17 aprile 2008

Gli eclettici. SIVeMP. Cinque minuti di buonumore.

Dal comunicato stampa del SIVeMP del 16 aprile, indirizzato al nuovo governo, con grande tempestività:
" (omissis) Ci attendiamo, pertanto, che sia assicurata la partecipazione dei Servizi Veterinari alla

- programmazione e gestione del territorio,
- del patrimonio ambientale e faunistico,
- delle potenzialità agroalimentari,
- della biodiversità,
- dei giacimenti culturali gastronomici,
- dell'equilibrio degli animali urbani o sinantropi,
- ma anche alla tutela delle regole commerciali,
- oltre che alla prevenzione sanitaria
che resta il nucleo centrale cui fare riferimento." (AGI).

Chiunque conosca i servizi veterinari pubblici, come funzionano le cose, non può che mettersi a ridere. Oh, non ne manca una, di competenza! Pure i "giacimenti culturali gastronomici". Me lo vedo, Aldo Grasselli che fa concorrenza a Vissani.
Facciamo che iniziamo a fare bene, non in modo burocratico, le cose che già si dovrebbero svolgere, ed evitiamo di fare sparate di questo genere?

Le cose si fanno perché si ha una credibilità, una vera competenza, non sulla carta, teorica, ma concreta, dimostrata. Perché si sono arrestate diffusioni di malattie (che invece continuano), perché abbiamo una capacità reale di proporre progetti. Sino ad ora, dobbiamo affermare, purtroppo, l'insufficienza dei servizi veterinari alle nuove sfide, ad un servizio vero alla società, e la tendenza alla iperburocrazia.

Mmmm, però è un'idea. Si. Occupatevi dei giacimenti culturali gastronomici. Potrebbe essere un'ottima idea...

1 aprile 2008

Bufale e mozzarelle. Specialità italiane. Vince la Corea.

Avete notato? In Italia, quando qualcuno chiede serietà, responsabilità, è solo perché vuole un vantaggio personale, ma al momento buono si tira bellamente indietro.
Lo vediamo adesso con la mozzarella di bufala, che ricordo è un prodotto DOP. Wikipedia ne dà una definizione perfetta. La DOP è indissolubilmente, strutturalmente, legata al territorio, all'ambiente in cui è prodotto l'alimento. Il prosciutto lo fai a Parma e San Daniele, non a Bologna, dove invece fai la mortadella.
Esiste un legame profondo, tenace, tra territorio ed ambiente. E' l'aria di Langhirano a dare il gusto al prosciutto, è il terreno della Padania a fare il grana.

Tutti pronti a difendere, esaltare, questo legame, se si tratta di protezionismo (diciamolo, è questo). Se poi l'ambiente si degrada, diventa inquinato, lurido, peggiora, fa niente: il legame non esiste più. La mozzarella è sempre e solo campana. Pure inquinata. Nessuna responsabilità, nessuna posizione. Anche diventasse una letamaia, solo qui.

Le DOP dovrebbero, per essere credibili, collegarsi all'ambiente, in modo serio. Sennò, che la facciano in Olanda. Costerebbe meno e magari sarebbe più sana. Non si può affermare una propria specificità ambientali e poi sfuggirne le minime implicazioni.

E poi, consuete manfrine. Adesso se la prenderanno con la stampa, che "esagera". Ma in realtà anche qui le risposte sono state, sono tuttora, insufficienti, i controlli inesistenti. Dobbiamo al solito vedere le immagini dei NAS negli allevamenti. Qualcuno prima o poi lo chiederà: "Ma che cosa ci stanno a fare i servizi veterinari??"

Questa volta, la prima, ma ammettiamolo, la Corea non ha rubato la partita. Ha chiesto per prima chiarimenti sulle mozzarelle. Questa volta l'arbitro Moreno ce l'abbiamo noi. Non per niente ha un cognome italiano..

Farmaco veterinario. Impossibile ricuocere la torta (3. Fine)

In un articolo su 30 giorni, la rivista FNOVI (prima o poi dovremo parlarne..), l'amico Giorgio Torazza si lancia in un'analisi e una serie di proposte che a me paiono almeno insufficienti, in qualche caso dannose.

Cosa chiede e propone Giorgio Torazza? Vediamo punto per punto:
- più farmacovigilanza in sede di macellazione. Sostanzialmente più analisi. Ma Torazza sa meglio di me che le analisi sono costose, e non definitive. Cercare tutte le possibili molecole è un processo complesso, lungo, praticamente inattuabile. Cerchi un antibiotico, e non è detto che ne sia stato somministrato un altro. Cerchi un cortisonico, ed è stato somministrato un FANS, e via discorrendo. A costi folli. No, il processo di sicurezza delle carni DEVE essere attuato in azienda.

-incremento degli armadietti, delle scorte autorizzate di farmaci presso gli allevamenti. Di per , ho già dimostrato come ciò non sia una garanzia. Non occorrono più armadietti, occorre lotta al nero e maggiore farmacovigilanza diretta. insomma, controlli veterinari e anche NAS, perché no, negli allevamenti. Questi sì che sono deterrenti. Qualcuno rimarrà bruciato, ma poi le cose miglioreranno.

- incompatibilità professionale. Sostanzialmente qui Torazza propone una divisione del mondo in buoni e cattivi. Non è, purtroppo, così. I buiatri non sono sante vergini, i collaboratori dei mangimifici non sono il demonio. Lo so, è concorrenza sgradita, a volte scorretta, ma non si può intervenire come è stato fatto, con mosse al minimo sconsiderate, e che rischiano di ritorcersi contro.

- semplificare gli adempimenti formali. Segue un lungo elenco di adempimenti di registro e prescrizione. Qui la risposta è ancora più semplice, anche se sgraditissima. Non si può pensare di intervenire in un processo controllato e delicato con l'approccio di cinquanta anni fa. Insomma, non puoi continuare a lavorare in allevamento come lo faceva il nonno. Semplicissimo. Occorre un computer. Un PC può risolvere, non solo alleviare, le incombenze burocratiche. E' fatto apposta.
Lo so. Richiede un minimo di applicazione, consente una tracciabilità fiscale, richiede quei cinque minuti in più in cui uno correrebbe via a fare un'altra prestazione scadente e a basso prezzo.
No. Fermatevi quei cinque minuti e fate una prestazione di qualità, ineccepibile e di alto contenuto, sia specifica che relativa alle norme da applicare. POI si fa la semplificazione.

Secondo me, la soluzione è abbastanza semplice. Abbiamo un sistema di farmacovigilanza che NON funziona. Molte volte è solo formale, non è mai diretto contro le vere fonti della malaveterinaria. Continuiamo ad avere i rappresentanti che girano con il baule pieno di farmaci in nero. Ben vengano i NAS, che si sono dimostrati gli unici in grado di effettuare i controlli. Purtroppo.

In quanto alla norma sull'incompatibilità aziendale, il pasticcio è fatto. C'è un decreto, ormai. O il Ministero ne emana un altro, ma FNOVI ed ANMVI continuano a stare su posizioni giuridicamente deboli, oppure mi sa che solo la magistratura potrà dirimere la questione. Che si affronti il giudizio, e vada come deve andare. A me sembra l'unica. E forse faranno meglio dei pasticceri.