30 gennaio 2009

ENPAV: una nuova Alitalia? Perché i cittadini dovrebbero occuparsi delle Casse previdenziali.

Uno di questi giorni sentivo alla radio un ascoltatore, evidentemente non molto attento, che si rivolgeva ad un esperto economico chiedendogli quali saranno le difese per i piccoli risparmiatori Alitalia. La risposta dell'esperto è stata molto secca: "L'Alitalia è fallita, i suoi titoli sono carta straccia".

Forse sarà anche per questo che il titolo dell'articolo sul Sole 24 ore il 12 gennaio della Professoressa Elsa Fornero, tra l'altro componente del nucleo per la valutazione della spesa previdenziale al Ministero, mi ha colpito particolarmente.

La Professoressa Fornero conosce bene l'ENPAV, essendosene già occupata in passato, durante la deprecata crociera ENPAV del 2003 con previsioni che all'epoca sembravano pessimistiche ma poi si sono rivelate fondate.

Ah, dimenticavo. Non cercate traccia dell'articolo sulla rassegna stampa dell'ENPAV . Gli altri articoli del giorno li pubblicano, questo no. Chissà perché.

Il Sole 24 ore il 12 di gennaio è uscito con la prima, seconda e terza pagina dedicate alle Casse professionali. Cosa dice la Professoressa Fornero?
Essenzialmente che esiste un rischio, che "non è dietro l'angolo ma neppure irrealistico" che i bilanci delle Casse si rivelino insufficienti. La Professoressa è anche ottimista, dicendo che la collettività potrebbe essere chiamata a pagare le pensioni degli iscritti alle Casse, rischio secondo me non così vicino, perché le Casse sono state privatizzate, e quindi mi sembra difficile che in un futuro la collettività possa accollarsi questa onerosa solidarietà. Tra l'altro verso categorie che non sono nemmeno così ben viste, soggette a pregiudizi che la stessa docente riprende nell'articolo: "..questi lavoratori, (in generale non proprio poveri)".

Non penso proprio che i professionisti possano godere in un futuro dell'intervento dello Stato in loro soccorso. Anzi vorrei far capire come i veterinari siano particolarmente esposti ai rischi delle Casse Previdenziali, e come l'essere accomunati agli altri professionisti sia dannoso per la comprensione della nostra situazione, per diversi motivi.

La natura della professione veterinaria. Tra le professioni intellettuali, quelle che richiedono l'iscrizione ad un Albo, quella veterinaria ha la maggior componente fisica, soprattutto per i Colleghi che si occupano di veterinaria non ambulatoriale. Insomma, adesso si discute di innalzamento dell'età pensionabile, ma per un avvocato, un notaio, tutto sommato cambia poco lavorare da 65 anni a 70, anzi questi possono essere anni anche particolarmente redditizi, mentre non lo sono per un veterinario che debba visitare all'aperto cavalli o bovini, effettuando anche attività che richiedono una certa salute e scioltezza fisica.

I redditi. Non è paragonabile il reddito di un veterinario a quelli di altre professioni intellettuali, lo abbiamo visto con alcuni post recenti. Non è nemmeno ipotizzabile che in futuro i redditi della categoria crescano in modo sensibile. Se è vero che l'aumento degli iscritti porta più denaro, come cifra assoluta, nelle casse dell'Ente, nella fase attuale, questo flusso è inevitabilmente destinato a diminuire. Più iscritti significa più veterinari, e abbiamo già visto in questi anni che i redditi tendono a diminuire.

L'articolo anticipa inoltre qualche motivo della riforma che verrà presentata nel 2009 (ma possibile che io debba sempre leggere queste cose dal Sole 24ore e niente venga detto all'interno della categoria???).

Si annuncia l'aumento del prelievo ENPAV, attualmente al 10%. Secondo me passeremo al 15 o giù di lì. Probabilmente, per evitare l'effetto "50% in più", attendiamoci il 14, come i supermercati che fanno i prezzi a 99,99 euro.

Ebbene, un'aliquota di questo genere incide profondamente su redditi bassi. Già l'IVA pesa per il 20%, 2% contributo ENPAV, appunto, 13% per comodità. Rimane il 65% sul quale si paga (ipotesi medio bassa) il 30%, alla fine al veterinario rimangono 45 euro, dai quali dobbiamo ancora togliere le spese. E' un calcolo grossolano ed impuro, ma il concetto è che il prelievo su redditi bassi non è così semplice. Se prelevi ad un notaio non rompi un equilibrio, ad un veterinario magari lo stramazzi.

La femminilizzazione della categoria. Quando faccio questo discorso sento sempre le levate di scudi. Non vorrei essere frainteso: non esprimo alcuna valutazione. Sono solo fatti e constatazioni.
I laureati veterinari sono attualmente donne all'80%. La professione femminile tende a produrre redditi minori e maggiori abbandoni di carriera. L'aspettativa di vita più lunga delle donne fa si che ci sia un maggior impegno di spesa da parte dell'ente pensionistico, che paga meno pensioni di reversibilità ma più pensioni dirette.
Unica "consolazione" è che le donne percepiscono poi una pensione di reversibilità dal marito, ritrovandosi in situazione personale migliore.
Non faccio il discorso del contributo di maternità perché questo è già coperto da un contributo a parte.

Ormai è comune, quando si parla di pensioni, la frase "non so se ci arriveremo", "noi ce la sogniamo", o cose simili. Detta da un professionista, è certo espressione di una scarsa attitudine al "ragionamento economico". Se così dovesse essere, allora che si diminuisca il prelievo, lasciando libere le risorse.

Insomma, dobbiamo nuovamente lamentare che l'ENPAV non informi, non apra la discussione, affidandosi al solito alibi che "ci sono i delegati". Queste non sono riforme da delegati, sono ampie riforme "costituzionali", che richiedono una partecipazione ben più ampia e affrontata in modo diverso.

Oppure rischiamo di trovarci con una nuova Alitalia, ma non come contribuenti italiani che pagano le spese, piuttosto come professionisti al posto del risparmiatore di sui sopra: "è carta straccia...".

26 gennaio 2009

Libri. Il Trasporto del cavallo. Gianluigi Giovagnoli.

"Molte persone chiamano esperienza il continuare a ripetere sempre lo stesso sbaglio". Trasportare un cavallo sembra una cosa semplice, ma non lo è. Svolgo servizi di assistenza alle manifestazioni equestri da decenni, e so che gli incidenti nascono in momenti ben precisi, come il carico o lo scarico del cavallo.

Trasportare un cavallo è un fatto di competenza, di esperienza, direi di saggezza e pazienza. Ben vengano queste qualità in una persona come Gianluigi Giovagnoli, stimatissimo Collega romano molto noto agli esperti del settore. Per anni collaboratore della FISE e anima dell'ufficio veterinario federale, componente del Comitato Bioetico per la Veterinaria, neurofisiologo, relatore e docente in corsi diversi, tra cui l'unico realizzato dalla Federazione per il rilascio dell'autorizzazione al trasporto, ora collaboratore di un'agenzia internazionale che si occupa del benessere animale.

Il libro si occupa in modo specifico del trasporto del cavallo, della normativa di legge e della tecnica. Si, una tecnica, che è necessaria. Trasportare bene il cavallo vuol dire occuparsi di una parte importante della sua vita. Il cavallo viaggia molto. Perché è un atleta, perché viene commerciato, spostato, curato. Viaggia come noi viaggeremmo in autobus, in piedi. Pensate ad un viaggio in autobus di 100 kilometri. Come ne uscireste? Probabilmente massacrati.

Che siate un proprietario di cavalli, un veterinario che deve occuparsi di cavalli come libero professionista o controllore ASL, un trasportatore, non importa: fate un piccolo investimento e iniziate ad acquisire la competenza, non solo l'esperienza. Questo è il primo passo. Ottima l'idea di Giovagnoli di unificare in un unico testo le leggi e le nozioni che fino ad ora si dovevano riepilogare da testi talvolta problematici da reperire.

Se poi come me conoscete Gianluigi Giovagnoli, sapete che è un garanzia di serietà. Cosa non da poco.

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20 gennaio 2009

Congratulations, Mr. President. Barack Obama, la Bresso e la veterinaria.

Questo blog si occupa di veterinaria italiana, un piccolo microcosmo, una cosa da niente. Racconta e svela le marachelle o malefatte di mezze calzette, figure di secondo piano, paperini umani. Eppure, in certi momenti, bisogna alzare il livello della discussione. Come fare? Cosa dire, quando la Storia passa, e tu invece vedi solo misere storielle?

Cosa può scrivere un povero e piccolo veterinario italiano, che cosa c'entra?
Nessun uomo è un'isola, scriveva Hemingway. Questi sono giorni che uno vorrebbe essere statunitense, per vivere nel sogno, per essere al centro del mondo e provarci, a cambiare le cose.

Io statunitense non lo sono, ma sono molto orgoglioso di essere piemontese.
Grazie, Mercedes Bresso, per aver dichiarato che il Piemonte è pronto ad accogliere, con grande affetto e senso della funzione pubblica, la povera Eluana Englaro, per terminare un calvario che uomini scellerati le hanno inflitto, sconfiggendo squallidi ricatti che abbiamo ascoltato con nausea. Non ho votato per lei, ma sono grato alla Presidente della Regione Piemonte per avermi dato un motivo di orgoglio e speranza.

Ringrazio anche Barack Obama per aver dato a tutti un motivo per credere ancora alla supremazia della politica, per aver diffuso un filo di speranza, per averci confortato nella nostra disillusione.

Ambedue hanno mostrato una dote fondamentale, che crea la vera leadership: il coraggio.

Non possiamo chiedere ai nostri "piccoli politici" della veterinaria lo stesso coraggio di Obama, della Bresso, per quanto quest'ultima abbia avuto in squadra un grande veterinario come Mario Valpreda, assessore regionale alla sanità in Piemonte.

Ma possiamo analizzare che cosa manca alla nostra piccola, misera realtà.
Leggiamo lo stupendo discorso di Barack Obama, che secondo i giapponesi dovrebbe essere studiato. E' vero. Jonathan Favreau, il più giovane speechwriter che sia mai entrato alla Casa Bianca, ha assorbito così bene le idee del Presidente da cucirgli addosso un discorso entusiasmante, uno dei più belli che siano mai stati scritti.

Tiriamone fuori qualche ispirazione, per la nostra derelitta categoria. Non è una forzatura, è un modo di crescere, di imparare. Woody Allen dice che "bisogna pur scegliersi un modello", e allora proviamo a vedere che cosa ha fatto la veterinaria italiana, e cosa dice Obama:

"Oggi proclamiamo la fine delle lagne...". La veterinaria, forse più che altre professioni, è diventata una valle di lagne. "Mi hanno fatto la bua" è l'impostazione più frequente di FNOVI, Presidenti di Ordini, rappresentanti di associazioni diverse. Luoghi comuni, mancanza propositiva, pianti greci contro Bersani, i giornalisti, i politici, i colleghi, a turno. Ogni tanto mi arriva una newsletter dal mio Ordine che al confronto Le ultime lettere di Jacopo Ortis sono un inno alla gioia.

Basta, per favore. Se ci si candida per una qualche carica bisogna avere una leadership, la capacità di fare delle proposte, di essere credibili con soluzioni concrete. Puoi anche non riuscirci, ma se non ci provi fallirai sicuramente. Per favore, basta con le lagne. Basta. Non ne possiamo più. Se non avete di meglio, state a casa e non presentatevi in pubblico.

"..e dei dogmi obsoleti..". Se continuiamo a rimpiangere i tariffari minimi, i limiti alla pubblicità, se non imbocchiamo decisamente la via delle riforme degli Ordini, non otterremo mai niente. Già adesso gli stessi iscritti auspicano la fine degli Ordini. Ancora peggio se la stagione delle riforme non inizia.

"Non abbiamo mai cercato scorciatoie". Una per tutte, la storia dell'art. 81 e dei veterinari collaboratori delle industrie. Non dico che il problema non esistesse. Dico che occorreva un ragionamento, un discorso, un confronto. La FNOVI ha preferito una scorciatoia, con il risultato di impantanarsi.

"il tempo di resistere ai cambiamenti, di difendere interessi ristretti...è certamente passato". La nostra FNOVI continua ad appoggiare le politiche ANMVI, anche quando sono miopi e limitate. Fino a quando non se la scrollerà da addosso, non avrà credibilità. Basta a questo legame non istituzionale e che stravolge la natura istituzionale della Federazione degli Ordini. Basta.

"useremo la tecnologia per aumentare la qualità..ed abbassare i costi". Continuiamo a rimanere ancorati a vecchi paradigmi di comunicazione. Continuiamo ad avere una rivista che poteva essere sostituita agevolmente con una pubblicazione elettronica, più interattiva, moderna, economica. Macchè. Perché?

"il terreno sotto i loro piedi sta sparendo". La disaffezione agli Ordini, all'ENPAV, è ormai enorme. Le votazioni raccolgono ormai una piccola minoranza di partecipanti, i delegati provinciali ENPAV sono eletti da assemblee di condominio. Eppure continuiamo a far finta di niente. Quanto dovremo ancora attendere una vera riforma di questi organi?

"..se non funzionano, i programmi verranno chiusi. E quelli che gestiscono soldi pubblici verranno chiamati a renderne conto..". Dobbiamo chiederci se le politiche seguite hanno prodotto risultati concreti o se hanno prodotto solo burocrazia. E chi amministra deve rendere conto precisamente, punto per punto, dei soldi che riceve.

"spendere con saggezza, ..lavorare alla luce del giorno". La trasparenza deve essere massima: gli emolumenti, i rimborsi, le spese non possono più essere secretate. Chiunque deve poter sapere. Soprattutto se i soldi che si spendono sono i suoi.

"la nostra eredità così variegata è una forza..". La differenza, il confronto, sono valori positivi. La politica scelta finora è stata di ridurre al silenzio chiunque fosse contro. Solo le voci omologate possono parlare. Questo è l'errore peggiore. Non rispondere, ma minacciare e fare la voce grossa, oppure ignorare. Non rispondere a chi chiede chiarezza, ma parlare d'altro.

"a quelli che si aggrappano al potere con l'inganno ed il bavaglio ai dissidenti: sappiate che siete dalla parte sbagliata della storia". Tutto il sistema si basa ora sulla mancata partecipazione e sul creare delusi, più che partecipanti. Dobbiamo aumentare la partecipazione della categoria, con nuove comunicazioni (e-government, comunicazione elettronica ed interattiva). Dobbiamo creare vere e proprie campagne elettorali, non scambio di pizzini elettorali.

Non escludo che ci siano persone di buona volontà, nella nostra categoria, e le esorto al coraggio, ciascuna nel proprio settore. Quel coraggio che due politici così distanti hanno dimostrato.

Ai nostri piccoli politici veterinari: che abbiano il coraggio di cambiare. Ai colleghi che mugugnano nelle piccole discussioni: uscite, fate, dite, proponete, associatevi. Ma non restate lì nel vostro piccolo orto.

Altrimenti, a noi veterinari italiani, rimarrà solo una frase di Obama, per noi la più disperante..

"..so help me God.."

19 gennaio 2009

Tutti uguali o qualcuno meno degli altri? Punti da cambiare nell'ordinanza sugli avvelenamenti dei cani.

Un caro lettore mi fa notare alcune importanti questioni a proposito dell'ordinanza sugli avvelenamenti dei cani di cui ho scritto. Ci siamo sentiti per telefono, e ne sono venute fuori alcune note che mi sembrano interessanti.
Si parla di necroscopie obbligatorie, per cui il veterinario "deve inviare le spoglie...all’Istituto Zooprofilattico, che devono sottoporre ad autopsia l’animale ed effettuare entro trenta giorni analisi". Si, ma chi paga? Molti istituti effettuano queste analisi a pagamento, per cui le analisi dovrebbero essere pagate dal proprietario, che però non è detto che ne abbia voglia.

Da qui risaliamo ad un'altra situazione. In generale, gli Istituti Zooprofilattici effettuano questo tipo di analisi gratuitamente se provenienti dalle ASL, a pagamento se lo stesso campione proviene da un veterinario libero professionista.
A campione e analisi uguale corrisponde quindi diverso trattamento economico. Un atteggiamento incoerente, centralista, insensato. Tra l'altro, parlando di avvelenamenti dei cani, proprio i liberi professionisti sono quelli più presenti sul territorio, a contatto con i casi di avvelenamento, con maggiori competenze. Perchè dobbiamo sprecare denaro pubblico, facendo passare le cose da un giro morto come quello dei veterinari ASL? Che si inoltri direttamente all'Istituto Zoprofilattico, e in caso di riscontro positivo, questi siano tenuti alla denuncia. Amen. Che senso ha il passaggio intermedio, inutile e senza senso?

Caso analogo si ha in molti casi, dove una firma di un veterinario pubblico viene ritenuta "idonea", mentre non lo sarebbe quella di un libero professionista. Stessa analisi, stesso laboratorio, sempre invio da parte di un veterinario, pretesa del servizio pubblico di fornire l'unica certificazione valida. Contrariamente ad ogni principio giuridico e di buon senso nonché al principio di sussidiarietà, riconosciuto anche dalla Comunità Europea.

Una delle prime riforme su cui impegnarsi, a costo zero, che migliorerebbe i funzionamenti, ridurrebbe sprechi e costi, è ottenere la parificazione delle firme. Ad uguale esame, effettuato da uguale professionalità, NON può corrispondere considerazione diversa. Se l'invio è effettuato in ossequio ad una legge, il costo deve essere uguale, sia fatto dall'apparato pubblico che da quello privato. Non mi sembra ci vada una grande intelligenza per afferrare il concetto, no?

La concezione del pubblico come "super partes" non ha alcun fondamento. Chi fa l'analisi è poi lo stesso laboratorio, quindi dove sta la differenza??

Il veterinario aziendale è un'altra delle promesse elettorali mancate dell'accordo ANMVI e SIVeMP. Mica ci stupisce, il gioco preferito del sindacato veterinari dipendenti è il poliziotto buono e quello cattivo. Grasselli si muove in un modo, poi la sua base lo sconfessa, lui non si dimette (almeno fino a quando non avrà una collocazione diversa), e allora si rimagia sostanzialmente quello che aveva promesso. Così da vent'anni.
Manco Andreotti è riuscito in tanta opera.

La battaglia per la parificazione delle firme, così la chiamo, è secondo me una delle più moderne e importanti da fare. Non ci possiamo più permetterci sprechi, disorganizzazione, arcaiche posizioni. E' anche il momento buono per farla: la crisi chiede meccanismi più economici, anche al Governo c'è attenzione all'efficienza e al miglioramento della pubblica amministrazione.

Eppure è una battaglia doverosa, semplice, non difficile da vincere. Spero solo che qualcuno la inizi...

18 gennaio 2009

Cosa sono le tasse? Le imposte?

Non intendo minimamente entrare nel discorso sull'immigrazione e sulla valutazione politica di questi giorni, è solo un'annotazione tecnica, ma che ci fa capire come in materia di fisco ci siano idee confuse. Si discute in questi giorni sulla tassa legata al permesso di soggiorno.

Esiste una grossa differenza tra tassa ed imposta. Mentre la prima è legata ad un servizio fornito dallo Stato, la seconda ne è indipendente. Grava sul reddito e amen. Anche se lo Stato non fa niente per me, io pago le imposte. La tassa invece la pago solo quando lo Stato fa qualcosa per me: la raccolta rifiuti, oppure un servizio amministrativo. La tassa è fissa, l'imposta proporzionale o progressiva.

Si discute su questa nuova proposta di tassa come se fosse una punizione, ma questa concezione viene espressa in modo ambiguo. Dobbiamo intenderci: se la tassa è un pagamento per un servizio, ebbene, è giusto che chi richiede un servizio, il rilascio di un permesso, paghi una somma equa perché utilizza "lo Stato". Se la tassa è "una punizione", allora non è giusto che chi viene a lavorare sia "punito".

Ma decidiamoci una buona volta: se è una punizione, allora qualcuno deve spiegarmi perché io devo essere punito ed altri no. Insomma, ho un pieno diritto di evadere, e lo Stato è vessatorio nei miei confronti.
Se non è una punizione, allora discutiamo della cifra, NON della tassa.

Anzi, l'immigrato acquisisce un diritto, con il pagamento, e gli si deve dare un servizio efficiente, proprio perché ha pagato.
Questi dovrebbero essere i presupposti di una tassazione moderna. In assenza di questi concetti, torniamo in pieno Medioevo.

15 gennaio 2009

Quanto guadagnano i veterinari. Altra conferma.

Non è che ci andasse molto, in effetti. Ma Il Gazzettino riporta un sondaggio della Regione Veneto su quanto guadagnano i neolaureati ad un anno dalla laurea. Veterinaria si conferma la più povera, e soprattutto si smette finalmente di vedere il laureato di per sé come un ricco. I laureati, molti liberi professionisti, sono la vera classe di poveri e sfruttati attuale.

Checchè ne dica il fisco, una laurea non garantisce un reddito più alto. Bastava un sondaggio minimale come quello che ho effettuato un po' di tempo fa. Ma ben venga uno come questo istituzionale.

Interessante notare come la professione veterinaria abbia un gap tra i sessi opposto alle altre, anche se poi sappiamo che l'abbandono della professione è maggiore nelle donne.

Mi sembra anche importante che si inizi ad abbandonare il concetto del "quanti hanno trovato occupazione dopo la laurea", sul quale l'ISTAT ha basato i propri errati sondaggi per anni.

Emerge una realtà di sottoccupazione che non è nuova per chi conosce la professione, ma è importante venga diffusa a quanti si vogliono orientare verso la scelta degli studi.

Penso che le istituzioni veterinarie dovrebbero anche chiedere lo stato di crisi della professione, con conseguente alleggerimento fiscale. Sarebbe un fatto importante: la FNOVI che chiede (e fa) questa dichiarazione, come per un territorio, una regione, colpita da una calamità. Avrebbe un grande significato, e non solo simbolico. Tra l'altro non velleitario. La crisi c'è, effettivamente. E non solo da adesso.

Ma cosa andiamo a chiedere, a qualcuno che guadagna 700 euro al mese? Che vada a inutili corsi ECM? A me sembra che sia fuori dal mondo, senza senso. Se non quello di una gabella inutile.

6 gennaio 2009

L'unico modo per fare funzionare gli Ordini.

Mi ha telefonato un veterinario, un po' di tempo fa. E' un iscritto all'Ordine di cui sono stato vice presidente, carica da cui mi autosospesi per un profondo disagio. Ma rivendico di aver agito molto correttamente quando, incaricato di occuparmi di un esposto che lo riguardava, votai decisamente per una sanzione.

Di per sè il sanitario se ne sbatte della sanzione dell'Ordine, che può essere di quattro tipi (richiamo, censura, sospensione, radiazione). Calcolando che la sospensione e la radiazione sono sanzioni riservate a casi eccezionali, la censura ed il richiamo sono un buffetto ed uno scappellotto, pure lievi. Chissenefrega.

In questo caso il proprietario aveva portato avanti, nello stesso tempo, una causa civile, ed il giudice ha potuto chiedere all'Ordine di conoscere come era andato a finire il parallelo processo deontologico. Venuto a conoscenza della giusta, giustissima censura applicata, ha quindi riconosciuto la condotta negligente del veterinario e lo ha condannato ad un risarcimento particolarmente duro, mi pare sui 12.000 euro (il cane era morto).

Il veterinario si lamentava con me della situazione, e recriminava. Ma la sua condotta non poteva avere scusanti.

Non mi interessa parlare di un caso, adesso, ma solo dell'unico modo che hanno gli Ordini per esercitare veramente la loro funzione: la giustizia civile, o penale nei casi più gravi.

Le sanzioni disciplinari non servono a niente, sono banalità, cose ridicole. Una sentenza di giustizia civile, con un suo peso pecuniario, è l'unico modo per ottenere che vengano cambiati comportamenti non corretti.

Per i clienti che ritengano di aver subito dei comportamenti non deontologicamente corretti: avviate sempre in contemporanea un esposto deontologico all'Ordine. Seguitene il decorso: avete diritto di conoscerne l'esito, in dettaglio. In parallelo, ma calcolate i tempi, avviate la procedura legale, che possa svilupparsi quando quella deontologica abbia fatto il suo corso.

Il giudice potrà così farsi forte dell'esito dell'esposto, e rafforzare la sua condanna: se c'è stata una colpa deontologica, è più probabile che ci sia stata una colpa grave, causa di risarcimento. Non sto ovviamente fomentando la litigiosità. Cercate sempre di avere una valutazione tecnica spassionata e argomentata, fatevi preparare l'esposto da competenti.

Per i veterinari: siate sempre etici: l'adesione al codice deontologico è la prima assicurazione da stipulare. Anche se non ci sono sanzioni pesanti, l'accoppiata giustizia ordinaria-giustizia deontologica potrebbe portarvi seri danni.

So bene che questo post verrà visto con fastidio da iscritti agli Ordini. Insomma, gli insegni anche come fare? Non bastano gli avvocati?

No, non bastano. Collega non è complice. Ma dirò di più. Fino a quando gli Ordini non cesseranno di applicare "la giustizia dei colleghi", un'altra versione della complicità di classe, non funzioneranno, e le professioni intellettuali, quelle per cui è richiesta l'iscrizione ad un Albo, scadranno sempre più, andando in mano ai gaglioffi.

Inizio a dubitare che un giorno vedremo finalmente la riforma degli Ordini, che a tutt'oggi gettano solo polvere negli occhi, proprio perchè la riforma non la vogliono. Non vogliono essere privati della giustizia dei complici, di questo sistema che loro stessi hanno degradato.

La giustizia deontologica non può essere delegata totalmente agli Ordini, che ricordiamo sono un'emanazione del Ministero della Giustizia. Occorre che in qualche modo questo Ministero riprenda le redini di questo rapporto, e le sanzioni disciplinari, troppo facilmente ridicolizzate, diventino sinergiche con sanzioni civili. Meccanismo molto semplice, non costoso, e funzionante.
Dispiace, ma è così.

Dovrebbero essere pubblicate statistiche, sul numero delle sanzioni comminate e sulle infrazioni commesse, gli Ordini dovrebbero essere veramente dalla parte degli utenti, ed aiutarli a valutare correttamente se sono stati realmente mal serviti dal professionista. Solo recuperare questa funzione originaria potrebbe far ripartire il meccanismo ordinistico.
Ma già, adesso qualcuno parla di certificazioni di qualità fatte non dagli Ordini, ma da associazioni private...molto più redditizio....

4 gennaio 2009

Veterinari alla ribalta. Antonio Saladino.

La veterinaria si lamenta sempre di non far notizia, ma quando la fa non è che ci sia da gioire. Antonio Saladino, ex veterinario pubblico, prima dirigente nell'Istituto zooprofilattico, poi nella ASL di Catanzaro, poi veterinario capo regionale calabrese, è in questi giorni all'onore (si fa per dire) delle cronache per un'intricata vicenda di corruzione elettorale e malgoverno.
Tiè.

Chissà come ha operato Saladino in qualità di dirigente ASL, Istituto Zooprofilattico, regionale. Sarà stato dalla parte degli onesti, integerrimi? Una schizofrenia della vita? Se dobbiamo leggere Cesare Pavese, che diceva "Da quello che hai fatto, puoi dire cosa farai", qualche dubbio ce l'abbiamo.
O dobbiamo pensare che l'attività ASL abbia fatto da trampolino di lancio per ben altri sviluppi?

Insomma, Saladino ci dice che faceva "un doppio lavoro".

Uh, solo per questo....sapesse quanti altri....mica è solo lui...

Ma qui arriviamo all'esplicito. Ma come? Dirigente di ASL e contemporaneamente dirigente di un'azienda alimentare? Nessuno ci vede un'incompatibilità? Un possibile focolaio di disonestà? Nessuno che vuole indagare se nel "centinaio di aziende" avviate da Saladino ce ne siano state di incompatibili con l'eventuale sua carica pubblica? Se i controlli non sono stati ammorbiditi per l'occasione?

Il potere certificatorio della veterinaria pubblica permette situazioni di potenziale corruzione: il veterinario può "trattare meglio" l'allevatore che poi, nel lavoro nero, si rivolge a lui, chiude uno, o due, occhi sui controlli. Tutto più morbido. E' questo il motivo per cui esiste una chiara incompatibilità tra la funzione pubblica e l'attività privata, anche se il Sindacato dei dipendenti si ostina a negare questo fatto evidente. Questo è capitato molte volte, nei controlli in aziende zootecniche o alimentari

L'attività veterinaria pubblica di Saladino è stata fondamentale per lo sviluppo delle sue imprese, criminose e non?

Uno, cento, mille Saladini. Benvenuti in Italia.