Mica vero che, come ci vogliono far credere, ci sia questa grande unione dentro l'Associazione degli Enti Previdenziali privatizzati, che anche questa si vorrebbe capire bene cosa fa, oltre a partecipare a convegni vari. Anche lì si litiga, per il solito motivo. Poltrone.
L'articolo del sole 24 ore lo trovate qui, ed è interessante, perchè parla anche della poca trasparenza delle scelte economiche di questi Enti. Poi ne riparliamo, ma intanto sarebbe carino sapere da che parte sta l'ENPAV. Con de Tilla?
In ogni caso, l'impressione è sempre la solita: che si creino dei carrozzoni parassitari che poi generano solo poltrone e gettoni di presenza generosi. Ma perchè ogni volta che ne sento parlare provo un fastidio inenarrabile? Perchè dobbiamo sentire questo distacco, dovuto alla poca trasparenza, a comunicati farfugliati, al permanere delle stesse facce?
E' possibile volere di meglio?
23 agosto 2008
20 agosto 2008
Visti da vicino. Mario Schianchi. 10 anni dopo.
Così, praticando le cose della mia professione, ho conosciuto una serie di persone. Presidenti di istituzioni veterinarie, grandi o piccole, veterinari, persone diverse.Se mi volto indietro, una marea. Saranno gli anni, evidentemente. Sarà che non mi sono risparmiato, ma ne conosco un mucchio. E molti sono, sono stati, realmente importanti, per la mia categoria. Nomi che hanno fatto poco o tanto, ma che devono, dovranno essere ricordati. Per cui inauguro i post "visti da vicino", ritratti dei molti che ho conosciuto.
Inizio dal primo, da una persona a cui sono stato sinceramente affezionato, e a cui tutti noi veterinari siamo debitori, in qualche modo. Mario Schianchi, Parma.
In realtà, io lo vidi prima del momento "ufficiale", da neolaureato, ad un corso che il SIVeLP organizzò per gli ippiatri. Solo una presenza, breve, di una persona che intuivi fisicamente fragile, ma con un'enorme energia.
Ma lo conobbi meglio solo qualche anno dopo. Faceva caldo, quel giorno, quando andai a Monticelli Terme. Mi ricordo che sulla strada sterrata di casa sua mi fermai a metà, all'albero di gelsi, per un piccolo bisogno fisiologico. Ho imparato con il tempo che nelle riunioni la vescica vuota, e non eccedere con i caffè, è una dote. Se devi discutere un'ora e sei teso, un pasticcio.
In realtà parlammo cinque minuti della questione, e ci trovammo d'accordo, e poi mi fermai a pranzo da lui. Si trattava di trovare una rappresentanza negli Ordini ai veterinari che si occupano di cavalli. Il riconoscimento della specificità di una lavoro, la prima volta che capitava. Ero lì per conto della SIVE e, in fondo, ero stato mandato allo sbaraglio. Ma la sua grande esperienza risolse tutto.
Mario era una persona molto diretta, la dote che io preferisco nelle persone: ti fa risparmiare del tempo quando parli. Magari ti crea anche qualche scontro, ma funziona meglio.
Scrisse una volta ad un onorevole in una lettera ufficiale: "Egregio On..., ho letto la sua proposta di legge e ho capito che dei problemi della veterinaria lei non ha capito un cazzo. Distinti saluti".
Viene ricordato come il fondatore del SIVeLP, ma in realtà lui lo rifondò, piuttosto, e gli diede un'impronta personale enorme. Di lui mi piace ricordare le riunioni, dove introduceva gli argomenti e poi sapeva ascoltare.
Il suo impegno fu determinante nella riforma dell'ENPAV, e lo sbaglio che commise, la troppa generosità verso i colleghi ai quali si consentì di accedere ad una pensione decorosa senza averla pagata, era legato all'ottimismo di quegli anni, in cui si pensava che fosse possibile fare regali.
Si spese fino all'ultimo, senza risparmio, onestamente, con passione, con energia. La sua personalità tenne insieme e creò decine di altre personalità, che alla sua morte si sarebbero balcanizzate. Forse il sindacato di quel periodo non era così positivo, in fondo manovrato anche da altri. Ma fu comunque un passo fondamentale nell'evoluzione della nostra categoria.
Non conosceva il grigio, era sempre o bianco o nero. Ma era come lo diceva, il bello. Una volta gli telefonai, avevo bisogno di sapere se potevo fidarmi o no di una persona. "Mario, ...è dalla parte dei furbi o dei cretini?" "Dei cretini". Non si sbagliava.
Caro Mario, il ricordo non muore mai ed è vivo oggi come allora. Manchi a chiunque ti abbia conosciuto. Dovunque tu sia, un grande abbraccio. Che tu possa continuare a fumare quel sigaro, anche se è quello che ti ha fatto morire. In fondo, è quello che a me hai insegnato: vivi con passione, con energia, con decisione.
Con grande affetto,
corrado
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