C'è una grossa domanda che aleggia su tutto il discorso dell'anagrafe equina. La pongo subito, per i più competenti, poi la spiegherò.
La FISE chiederà e otterrà il diritto di attribuire il numero UELN?
La risposta è fondamentale. Un libretto dell'anagrafe equina costa 66 euro (55+IVA), mentre un ludico-addestrativo (quello verde) ne costa 50, a cui aggiungere le spese veterinarie di identificazione e il microchip. Diciamo un totale di 130, circa il doppio, ma molto più rapidamente e comodamente, ed inoltre con il diritto di partecipare alle competizioni.
Al libretto FISE manca uno solo dei pilastri: il numero UELN. In altre nazioni non solo gli enti allevatoriali, ma anche quelli sportivi, possono avere il diritto di attribuire questo numero, che NON è il numero di microchip. In Italia, attualmente, solo l'AIA ha questa facoltà, notando che per ora i pochi passaporti rilasciati NON hanno comunque il numero UELN (con qualche eccezione).
Stante la situazione attuale, ai libretti FISE esistenti dovrebbe essere attribuito il numero da parte dell'AIA, tramite le APA. Ovviamente, si parla di soldi. L'AIA non ha probabilmente intenzione di fare questo lavoro a gratis, e sullo sfondo giace l'inchiesta dell'Antitrust sulla FISE. In prospettiva potrebbe anche avvenire che in futuro la Federazione venga privata della facoltà di emettere libretti e costretta ad accettare alle competizioni i cavalli con un normalissimo passaporto dell'Anagrafe equina.
Una circolare interna AIA, attualmente riservata ma di cui sono venuto in possesso, ferma per ora il discorso, evidentemente in attesa di chiarimenti, e dice che i passaporti FISE non devono essere integrati, a meno che non si debba compiere un passaggio di proprietà. Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte, per non lasciar chiusa nessuna possibilità. Può darsi che si arrivi ad un accordo, può darsi che uno dei contendenti schiacci l'altro:
- se la FISE ottiene il diritto di attribuire il numero UELN, AIA si trova con in mano un pugno di mosche: diminuisce di molto l'introito derivante dall'anagrafe equina.
- se la FISE non ottiene questo diritto, ammesso che lo richieda (ma come immaginare una cosa simile?), tutti i libretti dovranno essere "ritargati" con il numero UELN, e la Federazione si troverebbe in difficoltà sicure.
- può darsi che tra i due Enti si raggiunga un accordo economico, ma è tutto da stabilire. Si tratta sempre di un bel gruzzoletto, e nessuno dei due vorrebbe cedere, se sapesse di non esserci obbligato.
Nel frattempo, le APA nascondono la circolare AIA, ed in termini concreti questo è un bel paradosso, cercando di emettere più libretti possibile (66 euro per volta fanno gola).
Come finirà? Difficile dirlo. Il Presidente Cesare Croce è in questo momento in grave difficoltà interna ed esterna. Gli attacchi della LISE a me sembrano francamente un po' scoordinati, ma in ogni caso non sono indifferenti. La Federazione ha molto peccato di presunzione in questi anni, con una politica di richieste che l'ha resa impopolare agli stessi atleti, insomma, quasi cercandosi le antipatie dell'ambiente. E ci è riuscita. Anche, bisogna dirlo, grazie al Presidente e alla mancanza di chiarezze.
Una delle quali è proprio questa. Come è possibile che in questo momento la FISE non dica niente, ma proprio niente, su questo aspetto, così importante? Almeno dire "mi impegnerò in questo settore o no". Qualsiasi cosa, ma dì qualcosa..
Come si vede, i fattori in campo sono molti. Ne vedremo altri..
30 ottobre 2007
27 ottobre 2007
Anagrafe equina. I pilastri.
Piano piano darò anche indicazioni pratiche su come comportarsi, per un proprietario di cavalli.
Per ora, ricordiamo che i pilastri su cui si basa l'anagrafe sono tre:
Per ora, ricordiamo che i pilastri su cui si basa l'anagrafe sono tre:
- un passaporto conforme alle direttive CE, quindi con il capitolo IX (scelta equino da carne o sportivo) presente e compilato
- un microchip, se introdotto in Italia con numerazione corretta (9..). Non possono e debbono essere applicati, mai, DUE microchip
- un numero UELN (numero di identificazione a vita dell'equino)
Approfondiremo successivamente le caratteristiche di questi elementi fondamentali.
L'evasione fiscale continuerà. A meno che...
Gli sbandieramenti degli aumenti di incassi fiscali sono una sparata che servirà a poco, senza una seria politica di riforma fiscale. L'indagine Eures mostra un panorama enorme di evasione fiscale, e guarda caso effettuata in primis da dipendenti come i docenti che danno ripetizioni. Tutto sommato i professionisti sono ancora tra i più regolari, per la mia categoria li definirei addirittura virtuosi.
Ma non ha senso andare a vedere chi è il più "onesto", chi meno. Senza una politica di riforme, che faccia diventare il fisco meno persecutorio e burocratico, le vittorie di oggi saranno i tracolli di domani. Per un po' Visco può far bene la chiamata "al lupo, al lupo", ma poi finirà, inevitabile.
Personalmente sostengo che l'evasione ha svolto nel nostro paese una funzione di calmiere dei prezzi, che ora è diminuita. Le tasse i professionisti le pagano, ma semplicemente aumentano i prezzi. Tra l'altro, nel caso della veterinaria, i prezzi dei tariffari venivano tenuti artificialmente bassi proprio in base a una diffusa evasione, ora appunto ridottasi.
Ancora, a me pare che sia meglio incassare una cifra corretta, adeguata al lavoro svolto, che non fare uno sconto e andare incontro agli inconvenienti del nero (difficile esigibilità, posizione di "ricattabilità" di chi lo pratica, poca tranquillità nello svolgimento del lavoro).
Ma sembra che la via della semplificazione, dell'introdurre meccanismi virtuosi, sia ben lontana, con questo governo o con il prossimo. La vera distinzione non è tra destra e sinistra, categorie artificiose e ormai prive di senso, ma tra statalismo e liberismo. Il liberismo non è "assenza di regole", ma regole che non siano vessatorie. Purtroppo alla parola ora viene data una valenza negativa, e questo è uno sbaglio.
Non è l'inasprimento delle regole, ma piuttosto renderle accettabili, unite ad un sistema di controllo efficace e serio, che potrebbe funzionare. Niente si vede però su questo fronte.
Purtroppo..
Ma non ha senso andare a vedere chi è il più "onesto", chi meno. Senza una politica di riforme, che faccia diventare il fisco meno persecutorio e burocratico, le vittorie di oggi saranno i tracolli di domani. Per un po' Visco può far bene la chiamata "al lupo, al lupo", ma poi finirà, inevitabile.
Personalmente sostengo che l'evasione ha svolto nel nostro paese una funzione di calmiere dei prezzi, che ora è diminuita. Le tasse i professionisti le pagano, ma semplicemente aumentano i prezzi. Tra l'altro, nel caso della veterinaria, i prezzi dei tariffari venivano tenuti artificialmente bassi proprio in base a una diffusa evasione, ora appunto ridottasi.
Ancora, a me pare che sia meglio incassare una cifra corretta, adeguata al lavoro svolto, che non fare uno sconto e andare incontro agli inconvenienti del nero (difficile esigibilità, posizione di "ricattabilità" di chi lo pratica, poca tranquillità nello svolgimento del lavoro).
Ma sembra che la via della semplificazione, dell'introdurre meccanismi virtuosi, sia ben lontana, con questo governo o con il prossimo. La vera distinzione non è tra destra e sinistra, categorie artificiose e ormai prive di senso, ma tra statalismo e liberismo. Il liberismo non è "assenza di regole", ma regole che non siano vessatorie. Purtroppo alla parola ora viene data una valenza negativa, e questo è uno sbaglio.
Non è l'inasprimento delle regole, ma piuttosto renderle accettabili, unite ad un sistema di controllo efficace e serio, che potrebbe funzionare. Niente si vede però su questo fronte.
Purtroppo..
25 ottobre 2007
La zattera della Medusa. Gericault e la veterinaria italiana.
Dice un mio amico e grande intelligenza della Veterinaria che la situazione italiana della professione può essere bene riassunta dalla Zattera di Gericault, dipinto simbolico. Se avessimo bisogno di ulteriore conferma, ecco cosa mi scrive una gentilissima Collega:Ciao Corrado!
Ho letto ancora con molto interesse il tuo blog!
(omissis)
Concordo pienamente con te che è pazzesco che la fnovi non abbia mandato una lettera agli iscritti o quantomeno pubblicato qualcosa sul discorso pubblicità a caratteri cubitali e comprensibili.
Ma mi domando....................che fanno i colleghi,si sono accorti che qualcosa è cambiato o no,secondo te?
Secondo me la Fnovi e gli Ordini continuano a tenere un clima di terrore e di non diffusione di un'informazione chiara che tiene le mani legate ai più.
Per esempio cosa si intende con "pubblicità trasparente"?
.....a me l'Ordine ha risposto che si intende che ,se ad esempio chi si occupa delle eco non fa parte della struttura ma viene su chiamata,questo deve essere specificato.Quindi uno cosa deve scrivere? "...eco fatte da collega XY che viene su chiamata e l'apparecchio è suo,non della struttura"??
E poi si può scrivere visite ortopediche Dott.xy anche se non c'è una specializzazione in tal senso?
E cosa si intende per pubblicità diretta telematica?
E' ammessa la distribuzione di lettere informative o volantini,a pubblico nuovo?
...................in un'unica domanda...cosa non è ammesso fare?
Un'altra domanda che non c'entra nulla:
le nuove disposizioni in merito al fatto che chi si occupa di comportamento deve essere laureato in Veterinaria si applica subito,cioè i comportamentalisti che non sono laureati in vet non possono più operare?
La distanza tra le nostre povere istituzioni e la classe professionale si misura qui, dal fatto che questa non sia la prima richiesta di chiarimento tecnico che mi giunge. Perché gli Ordini, la FNOVI, nulla dicono, soprattutto o mentono o non dicono comunque la verità.
Diamo qualche risposta:
- La pubblicità è trasparente quando permette al Cliente di afferrare meglio la natura del servizio offerto. Ammesso che ci sia la necessità di specificare (dipende dal contesto, molte volte non è necessario), basterà scrivere "Ecografia Dott. XY"
- Se fai visite ortopediche lo puoi dire, l'importante è che tu non ingeneri confusione o nel Cliente. Cerca una formula che magari non sia sintetica come "Visite ortopediche", ma "si effettuano visite ortopediche". Meglio qualche parola e un po' di chiarezza in più. Il Cliente lo apprezzerà. Apprezza sempre la nostra onestà e chiarezza, ricordalo.
- A chi scrive "pubblicità diretta telematica" consiglio il volume di Severgnini "Italiano. Lezioni semiserie", o meglio ancora il "Manuale di stile" del Dipartimento della Funzione Pubblica. Penso voglia dire "email" o "sito internet".
- Puoi mandare tutte le lettere e pure volantini che vuoi, ma non ripetiamo gli errori storici. Concentrati su cosa scrivi, non su dove lo scrivi. Andare ad attirare clienti perché su un volantino c'è scritto "visite a poco prezzo", o anche solo cercare clienti che per un volantino cambiano veterinario funziona poco. Prima o poi troveranno un altro volantino. Concentrati molto di più sul soddisfare, deliziare i clienti che GIA' hai, e fai sì che loro siano i tuoi migliori volantini.
- la liberalizzazione è un divieto di vietare. Il criterio deve essere la chiarezza e l'onestà verso i Clienti, io ci aggiungerei l'eleganza, la correttezza, lo stile, verso i Colleghi, la professione, verso te stessa, in fondo.
- non esiste nessuna norma che possa difendere il tuo lavoro. Non so dirti se per fortuna o purtroppo. Forse purtroppo. Una norma che lo protegga lo limiterebbe anche. In altri termini, se definisco le competenze, le limito pure. Se scrivo un elenco, o quell'elenco lo aggiorno o poi diventa un limite. A parte questo, non funziona nemmeno così bene. Difendi il tuo lavoro con la competenza, la specializzazione, la preparazione, il servizio al Cliente. E' l'unica cosa che funziona. Il resto, fa poco. Evidenzia ai clienti la differenza tra la terapia comportamentale fatta da un addestratore e quella fatta da te. Soprattutto con risultati ottenuti in concreto. Funziona meglio.
E non stancarti di denunciare i farisei della veterinaria, e delle libere professioni, purtroppo.
Un caro abbraccio,
corrado
19 ottobre 2007
L'abito ed il monaco.
Domani mi sposo. E fin qui, poca notizia. Tra l'altro, la mia è una scelta che viene dopo dieci anni di convivenza, ma questo è solo lo spunto. Prima o poi dovevamo parlarne, anche se è ingombrante come argomento, ma inevitabile.
Indosserò un abito ed una cravatta. Tra l'altro, non è una cosa che io non faccia mai, mi capita di indossare una cravatta in condizioni normalissime.
Ma la mia è una generazione che è cresciuta con la mezza idea del 68, della "libertà", anche da una cravatta. Penso di essermi annodato la prima appunto al mio primo matrimonio.
Ancor più le nuove generazioni sono restie ad un abito formale.
Io indosserò domani un abito ed una cravatta perché sono espressione non solo di una formalità, ma anche di una sostanza, fatta di molte cose.
Tuffiamoci nell'argomento: come si devono vestire i professionisti al lavoro, e soprattutto come vestirsi nelle relazioni con il cliente?
Non ho certo intenzione di dare regole specifiche, anche perché le poche che ci sono sono molto di base. Ma queste vanno tenute a mente:
- l'abito E' espressione di sé, del proprio lavoro, della personalità propria e della propria azienda.
- l'apparenza è comunicazione. Evitate, soprattutto se il vostro ruolo è "classico", di professionista della fiducia, gli eccessi anarchici. Se l'avvocato a cui affidate la causa vi si presenta in giubbotto di pelle, tatuaggio e piercing, probabilmente iniziate a pensare che qualcosa stona, no?
Non dico di mettersi in giacca e cravatta, ma almeno evitate gli eccessi. Troppo spesso ormai vedo Colleghi e Colleghe, in qualche caso, con apparenze non adeguate. No a piercing, non a barba non curata, ovviamente no a poca cura della persona. Per i tatuaggi, discrezione.
- il concetto fondamentale: la vera libertà NON è avere il piercing, non è "perché mi piace". E' un concetto molto più profondo, che vi consente anche di mettere una cravatta.
Una buona sintesi dell'argomento la trovate qui, e la possibilità di approfondire. Ne guadagnerete in tutti i sensi.
Un'ultima cosa per chi, veterinario, si trovi a lavorare in ambiente aperto, in campagna, per così dire. Mettetevi una tuta. Mica con Oliofiat scritto sopra, ma fatelo. Resterete più puliti, farete vedere una netta "separazione" con la fase di lavoro, sarà il vostro camice.
Dedicate anche un minimo di attenzione a queste cose. Basta poco, ma funziona molto.
Indosserò un abito ed una cravatta. Tra l'altro, non è una cosa che io non faccia mai, mi capita di indossare una cravatta in condizioni normalissime.
Ma la mia è una generazione che è cresciuta con la mezza idea del 68, della "libertà", anche da una cravatta. Penso di essermi annodato la prima appunto al mio primo matrimonio.
Ancor più le nuove generazioni sono restie ad un abito formale.
Io indosserò domani un abito ed una cravatta perché sono espressione non solo di una formalità, ma anche di una sostanza, fatta di molte cose.
Tuffiamoci nell'argomento: come si devono vestire i professionisti al lavoro, e soprattutto come vestirsi nelle relazioni con il cliente?
Non ho certo intenzione di dare regole specifiche, anche perché le poche che ci sono sono molto di base. Ma queste vanno tenute a mente:
- l'abito E' espressione di sé, del proprio lavoro, della personalità propria e della propria azienda.
- l'apparenza è comunicazione. Evitate, soprattutto se il vostro ruolo è "classico", di professionista della fiducia, gli eccessi anarchici. Se l'avvocato a cui affidate la causa vi si presenta in giubbotto di pelle, tatuaggio e piercing, probabilmente iniziate a pensare che qualcosa stona, no?
Non dico di mettersi in giacca e cravatta, ma almeno evitate gli eccessi. Troppo spesso ormai vedo Colleghi e Colleghe, in qualche caso, con apparenze non adeguate. No a piercing, non a barba non curata, ovviamente no a poca cura della persona. Per i tatuaggi, discrezione.
- il concetto fondamentale: la vera libertà NON è avere il piercing, non è "perché mi piace". E' un concetto molto più profondo, che vi consente anche di mettere una cravatta.
Una buona sintesi dell'argomento la trovate qui, e la possibilità di approfondire. Ne guadagnerete in tutti i sensi.
Un'ultima cosa per chi, veterinario, si trovi a lavorare in ambiente aperto, in campagna, per così dire. Mettetevi una tuta. Mica con Oliofiat scritto sopra, ma fatelo. Resterete più puliti, farete vedere una netta "separazione" con la fase di lavoro, sarà il vostro camice.
Dedicate anche un minimo di attenzione a queste cose. Basta poco, ma funziona molto.
17 ottobre 2007
Onaosi. 44 gatti, in fila per sei. Niente resto di due.
Fa bene alla chiarezza leggere le due "versioni" di uno stesso incontro tenuto sulla questione ONAOSI. Da una parte la FNOVI, che dovrebbe rappresentarCI, e si esprime per la contribuzione obbligatoria, dall'altra una voce libera come quella di Nicola Pellegrini, che non finiremo mai di ringraziare.
Quella FNOVI è qui, e secondo me inaccettabile, quella di Nicola la allego:
Cari Colleghi,
innanzi tutto scusatemi se questa mia è lunga ma, se voglio darvi una completezza di informazione, non posso essere più sintetico. D’altronde l’argomento lo merita.
Come vi avevo anticipato ai primi di settembre, l’Onaosi non ha tardato a far sentire la sua voce!
Vi riferisco dei seguenti fatti.
In data 10 ottobre si è tenuta a Roma, presso il Ministero della Sanità, una riunione indetta dal sottosegretario Serafino Zucchelli e condivisa nella firma della convocazione dal Presidente della FNOMCEO Amedeo Bianco, dal Presidente della FNOVI Gaetano Penocchio e dal Presidente della FOFI Giacomo Leopardi e alla quale sono stati invitati i rappresentanti dell’Onaosi e di ENPAV, ENPAF, ENPAM, ANAAO, CIMO, CIGL Medici, UIL Medici, CISL Medici, APO, FESMED, CIPe - Confederazione Italiana Pediatri -, UMSED, SUMAI, SNAMI, FIMP, SIMET, ANMVI, FIMMGC ANDI ed AIO.
Di queste, alcune sigle non sono intervenute. Gli altri, in tutto una ventina di persone, erano in rappresentanza dell’intero mondo dei medici, farmacisti e veterinari italiani. Nessuna delle altre oltre 70 sigle sindacali o di associazione professionale è stata invitata.
Molti dei presenti, almeno otto, avevano un doppio cappello: erano Consiglieri di Amministrazione dell’Onaosi e contemporaneamente rappresentanti di un’associazione sindacale.
All’Ordine del Giorno vi era una discussione sui trattamenti pensionistici degli ordini professionali. Per invero l’unico argomento della intera riunione è stata l’Onaosi!
In sala si è presentato il Sottosegretario Zucchelli, già Segretario Nazionale dal 2000 al 2006 dell’Anaao Assomed, con la bozza di un documento predisposto dal Ministero, avente titolo “Proposta di Riforma della Fondazione Onaosi”.
Il testo integrale ed originale del documento consegnato non su carta intestata è disponibile, per chi lo vorrà leggere o scaricare, sul sito http://xoomer.alice.it/khhiro/ .
Il Sottosegretario ha presentato la proposta come “ultima spiaggia per salvare l’Onaosi”, e ha suggerito di trovare un accordo su questo testo affinché uscisse da questo incontro una proposta unitaria delle parti sociali interessate. Ha invitato quindi i presenti a ragionare “nell’ottica dei tempi della politica” considerando che l’iter della riforma della Fondazione deve esaurirsi “prima” della conclusione politica della Finanziaria 2008 nel suo iter al Senato!
Il Sottosegretario ha anche fatto un fugace accenno (come una tiratina d’orecchie nemmeno tanto forte ad un ragazzino birbaccione che ha preso più marmellata di quanto gli spettasse) alla necessità di dover assolutamente rivedere emolumenti, rimborsi spese e diarie, anche per far cessare le male lingue che, anche con esposti al Ministero, sparlano in merito all’uso di fondi utilizzati per hotel 5 stelle e ristoranti di lusso.
Ad una prima lettura è evidente che il contenuto della proposta di riforma riguarda più come dividersi le poltrone e distribuirsi gli incarichi, con un occhio attento ai compensi ed ai rimborsi spese, piuttosto che ragionare sulla amministrazione dell’ingente patrimonio o sulle prestazioni da erogare agli assistiti della Fondazione!
Il dibattito è stato ampio in particolare su come “ individuare” sia i soggetti componenti il C.d.A. che quelli per il prospettato Consiglio di Indirizzo e Vigilanza. In tutto sono previste 44 poltrone.
In effetti la questione della rappresentanza reale della volontà degli iscritti (volontari o meno) è delicata visto che, sin’ora nessuno li ha mai interpellati. Sin’ora solo una sparuta minoranza di sigle sindacali o rappresentanze ha deciso se e come obbligare medici, veterinari e farmacisti a sostenere le attività dell’Onaosi. E molte sigle sono anche rappresentate in seno al C.d.A. della Fondazione.
In teoria potremmo anche discutere del funesto cumulo delle cariche che andrebbe vietato: non dovrebbe essere possibile che la stessa persona sia presidente di un ordine, a capo di un sindacato, consigliere di amministrazione dell’enpam, dell’onaosi, e non so di che altro. Ma questo è un altro discorso.
Altro argomento della riunione è stato l’opportunità per la Fondazione di darsi una nuova “mission” indirizzata non più tanto verso gli orfani (pochi e sempre meno bisognosi) ma ad altri e diversificati soggetti. Di riflesso, volendo aumentare e differenziare le prestazioni, la cui elargizione sarà sempre ampiamente discrezionale, si è poi discusso sulla necessità di dover rideterminare il valore delle quote da percepire. Ovviamente in aumento. Ovviamente sempre discrezionale del C.d.A.
Il rappresentante della Confederazione Italiana Pediatri a questo punto ha proposto di reinserire lo stato di bisogno nello statuto al fine di non dover sottrarre denaro a nessuno per poi darlo a persone benestanti come ora avviene, e ha richiesto di introdurre nella riforma dell’ente il concetto di sostegno volontario alla Fondazione cancellando ogni forma di obbligatorietà contributiva, e ciò anche in considerazione del fatto che, oramai è acclarato, l’Onaosi non svolge alcuna attività previdenziale ma solo ed esclusivamente assistenza e solidarietà che dovrebbe essere svolta, secondo la vera “mission” della Fondazione, solo ed esclusivamente nei confronti degli orfani bisognosi il cui numero rimane ancor oggi notizia riservata.
Il Presidente dell’Onaosi Paci ha sottolineato come sia impossibile eliminare la contribuzione obbligatoria visto che sarebbe ben difficile far vivere l’Ente con le sole contribuzioni volontarie, paventando quindi una totale defezione degli attuali obbligati, scarsamente attirati dalle attività della Fondazione e ciò, a mio avviso, forse più perché poco trasparenti che non effettivamente poco utili.
I rappresentanti delle organizzazioni sindacali e quelli delle associazioni professionali presenti hanno avuto una levata di scudi in difesa delle attività della Fondazione e della contribuzione obbligatoria, almeno a carico dei dipendenti pubblici. Qualcuno in sala ha chiesto loro se difendevano la posizione in qualità di Consigliere di Amministrazione dell’Onaosi o in quella di portavoce della base che rappresentavano, ma non hanno risposto.
È bene comunque notare, fra le varie voci, quella del rappresentante dello SNAMI che prima ha letto un comunicato della sua Segreteria Nazionale, con il quale si chiede la ripartizione del patrimonio dell’Onaosi tra le varie categorie e il conferimento all’ENPAM della quota di pertinenza dei Medici, e poi ha preso le distanze da questa proposta dichiarandosi lontano dalle posizioni dello SNAMI, che pure rappresentava, esprimendo poi parere favorevole alla proposta del Ministero! Bisognerebbe fare attenzione a chi si delega!
Massimo Cozza della CGIL MEDICI ha invece assunto una posizione di attesa. Dopo il proclama del 26 settembre scorso che concludeva auspicando per l’Onaosi “un ritorno alle origini istitutive del 1899, quando nacque come Ente Morale”, in questa sede ha dichiarato di poter anche rivedere la sua posizione in presenza di una opportuna e ragionevole riforma delle attività e della gestione dell’Onaosi. Io avrei preferito una conferma della sua precedente presa di posizione, questa di oggi mi sembra più una ritrattazione diplomatica, per di più fatta in ambiente privato.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi cosa fare, visto il coinvolgimento del Ministero nelle attività di una Fondazione privata, benemerita quanto si vuole, ma pur sempre privata. Mutuando il Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma Mario Falconi direi che si tratta di “inappropriate interferenze della politica”.
Comunque, al momento attuale, i tartassati sono – come lo erano sino al 2002 - solo i pubblici dipendenti. A loro spetta l’onere e l’onore della battaglia visto che i liberi professionisti, almeno per il momento, non sono nuovamente chiamati in causa.
Chi volesse ribellarsi inoltri le proprie proteste ai seguenti destinatari:
Presidente del Consiglio Romano Prodi prodi_r@camera.it o http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_presidente.asp
Ministro della Sanità Livia Turco turco_l@posta.senato.it
Presidente della Commissione Bilancio del Senato Enrico Morando morando_a@posta.senato.it
Presidente della Commissione Finanze del Senato Giorgio Benvenuto benvenuto_a@posta.senato.it
Presidente della Commissione Bilancio della Camera Lino Duilio duilio_e@camera.it
Presidente della Commissione Finanze della Camera Paolo Del Mese delmese_p@camera.it
La prossima settimana verrà chiusa la Petizione on line e verranno consegnate le firme all’Onorevole Tommaso Pellegrino, grande sostenitore della contribuzione volontaria all’Onaosi, affinché le porti al Presidente della Camera Bertinotti per il successivo iter parlamentare.
L’Onorevole Pellegrino ha assunto impegno a supportare le iniziative che il “popolo delle mail” vorrà intraprendere. La sua mail è pellegrino_t@camera.it
Chi ancora non ha sottoscritto la petizione e volesse firmarla ora può collegarsi al sito tramite il seguente link http://www.petitiononline.com/np2006/petition.html.
Vi ringrazio per avermi letto.
Un cordiale saluto a tutti.
Nicola Pellegrini
Quella FNOVI è qui, e secondo me inaccettabile, quella di Nicola la allego:
Cari Colleghi,
innanzi tutto scusatemi se questa mia è lunga ma, se voglio darvi una completezza di informazione, non posso essere più sintetico. D’altronde l’argomento lo merita.
Come vi avevo anticipato ai primi di settembre, l’Onaosi non ha tardato a far sentire la sua voce!
Vi riferisco dei seguenti fatti.
In data 10 ottobre si è tenuta a Roma, presso il Ministero della Sanità, una riunione indetta dal sottosegretario Serafino Zucchelli e condivisa nella firma della convocazione dal Presidente della FNOMCEO Amedeo Bianco, dal Presidente della FNOVI Gaetano Penocchio e dal Presidente della FOFI Giacomo Leopardi e alla quale sono stati invitati i rappresentanti dell’Onaosi e di ENPAV, ENPAF, ENPAM, ANAAO, CIMO, CIGL Medici, UIL Medici, CISL Medici, APO, FESMED, CIPe - Confederazione Italiana Pediatri -, UMSED, SUMAI, SNAMI, FIMP, SIMET, ANMVI, FIMMGC ANDI ed AIO.
Di queste, alcune sigle non sono intervenute. Gli altri, in tutto una ventina di persone, erano in rappresentanza dell’intero mondo dei medici, farmacisti e veterinari italiani. Nessuna delle altre oltre 70 sigle sindacali o di associazione professionale è stata invitata.
Molti dei presenti, almeno otto, avevano un doppio cappello: erano Consiglieri di Amministrazione dell’Onaosi e contemporaneamente rappresentanti di un’associazione sindacale.
All’Ordine del Giorno vi era una discussione sui trattamenti pensionistici degli ordini professionali. Per invero l’unico argomento della intera riunione è stata l’Onaosi!
In sala si è presentato il Sottosegretario Zucchelli, già Segretario Nazionale dal 2000 al 2006 dell’Anaao Assomed, con la bozza di un documento predisposto dal Ministero, avente titolo “Proposta di Riforma della Fondazione Onaosi”.
Il testo integrale ed originale del documento consegnato non su carta intestata è disponibile, per chi lo vorrà leggere o scaricare, sul sito http://xoomer.alice.it/khhiro/ .
Il Sottosegretario ha presentato la proposta come “ultima spiaggia per salvare l’Onaosi”, e ha suggerito di trovare un accordo su questo testo affinché uscisse da questo incontro una proposta unitaria delle parti sociali interessate. Ha invitato quindi i presenti a ragionare “nell’ottica dei tempi della politica” considerando che l’iter della riforma della Fondazione deve esaurirsi “prima” della conclusione politica della Finanziaria 2008 nel suo iter al Senato!
Il Sottosegretario ha anche fatto un fugace accenno (come una tiratina d’orecchie nemmeno tanto forte ad un ragazzino birbaccione che ha preso più marmellata di quanto gli spettasse) alla necessità di dover assolutamente rivedere emolumenti, rimborsi spese e diarie, anche per far cessare le male lingue che, anche con esposti al Ministero, sparlano in merito all’uso di fondi utilizzati per hotel 5 stelle e ristoranti di lusso.
Ad una prima lettura è evidente che il contenuto della proposta di riforma riguarda più come dividersi le poltrone e distribuirsi gli incarichi, con un occhio attento ai compensi ed ai rimborsi spese, piuttosto che ragionare sulla amministrazione dell’ingente patrimonio o sulle prestazioni da erogare agli assistiti della Fondazione!
Il dibattito è stato ampio in particolare su come “ individuare” sia i soggetti componenti il C.d.A. che quelli per il prospettato Consiglio di Indirizzo e Vigilanza. In tutto sono previste 44 poltrone.
In effetti la questione della rappresentanza reale della volontà degli iscritti (volontari o meno) è delicata visto che, sin’ora nessuno li ha mai interpellati. Sin’ora solo una sparuta minoranza di sigle sindacali o rappresentanze ha deciso se e come obbligare medici, veterinari e farmacisti a sostenere le attività dell’Onaosi. E molte sigle sono anche rappresentate in seno al C.d.A. della Fondazione.
In teoria potremmo anche discutere del funesto cumulo delle cariche che andrebbe vietato: non dovrebbe essere possibile che la stessa persona sia presidente di un ordine, a capo di un sindacato, consigliere di amministrazione dell’enpam, dell’onaosi, e non so di che altro. Ma questo è un altro discorso.
Altro argomento della riunione è stato l’opportunità per la Fondazione di darsi una nuova “mission” indirizzata non più tanto verso gli orfani (pochi e sempre meno bisognosi) ma ad altri e diversificati soggetti. Di riflesso, volendo aumentare e differenziare le prestazioni, la cui elargizione sarà sempre ampiamente discrezionale, si è poi discusso sulla necessità di dover rideterminare il valore delle quote da percepire. Ovviamente in aumento. Ovviamente sempre discrezionale del C.d.A.
Il rappresentante della Confederazione Italiana Pediatri a questo punto ha proposto di reinserire lo stato di bisogno nello statuto al fine di non dover sottrarre denaro a nessuno per poi darlo a persone benestanti come ora avviene, e ha richiesto di introdurre nella riforma dell’ente il concetto di sostegno volontario alla Fondazione cancellando ogni forma di obbligatorietà contributiva, e ciò anche in considerazione del fatto che, oramai è acclarato, l’Onaosi non svolge alcuna attività previdenziale ma solo ed esclusivamente assistenza e solidarietà che dovrebbe essere svolta, secondo la vera “mission” della Fondazione, solo ed esclusivamente nei confronti degli orfani bisognosi il cui numero rimane ancor oggi notizia riservata.
Il Presidente dell’Onaosi Paci ha sottolineato come sia impossibile eliminare la contribuzione obbligatoria visto che sarebbe ben difficile far vivere l’Ente con le sole contribuzioni volontarie, paventando quindi una totale defezione degli attuali obbligati, scarsamente attirati dalle attività della Fondazione e ciò, a mio avviso, forse più perché poco trasparenti che non effettivamente poco utili.
I rappresentanti delle organizzazioni sindacali e quelli delle associazioni professionali presenti hanno avuto una levata di scudi in difesa delle attività della Fondazione e della contribuzione obbligatoria, almeno a carico dei dipendenti pubblici. Qualcuno in sala ha chiesto loro se difendevano la posizione in qualità di Consigliere di Amministrazione dell’Onaosi o in quella di portavoce della base che rappresentavano, ma non hanno risposto.
È bene comunque notare, fra le varie voci, quella del rappresentante dello SNAMI che prima ha letto un comunicato della sua Segreteria Nazionale, con il quale si chiede la ripartizione del patrimonio dell’Onaosi tra le varie categorie e il conferimento all’ENPAM della quota di pertinenza dei Medici, e poi ha preso le distanze da questa proposta dichiarandosi lontano dalle posizioni dello SNAMI, che pure rappresentava, esprimendo poi parere favorevole alla proposta del Ministero! Bisognerebbe fare attenzione a chi si delega!
Massimo Cozza della CGIL MEDICI ha invece assunto una posizione di attesa. Dopo il proclama del 26 settembre scorso che concludeva auspicando per l’Onaosi “un ritorno alle origini istitutive del 1899, quando nacque come Ente Morale”, in questa sede ha dichiarato di poter anche rivedere la sua posizione in presenza di una opportuna e ragionevole riforma delle attività e della gestione dell’Onaosi. Io avrei preferito una conferma della sua precedente presa di posizione, questa di oggi mi sembra più una ritrattazione diplomatica, per di più fatta in ambiente privato.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi cosa fare, visto il coinvolgimento del Ministero nelle attività di una Fondazione privata, benemerita quanto si vuole, ma pur sempre privata. Mutuando il Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma Mario Falconi direi che si tratta di “inappropriate interferenze della politica”.
Comunque, al momento attuale, i tartassati sono – come lo erano sino al 2002 - solo i pubblici dipendenti. A loro spetta l’onere e l’onore della battaglia visto che i liberi professionisti, almeno per il momento, non sono nuovamente chiamati in causa.
Chi volesse ribellarsi inoltri le proprie proteste ai seguenti destinatari:
Presidente del Consiglio Romano Prodi prodi_r@camera.it o http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_presidente.asp
Ministro della Sanità Livia Turco turco_l@posta.senato.it
Presidente della Commissione Bilancio del Senato Enrico Morando morando_a@posta.senato.it
Presidente della Commissione Finanze del Senato Giorgio Benvenuto benvenuto_a@posta.senato.it
Presidente della Commissione Bilancio della Camera Lino Duilio duilio_e@camera.it
Presidente della Commissione Finanze della Camera Paolo Del Mese delmese_p@camera.it
La prossima settimana verrà chiusa la Petizione on line e verranno consegnate le firme all’Onorevole Tommaso Pellegrino, grande sostenitore della contribuzione volontaria all’Onaosi, affinché le porti al Presidente della Camera Bertinotti per il successivo iter parlamentare.
L’Onorevole Pellegrino ha assunto impegno a supportare le iniziative che il “popolo delle mail” vorrà intraprendere. La sua mail è pellegrino_t@camera.it
Chi ancora non ha sottoscritto la petizione e volesse firmarla ora può collegarsi al sito tramite il seguente link http://www.petitiononline.com/np2006/petition.html.
Vi ringrazio per avermi letto.
Un cordiale saluto a tutti.
Nicola Pellegrini
5 ottobre 2007
La giusta parcella.
Ieri sera, una chiamata urgente, da un cliente che accetto malvolentieri, paga, ma con difficoltà. Accetto comunque, anche per il solito senso che colpisce di fronte ad un animale che non sta bene. Faccio la visita e di fronte al conto il gestore del maneggio, al solito, mi dice di ripassare dopo due giorni che mi farà l'incasso presso il cliente.Ho fatto due cose: ho mugugnato subito, in modo educato, ma facendo vedere visibilmente che non mi piaceva la situazione, ed ho alzato il prezzo, diciamo del 50%. Perfetto.
Sono uscito di lì con il mio ottimo incasso, fatturato regolarmente. Ho ottenuto diversi effetti positivi:
- sono più contento di aver lavorato
- mi confermo presso il cliente come uno che deve essere pagato subito
- se non gli va, non mi chiama e chiama un altro.
Tra l'altro, il cliente non ha nemmeno contrattato, e avrebbe potuto farlo, con la formula del "pochi, maledetti, e subito".
Intendiamoci, sono sempre ben lontano dalle tariffe di quel medico oncologo, di un importante istituto, che ieri è venuto a fare una visita a domicilio a Torino per una paziente immobilizzata a letto. Da Milano a Torino, penso in una mattinata abbia fatto tutto. Duemila euro la parcella.
Ma questa è una mia fortuna..
3 ottobre 2007
Onaosi: una storia di infinito disgusto.
E' estenuante pensare che una questione sia risolta, e constatare che alle istituzioni interessa invece solo la logica propria, dell'esercizio puro e semplice del potere e poterino. Non solo manca lo spirito di servizio, che figuriamoci, ma anche l'elementare rispetto della legge.
Parliamo di ONAOSI, e riassumiamo la vicenda. C'è stata una sentenza della Corte Costituzionale che ha sancito che non può essere il Consiglio di amministrazione dell'Ente a stabilire autonomamente l'entità dei contributi dovuti, per un palese principio di violazione dei diritti dei cittadini.
Macchè. Nella nuova Finanziaria il Ministro Livia Turco ripropone, sostanzialmente ignorando la sentenza, l'autodeterminazione delle quote da parte dell'ONAOSI.
Un grazie al dott. Nicola Pellegrini, un uomo di correttezza e dedizione e passione assolute, che patisce come me la strafottenza delle istituzioni e la distanza di queste dai loro rappresentati. Senza di lui saremmo affondati tutti. Ha compiuto un'opera enorme, incredibile. Ha lottato come Davide con la fionda, non ha mollato mai. Ha detto, unico tra le voci possibili, la verità, a tutti e sempre, senza mai perdere la voce. Nessuno di noi ha fatto abbastanza per ricambiarlo, e di questo ce ne scusiamo. Ma sappia che siamo con lui.
Ma non è questo il punto. E' invece la questione delle rappresentanze mediate. Dei cittadini, dei rappresentati che votano un loro rappresentante che a sua volta vota poi per un' altra assemblea.
Insomma, il sistema delgi Ordini professionali. Gli iscritti votano i Consigli provinciali, e poi i Presidenti votano per un Consiglio Nazionale. Diversi gli ambiti, ma il meccanismo è sempre lo stesso.
Mi ci sono scontrato tutta la mia vita istituzionale, con un sistema simile. Ho sempre sostenuto che non è corretto. La FNOVI non rappresenta i veterinari, ma i Presidenti degli Ordini, che è una cosa diversa, soprattutto se questi ultimi vengono eletti da una risicata partecipazione.
Mi ci sono scontrato nella Associazione degli Ordini Piemontesi (ex proprietaria del Progresso Veterinario), nell'Ordine stesso. Muro di gomma.
Analogamente, capisco che il Presidente dell'Ordine dei Medici di Torino, Amedeo Bianco, anche Presidente FNOMCeO, tra l'altro componente di diritto del CdA ONAOSI, ha una posizione ben lontana dai suoi rappresentati.
Analogamente, Aldo Grasselli, Segretario Nazionale SIVeMP, che cosa fa per tutelare il diritto dei suoi iscritti a non essere vessati da un Ente che dovrebbe essere solo a contribuzione volontaria?
Niente, sostanzialmente niente. In presenza di una situazione come quella attuale, vi aspettereste prese di posizione, pagine web che esprimono una posizione. Nemmeno nella pagina dedicata all'ONAOSI trovate una posizione chiara, decisa, che dica NO alla contribuzione obbligatoria.
Analogamente, nella pagina FNOVI. Niente. Un silenzio assordante. E nauseante.
Lottate contro questo silenzio. Leggete il sito di Nicola Pellegrini e restate in contatto. E' una delle cose per cui vale la pena combattere.
Parliamo di ONAOSI, e riassumiamo la vicenda. C'è stata una sentenza della Corte Costituzionale che ha sancito che non può essere il Consiglio di amministrazione dell'Ente a stabilire autonomamente l'entità dei contributi dovuti, per un palese principio di violazione dei diritti dei cittadini.
Macchè. Nella nuova Finanziaria il Ministro Livia Turco ripropone, sostanzialmente ignorando la sentenza, l'autodeterminazione delle quote da parte dell'ONAOSI.
Un grazie al dott. Nicola Pellegrini, un uomo di correttezza e dedizione e passione assolute, che patisce come me la strafottenza delle istituzioni e la distanza di queste dai loro rappresentati. Senza di lui saremmo affondati tutti. Ha compiuto un'opera enorme, incredibile. Ha lottato come Davide con la fionda, non ha mollato mai. Ha detto, unico tra le voci possibili, la verità, a tutti e sempre, senza mai perdere la voce. Nessuno di noi ha fatto abbastanza per ricambiarlo, e di questo ce ne scusiamo. Ma sappia che siamo con lui.
Ma non è questo il punto. E' invece la questione delle rappresentanze mediate. Dei cittadini, dei rappresentati che votano un loro rappresentante che a sua volta vota poi per un' altra assemblea.
Insomma, il sistema delgi Ordini professionali. Gli iscritti votano i Consigli provinciali, e poi i Presidenti votano per un Consiglio Nazionale. Diversi gli ambiti, ma il meccanismo è sempre lo stesso.
Mi ci sono scontrato tutta la mia vita istituzionale, con un sistema simile. Ho sempre sostenuto che non è corretto. La FNOVI non rappresenta i veterinari, ma i Presidenti degli Ordini, che è una cosa diversa, soprattutto se questi ultimi vengono eletti da una risicata partecipazione.
Mi ci sono scontrato nella Associazione degli Ordini Piemontesi (ex proprietaria del Progresso Veterinario), nell'Ordine stesso. Muro di gomma.
Analogamente, capisco che il Presidente dell'Ordine dei Medici di Torino, Amedeo Bianco, anche Presidente FNOMCeO, tra l'altro componente di diritto del CdA ONAOSI, ha una posizione ben lontana dai suoi rappresentati.
Analogamente, Aldo Grasselli, Segretario Nazionale SIVeMP, che cosa fa per tutelare il diritto dei suoi iscritti a non essere vessati da un Ente che dovrebbe essere solo a contribuzione volontaria?
Niente, sostanzialmente niente. In presenza di una situazione come quella attuale, vi aspettereste prese di posizione, pagine web che esprimono una posizione. Nemmeno nella pagina dedicata all'ONAOSI trovate una posizione chiara, decisa, che dica NO alla contribuzione obbligatoria.
Analogamente, nella pagina FNOVI. Niente. Un silenzio assordante. E nauseante.
Lottate contro questo silenzio. Leggete il sito di Nicola Pellegrini e restate in contatto. E' una delle cose per cui vale la pena combattere.
1 ottobre 2007
Come cercarsi grane (e trovarle)
Fosse la prima volta. Ma è ormai la centesima. Mi telefona un Collega. Gli è arrivato un decreto di condanna penale e relativa sanzione, circa 250 euro, per un certificato mal compilato di alcuni anni fa.
Insomma, lui compila il certificato e mi dice che sbaglia la data, mette 19 ottobre, il soggetto, una bovina, viene invece macellata il 18. Evidente compilazione scorretta, per il giudice, ineccepibilmente, falso in atto pubblico con relativo addebito.
Non nascondiamoci dietro un dito. Molto probabilmente, per un fatto di comodità materiale, vengono firmati più certificati, con date diverse, per diverse consegne. Una volta c'è stata una variazione, un controllo in atto rileva l'inesattezza e la rete si chiude.
Sicuramente un peccato veniale, come dimostra anche la sanzione modesta. Ma la dimostrazione che non esistono lavori "formali" o "banali". Il Collega, per il lavoro in oggetto, incassava una cifra che mi diceva di circa 20 euro, probabilmente nemmeno bastanti per il rimborso spese. Questo è il risultato.
Fatevi pagare il giusto per assumervi delle responsabilità. Siate seri e professionali, e non firmate cinque copie di un certificato quando dovete farne uno. Andate solo a cercarvi rogne a gratis. A gratis per cercarle, ma trovarle (e ci riuscirete) costa molto.
E poi, non mi stancherò mai di ripeterlo, non si può lavorare senza una polizza di tutela giudiziaria, che almeno vi copre i costi legali. Io personalmente uso quella del SIVeLP, e mi trovo bene. Un costo di poche decine di euro per una tranquillità senza prezzo.
Insomma, lui compila il certificato e mi dice che sbaglia la data, mette 19 ottobre, il soggetto, una bovina, viene invece macellata il 18. Evidente compilazione scorretta, per il giudice, ineccepibilmente, falso in atto pubblico con relativo addebito.
Non nascondiamoci dietro un dito. Molto probabilmente, per un fatto di comodità materiale, vengono firmati più certificati, con date diverse, per diverse consegne. Una volta c'è stata una variazione, un controllo in atto rileva l'inesattezza e la rete si chiude.
Sicuramente un peccato veniale, come dimostra anche la sanzione modesta. Ma la dimostrazione che non esistono lavori "formali" o "banali". Il Collega, per il lavoro in oggetto, incassava una cifra che mi diceva di circa 20 euro, probabilmente nemmeno bastanti per il rimborso spese. Questo è il risultato.
Fatevi pagare il giusto per assumervi delle responsabilità. Siate seri e professionali, e non firmate cinque copie di un certificato quando dovete farne uno. Andate solo a cercarvi rogne a gratis. A gratis per cercarle, ma trovarle (e ci riuscirete) costa molto.
E poi, non mi stancherò mai di ripeterlo, non si può lavorare senza una polizza di tutela giudiziaria, che almeno vi copre i costi legali. Io personalmente uso quella del SIVeLP, e mi trovo bene. Un costo di poche decine di euro per una tranquillità senza prezzo.
Il ricarico, questo sconosciuto.
Tipicamente argomento veterinario, ma probabilmente attiene anche ad altri lavori.
I farmaci veterinari vengono normalmente acquistati con uno sconto che va dal 30 al 50%. Vengono utilizzati dai veterinari ed addebitati al cliente a prezzo pieno. Quasi nascostamente, come se fosse un illecito. In realtà lo sconto praticato non è sufficiente a coprire i costi connessi al farmaco. Parte del farmaco viene perso, i flaconi vengono rotti, ci sono dei fisiologici insoluti, in certi casi non vengono addebitati.
Questo è uno dei motivi per cui a me non piace dispensare il farmaco. Il ricarico è insufficiente, almeno nel mio settore.
Alcuni piccoli accorgimenti per evitare di rimetterci sul farmaco.
- ogni qualvolta sia possibile, prescrivetelo, non "fornitelo" voi. Addebitate una prestazione corretta, più che addebitare attraverso l'escamotage. Anche perché la volta che poi non fornite il farmaco, come spiegherete che la vostra prestazione costava prima 10 e ora 15? E poi, prima o poi il vostro cliente scopre che nel magazzino il farmaco costa meno che da voi, anche se voi siete più comodi. Inoltre, sarete in regola con la normativa, e non correrete rischi inutili di contravvenzioni salate.
- considerate il farmaco non come "farmaco", ma come un mezzo strumentale per la vostra prestazione. Voi non vendete farmaco, vendete una prestazione, per produrre la quale utilizzate farmaci, strumenti, altro materiale di consumo. Non siete tenuti, nemmeno legalmente, ad addebitare il farmaco al prezzo di fustella. Ovviamente, dal punto di vista contabile, NON segnerete il farmaco ad un costo 11 se l'avete pagato 10. Ma nel vostro calcolo consideratelo 11, altrimenti ci rimetterete.
In fondo la legge contabile vi dice proprio questo. Lo scorporo non è consentito, in altri termini se ci sono 50 euro di prestazione e 30 di farmaco, non potete mettere i 30 al 10% di IVA e i 50 al 20. No, la norma prevede un trattamento unico, non scorporato. Se è così un motivo c'è, ed è quello che voi non vendete farmaci, ma prestazioni
- usate un'etichettatrice. Subito, sul farmaco che ricevete, immediatamente dopo la consegna, apponete un'etichetta che stabilisca il prezzo finale. Non è "il prezzo di vendita", ma piuttosto il "costo da calcolare" ad uso interno. Vedere il prezzo vi aiuterà ad evitare il momento emozionale della decisione del prezzo, ad affrontarlo razionalmente
- usate il computer, il mio metodo preferito. Nella schermata dove inserisco i prezzi pagati per i farmaci e prodotti, ho introdotto una casella dove indico il coefficiente di ricarico che intendo praticare su quel prodotto, a seconda di vari fattori. Il programma mi restituisce automaticamente il prezzo sia per confezione che per unità di calcolo.
Stampo un report che poi tengo a disposizione sia sul campo che al momento di fare la nota finale per il cliente. Anche in questo modo si affronta meglio il momento della fissazione del prezzo.
E' un po' come quando abbiamo detto dei tariffari, che è utile siano esposti.
E' indubbio il fatto che il ricarico debba essere corretto, ma il punto è uno: lo sconto praticato dalle aziende non basta a coprire i costi connessi all'utilizzo del farmaco. E' norma comune, e giusta, che chiunque utilizzi materiali nella propria attività li addebiti al cliente con un ricarico. Il vostro meccanico non vende pezzi di ricambio, il panettiere non vende farina, acqua e sale.
Voi vendete prestazioni, e non potete basarvi, nel calcolo del prezzo, su quanto i materiali costano a voi. Questo sarebbe uno dei metodi peggiori di pricing. Non fatelo.
I farmaci veterinari vengono normalmente acquistati con uno sconto che va dal 30 al 50%. Vengono utilizzati dai veterinari ed addebitati al cliente a prezzo pieno. Quasi nascostamente, come se fosse un illecito. In realtà lo sconto praticato non è sufficiente a coprire i costi connessi al farmaco. Parte del farmaco viene perso, i flaconi vengono rotti, ci sono dei fisiologici insoluti, in certi casi non vengono addebitati.
Questo è uno dei motivi per cui a me non piace dispensare il farmaco. Il ricarico è insufficiente, almeno nel mio settore.
Alcuni piccoli accorgimenti per evitare di rimetterci sul farmaco.
- ogni qualvolta sia possibile, prescrivetelo, non "fornitelo" voi. Addebitate una prestazione corretta, più che addebitare attraverso l'escamotage. Anche perché la volta che poi non fornite il farmaco, come spiegherete che la vostra prestazione costava prima 10 e ora 15? E poi, prima o poi il vostro cliente scopre che nel magazzino il farmaco costa meno che da voi, anche se voi siete più comodi. Inoltre, sarete in regola con la normativa, e non correrete rischi inutili di contravvenzioni salate.
- considerate il farmaco non come "farmaco", ma come un mezzo strumentale per la vostra prestazione. Voi non vendete farmaco, vendete una prestazione, per produrre la quale utilizzate farmaci, strumenti, altro materiale di consumo. Non siete tenuti, nemmeno legalmente, ad addebitare il farmaco al prezzo di fustella. Ovviamente, dal punto di vista contabile, NON segnerete il farmaco ad un costo 11 se l'avete pagato 10. Ma nel vostro calcolo consideratelo 11, altrimenti ci rimetterete.
In fondo la legge contabile vi dice proprio questo. Lo scorporo non è consentito, in altri termini se ci sono 50 euro di prestazione e 30 di farmaco, non potete mettere i 30 al 10% di IVA e i 50 al 20. No, la norma prevede un trattamento unico, non scorporato. Se è così un motivo c'è, ed è quello che voi non vendete farmaci, ma prestazioni
- usate un'etichettatrice. Subito, sul farmaco che ricevete, immediatamente dopo la consegna, apponete un'etichetta che stabilisca il prezzo finale. Non è "il prezzo di vendita", ma piuttosto il "costo da calcolare" ad uso interno. Vedere il prezzo vi aiuterà ad evitare il momento emozionale della decisione del prezzo, ad affrontarlo razionalmente
- usate il computer, il mio metodo preferito. Nella schermata dove inserisco i prezzi pagati per i farmaci e prodotti, ho introdotto una casella dove indico il coefficiente di ricarico che intendo praticare su quel prodotto, a seconda di vari fattori. Il programma mi restituisce automaticamente il prezzo sia per confezione che per unità di calcolo.
Stampo un report che poi tengo a disposizione sia sul campo che al momento di fare la nota finale per il cliente. Anche in questo modo si affronta meglio il momento della fissazione del prezzo.
E' un po' come quando abbiamo detto dei tariffari, che è utile siano esposti.
E' indubbio il fatto che il ricarico debba essere corretto, ma il punto è uno: lo sconto praticato dalle aziende non basta a coprire i costi connessi all'utilizzo del farmaco. E' norma comune, e giusta, che chiunque utilizzi materiali nella propria attività li addebiti al cliente con un ricarico. Il vostro meccanico non vende pezzi di ricambio, il panettiere non vende farina, acqua e sale.
Voi vendete prestazioni, e non potete basarvi, nel calcolo del prezzo, su quanto i materiali costano a voi. Questo sarebbe uno dei metodi peggiori di pricing. Non fatelo.
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