Confesso che, pur avendo acquistato il libro "La deriva" di Stella e Rizzo, non ero ancora arrivato a leggere le pagine di cui scrive il Presidente della FNOVI, Gaetano Penocchio, nel numero di novembre 2008 di 30 giorni, la rivista FNOVI.
Il tema è una vicenda su cui ritengo di essere titolato a parlare, quella della veterinaria torinese sanzionata per infrazioni tariffarie. La vicenda è nota, ed è quella che ha dato origine all'indagine dell'Antitrust sugli Ordini Professionali.
Sono stato partecipe a molti degli episodi deontologici in oggetto, e relatore nel procedimento disciplinare in oggetto. Ero Vicepresidente dell'Ordine che ha avuto l'unica dimostrazione di piazza mai svoltasi in Italia contro un procedimento disciplinare.
Mi sembra che la difesa di Penocchio sia limitata, espressione di un modo di pensare che dovremmo lasciarci alle spalle, e che dia ulteriormente acqua al mulino di Stella e Rizzo, e bisogna ammettere che "La deriva" ha delle ragioni.
Cosa dice "La deriva" e cosa dice Penocchio? Sostanzialmente, il copione che conosciamo già. Da una parte, "gli Ordini difendono interessi di parte e creano un danno per i cittadini", dall'altra "non è vero, senza un controllo sui prezzi non esiste qualità". Non entro nel dettaglio, il film lo avete già visto molte altre volte. E' quello che è sempre stato detto, scritto, dagli Ordini.
A me sembra che la difesa di Gaetano Penocchio, se pur comprensibile, non sia sufficiente e giusta, e crei più danni che benefici. Perché conferma quello che dicono Stella e Rizzo.
Due le affermazioni che secondo me dovrebbero essere abolite.
Una è "al di sotto di un certo prezzo non può esistere qualità". E' vera, come concetto di base, ma non rende vera invece "controllando le tariffe minime controllo la qualità", che è un'affermazione completamente diversa, slegata dalla prima.
E' un'affermazione retorica debole, non convincente. Il controllo di qualità dovrebbe venire prima, non dopo l'(eventuale) controllo sui prezzi, che non sostituisce il primo.
Controllare i prezzi non vuol dire valutare la qualità. E' evidente. Si può pure fare, anzi secondo me si dovrebbe, un'affermazione di questo genere, ma poi occorre supportarla con concrete posizioni, e queste non le abbiamo mai viste.
L'altra affermazione da smentire è che la pubblicità sanitaria indurrebbe "un bisogno artificioso di prestazioni sanitarie". Nel caso della veterinaria, questa è la solita rivendicazione di uno "status" sanitario contrapposto a quello commerciale. Ho già scritto molte volte di questa rivendicazione a doppio volto ed inefficace.
E' falsa. E se fosse vera, che male ci sarebbe? Le prestazioni a favore degli animali sono pagate direttamente dal proprietario, che quindi può essere legittimamente sensibile alla pubblicità. Se viene a sapere che la sterilizzazione dell'animale è utile, economica, vantaggiosa, può decidere di "comprarla". Perché no? Anzi, dovrebbe essere compito della Federazione degli Ordini stimolare il mercato. E non lo fa, anzi, lo deprime.
Se queste fossero le argomentazioni, meglio lasciarle perdere.
Piuttosto, è vero che le leggi erano quelle, e gli Ordini semplicemente le facevano rispettare. Gli Ordini sono tribunali, e facevano rispettare la legge. Magari sbagliando (anche i giudici possono sbagliare) ma nell'ambito del loro compito. Solo che se si facesse questa giusta, legittima, anche forte, difesa, bisognerebbe poi dire che adesso che le leggi sono cambiate noi ci adeguiamo, e non cerchiamo di opporci alle nuove norme. E questo gli Ordini non lo vogliono fare, desiderosi di un potere che invece la società (e pure gli iscritti) non riconoscono più loro. Questa la realtà e questa la difesa che sarebbe più efficace. Tutto il resto è rivendicazione senza costrutto.
Compra "La Deriva" di Stella e Rizzo su IBS
18 giugno 2009
14 giugno 2009
Come essere felici sul lavoro.
Un'amica mi segnala questo diagramma, e io ci aggiungo il post originale, che a me sembra molto interessante.Sostanzialmente, il diagramma indica tre aree che devono essere esaminate. cosa vogliamo fare, cosa possiamo essere pagati per farlo, cosa facciamo bene, e le loro intersezioni. Notare bene, l'area "ci pagano per farlo", "lo facciamo bene", ma non fa parte di "quello che vogliamo fare" viene ritenuta una trappola mortale da Bud Caddell: perderete la passione, le migliori persone che lavorano con voi, e smetterete di amare il vostro lavoro. Imparate a dire di no.
In inglese, ma merita un po' di fatica. Ben spesa.
12 giugno 2009
ENPAV. Dove vanno a finire i soldi?
Bisogna proprio avere un po' di tempo, ma secondo me è interessante.
Sono andato a curiosare nei bilanci e documenti dell'ENPAV, che ovviamente dicono le cifre ma bisogna andarsele a cercare. E viene fuori il meccanismo consociativo, di cooptazione, che l'Ente utilizza nel suo bisogno di consenso.
Guardate le borse di studio cliccando qui. Totale erogazioni 153.000 euro, vi risparmio la somma.
Ho letto poi il bilancio preventivo 2008, altra fonte di meraviglie. Il totale a preventivo dei dati è di 300.000 euro. E già qui vuol dire che, a naso, l'ENPAV spende più in borse di studio che in assistenza a Colleghi con problemi. Del resto, lo abbiamo già visto con l'Abruzzo: un'assistenza pelosa. Ma una complessiva generosità con le borse di studio. Perché?
Molto semplice: si crea, con questo meccanismo, benevolenza da parte di Colleghi che così, almeno una volta, e magari un po' di più, vedono entrare qualcosa a fronte di una vita di contributi.
Una benevolenza diffusa: circa 200 iscritti all'anno che così hanno un contentino, il gelato per i figli.
Per le assistenze, invece, il meccanismo è meno importante, perché numericamente meno consistente.
Questo è un meccanismo che in fondo si manifesta in tutte le forme dell'ENPAV, dai delegati che possono fare le vacanzine con la parentela, le amanti o chi più gli aggrada, a Roma o in altre pittoresche sedi di riunione, all'istituzione di Commissioni, riunioni e gruppi di lavori con collegati rimborsi.
Insomma, ti dò il contentino per la tua condiscendenza. Smontando quello che dovrebbe essere uno dei principali meccanismi di equilibrio istituzionale: il senso di difesa, di rappresentanza degli iscritti del Delegato, che dovrebbe essere massimo. Ed invece viene attenuato o azzerato.
In quanto alle borse di studio, secondo me il meccanismo dovrebbe essere profondamente riformato. O abolito. Siamo seri, su...
Tra l'altro, sfogliando i nomi, anche alcune curiosità, ma queste ve le andate a vedere. Non mi metto poi a fare il padano, guardando la distribuzione regionale delle borse di studio, ma questo è un meccanismo che già conosciamo: i voti sono più alti al Sud che al Nord. Tralasciamo l'argomento, non responsabilità dell'Ente.
Mi sembra che in ogni caso il dato più borse di studio che assistenza sia già abbastanza.
Poi, ripeto nei bilanci ciascuno trova i motivi di critica che vuole. Dal milione di euro speso per il CdA, Assemblee e Commissioni (per il personale sono 3 milioni), ai 24.000 euro per riviste (ma che leggeranno mai?) nel preventivo 2009. Insomma, sbizzarritevi. Se vi divertirete o no, dipende da che parte state.
Sono andato a curiosare nei bilanci e documenti dell'ENPAV, che ovviamente dicono le cifre ma bisogna andarsele a cercare. E viene fuori il meccanismo consociativo, di cooptazione, che l'Ente utilizza nel suo bisogno di consenso.
Guardate le borse di studio cliccando qui. Totale erogazioni 153.000 euro, vi risparmio la somma.
Ho letto poi il bilancio preventivo 2008, altra fonte di meraviglie. Il totale a preventivo dei dati è di 300.000 euro. E già qui vuol dire che, a naso, l'ENPAV spende più in borse di studio che in assistenza a Colleghi con problemi. Del resto, lo abbiamo già visto con l'Abruzzo: un'assistenza pelosa. Ma una complessiva generosità con le borse di studio. Perché?
Molto semplice: si crea, con questo meccanismo, benevolenza da parte di Colleghi che così, almeno una volta, e magari un po' di più, vedono entrare qualcosa a fronte di una vita di contributi.
Una benevolenza diffusa: circa 200 iscritti all'anno che così hanno un contentino, il gelato per i figli.
Per le assistenze, invece, il meccanismo è meno importante, perché numericamente meno consistente.
Questo è un meccanismo che in fondo si manifesta in tutte le forme dell'ENPAV, dai delegati che possono fare le vacanzine con la parentela, le amanti o chi più gli aggrada, a Roma o in altre pittoresche sedi di riunione, all'istituzione di Commissioni, riunioni e gruppi di lavori con collegati rimborsi.
Insomma, ti dò il contentino per la tua condiscendenza. Smontando quello che dovrebbe essere uno dei principali meccanismi di equilibrio istituzionale: il senso di difesa, di rappresentanza degli iscritti del Delegato, che dovrebbe essere massimo. Ed invece viene attenuato o azzerato.
In quanto alle borse di studio, secondo me il meccanismo dovrebbe essere profondamente riformato. O abolito. Siamo seri, su...
Tra l'altro, sfogliando i nomi, anche alcune curiosità, ma queste ve le andate a vedere. Non mi metto poi a fare il padano, guardando la distribuzione regionale delle borse di studio, ma questo è un meccanismo che già conosciamo: i voti sono più alti al Sud che al Nord. Tralasciamo l'argomento, non responsabilità dell'Ente.
Mi sembra che in ogni caso il dato più borse di studio che assistenza sia già abbastanza.
Poi, ripeto nei bilanci ciascuno trova i motivi di critica che vuole. Dal milione di euro speso per il CdA, Assemblee e Commissioni (per il personale sono 3 milioni), ai 24.000 euro per riviste (ma che leggeranno mai?) nel preventivo 2009. Insomma, sbizzarritevi. Se vi divertirete o no, dipende da che parte state.
7 giugno 2009
La mafiosità e il mondo delle professioni.
Diventa persino imbarazzante, giuro. Leggo il numero 18/2009 di "Professione Veterinaria", con un articolo di Marco Viotti, responsabile del Practice Management ANMVI. Io ho anche conosciuto il Collega, e mi dispiacerebbe se ne avesse a male, ma penso che la critica anche dura ma serena sia la miglior soluzione.Condivido la parte di analisi dell'articolo che si basa su dati statistici, e parte della soluzione, e cioè che i medici veterinari non guadagnano il giusto a causa della difficoltà a farsi pagare.
Ma allibisco dinanzi alla soluzione proposta. Testualmente: "Se l'utenza trovasse un blocco compatto e non in svendita di professionisti si adeguerebbe a pagare almeno un 30-40% in più rispetto alle nostre attuali parcelle".
Al di fuori della posizione ANMVI, questa è un'idea che sento serpeggiare tra i professionisti, e vorrei scrivere qui perché no. Perché
- è un reato. La legge 287 del 10 ottobre 1990 proibisce, all'art. 2, le intese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato. E' ampiamente consolidato, nessuno lo discute, il principio che la giurisprudenza antitrust si applichi alle professioni. Reato. Io penso anche che le leggi siano fatte per essere cambiate, ma non mi pare che questo sia il caso, anche perchè agire diversamente
- è mafioso, proprio concettualmente. E' l'essenza della mafiosità: il prezzo come imposizione. Lo può fare Bernardo Provenzano nei suoi pizzini.
- è becero. E' un ragionamento che non funziona, ma oltre a questo, manca proprio di un minimo di senso, non dico di analisi, ma proprio un senso generale. Insomma, è la prima, ingenua, inaffidabile, concezione di prezzo che un primitivo potrebbe avere: paghi perchè te lo imponiamo come cartello. Bongo bongo.
- è socialmente inaccettabile, è proprio il ragionamento che l'Antitrust ha preso come colpevole da parte degli Ordini professionali. E' una gran botta sui coglioni. Solo da sperare che l'Authority non la legga, sennò altro che ascoltare le lamentele dei professionisti.
- è un ragionamento limitato, che si basa sull'idiozia che "lo facciamo solo noi". Perchè se i prezzi venissero fissati in base a cartelli di organizzazioni, ciascuno di noi ne avrebbe un danno, spenderebbe di più. La società arretrerebbe.
- è falsamente egualitario. Si basa sul presupposto che una visita, o un vaccino, sia uguale per tutti. Invece esistono professionisti più abili, sia tecnicamente che come comunicazione con il cliente, che riescono a trasmettere meglio la loro maggiore qualità, e anche attualmente riescono a farsi pagare di più
-uccide l'intelligenza economica. Se il prezzo venisse fissato dal cartello, cesserebbe ogni ricerca del meglio, del migliore, e la conseguente spinta a migliorare. Un vaccino è un vaccino, e amen. Una sterilizzazione è tale, e non esisterebbe più differenziazione. Tutti ci adageremmo su una falsa sicurezza del prezzo. Anche il ragionamento "incasseremmo di più, e miglioreremmo la qualità", è falso. Perchè migliorare, se intanto il cartello manterrebbe il prezzo allo stesso livello?
In conclusione, un'eresia simile la posso tollerare se sproloquiata dai veterinari nelle loro consuete chiacchere da bar, talvolta purtroppo istituzionalizzate (le ho subite pure all'Ordine). Ma mi sembra terribile che un'Associazione che si presenta come rappresentanza dei veterinari pubblichi cose simili. Mi dissocio, visto il contesto.
La concorrenza non può essere vista come un disvalore, non lo è. E' un valore che la legge tutela, e che può migliorare la nostra attività. Certo, è un gioco che bisogna saper giocare, e magari mi sarei aspettato dal gruppo di Practice Management che si scegliesse di migliorare le capacità di gioco dei veterinari, non quella di voler abolire il gioco.
Se siete professionisti:
- mettetevelo in testa. La concorrenza va accettata. Visto che c'è, giocatela al meglio, non con ragionamenti primitivi, ma migliorando la vostra prestazione, facendola risaltare ed apprezzare anche economicamente
- non sproloquiate di ragionamenti insensati, ma cercate di imparare come fare queste cose senza svendere il vostro lavoro
- è giusto aumentare il vostro prezzo, se corrisponde ad una maggior qualità, se arrivate a questo come esito di un processo di crescita e miglioramento. Se il vostro lavoro vale di più, fatevelo pagare. Ma perchè ci arrivate voi, non "un cartello"
- il sito consigliato oggi è Businessdoctor, molto ben scritto, fatto da un ottimo consulente come Alessandro Meloni. Lo consiglio vivamente, ci troverete idee sicuramente molto più raffinate dell'"esco con la clava e spacco tutto" di cui abbiamo discusso.
- in quanto all'iscriversi al Gruppo di Practice Management, in linea teorica direi di sì, potrebbe pure essere utile. Basta che non vi chiedano di essere presentati dagli amici...
2 giugno 2009
I consigli del blog. Severgnini e la FNOVI.
Mi ha telefonato un amico, per dirmi che la FNOVI segue i miei consigli, e nell'imminente spreco di denaro degli iscritti che si sta avviando, l'Assemblea dei Presidenti di Alghero, si terrà una relazione di Beppe Severgnini sulla comunicazione.
Ho risposto che in realtà non c'erano molte alternative alla scelta, il brizzolato giornalista del Corriere è uno dei pochi che si dedichi alla causa del parlare semplice, e che ben venga.
Poi ho guardato sia la brochure della riunione, ed il sito della Federazione, e in realtà ho visto la solita merce.
Intendiamoci, lo sforzo c'è, e non può che essere riconosciuto. Ma il bersaglio è sbagliato, di molto. L'unico obiettivo da porsi, gli unici ragionamenti da fare, sono relativi alla riforma degli Ordini stessi, più che alla loro gestione e comunicazione. In questo momento ogni altro discorso è fuffa.
La disaffezione è ormai pressochè totale, qualunque degli iscritti pensa che gli Ordini siano inutili, figuriamoci cosa può pensare Ballarò. Il punto non è cosa dicono i giornali, che non fanno che riprendere il concetto diffuso dagli Ordini stessi per tutta la loro disgraziata esistenza. Il punto è cosa dicono i professionisti, che vedono gli Ordini come una cosa lontana ed inutile, e ripetono la stessa frase: "Bisognerebbe abolirli".
Fino a quando non si abbraccerà una politiche di riforme radicali, convinte, ci sarà poco da comunicare.
Vedo che nuovamente la discussione sugli Ordini viene polarizzata dagli avvocati. Chiunque conosca un minimo l'organizzazione professionale degli Avvocati sa che è vergognosa, che il sistema di sfruttamento dei praticanti è incredibilmente iniquo e stupido, che è una categoria divisa tra chi ha (i professionisti avviati) e chi viene tenuto fuori dalla porta (i giovani professionisti). Ecco, questo bisogna dire: Ballarò, AGCM, ci hanno aiutato a iniziare i cambiamenti. E' vero, adesso alcune categorie hanno fatto passi avanti più degli altri, gli avvocati restano al palo. Ma c'è bisogno di puntare il dito contro le resistenze al cambiamento.
Questi sono i discorsi da fare. Altro che parlare della gestione degli Ordini. Parliamo, e non con i Presidenti, di come fare le riforme.
Ai Presidenti, i miei auguri. Portino il costume, le previsioni danno bel tempo.
Ho risposto che in realtà non c'erano molte alternative alla scelta, il brizzolato giornalista del Corriere è uno dei pochi che si dedichi alla causa del parlare semplice, e che ben venga.
Poi ho guardato sia la brochure della riunione, ed il sito della Federazione, e in realtà ho visto la solita merce.
Intendiamoci, lo sforzo c'è, e non può che essere riconosciuto. Ma il bersaglio è sbagliato, di molto. L'unico obiettivo da porsi, gli unici ragionamenti da fare, sono relativi alla riforma degli Ordini stessi, più che alla loro gestione e comunicazione. In questo momento ogni altro discorso è fuffa.
La disaffezione è ormai pressochè totale, qualunque degli iscritti pensa che gli Ordini siano inutili, figuriamoci cosa può pensare Ballarò. Il punto non è cosa dicono i giornali, che non fanno che riprendere il concetto diffuso dagli Ordini stessi per tutta la loro disgraziata esistenza. Il punto è cosa dicono i professionisti, che vedono gli Ordini come una cosa lontana ed inutile, e ripetono la stessa frase: "Bisognerebbe abolirli".
Fino a quando non si abbraccerà una politiche di riforme radicali, convinte, ci sarà poco da comunicare.
Vedo che nuovamente la discussione sugli Ordini viene polarizzata dagli avvocati. Chiunque conosca un minimo l'organizzazione professionale degli Avvocati sa che è vergognosa, che il sistema di sfruttamento dei praticanti è incredibilmente iniquo e stupido, che è una categoria divisa tra chi ha (i professionisti avviati) e chi viene tenuto fuori dalla porta (i giovani professionisti). Ecco, questo bisogna dire: Ballarò, AGCM, ci hanno aiutato a iniziare i cambiamenti. E' vero, adesso alcune categorie hanno fatto passi avanti più degli altri, gli avvocati restano al palo. Ma c'è bisogno di puntare il dito contro le resistenze al cambiamento.
Questi sono i discorsi da fare. Altro che parlare della gestione degli Ordini. Parliamo, e non con i Presidenti, di come fare le riforme.
Ai Presidenti, i miei auguri. Portino il costume, le previsioni danno bel tempo.
1 giugno 2009
A cosa serve la tecnologia spicciola. E non solo.
Parlavo in questi giorni con una bella ragazza, e lei mi diceva di un suo capriccio, dell'essersi invaghita di un bel tenebroso. La ragazza non sapeva come creare in qualche modo un gioco di corteggiamento, e io, che non è che poi ci tenga a fare Donna Letizia, ma così, per parlare, le ho suggerito di iniziare ad inviare qualche sms discretamente ammiccante. Poi magari il fortunato avrebbe risposto anche lui ammiccante, e da cosa nasce cosa..Solo che il tizio, che evidentemente non ha 16 anni, ma nemmeno più del doppio, non può rispondere "perché non sa scrivere gli sms".
Questo è l'esempio migliore di cosa potete perdervi se non usate la tecnologia. Soprattutto la tecnologia spicciola.
Tutti abbiamo letto che il Presidente Obama non ha voluto rinunciare al suo smartphone, un BlackBerry.
Due estremi, due situazioni ovviamente diverse, ma un senso comune: la tecnologia spicciola, quella implementata negli oggetti di tutti i giorni, è molto importante. Potete rinunciare all'ultimo modello di auto, ma forse non vi conviene rinunciare alla tecnologia spicciola di un telefono, qualcosa che vi può servire, e molto, nella vita e nel lavoro di ogni giorno.
Soprattutto negli oggetti comuni come un telefonino le tecnologie implementate sono enormi. Tra un telefono, che serve per telefonare, ed uno smartphone, che legge le email, si collega ad internet, scatta, invia e pubblica foto, cambia molto. La domanda più ricorrente è "cosa me ne faccio di leggere le email? Le leggo poi in ufficio, o a casa". Non è vero. Se siete un professionista, gestire le cose più velocemente e fare più comunicazione può essere importante ed economicamente premiante.
Oltretutto adesso esistono molti abbonamenti dati convenienti ed economici, che con pochi euro vi fanno usufruire di un grande scambio dati in modo economico.
Quali sono le caratteristiche più interessanti di uno smartphone? Innanzitutto la tastiera estesa, simile a quella di un computer. Poi la presenza di un programma per leggere le email e un browser per navigare su internet. Generalmente presenti programmi per file di Office, sia per la creazione che lettura e file di Acrobat (pdf). Molto spesso un navigatore satellitare, con ricevitore GPS integrato e mappe. Soprattutto, su uno smartphone potete installare programmi di vostro piacimento e collegarlo al computer per salvare i dati della rubrica, modificarli, inviare messaggi tramite PC.
Riguardo alla facilità di configurazione, è aumentata notevolmente. Soprattutto con gli account più evoluti, come Gmail, è questione di pochi minuti
Pensateci. Se non vi interessa la tecnologia, magari vi interessano le belle ragazze. Non perdete entrambe, sarebbe un peccato non poter peccare perchè vi manca la tecnologia..
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