26 luglio 2007

Giù le tasse! No, è presto! Su le tasse!

Probabilmente il gioco delle parti, il brutto e il cattivo (il bello è irrimediabilmente emigrato dall'Italia) è il motivo per cui ci sopportiamo un Ministro delle Finanze ed un Viceministro. Tra l'altro mi sembra ben poco democratico. Come avere il Re e il ViceRè. Che senso ha? Le responsabilità devono essere identificate chiaramente, non divise, in politica.
Comunque, si ripete in queste ore il tormentone in cui uno dice "Giù le tasse" e l'altro "No, è troppo presto". Nel frattempo la tassazione, attraverso i suoi infiniti modi, anche sottili, aumenta sostanzialmente, ed i servizi diminuiscono. Ovvio, non per tutti. Insomma, il peggio.

Il gioco di Peppino è Totò. Ma almeno una risata quelli te la strappavano. Questi, ti strappano le lacrime. Se ne hai ancora.

22 luglio 2007

Usuranti e usurati

Continua in Italia il discorso sulle pensioni, ignorando quello che dovrebbe essere il punto fondamentale, e cioè il passaggio da un sistema a ripartizione ad uno a contribuzione.
Nel primo sistema quelli che lavorano pagano la pensione per quelli che sono appunto pensionati. Nel secondo, ciascuno accumula durante la sua fase lavorativa la rendita per la propria pensione.
Insomma, non si discute più su quando si va in pensione: ciascuno ci va quando vuole. Ovviamente riceverà solo per quanto ha pagato. Se vuole pensionarsi dopo dieci anni di lavoro, lo fa.

Per vari motivi, i sistemi pensionistici italiani sono a ripartizione. Questo funzionava in periodo di boom demografico, potrebbe funzionare teoricamente anche in periodo di forte immigrazione (ma solo teoricamente e comunque non nel lungo periodo), ma non in fasi economico-demografiche come l'attuale.

Nel sistema attuale le pensioni vengono pagate dai contribuenti, poche storie.
Come abbiamo già visto capitare in altre occasioni, molte categorie professionali, che hanno casse previdenziali privatizzate (vuol dire che la mia cassa previdenziale, l'ENPAV, non riceverà mai contributi dallo Stato), vengono sostanzialmente vessate. Lo Stato, cioè tutti, paga qualcosa a vantaggio di una parte. Quello che una volta era il "proletariato", ora realizza un vero e proprio sfruttamento di altri lavoratori. Cosa sono i laureati sottopagati, i precari, gli irregolari, se non gli schiavi del popolo del posto fisso? I costi del lavoro "protetto" sono enormi, e allora che soluzioni trova il sistema economico? Sfruttiamo una parte per mantenere i benefici all'altra.

Nuovamente, i lavoratori autonomi sono politicamente muti.
Accanto a professionisti con redditi alti, esiste una maggioranza di autonomi con redditi modesti, che non viene rappresentata da nessuno.

Gli autonomi non hanno TFR, hanno invece pensioni da loro costruite.
Quello che mi interessa qui ribadire è la necessità, per un lavoratore autonomo, che non ha un'azienda da vendere a fine carriera (anche gli studi professionali, molte volte, sono a valore zero o quasi), di crearsi una rendita post lavoro. Per i professionisti, per i Colleghi, per i piccoli autonomi: attenzione! Dobbiamo provvedere in tempo ad una rendita futura, pena trovarci in misere acque.

Qui entra in gioco l'abilità finanziaria, che purtroppo non tutti abbiamo. Esistono i gestori di patrimoni, ma non possiamo aspettarci da altri il nostro guadagno. La regola che un caro amico mi dice in questo settore è "Non pagare un altro per un lavoro che puoi fare tu".
Parte del nostro impegno di lavoro deve andare in questa direzione: risparmiare ed investire. E' una componente essenziale.

I lavoratori autonomi, abituati a sapere che la loro esistenza basta per guadagnarsi da vivere, sono spesso incapaci di pensare a questo aspetto, e rischiano di trovarsi poi al momento della pensione in uno stato di povertà sostanziale. Questo lo sappiamo tutti, a parole, ma poi non facciamo niente, concretamente. Ed è uno sbaglio.

E i veterinari? Ci aspettavamo di più, dall'amico, il nuovo Presidente On. Gianni Mancuso. I pilastri, le riforme, la comunicazione. Macchè. Tutto tace. Esce mezza notizia ogni tanto, addirittura non sappiamo se il Direttore è supplente o definitivo, perché ne siano cambiati due in poco tempo (per intenderci, il Direttore è una figura simile a quella dell'Amministratore Delegato). Anche all'ENPAV il problema del passaggio al sistema contributivo è grave e importante. Sono le nostre pensioni! Cosa succede?

Gianni, ci sei?
Fatti vivo, ci farai piacere...

2 luglio 2007

Montezemolo e la veterinaria

Esiste un parallelo interessante tra la critica fatta da Montezemolo, che ha detto che i sindacati sono protettori dei fannulloni, e la veterinaria. Mi riferisco alla veterinaria pubblica. O meglio, al sindacato che la fa da maggiore nell'ambito di questo comparto, il SIVeMP.

Esiste già una prima anomalia, che che è quella dei sindacati autonomi. Insomma, se qualcuno si iscrive alla Cgil o alla Cisl, sa benissimo di seguire una determinata linea politica.
Il sindacato è per definizione un luogo di rivendicazioni di parte, nel senso che si avanzano delle richieste che tendono dichiaratamente a soddisfare l'interesse della categoria rappresentata. Se faccio la richiesta per il sindacato dei metalmeccanici, questa deve andare nella direzione di un vantaggio dei metalmeccanici, non dei chimici. Il sindacato è territorio di rivendicazioni separate.
Solamente, il sindacato senza politica, senza una logica che vede l'interesse della democrazia al primo punto, ebbene il sindacato diventa una banda di lanzichenecchi. Se l'unica cosa che mi interessa è rivendicare, mi porto in un territorio che è unicamente richiesta, egoismo, separazione dei miei interessi, che diventano preminenti, rispetto agli interessi di tutti.

Se accompagniamo questo rischio a caratteristiche personali di spregiudicatezza e acrobaticità nelle rivendicazioni, otteniamo un cocktail esplosivo, che è secondo me quello che caratterizza il sindacato di medicina pubblica.
Un sindacato che ha sempre difeso le posizioni più retrive e conservatrici, anche a danno degli altri colleghi liberi professionisti. Non si è mai espresso contro la libera professione dei veterinari dipendenti, fattore di vergogna del nostro comparto. Concretamente, ha sempre osteggiato nei fatti la creazione del veterinario aziendale, unica figura che potrebbe dare un'evoluzione moderna alla zootecnia, o meglio pensa di ridurre tale figura ai minimi termini.
Ha sempre difeso le posizioni di rendita e inefficienza, addirittura andando concretamente anche contro alle posizioni dei precari della pubblica amministrazione, assunti con contratti scandalosi. Un sindacato che ha sempre praticato i ribaltoni, sempre difeso i fannulloni, mai fatto qualcosa che non fosse nella ristretta e egoistica ottica dell'aggancio alle dinamiche salariali dei medici, grazie al fubetto meccanismo italiano.
Il SIVeMP non ha mai guardato altro interesse che non fosse quello personale e truce dei veterinari dipendenti, ritenendo sempre la veterinaria pubblica come preminente.
Non dimentichiamo la pessima figura fatta dai dirigenti di questo sindacato quando si lanciavano in difese del sistema italiano che non avrebbe consentito l'arrivo in Italia della mucca pazza, salvo essere smentito ai primi successivi esami di laboratorio.
Il SIVeMP è è totalmente inaffidabile e arroccato sulle posizioni più retrive e codine che si possano immaginare.
Chi se ne frega, direte voi, soprattutto se siete veterinari liberi professionisti.. Invece no, perché il problema è che il SIVeMP è espressione forte nella FNOVI, la nostra istituzione nazionale, e non possiamo credere che non ne condizioni la politica.
Fino a quando rimarrà a questa anomalia tutta italiana, la direi il fattore K della veterinaria, non potremo che attenderci il peggio. Anzi, è già arrivato...