31 agosto 2007

Gli esami di ammissione all'Università. Perchè no.

Si svolgono in questi periodi gli esami di ammissione alle facoltà universitaria. Parlo di Veterinaria, ma probabilmente si possono applicare gli stessi concetti a molte altre facoltà.
Sono una stupidaggine. Non solo per le domande, alle quali si potrebbe anche attribuire un senso (quello di valutare la cultura generale e le capacità logiche) ma proprio per il meccanismo in . Mi spiego meglio.

E' ormai invalso l'uso di effettuare un test e poi, se non si passa, iscriversi ad una facoltà affine, per poi riprovarci il prossimo anno e farsi abbuonare gli esami sostenuti. Mi voglio iscrivere a Medicina, non passo. Allora faccio Veterinaria e supero gli esami comuni (Chimica, Fisica, ecc), l'anno dopo mi iscrivo a Medicina e ottengo di non dover rifare quegli esami.

I difetti del sistema sono molti.

Innanzitutto la demotivazione degli studenti, che vedono mortificata una passione, degli interessi veri. Da subito, fanno qualcosa che non interessa loro.

Questo è pedagogicamente un disastro. Se c'è un sincero interesse per una professione, per qualcosa, il modo migliore per coltivarli è viverli, viverci dentro. Non fare una cosa che gli assomiglia.

Per le facoltà, questo sistema crea ovviamente dei vuoti insensati, perché i cambi di facoltà sono poi fonte di scompensi nei numeri degli iscritti ai corsi. Sarebbe il meno, ma anche questo è un aspetto.

Per le famiglie, che sostengono i costi, spese aumentate inutilmente.

Ma soprattutto, la preparazione. Studiare non vuol dire solo superare l'esame di Chimica, vuol dire occuparsi di una professione, viverne i problemi, interessarsene, condividere con altri la preparazione.

Il sistema degli esami di ammissione è intrinsecamente sbagliato. Il sistema giusto è affidarsi alla selezione durante il corso di studi. Esami seri, duri, corretti, che preparino realmente alla professione.

Il problema è che la nostra Università non ha più la serietà per farlo, è diventata una corte dei miracoli, un levantino carrozzone parassitario che vive alle spalle di tutti. Purtroppo. Altro che "la ricerca" di cui tutti si riempiono la bocca. L'unica ricerca che si fa è di qualcuno che paghi i propri privilegi.

Perché Giosuè Carducci nella foto? Perché bocciò all'esame di ammissione a Veterinaria nella prova di italiano l'Ercolani, che poi successivamente diventò Preside di quella stessa facoltà, a Bologna. A chi gli chiedeva conto di questo fatto, successivamente, diceva "Si vede che gli ha fatto bene".

Altri tempi, altro che Carducci esaminatore di italiano. Qua, il congiuntivo non lo conosce più nessuno...

29 agosto 2007

Il caro libri è un falso problema. Anzi, il problema è la sua soluzione.

Anche se l'indagine dell'Antitrust affronta la questione dei libri per la scuola dell'obbligo e superiore, dobbiamo notare come purtroppo in molte Università italiane il problema del caro libri sia già stato risolto. Purtroppo.

Si usano le dispense, riassunti dei corsi, o scritte dal docente. In modo generalizzato, diffuso, indistinto, si studia su testi, appunti, fogli sparsi, edizioni della locale cooperativa studenti.

Questo è un grave errore. Il libro è sempre più di una dispensa, che per definizione è materiale labile, frammentario, incompleto. Il libro è la fonte del sapere, della conoscenza, la dispensa è un piccolo spuntino. Sono nozioni appiccicate, un modo per superare l'esame, non per conoscere la materia.

Un errore che danneggia tutti:
- lo studente, che poi si laureerà e in quel momento, pressato da altre spese, acquisterà il minimo del minimo. Esistono veterinari che hanno si e no cinque libri professionali, e poi si affidano ai rappresentanti, alla telefonata al collega, alle riviste di settore per risolvere un dilemma professionale. Se gli acquisti del libro venissero scaglionati durante la propria carriera di studi, si ritroverebbe invece una biblioteca già pronta proprio quando gli serve

- l'editoria, che si trova priva di un importante mercato. Le edizioni scientifiche hanno un mercato ristretto, vivono già al limite economico.

- la stessa università e i docenti, che non hanno più una pressione a scrivere un testo, a prendersi delle responsabilità. Gli italiani non scrivono più testi scientifici. Che ne è di una gloriosa scuola e storia, dai Messieri, Moretti, a Cinotti, Cheli, Micheletto?

Per favore, studenti, docenti, usate i libri. Lì c'è scienza, il resto è chiacchericcio. La trasformazione dell'Università, la Scuola dei sapienti (in definizione) in scuola superiore è uno dei problemi più gravi della nostra società. E l'uso delle dispense è uno dei suoi risvolti peggiori.

26 agosto 2007

Cadute di stile (se non peggio). Tafazzi e la FNOVI.

Malgrado sia io quello che ha fatto il "pubblico ministero" in quel procedimento disciplinare, trovo ripugnante il comunicato stampa della FNOVI, sia sul sito che pubblicato sul Progresso Veterinario, riguardante "il veterinario che aveva denunciato la FNOVI e l'Ordine di Torino", che dice che la stessa è stata condannata dalla CCEPPS, la "commissione d'appello" dei procedimenti disciplinari.

Riassumiamo la storia. A Torino, da anni, la collega gestisce un'attività con meccanismi che qui sarebbe lungo spiegare, in sostanza a prezzi ridotti e facendosi pubblicità sui giornali. Per questi ed altri fatti è stata più volte sottoposta a procedimenti disciplinari.

Lei si è rivolta all'antitrust che ha riconosciuto le sue ragioni, condannando (precisamente, si è arrivati ad un accordo di pentimento) l'Ordine di Torino e la FNOVI, ed innescando le modifiche del Codice Deontologico su pubblicità e tariffe minime.

Questo comunicato, dal sapore vagamente "gnè gnè gnè" è una tremenda, oltre che eticamente disgustosa, zappa sui piedi. Per vari motivi:

  • innanzitutto esiste ancora un grado di giudizio, la Cassazione, che più volte e volentieri ha smentito (tra l'altro proprio con la veterinaria in oggetto) la Commissione d'appello. Andare tra l'altro a pubblicare un comunicato simile non fa altro che rafforzare la posizione della veterinaria, che ha buon gioco nel dire che "ce l'hanno con me". Voglio vedere cosa capiterà se la Cassazione dovesse poi assolverla. Mezza botta sui coglioni.

  • non è corretto amministrare la Giustizia deontologico in questo modo, da panem et circenses, da Colosseo e gladiatori. Le istituzioni non possono abbassarsi a tal punto. Se un professionista sbaglia, che venga punito e perseguito, ma non per questo si giustifica la gogna. In nessun modo.

  • mica nessun comunicato stampa è stato mai pubblicato per nessun caso di pubblicità scorretta o comportamento eticamente spregevole, no? E ci sono, ci sono...E allora perchè farlo adesso??

  • che la veterinaria abbia torto sugli aspetti specifici non diminuisce i torti del sistema ordinistico (perché sarebbe sbagliato limitarci a FNOVI o Ordine di Torino). Dobbiamo riconoscerlo, una volta per tutte. Abbiamo sbagliato. In buona fede, ovviamente, con un mucchio di attenuanti, senza colpa, anche perché mancavano certezze legislative, ma voler continuare ad impedire la pubblicità o mantenere i tariffari è stato e sarebbe un grosso errore. Sia giudiziario che strategico.

  • la CCEPPS per forza condanna la veterinaria! Ci mancherebbe altro, è composta dai rappresentanti delle Federazioni sanitarie, più qualche rappresentante dei Ministeri della Giustizia nonché magistrato, ma sostanzialmente è "interna" al sistema ordinistico. Motivo in più per evitare i toni trionfalistici e che possono assumere un sapore di "ritorsione" da evitare assolutamente.

  • che si licenzi il giornalista che fa l'ufficio stampa. La notizia viene data come "condannata la veterinaria che aveva denunciato la FNOVI", mentre doveva essere data come "confermati i principi riguardanti....". La notizia NON può essere impostata in questo modo. No, no, no. Incapaci. Altra botta sui coglioni.

  • le limitazioni alla pubblicità, i divieti da tardo impero romano, le grida manzoniane degli Ordini su pubblicità e prezzi sono quelle che hanno fatto grandi i delinquenti. L'esperienza di Torino lo conferma. Se la pubblicità è proibita, e io decido scientemente, a volte anche scientificamente, di violare la norma, ne traggo un guadagno enorme. Se posso infrangere impunemente queste norme (come peraltro è più volte accaduto) il mio guadagno aumenta ancora. Insomma, gli Ordini tenevano fermi gli onesti mentre quelli scorretti, questa volta, martellavano gli altri sui coglioni. Almeno adesso di fronte ad una pubblicità scorretta esiste la possibilità di agire direttamente, con una pubblicità antagonista. Non lo ritengo il migliore dei mondi possibili, ma è già meglio del precedente.

  • la veterinaria in oggetto si è conquistata una "licenza di uccidere" sul campo. Se per ipotesi adesso dovesse commettere la peggiore delle infrazioni deontologiche, come sarà possibile arginare le sue ricusazioni del sistema ordinistico? Come evitare la sua mossa "sono perseguitata"? Quale giudice non considererà la sua eccezione?

Che gli Ordini, la FNOVI, la comprendano una volta per tutte: NON si può continuare a trovare il proprio motivo di esistere nei limiti alla pubblicità. NON funziona, non ha senso, è dannoso.

E che si riconosca lo sbaglio commesso, prima che sia troppo tardi.

Siete degli irresponsabili. E non avete mai letto "La lettera scarlatta" di Hawthorne, ovviamente.

17 agosto 2007

Etica e bioetica. Cattive maestre?

Fa un po' effetto vedere il nome di Luisella Battaglia, docente di Bioetica, che molto spesso ha spiegato ai veterinari cos'è la Bioetica, coinvolto in un'indagine giornalistica sul nepotismo dell'Università di Genova ("La Stampa", 6 luglio 2007). Lei, docente di Bioetica, è la moglie del Prof. Cofrancesco, docente di Storia del pensiero politico nella stessa Università.

Lei protesta la legalità della sua posizione, ma in fondo ci aspettavamo di più. L'etica dovrebbe essere forte, più forte della legalità. Perchè lasciare aperta la strada a dubbi di sgradevole sapore italiano?

Come il figlio dell'On. Mastella afferma che il suo nome non può essere un fatto discriminatorio per fatti simili, notiamo come in questi casi sicuramente la discriminazione non c'è stata...

15 agosto 2007

Veterinaria. Una laurea per cani e porci. Honoris causa.

È recente la polemica sulla laurea attribuita honoris causa dall'Università di Torino a Jonella Ligresti in Economia e Commercio. Ricordiamola.
Il Ministero della Ricerca dichiara nullo a posteriori tale titolo, per carenza di motivazione.

Per la Veterinaria, niente di nuovo. Tra i colleghi insigniti del titolo, Luciano Pavarotti (Univ. Parma, la stessa che ha laureato in Economia e Commercio Callisto Tanzi...) e la Signora Allegra Agnelli (Torino). Motivazioni ridicole. Addirittura nel secondo caso vengono citati nella motivazione "Sono inoltre da segnalare i contributi forniti per attrezzature destinate alla Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino".

Una proposta. Al posto di togliere la laurea alla Ligresti, che in vita sua qualcosa di buono l'ha fatto, non potremmo toglierla agli universitari, che più che farsi ridere dietro ormai non sanno fare? Riguardo alle motivazioni, almeno per la Veterinaria, ci scriviamo un libro. Comico. O tragico.

14 agosto 2007

Da Valentino a Teresina. Da Agenzia delle Entrate a Eva3000

L'Agenzia delle Entrate ormai fa scoop come i giornali di gossip. Prima i piloti di motociclismo, poi il classico tormentone: artigiani e commercianti additati come evasori.

Sono in questi giorni in ferie. Un appartamento affittato tramite un'inserzione, come migliaia in questo periodo in Italia. La proprietaria è una simpatica vedova, pensionata.
Mi consegna una ricevuta che è un insulto alla mia anche modesta intelligenza. Un foglietto di carta nemmeno buono come carta igienica.
Un'evasione che a occhio vale 10.000 euro l'anno. Neri totali.

È inutile. In Italia si evadono le tasse. Dai piloti agli attori, alle prostitute frequentate dai politici in trasferta a Roma, ai politici corrotti. Valentino non è altro che il Signor Rossi. Quello della porta accanto.

Basta con le dichiarazioni sui giornali contro questo o quell'altro "evasore". È diritto di tutti chiedere un fisco serio e corretto. Non persecutorio e applicabile. In mancanza di queste norme, meglio Teresina e Valentino che il consueto Vincenzino. Almeno qualche soddisfazione ce la danno. E se fanno gossip, perlomeno vedi la Canalis...

13 agosto 2007

Il terzo pilastro. Misterioso.

In questi giorni viene diffuso ai veterinari un illustrativo sul terzo pilastro ENPAV, il nostro ente di previdenza.

Mi sono occupato di veterinaria da una vita, ho conosciuto due Presidenti dell'Ente, nonché altrettanti Vicepresidenti e innumerevoli Delegati.

So cos'è la contribuzione volontaria a cui si riferisce l'illustrativo. Ma non fa niente. Dal depliant non si capisce niente. Vi sfido: chiedete a 100 veterinari di spiegarvi cosa c'è scritto.

Non sarebbe stato meglio mandare del materiale informativo efficace, un po' meno istituzionale e invece più comunicativo?

Gianni Mancuso, amico, Presidente, perché ci deludi così? Perché così assente e distante?
Questo il maggior dispiacere. Non le energie sprecate. Ma i passi indietro fatti dal nostro Ente. E notare che la pensione contributiva sarebbe invece un punto importante. Deve essere capita dai COlleghi, che rischiano di trovarsi senza pensione, praticamente.

Il Paese dei rompicoglioni.

Non solo nella veterinaria, ovviamente. In Italia chiunque abbia un minimo, ma proprio minimo, misero, poterino, emana leggi, leggine, regolamenti, divieti, circolari, protocolli, raccomandazioni.

Lo abbiamo visto in questi giorni agostani: divieto di sedersi per strada o di mangiare un panino o riposarsi su una panchina.

Una prima osservazione. Questo è il paese dei rompicoglioni, non la culla del diritto. La parodia pure delle dittature. Questi non sono divieti. Sono idiozie.

Una seconda. I divieti idioti portano a giudici, a controllori teneri. Per fortuna, da un punto di vista, ma per disgrazia da un altro. Perché creano i piccoli kapò, i vigili che dicono "per questa volta.." e ti sembra che ti stiano facendo un favore, e gli dici grazie, ma in realtà lui sta facendo il bene suo, non il tuo.

Perché si è creato un potere illegittimo.

Questo capita anche negli Ordini. Regolamenti severi,poi applicazioni tenere e paterne, che diventano in qualche caso anche complici.

"..la clemenza è un attributo imperiale.." (J.L. Borges, Storia universale dell'infamia)

4 agosto 2007

Usare un computer? Orrore!!

Nelle categorie professionali serpeggia un luddismo impressionante. Fateci caso. Prendete i medici, non parliamo dei veterinari, gli avvocati, i notai, perchè no, l'idraulico, cosa volete. Il computer è aborrito, usato al massimo come una calcolatrice o per emettere fatture o poco di più. Internet ora ne permette l'uso come mezzo di comunicazione o di reperimento notizie.

In ogni caso, esiste una forte resistenza all'uso estensivo del pc nella professione. Parlo del mio lavoro, ma in ogni caso il ragionamento vale per tantissime professioni. Il PC, la macchina a più alta produttività nell'industria, nel commercio, non trova spazio nelle professioni liberali.

Nel caso della veterinaria ci sono poi aspetti culturali, psicologici. Chi si è iscritto a veterinaria lo ha fatto perchè "ama gli animali", una posizione lontanissima dall'uso del computer.
Ma non nascondiamoci dietro ad un dito. Il motivo principale per cui non si usa il PC è la paura di lasciar traccia fiscale.

Questa è la prima motivazione, ma oltre ad essere non corretta, è anche controproducente. Insomma, la classica martellata sulle palle.
Non ho intenzione di convincere nessuno. Una sola riflessione: un PC consente di archiviare e ritrovare comodamente i dati clinici dei propri pazienti, ed evidentemente questo è un passo indispensabile, ineludibile, per una medicina di qualità. Non posso pensare di affrontare un caso clinico affidandomi alla storia del prorpietario dell'animale. Devo ricordarmi quelle che erano state le mie osservazioni nei precedenti contatti clinici.

Non può esistere veterinaria di qualità (e molte altre professioni) senza registrazione degli eventi. Clinici, ma non solo.
Se volete migliorare, dovete passare di lì. Obbligatoriamente. Se pagare le tasse è il prezzo da pagare per praticare una medicina di qualità, ebbene, pagatelo. Ne vale la pena, garantito. Fatelo e rimarrete soddisfatti, voi e i vostri clienti. Loro se ne accorgeranno, e pagheranno volentieri il prezzo necessario.

Inauguro il tag "uso del computer" per affrontare questo argomento. Ma voi rifletteci su, intanto. Vale la pena voler continuare ad autolimitarsi così stupidamente?