dover rendere conto sono i consorzi DOC e DOP. Espresso scava nella food valley italiana, Parma, trovando le peggori nefandezze. Anche qui, in buona compagnia: dal Brunello di Montalcino contraffatto alla carne chianina, appunto.



Ma chi dovrebbe certificare la qualità, l'etica dei veterinari? Gli Ordini. Perchè non fanno niente? Al posto di parlare di pubblicità e tariffari, non è che ci sarebbero argomenti un po' più importanti come questi? Sono infrazioni deontologiche, in pieno. Ma amen, siamo in Italia. Cosa mangiamo, l'ho già scritto parlando di Garcia Marquez.


Viva i carabinieri. Ultimo baluardo. Che vadano non solo nei supermercati, speriamo. Anche dai controllori. Che non controllano.

23 novembre 2008

Malagrotta e Podere Fiume.


Questa sera, Report, la trasmissione di Rai Tre, ha dedicato un servizio a Malagrotta, la "bomba di veleni" di Roma. Mi è venuta la curiosità di sapere se le palazzine che l'ENPAV sta costruendo sono lì vicine. Qualche piccolo smanettamento sul web, e alcune risposte. Una discarica, un inceneritore, diossina, un deposito di carburanti, una raffineria.
Voi comprereste casa lì?

Malagrotta è a 8 kilometri, in linea d'aria, da dove noi stiamo investendo soldi. Non so se è vicina, ma a me non sembra nemmeno abbastanza distante.
Sono un po' dubbioso. Non vorrei mai avessimo pure investito soldi in una zona degradata. Di certo non sono tranquillo.
Per niente.
Ci mancava anche questa.

20 novembre 2008

Schwarzenegger e la veterinaria. Vogliamo lui!

Un caro amico dice sempre che bisognerebbe poter votare anche per i politici stranieri. Oppure importarli. Un po' come i calciatori: vuoi un fuoriclasse per la tua squadra? Ne compri uno sul mercato mondiale. Vuoi un buon Presidente del Consiglio? Ne assumi uno a livello mondiale.

Mah, per certe battaglie della veterinaria potremmo pensarci.
Arnold Schwarzenegger, Governatore della California, ha proposto, visto lo stato di dissesto del bilancio, di mettere una tassa, che potremmo paragonare all'IVA, sulle prestazioni veterinarie. Del 9%. In Italia è del 20.

Apriti cielo. La California Veterinary Medical Association sta lanciando un'operazione di protesta contro l'introduzione di questa tassa: scrivi al Governatore, ai clienti, insomma, una classica mobilitazione, anche se con poche speranze.

Io non sono mai stato così scaldato sulla battaglia per la riduzione dell'IVA, anche se ne riconosco qualche fondatezza. Riassumiamo la situazione: fino a circa 15 anni fa sulle prestazioni veterinarie NON si applicava l'IVA, considerandole come le prestazioni mediche. Venne poi introdotta, e con l'aliquota del 20%.

Indubbiamente pesa molto sul conto finale, per diversi motivi tecnici. Ma non so, forse perchè io ho provato il periodo in cui non c'era l'IVA, non è che mi spaventi più di tanto l'IVA. Invece parte della Veterinaria si appassiona molto al miraggio della riduzione di questa imposta.

Forse su di me pesa l'idea che se anche l'IVA venisse abbassata, alla categoria non ne verrebbe in tasca molto. I veterinari sono specialisti in battaglie che poi non portano nessun vantaggio se non ad altri.
Non penso che i proprietari utilizzerebbero di più i servizi veterinari se costassero di meno. Certo, 20% su un intervento chirurgico è molto, ma se i livelli dei prezzi sono così scandalosamente bassi come quelli attuali, non è che cambi tanto. Su 80 euro, fa 16, in fondo, mica così tanto.

Ma solo una piccola opinione. Comunque per l'ipotesi di votare Schwarzenegger, adesso ci penso.

18 novembre 2008

Provare l'assenza di colpa medica è sempre onere del professionista.

Mentre si discute se depenalizzare la colpa grave del medico, una sentenza della Cassazione rischia di passare inosservata. In caso di intervento di routine, è il sanitario che, se l'intervento non riesce, deve provare di non aver colpa. Non è il proprietario dell'animale, ma il veterinario che deve dimostrare di aver agito secondo i dettami di scienza e coscienza.
Leggetene qui

Si aprono una serie di porte che sono infinite. Gli esami preoperatori sono obbligatori o no? Averli proposti è un dovere o no? E l'elettrocardiogramma? E quant'altro?

Ancora una volta, il consenso informato si rivela l'unico modo per poter agire tranquillamente. E' purtroppo una pratica ancora molto trascurata, sia dai medici, che non parliamo dai veterinari.
Informare per consentire la decisione. Deve essere così.

Non parliamo poi di Colleghi che non hanno ancora una polizza di responsabilità civile e di tutela giudiziaria. Ma dobbiamo ancora parlare di cose simili? Costano cento euro e vi fanno vivere tranquilli e adempiere ad un dovere morale (purtroppo non ancora etico, nel codice deontologico non se ne parla..). Fatelo!!!

17 novembre 2008

Studi di settore fuorigioco. Da ItaliaOggi Sette

Italia Oggi, nella versione sette, dedica la prima pagina alla questione degli studi di settore. e conferma quella che sembra essere l'impressione di questi momenti. Se la crisi qualcuno deve pagarla, saranno le partite IVA più deboli a farlo. Quelle con nessuna rappresentanza sindacale e voce in capitolo.

Il giornale, nell'articolo "Studi di settore fuorigioco", di Marino Longoni, esplicitamente dice che "applicare le rigide regole degli studi di settore significa sottoporre a tassazione un ricavo meramente virtuale". Gli Osservatori regionali delle Agenzie delle entrate possono proporre correttivi, ma qui è chiedere al lupo se vuole mangiare meno agnello. Esiste una commissione di esperti, e a me fa ridere. Si sono dati tempo fino al 31 marzo 2009 per proporre correttivi per Unico 2009. Figuriamoci. Poi si valuterà, si protesterà, si chiederà...intanto nel frattempo saranno passati i termini.

Italia Oggi in seconda pagina motiva anche meglio l'astensione del rappresentante dei consulenti del lavoro dalla firma del ridicolo documento: ritengono gli studi di settore NON rappresentativi della realtà economica. Ed è vero. Una stragrande parte di autonomi, di piccoli commercianti ed artigiani paga tasse su redditi che non ha.

Il giornale centra il punto: "il vero problema è che l'amministrazione finanziaria teme gli effetti sul gettito che un provvedimento di sospensione generalizzata potrebbe produrre. Nel 2006 (ultimi dati disponibili) l'adeguamento automatico agli studi ha infatti portato alle casse del fisco quasi 2 miliardi e mezzo di euro. Un bel bottino. Al quale si fa fatica a rinunciare." Notare bene che gli studi di settore rendono all'erario 4,7 miliardi di euro.

Si parla non di correggere, ma di aggiungere la giustificazione ai minori introiti. Dovremmo aggiungere motivi giustificativi: meno ore lavorate, o meno gasolio consumato, o cose simili. La realtà è che gli studi professionali rimangono aperti, i negozi pure, mica "siccome si vende di meno, apriamo alle 10", no? Nemmeno un idiota pensa cose simili.
Non devo spiegare niente. Sono i ricavi, gli incassi, che diminuiscono. Lo capisce chiunque sia in buona fede.

La Commissione di esperti, anche con un veterinario dentro, dovrebbe astenersi in blocco dall'approvare documenti che servono solo all'amministrazione finanziaria a giustificarsi, a dire "abbiamo consultato le categorie". Dovrebbe smettere di collaborare con un sistema perverso. Significa alimentarlo. E fa ancora più male leggere il miserrimo "documento": "il contribuente che ritiene di aver correttamente operato nei confronti del Fisco, anche nel caso in cui potesse risultare non congruo, non deve adeguarsi al risultato proposto". Ridicolo. Il rapporto nemico con il fisco italiano fa sì che ci si adegui anche non avendo quel reddito.

13 novembre 2008

Visti da vicino. Alessandro Lombardi.

Il primo incontro con Alessandro Lombardi lui nemmeno se lo ricorda, il secondo fu un piccolo scontro. Il primo fu in un'occasione strana. Venni convocato all'Ordine, per una lamentela di una mia cliente.

Non avevo potuto andare ad un'emergenza ostetrica, un parto. Avevo l'auto dal meccanico. Le indirizzai un Collega, e l'emergenza finì male: morta madre, morto puledro. Sarebbe andata così pure con me, intendiamoci. In coscienza, sono assolutamente tranquillo sul mio comportamento. Glielo dissi subito, apertamente. Ma tant'è, la signora, molto coinvolta emotivamente, scrisse una lettera all'Ordine, che mi convocò per chiarimenti, ritenendo poi la mia posizione corretta e non aprendo nessun procedimento disciplinare.

L'Ordine di Torino era allora presieduto dal Prof. Molinari, e mica mi aspettavo complicità, ma correttezza sì. Invece, sebbene l'esito fosse poi corretto, venni trattato molto aggressivamente, e ora, che ho esperienza, che di disciplinari ne ho fatti decine, dall'altra parte, da quella dell'inquirente, so che furono molto scorretti. Dei veri cafoni istituzionali. Non ci fu colloquio preliminare, non ci fu un minimo di contatto, niente. Io ho sempre avvisato via telefono il sanitario del fatto che avrebbe ricevuto una convocazione, mi sembra un fatto di educazione.
Una volta, durante un colloquio preliminare, di fronte a risposte non credibili di un Collega, gli dissi: "Senti, facciamo così, adesso esci fisicamente da qui, ci pensi su, poi ritorni tra dieci minuti e dai risposte credibili, senza prendermi in giro". Ottenendo poi un atteggiamento giusto, mica complicità. Ma sempre rimanendo corretto.

In quell'occasione l'unico "volto umano" che trovai fu quello di Sandro Lombardi, allora Consigliere dell'Ordine di Torino. Quello è il motivo per cui io gli ho poi perdonato molto, nei nostri rapporti successivi.

La seconda volta, fu l'elezione della Segreteria Provinciale di Torino del SIVeLP, di cui divenni consigliere. Lui era segretario regionale, all'epoca c'era una struttura molto definita. Come iniziai a dire qualcosa, si scontrò con cose tipo "Ma da dove vieni fuori, tu?". Era vero, per lui ero un volto sconosciuto, e lui ha molto il senso della cooptazione, del "me lo ha presentato XY, e mi dice che.."

E poi proseguì meglio, ma sempre con una certa componente alterna di confronto-scontro. Lui è molto più di me uomo "di partito", impostato, io sicuramente più fuori dagli schemi. Io mi portai poi apertamente dalla parte del SIVeLP, quando questo si distaccò dalle posizioni SCIVAC (allora non c'era l'ANMVI) e lui non gradì.

In una terza occasione invece mi piacque molto. Dalla Segreteria Provinciale, organizzammo una riunione all'Istituto Zooprofilattico di Torino, per difendere alcuni diritti. Mi ricordo, lui sbottò con qualcosa del tipo "Ma insomma, non stiamo a discutere, questi esami ce li fate o no?!" in modo molto deciso, e a me ha sempre ricordato Pier Capponi e la famosa frase. Fu prezioso.

Figlio del famoso Angelo Lombardi e fratello di Guido, forse deve alla frase del padre l'inclinazione a dividere il mondo in amici e non amici: "Amici dei miei amici, buonasera!".

Lo conobbi poi meglio quando lui fu Presidente dell'Ordine di Torino, ed io Consigliere. E' certamente uomo tenace.
Pochi sanno che quando divenne per la prima volta Presidente ENPAV, non avrebbe dovuto essere lui, ma Gianni Mancuso a ricoprire la carica. Ma adesso capisco che forse non avremmo divuto votare noi, forse, ma qualcun altro. Chiarisco.

All'epoca il SIVeLP, presieduto da Mario Schianchi, era molto legato alla componente SCIVAC, ma nominalmente questa si occupava di scienza e il SIVeLP di politica. La Segreteria Nazionale, di cui facevo parte, scelse, ed era un parere determinante, il Presidente ENPAV ed il Vice Presidente come Gianni Mancuso e Tullio Paolo Scotti rispettivamente.

Apriti cielo. Il giorno dopo i probiviri, erano Carlo Scotti e Aldo Vezzoni (mi pare, per il secondo, per il primo sono sicuro), dichiararono nulla la votazione, perché era avvenuta in presenza dei due candidati, mentre Lombardi, altro papabile, non c'era. Finì che poi non mi ricordo come, con che meccanismo, comunque fu poi eletto Lombardi Presidente e Mancuso Vice.

Di Alessandro Lombardi, come Presidente ENPAV, ho sempre apprezzato la chiarezza. O bene o male, sempre in modo tranquillizzante, per carità, ma le cose negative le ha sempre dette, esplicitamente, e secondo me è un pregio.

Come direttore di un consiglio è certo un mastino, se è convinto che una decisione debba andare in quella direzione non molla, magari te la ripresenta poi tre volte in altra forma, ma alla fine va in quella direzione, ma probabilmente è un atteggiamento di chi ha fatto il Presidente per molto tempo. Mi ricordo, era Segretario piemontese SIVeLP, e alle riunioni, mica aveva esitazioni, nel chiedere ai colleghi di aderire e di pagare la tessera, giustamente era molto diretto.

Ora che anche a me inizia a venire la pressione alta, capisco che deve essere stato un bell'impegno, per lui, sobbarcarsi le migliaia di ore che ha trascorso in riunioni o consigli o convegni. E' forse stato il primo dei professionisti della politica veterinaria, ora con molti epigoni.
Alla veterinaria ha dedicato molto, ma ha avuto comunque altrettanto.
Cosa ho imparato da lui? Mi ricordo una frase. Si parlava di un Segretario Provinciale SIVeLP, uno dei tanti che sembravano voler fare, voler fare, poi scomparivano e non facevano niente. Lui mi disse "Eh, bisogna sapersi dosare..". Ed aveva ragione.

Io non ci sono mai riuscito..

10 novembre 2008

Facce di bronzo. Affermazioni comiche del Preside di Bari. Tre anni di studio per capire dove mettere il termometro.

Certo fa un po' effetto vedere che non si è parte del problema, ma si è "il" problema. Anche se l'abbiamo detto un mucchio di volte. Ora almeno abbiamo la soddisfazione, si fa per dire, di vederlo scritto ovunque.

A Bari, sede di una delle prime Facoltà di Veterinaria che dovrebbero essere chiuse, nonché di un corso di laurea ora pienamente ridicolizzato alla radio, tele e sui giornali, quello di "Allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto", il Preside, Canio Buonavoglia, ha ancora il coraggio di fare affermazioni totalmente comiche.

Dopo il corso sulla fisiologia del cavallo atleta, ora anche Bari sale al disonor delle cronache.Ma come, "chi l'avrebbe detto che sarebbe diventata l'emblema delle lauree inutili"???



Chiunque, l'avrebbe detto. Un infermiere veterinario non serve a nessuno, nelle condizioni italiane, ed il Preside ha ancora il coraggio di dire che "spera nella legge sull'infermiere veterinario".

Una laurea pienamente inutile, che serve solo a giustificare una Facoltà altrettanto inutile come quella di Bari.

Le affermazioni sono totalmente irresponsabili ed insensate, come quella che l'università serva "per hobby" o che ci vadano tre anni per nozioni simili.
la cosa più sconcertante è il Prof. Buonavoglia sia stato nominato Preside. Ma come hanno fatto? E i docenti?
Intendiamoci, non è che sia solo, a metterci la faccia di bronzo. Il Preside di Veterinaria di Messina viene rinviato a giudizio, insieme al Rettore e ad altri 22 tra docenti, ricercatori e funzionari per rispondere dei reati di abuso d'ufficio, minacce, tentata concussione, per aver favorito suo figlio nel concorso per assunzione a docente. Il bello è leggere il resoconto di un Consiglio di Facoltà che ricorda una sceneggiata napoletana. Il peggio è leggere altre deliranti affermazioni in una "intervista", come ad esempio "per quanto concerne i futuri medici veterinari non esistono problemi occupazionali".
Non è un film di Totò, purtroppo.
Anche se vien voglia di farsi invitare alla Conferenza dei Presidi per vedere di che livello sono le discussioni. Non oso immaginare.
Ah, per i poveri disgraziati che vengono illusi da gente simile e si iscriverebbero al corso. Provate un po' a indovinare dove si mette questo benedetto termometro. Così fate un po' pratica, per quando poi avrete la laurea, il pezzo di carta.
Appunto.

8 novembre 2008

Punti di vista sul fisco.

Ieri, ascoltando la radio, sentivo la proposta di Berlusconi per agevolare le imprese, cioè quella di pagare l'IVA sulle fatture non al momento dell'emissione della fattura, ma in quello dell'avvenuto incasso.

Spiego meglio per i fortunati che NON hanno una partita IVA, per gli altri è lampante. Se emetto una fattura da 120 euro, 20 sono di IVA, e io li devo versare allo Stato. Solo che a volte emetto la fattura e poi incasso dopo due mesi. Ma lo Stato mi dice che i suoi 20 li vuole subito, anche se io non li ho ancora incassati. Si tratterebbe quindi di dire "dammeli quando li hai effettivamente incassati".
Per i liberi professionisti, un po' più semplice, esiste la fattura proforma, che non impegna al versamento IVA ed è titolo per il pagamento.

Questo comunque non è un aiuto alle imprese, è la cessazione di un sopruso alle imprese. Sia ben chiaro.

7 novembre 2008

Non ne possiamo più. La libera professione dei Veterinari pubblici.

E' estenuante trovarsi ancora a discutere di argomenti così vecchi, ormai triti, ritriti, e trituranti, come la libera professione dei veterinari pubblici dipendenti.

Bene ha fatto l'ANMVI a depositare il ricorso contro la delibera della giunta regionale lombarda che legittima la libera professione dei dipendenti pubblici.

Di questi ricorsi ne ho visti purtroppo troppi. Basta. Non ne possiamo più. Non dei ricorsi, che sono doverosi, ma delle becere richieste delle frangia più arretrata e demagogica della veterinaria pubblica.

Bisogna anche spiegare le cose all'opinione pubblica, smascherare gli ingordi e vergognosi individui che continuano a presentare richieste così indecenti.
I servizi veterinari, in Italia e pochissime altre nazioni al mondo dipendono dalla Sanità, non dall'Agricoltura. Malgrado le affermazioni che "i veterinari salvaguardano la salute dell'uomo", il motivo è un altro: se fanno sciopero i veterinari, chissenefrega. Se lo fanno i medici, cade il Governo.

In questo modo i nostri veterinari pubblici sono agganciati come contratto ai medici, quando scatta per i medici, scatta pure per i veterinari.

E fin qui, va più o meno bene.

Il problema è che ad esempio i veterinari controllano se i bovini degli allevamenti sono sani o no, hanno la TBC o meno, ecc.

Storicamente, all'epoca delle condotte, dove il veterinario pubblico lavorava anche come libero professionista, l'eradicazione delle malattie non funzionava. Per il semplice motivo che si creava una specie di complicità, di collusione tra allevatore e veterinario pubblico: io non ti faccio abbattere gli animali, tu mi paghi come libero professionista per le prestazioni che faccio nel tuo allevamento.

Anche un cretino capisce che c'è un'incompatibilità tra le due posizioni. Se lavoro come dipendente, non posso poi fare il libero professionista.

I veterinari pubblici si agganciano nuovamente ai medici per giustificare la loro pretesa. Ma è evidente che non è la stessa cosa!!!

Analogamente, per il lavoro negli ambulatori degli animali d'affezione. Se controllo l'uso del farmaco, le norme sanitarie, negli ambulatori, come faccio poi ad aprirne uno mio? Al mattino la guardia e al pomeriggio il ladro??

Esistono delle incompatibilità, evidentemente.

Macchè, i veterinari pubblici continuano con arroganza a richiedere la libera professione.

Va bene i ricorsi giudiziari, ma forse possiamo anche pensare a meccanismi diversi. I primi che mi vengono in mente:
- cessazione dell'obbligo di iscrizione all'Ordine per i veterinari dipendenti. Probabilmente ci si trova anche una convergenza di opinioni con la maggioranza sana. Anzi, un dipendente NON può essere iscritto all'Ordine. Cosa tra l'altro sensata. Non capisco cosa ci stiano a fare, lì dentro. In tal modo l'attività libero professionale risulterebbe quello che è: abusiva.
- richiesta da parte della veterinaria di fissazione di norme di incompatibilità chiare e definite. Certo, quando te li tieni in casa, poi è difficile fissare delle regole.
- definizione chiara della posizione dei dipendenti. Che li si costringa a definire la loro posizione. Da decenni Aldo Grasselli si barcamena tra posizioni inconciliabili. Che lo dica chiaramente, da che parte sta.

Spero che anche ANMVI capisca che se vai con il gatto e la volpe, o fai la fine di Pinocchio o diventi brigante.

Non ne possiamo più.

Altra cosa: se siete un proprietario di animali, piccoli, grandi, affezione, reddito, sport, cosa volete, NON scegliete un veterinario part time. Nemmeno se ha un prestanome, cosa purtroppo frequente.

La veterinaria moderna non è a part time. Nemmeno lo sia la vostra attenzione per il vostro animale.

6 novembre 2008

Dal dipartimento veterinario FISE. I libretti FISE.

LA FISE ci invia alcune interessanti note sul suo ruolo nelll'emissione di passaporti, che mi sembrano utili e pubblico, ringraziando per i chiarimenti:
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La FISE continua ad emettere passaporti per una serie di motivazioni che proverò a riassumere:

1 ) La FISE non può riconoscere Passaporti che non corrispondono alle normative europee e che non danno garanzie su una corretta identificazione dei cavalli. Sembra che alcune Associazioni rilascino Passaporti privi del numero UELN, privi del "pupazzetto" o Certificati dove non può essere specificato il sesso "castrone".
La FISE pertanto può riconoscere, per le proprie attività, esclusivamente Passaporti rilasciati da Enti con cui siano stati stabiliti degli accordi anche tecnici, come una sostanziale omogeneità di caratteristiche necessarie all'identificazione (come ad es. avviene già con l'UNIRE).

2 ) La FEI non riconosce ad oggi Passaporti rilasciati da UNIRE, tantomeno dalle APA. Per cui i cavalli che partecipano a competizioni sportive internazionali sono riconosciuti all'estero solo attraverso la FISE.

3 ) Il Reg 504/2008 che essendo un Regolamento non va ratificato dagli Stati Membri ma è in vigore tal quale, all'art. 4 (organismi che rilasciano i documenti di identificazione degli equidi) cita:
"Gli Stati membri provvedono a che il documento di identificazione per gli equidi registrati sia rilasciato dai seguenti organismi :a) l'organizzazione (...) che tiene il libro genealogico per questa razza di equide (...); o b) un ramo con sede in uno Stato membro di un'associazione od organizzazione internazionale che gestisca cavalli per competizioni e corse, di cui all'articolo 2, lettera c), della direttiva 90/426/CEE."
La FISE è il ramo di uno Stato Membro dell'associazione internazionale FEI.

Per detti motivi, non si è ad oggi pervenuti ad accordi con gli altri Enti coinvolti nell'Anagrafe Equina. Spero che in futuro, valorizzando più di oggi scelte politiche dettate da logiche sanitarie e non lobbistiche, si arrivi presto alla possibilità di dotare il cavallo di un solo passaporto, con finalità anagrafiche e sportive.

Cordiali saluti

2 novembre 2008

Una legittima richiesta: no allo statuto ONAOSI.

La rappresentanza intersindacale dei medici ha chiesto di bloccare l'approvazione del nuovo statuto ONAOSI, anche in seguito all'aumento del 20% della trattenuta dell'ONAOSI. Pochi euro, ma sempre 20% in più.
Si contesta inoltre la rappresentanza del Consiglio d'amministrazione, che comprende i Presidenti delle Federazioni degli Ordini.

Io sono sempre stato contrario alla democrazia mediata: io eleggo qualcuno che poi a sua volta elegge qualcuno che mi rappresenterebbe. Se mi rappresenta, lo voto io.
Ma qui si raggiunge il massimo.

Il Presidente della FNOVI, faccio per dire, un esempio, rappresenta i Consigli degli Ordini, e già qui saremmo nella rappresentanza di secondo livello.
Ma rappresenta sia chi ha pagato che chi non ha pagato (i liberi professionisti che sono riusciti a combattere il balzello vergognoso).
E allora, perché il libro professionista che NON paga dovrebbe essere rappresentato?

La richiesta di Intersindacale è pienamente legittima, e ragionevole. Chi paga, vota. Chi non paga, ne sta fuori. Giusto, ovvio, naturale.
Da cosa nasce l'opposizione?

Innanzitutto, dalla volontà di una piccola classe "politica" degli Ordini di continuare a mantenersi i gettoni di presenza. Poi dal fatto che la rappresentanza mediata consente di applicare meccanismi di inerzia alla volontà popolare. E' più facile il cambiamento se voto io, se vota qualcuno che sfugge dalla logica del voto diretto entrano in gioco altri fattori, spesso non così trasparenti.

La rappresentanza mediata è una deviazione della democrazia, tanto più su piccoli numeri come quelli degli Ordini professionali.
Non parliamo poi dell'ONAOSI...

1 novembre 2008

"La crisi non la pagheremo noi". Certo, l'avete fatta. La ricerca in Veterinaria. "Panorama" e la veterinaria.


Sono un veterinario, mi occupo di cavalli, come non comprare "Panorama" questa mattina? In copertina "Così bruciano i soldi della ricerca", e di fianco "Fisiologia del cavallo atleta...Bizzarrie come queste incassano decine di migliaia di euro..", un'inchiesta di Luca Sciortino molto interessante.

Intendiamoci, mica lo scopro oggi che ci sono sprechi e che gli universitari sono una vergogna italiana. Ma leggerli in specifico fa effetto.

Il Corso "Fisiologia dell’esercizio nel cavallo atleta: influenza della dieta, del tipo di allenamento e di prestazione sportiva sulle condizioni fisiologiche e cliniche. Identificazione di markers periferici di stress." ha ricevuto dallo Stato 70.790 euro


e viene citato come esempio di sputtanamento di soldi pubblici.

Mi è anche venuta la curiosità di sapere dove fosse organizzato questo corso. Non ci è andato molto. Una piccola ricerca su Google. Torino, la provincia dove vivo.

Ma devo dire, sono rimasto stupefatto dalla mole di ricerche inutili e fatte solo per arraffare soldi che l'università italiana fa.

Tra l'altro, girando, trovi sempre i soliti volti. Gianni Mancuso che 15 giorni fa presenta un'interrogazione perchè UNIRE non paga i debiti del Centro Internazionale del Cavallo a Venaria. Combinazioni.

Ma divertitevi a sbugiardarli. Guardate come si spendono i soldi. Cliccate sulla pagina di ricerca del Ministero, guardate i soldi che incassano e poi ditemi se vi stupite degli slogan di questi giorni: "La crisi non la pagheremo noi". Lo sappiamo, lo sappiamo. Voi la fate sempre pagare agli altri, da sempre..